Eugenio Henke

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Eugenio Henke
Pertini Henke.jpg
Eugenio Henke ricevuto dal Presidente della Camera, Sandro Pertini, 1972
15 novembre 1909 – 4 febbraio 1990
Nato aGenova
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Italia Italia
Forza armataFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Naval Ensign of Italy.svg Marina Militare
CorpoStato maggiore
GradoAmmiraglio di squadra
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneTeatro del Mediterraneo della seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Capo Matapan
Battaglia di Punta Stilo
Battaglia di Capo Teulada
Comandante di4ª divisione navale
Comandante in capo della Squadra Navale
SID
Capo di stato maggiore della Difesa
Studi militariAccademia Navale
Scuola di Comando Navale
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Eugenio Henke (Genova, 15 novembre 1909Roma, 4 febbraio 1990) è stato un ammiraglio italiano, già capo di stato maggiore della Difesa e direttore del Servizio Informazioni Difesa (SID).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Genova il 15 novembre 1909, Henke iniziò la propria carriera nella Regia Marina iscrivendosi nei corsi ordinari e divenendo guardiamarina il 1º luglio 1931.

Nella seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, con il grado di Tenente di Vascello, era comandante in 2ª del cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti. Rimase sul Gioberti sino all'ottobre 1941. Questo periodo d'imbarco gli fruttò due medaglie di bronzo per aver partecipato ad oltre 40 missioni di guerra e a 16 missioni di scorta convogli. Fra le 40 missioni a cui partecipò Henke sono da ricordare la battaglia di Punta Stilo, quella di Capo Teulada e quella di Capo Matapan in cui il Gioberti, quarta unità della sfortunata linea di fila dell'ammiraglio Cattaneo, riuscì fortunosamente a salvarsi dal fuoco delle corazzate della Mediterranean Fleet. Molto noto l'episodio durante l'attacco degli alleati alla flotta italiana nel Mar Piccolo a Taranto , Henke comandante di sommergibile imbarcò e uscì contro la flotta inglese per mettere in salvo il sommergibile e contrattaccare gli inglesi .

Successivamente divenne comandante del cacciasommergibili Sant'Alfonso. Dopo la firma dell'armistizio, il 1º novembre 1943 venne destinato al comando superiore siluranti come capo del servizio addestramento.

Nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Finita la guerra rimase in carica sino al 1947, anno in cui divenne sottocapo di stato maggiore della Marina Militare e l'anno successivo, il 1º gennaio, venne nominato capitano di fregata.

Dopo alcuni anni di attività ordinaria, l'11 dicembre 1951 venne nominato comandante della 1ª squadriglia corvette della scuola del comando navale di Roma per poi passare dal 1953 al servizio diretto del Ministero della Difesa come capo del primo ufficio di gabinetto. Nel 1954 venne promosso al grado di capitano di vascello, giungendo al grado di vice capo. Nella sua carriera divenne poi capo dell'ufficio del segretariato generale della Marina Militare e contemporaneamente detenne l'incarico di comandante della marina di Roma e, in virtù del suo operato lodevole, il 31 dicembre 1960 venne nominato contrammiraglio. Nel 1964 venne nominato ammiraglio di divisione reggendo il comando della 4ª divisione navale italiana.

Fu il primo direttore (dopo la riforma dei servizi d'intelligence del 1965 che soppressero il SIFAR) del SID (Servizio Informazioni Difesa) tra il luglio 1966 e l'ottobre 1970[1], anni in cui ebbe inizio la strategia della tensione, venendo promosso ammiraglio di squadra il 1º gennaio 1968. Ma vi fu anche la strage di piazza Fontana (1969), che coinvolse elementi dei servizi segreti.

Successivamente fu Comandante del Mediterraneo Centrale della Nato e Vice Presidente della Sezione Marina del Consiglio Superiore delle Forze Armate Dal 1970 al luglio 1972 ha ricoperto la carica di comandante in capo della Squadra Navale.

Il 1º agosto 1972 fu nominato dal Consiglio dei ministri nuovo capo di stato maggiore della Difesa, incarico che resse fino al 31 gennaio 1975. Era la prima volta che in Italia un ammiraglio diveniva capo di Stato Maggiore della Difesa, carica sino ad allora attribuita solamente ad ufficiali generali dell'Esercito.

Morì a Roma, all'ospedale militare del Celio, il 4 febbraio 1990[2].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 30 settembre 1972[3]
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (2 volte)
Medaglia di bronzo al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare (2 volte)
Croce di Guerra al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Guerra al Valor Militare
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia Mauriziana per Merito Militare di 10 Lustri - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana per Merito Militare di 10 Lustri
Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 40 anni)
Medaglia d'onore d'oro per lunga navigazione marittima (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'onore d'oro per lunga navigazione marittima (20 anni)
Medaglia commemorativa della guerra 1940 – 43 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra 1940 – 43

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe De Lutiis, I Servizi Segreti in Italia, 2010 Sperling & Kupfler, pag. 614
  2. ^ La Stampa - Consultazione Archivio
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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