Oreste Scalzone

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Oreste Scalzone

Oreste Scalzone (Terni, 26 gennaio 1947) è un terrorista italiano.

È stato fondatore ed esponente delle organizzazioni politiche extra-parlamentari Potere Operaio e Autonomia Operaia; è stato sottoposto ad alcuni procedimenti giudiziari relativi agli anni di piombo, ma è stato condannato solo, in contumacia, a 8 anni per partecipazione ad associazione sovversiva nel 1988, nell'ambito del processo 7 aprile; la pena e i reati sono stati poi dichiarati prescritti dalla corte d'assise di Milano nel 2007. Dal 1981 al 2007 Scalzone ha vissuto in Francia sotto la protezione della dottrina Mitterrand.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin da giovanissimo si avvicina ai testi marxisti. Nel 1960, sotto la spinta emotiva della strage di Reggio Emilia, si iscrive a 13 anni alla FGCI. Dal ’64 comincia a maturare uno spirito critico nei confronti del Partito Comunista Italiano, dal quale continuerà ad allontanarsi progressivamente.

Nel 1968 conosce Franco Piperno, insieme con lui condivide la leadership romana nei movimenti studenteschi di protesta del 1968 ed il 1º marzo partecipa agli scontri di Valle Giulia, che segneranno una svolta nella contestazione politica di quegli anni. Il 16 marzo rimase gravemente ferito alla spina dorsale da un banco lanciato dall'ultimo piano della facoltà di Giurisprudenza, dove si erano rifugiati centinaia di militanti del Movimento Sociale Italiano e Volontari Nazionali, guidati da Giorgio Almirante[senza fonte], Giulio Caradonna e Massimo Anderson, andati alla Sapienza con l'intenzione di fermare l'occupazione.[1] Nello stesso anno Scalzone frequenta Parigi e il suo movimento di contestazione (maggio francese). Nel 1969 fonda, con Franco Piperno e Toni Negri, l'organizzazione Potere Operaio, ispirata all'operaismo.

Nel 1973, secondo quanto detto da lui stesso in una intervista,[2] ha contribuito ad organizzare la fuga all'estero dei membri di Potere Operaio condannati per omicidio colposo e incendio doloso nel rogo di Primavalle.

Sciolto Potere Operaio in seguito alla crisi dovuta all'attentato (i vertici nazionali dell'organizzazione dichiararono di essere stati informati dei fatti solo dopo gli avvenimenti, inoltre c'era un ampio fronte innocentista composto anche dal Soccorso Rosso Militante di Dario Fo e Franca Rame), Scalzone aderì ad Autonomia Operaia.

Oreste Scalzone nel 1979

Scalzone ha reso delle dichiarazioni anche sull'omicidio del commissario Luigi Calabresi, accusato dalla sinistra della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli: secondo lui il possibile mandante e organizzatore poteva essere il defunto fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana, l'editore Giangiacomo Feltrinelli, e non Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, leader di Lotta Continua. Feltrinelli era comunque già morto quando Calabresi venne assassinato[3]. Scalzone in tempi recenti ha condannato l'omicidio come un atto di «giustizialismo politico»[4].

Procedimenti giudiziari e rifugio in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Processo 7 aprile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Processo 7 aprile.

Il 7 aprile del 1979 il magistrato padovano Pietro Calogero ordina l'arresto e la carcerazione preventiva dei vertici delle due organizzazioni, soprattutto docenti universitari e intellettuali (tra cui Toni Negri ed Emilio Vesce), con l'accusa di partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata e concorso in rapina[5].

Nel 1981, approfittando della libertà provvisoria ottenuta grazie a problemi di salute (era stato trasferito da Roma a Padova, Rebibbia, gli speciali di Cuneo e Palmi, Termini Imerese, poi ancora Rebibbia e Regina Coeli, «giunsi a pesare 39 chili, mi vennero un'ischemia e l'epatite», raccontò), Scalzone era fuggito in Corsica con l'aiuto dell'amico Gian Maria Volonté[6]; dopo un passaggio a Copenaghen, raggiunge Parigi in settembre. In quegli anni la Francia offre rifugio ai ricercati italiani grazie alla politica del Presidente François Mitterrand, che vieta le estradizioni per atti di natura violenta, ma d'ispirazione politica (cosiddetta dottrina Mitterrand).

Il processo 7 aprile fu diviso in due tronconi:

  • milanese-padovano, unito col processo "Prima Linea - Cocori (Comitati Comunisti Rivoluzionari)": Oreste Scalzone viene condannato nel 1981, in contumacia, a 16 anni di reclusione, senza l'accusa di banda armata, di terrorismo o atti violenti, ma solo per costituzione di associazione sovversiva. La pena è ridotta nel 1984 a 9 anni, con il reato che diventa partecipazione ad associazione sovversiva; in seguito la Corte Suprema di Cassazione, nella prima sezione penale presieduta da Corrado Carnevale, dichiara l'annullamento senza rinvio il 3 marzo 1987, per il vizio di forma del "difetto di estradizione", che la Francia non avrebbe comunque concesso.[7] Solo in caso di rientro, entro 45 giorni lo Stato italiano avrebbe potuto riavviare l'iter processuale.
  • romano: Scalzone è condannato, sempre contumace, a 20 anni nel 1983 per concorso morale in rapina e partecipazione ad associazione sovversiva; nel 1986 la sua pena venne ridotta in appello a 8 anni[8], in forza dell'assoluzione dall'accusa di rapina.[7] Tale pena è invece confermata in Cassazione (sempre nella prima sezione penale) nel 1988, ma non verrà mai scontata.[9]

Nuovo maxi-processo agli Autonomi[modifica | modifica wikitesto]

Fu imputato nuovamente in contumacia in un maxi-processo contro gli Autonomi a Milano nel 1994, per fatti risalenti sempre agli anni di piombo, per lui vennero richiesti 22 mesi col rito abbreviato, ma alla fine non fu condannato per la prescrizione del reato.[8][10]

Prescrizione[modifica | modifica wikitesto]

Scalzone rimane a Parigi fino al febbraio del 2007 (con l'eccezione di una breve visita in Italia, in segreto, nel 1998[11]), quando, in seguito alla prescrizione dei reati, può tornare in Italia senza scontare alcuna condanna: infatti, il 17 gennaio 2007, i giudici della Corte d'assise di Milano sanciscono, l'«intervenuta prescrizione in relazione ai reati di partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapine» per Scalzone e altri imputati, tutti fatti risalenti al 1977 (comprendenti la condanna del 1988, i reati sospesi e il processo del 1994).[7][12]

Ritorno alla politica[modifica | modifica wikitesto]

I mezzi di comunicazione hanno dato ampia visibilità al suo rientro in territorio italiano. Sono oramai alcuni anni che Oreste Scalzone è tornato a fare politica attiva, vivendo tra Roma e Parigi; già in Francia guidò manifestazioni a favore del rispetto della dottrina Mitterrand nei confronti di Marina Petrella, Cesare Battisti e Paolo Persichetti, suo grande amico; per lui organizzò, in Italia, una sorta di concerto con la fisarmonica, per chiederne il rilascio dal carcere. Scalzone e Persichetti hanno collaborato nella scrittura di libri e pubblicazioni.[13] In Francia Scalzone era stato tra i difensori più decisi della dottrina Mitterrand e quando sembrò incrinarsi, nel 1994 con l'arresto temporaneo di Persichetti, chiese di essere anch'egli processato ed espulso. Alla fine l'arresto dell'ex BR venne revocato, fino al nuovo arresto del 2002.[14]

In occasione dello sciopero generale della CGIL del 12 dicembre 2008, ha partecipato e ha preso la parola all'assemblea nell'Aula Magna della Statale di Milano, tra gli studenti del movimento studentesco dell'Onda. Ha partecipato e preso la parola anche nella lotta degli operai di Pomigliano d'Arco, e in parecchi eventi organizzati come il raduno della Coalizione Sociale di Maurizio Landini e del Movimento per la Casa e l'emergenza abitativa.[15]

Ha partecipato alla Nuit débout e ai movimenti contro la Loi-Travail in Francia (marzo-settembre 2016).

Le sue posizioni sono evolute dall'adesione a una specifica variante del "comunismo di sinistra", la corrente critica dello stalinismo formatasi negli anni '20 dello scorso secolo in Europa, l'operaismo italiano degli anni '60 e '70, a una visione anarco-comunista e ostile a qualsiasi governo e soluzione carceraria: «perché i governi sono come i padroni, non possono essere amici, nemmeno quelli di Prodi, di Chavez o di Fidel Castro».[13]

Scrive ancora numerose pagine d'attualità, tramite interventi su riviste o podcast autoprodotti, ed oltre ad aver pubblicato alcuni testi di storia politica e storia dei movimenti è stato storico redattore di Metropoli, assieme a Franco Piperno e Paolo Virno.

Sue interviste compaiono in numerosi film, tra cui Della conoscenza di Alessandra Bocchetti (casa di produzione: Unitelefilm, anno di produzione: 1968).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Oreste Scalzone, Biennio rosso. Figure e passaggi di una stagione rivoluzionaria, (a cura di Ugo Maria Tassinari), Sugarco 1988.
  • 1990: Du contrat de citoyenneté, scritto con Henri Lefebvre e il Groupe de Navarrenx (Armand Ajzenberg, Lucien Bonnafé, Katherine Coit, Yann Couvidat, Alain Guillerm, Fernando Iannetti, Guy Lacroix, Lucia Martini-Scalzone, Serge Renaudie), Syllepse et Périscope, Paris 1990.
  • Oreste Scalzone e Paolo Persichetti, Il nemico inconfessabile, prefazione di Erri De Luca, Odradek 1999.
  • Aldo Grandi, La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio, Einaudi 2003.
  • Oreste Scalzone, Vademecum. Dallo sciopero della fame alle rivolte parigine. Soliloqui, dialoghi e controcanti in attesa del coro, Immaginapoli 2006.
  • Oreste Scalzone, Pino Casamassima, ’77, e poi…, prefazione di Erri De Luca, Mimesis 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN9880488 · ISNI: (EN0000 0000 8088 6462 · BNF: (FRcb12122802d (data)
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