Servizio informazioni difesa

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Servizio Informazioni Difesa
(SID)
Descrizione generale
Attiva luglio 1966 - ottobre 1977
Nazione Italia Italia
Servizio Forze armate italiane Forze armate italiane
Tipo Servizio
Ruolo Intelligence
Guarnigione/QG Caserma "Casal Forte Braschi" a Roma
Parte di
Comandanti
Degni di nota Eugenio Henke
Vito Miceli

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Il Servizio informazioni difesa (SID) è stato il servizio segreto italiano dal 1966,[1] sostituendo le funzioni del Servizio informazioni forze armate. Fu sciolto nel 1977 e al suo posto create due strutture: una civile e una militare (SISDE e SISMI).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso di Forte Braschi, sede dell'SID

Il Servizio derivava dal SIFAR, a sua volta erede del Servizio informazioni militare che aveva operato durante il regime fascista e nel periodo della cobelligeranza dopo l'8 settembre 1943 e fino al 31 dicembre 1945. Il SID venne istituito con il D.P.R. 18 novembre 1965 che andava a riorganizzare gli uffici centrali del Ministero della Difesa. Come nel caso del SIFAR, il SID rimaneva alle dirette dipendenze del capo di stato maggiore della difesa. La riorganizzazione non impedì che nei mesi successivi venisse a svilupparsi una campagna stampa volta ad illustrare le deviazioni del SIFAR.

Il SID cominciò le attività il 1º luglio 1966, sotto la direzione dell'ammiraglio Eugenio Henke e le terminò nell'autunno del 1977, quando fu soppresso e le sue funzioni vennero trasferite in gran parte al neo-costituito Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI).

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura del SID prevedeva:

  • un organo offensivo per l'attività di ricerca delle notizie (Ufficio R)
  • un organo difensivo per la tutela attiva del segreto (Ufficio D)
  • un organo difensivo per la tutela preventiva e statica del segreto (Ufficio USI)
  • un organo per la situazione (Reparto S)
  • un organo per la sicurezza esterna (Ufficio I)

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il decreto istitutivo il Servizio dipendeva dal capo di stato maggiore della difesa, e aveva il compito di provvedere "ai compiti informativi, di tutela del segreto militare e di ogni altra attività di interesse nazionale per la sicurezza e la difesa del Paese, attuando anche l'opera intesa a prevenire azioni dannose al potenziale difensivo", con funzioni anche di controspionaggio.

Con una circolare del 25 giugno 1966, il ministro della Difesa Roberto Tremelloni, precisò che il servizio avrebbe dovuto occuparsi sia della sicurezza esterna che della sicurezza interna, affidate rispettivamente alla sezione I e alla sezione D. [2] [3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un servizio di intelligence militare della Repubblica Sociale Italiana con l'identica denominazione SID, ufficialmente sorto il 4 novembre 1943 e cessato con la Liberazione. De Lutiis, cit, pag. 26
  2. ^ [1]
  3. ^ Per la circolare, declassificata il 13 dicembre 1977, i compiti del SID vengono così indicati: a) la raccolta, all'interno e all'esterno, di tutte le informazioni utili per la difesa e la sicurezza nazionale; b) il Coordinamento delle attività informative, controinformative e di sicurezza dei singoli Servizi di Forze Armate; c) il Coordinamento di tutte le informazioni riguardanti la difesa e la sicurezza nazionale raccolte dagli organi dello Stato e la compilazione e l'aggiornamento delle relative situazioni; d) la tutela del segreto polifico e militare e degli altri segreti di Stato; e) la lotta contro le attività informative e ogni altra azione che possa essere pericolosa o dannosa per la difesa e la sicurezza nazionale; f) l'esecuzione di ogni altro incarico informativo che nell'interesse della difesa e della sicurezza nazionale gli venga affidato dal Ministro della Difesa. G. De Lutiis, cit. pagina 369.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe De Lutiis, I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all'intelligence del XXI secolo, Sperling & Kupfer, 2010, ISBN 978-88-200-4727-6

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]