Giuseppe Santovito

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Giuseppe Santovito
Generale giuseppe santovito.jpg
12 agosto 1919 – 6 febbraio 1984
Nato aTaranto
Morto aFirenze
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataEsercito Italiano
Anni di serviziodal 1941(?) al 1981
Gradogenerale di corpo d'armata
GuerreII Guerra Mondiale
Comandante diScuola di Applicazione di Fanteria
Scuola di Guerra
21º Reggimento di Fanteria "Cremona"
Divisione Folgore
Direttore del SISMI
Decorazionimedaglia di bronzo al valor militare
Studi militariAccademia di Modena
fonte web (PDF), su toni-depalo.it.
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Giuseppe Santovito (Taranto, 12 agosto 1918Firenze, 6 febbraio 1984) è stato un generale italiano.

È stato il capo del Sismi dal 1978 al 1981.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attività militare[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Santovito entrò nell'Accademia di Modena e ultimò i corsi in tempo per prendere parte al II conflitto mondiale, durante il quale ottenne la Medaglia di Bronzo al Valor Militare sul fronte nordafricano. Venne anche fatto prigioniero dopo il crollo del fronte libico. Alla fine del conflitto, fu chiamato a far parte del Corpo di Sicurezza in Somalia dell'ONU, in seguito all'incarico per la amministrazione fiduciaria della Somalia (1950-1960) affidato all'Italia. Dopo alcuni incarichi d'obbligo nella carriera di un militare - Scuola di Applicazione di Fanteria, Scuola di Guerra - Santovito ottenne il Comando del 21º Reggimento fanteria "Cremona". Come Comandante di Divisione guidò la "Folgore", appartenente al Quinto Corpo d'Armata.

Nel 1977-78 comandò la Regione Militare Centrale (Roma), prima di assumere, nel gennaio del 1978, la direzione del Sismi (Servizio Informazioni Sicurezza Militare) fino all'agosto del 1981. Santovito non giunse al Sismi privo di esperienza, in quanto aveva già ricoperto altri incarichi nell'intelligence: fu prima capo ufficio nel reparto "R" e nel biennio 1965-66 fu destinato al reparto "D" del SID[1].

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo mandato di capo del Sismi avvenne il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro[2] .

Il suo nome figura nella Lista degli appartenenti alla P2 e fu ascoltato dalla Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla P2, presieduta dall'onorevole Tina Anselmi, per il presunto coinvolgimento dei servizi segreti italiani (i vertici dei tre principali servizi segreti italiani SISMI, SISDE e CESIS, risultano tutti iscritti Loggia Massonica P2, ne seguì un accertamento da parte della Commissione Parlamentare d'inchiesta per verificare i collegamenti con il rapimento dello statista Aldo Moro[3].

Con lo scandalo della P2, Santovito entrò nell'occhio del ciclone, anche se due successive inchieste lo scagionarono del tutto. Per un po' andò in licenza, quindi tornò al servizio attivo, uscendone poi per raggiunti limiti di età. Il generale però respinse sempre ogni addebito, rifiutandosi allo stesso tempo di svelare segreti di ufficio (anche se, paradossalmente, l'accusa più recente, che gli valse l'arresto, riguardava la presunta "rivelazione di segreti di Stato"), preoccupato sempre di fare gli interessi della nazione.[senza fonte]

Documenti

. Parlamento Italiano IX Legislatura documento XXIII nr. 2 del 12 luglio 1984. Relazione finale della Commissione d'inchiesta sulla Loggia massonica P2 (Propaganda 2). On. Tina Anselmi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E' morto a Firenze il generale Santovito (PDF), su toni-depalo.it. URL consultato il 21 agosto 2014.
  2. ^ Agostino Giovagnoli, Il caso Moro, Il Mulino
  3. ^ Camera dei Deputati, atti della Commissione parlamentare d’Inchiesta sulla P2, vol. 2.quarter/3/ VII/ bis, Relazione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia.