Guerra sporca

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La guerra sporca (in spagnolo: Guerra Sucia) fu un programma di repressione violenta attuato in Argentina con lo scopo di eliminare qualunque forma di protesta e di dissidenza nel paese, organizzato e condotto, nel periodo intercorrente tra il 1976 ed il 1983 (Processo di riorganizzazione nazionale), dalla Giunta militare argentina, capeggiata da Jorge Rafael Videla e dai suoi successori Roberto Eduardo Viola, Leopoldo Galtieri e Reynaldo Bignone.

Essa fu caratterizzata dalla massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione con l'utilizzo di metodi quali la privazione della libertà senza procedimenti giudiziari, la tortura, gli omicidi e le sparizioni; durante questo periodo, oltre alle migliaia di persone incarcerate, vi furono circa 2.300 omicidi politici e circa 30.000 persone scomparvero (desaparecidos), delle quali circa 9.000 accertate dalla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas.

La situazione precedente il colpo di Stato[modifica | modifica sorgente]

Il quadro politico dell'Argentina nei primi anni settanta era caratterizzato da un'estrema instabilità: a seguito della morte, avvenuta il 1º luglio 1974, di Juan Domingo Perón la presidenza del paese fu assunta dalla moglie Isabel Martínez de Perón, la quale nominò come Segretario di Stato José López Rega, appartenente all'ala conservatrice del partito e per questo inviso alla sinistra peronista che, attraverso il suo braccio clandestino Montoneros, iniziò un'attività di guerriglia contro il Governo.

Parallelamente riprese vigore l'attività dell'Ejército Revolucionario del Pueblo (ERP), un gruppo di ispirazione trotskista che, dalla metà degli anni sessanta, si era distinto in azioni di guerriglia urbana principalmente nella provincia di Buenos Aires e di Córdoba contro le squadre della Alianza Anticomunista Argentina (AAA), una formazione paramilitare di estrema destra organizzata e diretta da Rega, contribuirono a creare nel paese un clima di terrore che portò nel novembre del 1974 alla proclamazione dello stato d'assedio con le dimissioni, nel luglio del 1975, dello stesso Rega dalla sua carica a seguito dell'accusa di avere ispirato le azioni della AAA.

Il quadro di instabilità indusse la presidente Isabelita ad affidare il Ministero degli interni ai militari ed il generale Videla fu nominato Capo di Stato Maggiore dell'Esercito; venne istituito un Consiglio per la difesa nazionale, composto dal Ministro della difesa e da tre alti ufficiali dell'esercito, con competenze in materia di sovversione ma la situazione, non solo politica ma anche economica, contribuì ad aumentare tanto le proteste quanto la richiesta, da parte della popolazione, di nuove elezioni che furono dapprima annunciate e poi posticipate con l'intenzione tuttavia da parte della presidente di mantenere in ogni caso la carica ma il rafforzamento della posizione dei militari in seno al Governo dette modo al generale Videla, il 24 marzo 1976, di prendere il potere con un colpo di Stato, sospendendo la Costituzione ed assumendo la presidenza del paese attraverso la formazione e la direzione di una Giunta militare, insieme al generale Orlando Ramón Agosti ed all'ammiraglio Emilio Eduardo Massera, con funzioni di Corte suprema e di Procura generale[1].

Il colpo di Stato e la repressione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Desaparecidos.


Fotografie dei desaparecidos, della città di Rosario
« Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi. »
(Frase attribuita al generale Ibérico Saint-Jean)

Il generale Videla assunse la presidenza a vita dell'Argentina il 29 marzo ed i primi mutamenti, rispetto ai governi precedenti, investirono la sfera economica: furono varati provvedimenti quali l'apertura ad investimenti provenienti da capitali esteri ed il blocco dell'inflazione, con un piano di recupero dell'economia agricola su cui tradizionalmente poggiava il paese ma, accanto alle normative di carattere politico e commerciale, furono attuate rigorose norme in materia di ordine pubblico.

Immediatamente dopo l'insediamento della Giunta furono sospese le libertà civili e sindacali e la repressione fu diretta nei confronti della sinistra, principalmente verso i militanti del movimento Montonero[2] e verso i radicali, ma lo stesso rigore fu attuato verso gli appartenenti all'ERP, verso i peronisti e verso i guerriglieri trozkisti. Il Partito Comunista, allineato a Mosca, appoggiò il governo militare[3].

Decine di migliaia di persone, sospettate di appartenere ad organizzazioni studentesche, sindacali, politiche o che si ritenesse potessero svolgere una qualsiasi attività che interferisse con la politica marziale della Giunta militare furono arrestate, torturate e segretamente uccise, creando il fenomeno dei desaparecidos, letteralmente "persone fatte scomparire", ossia coloro che, una volta sequestrati, non risultavano nei registri dei commissariati di polizia o delle autorità militari e di cui era impossibile ricevere notizie, anche in merito ad un eventuale decesso; queste persone subirono, in centri di detenzione clandestina, abusi, violenze e torture e di circa 30.000 di loro non si seppe più nulla[4].

L'escalation della repressione portò, nei periodi successivi, a colpire non solo attivisti politici o dissidenti dichiarati del regime ma anche chi avesse semplicemente, anche in modo indiretto, simpatizzato per una qualsiasi associazione a carattere sociale, umanitaria o studentesca e di conseguenza a "scomparire" furono anche persone che di fatto non erano state coinvolte in alcun modo in attività contrarie al regime[5].

Le vittime di questa ondata di morte furono riconosciute solo a seguito della dichiarazione di morte presunta, ottenuta dalle Madri di Plaza de Mayo, con l'appoggio dei movimenti per i diritti umani, tra i quali Amnesty International, nel 1983[6], che consentì, due anni dopo, l'apertura di procedimenti penali avverso gli appartenenti alla Giunta militare.

Le torture[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
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Veduta aerea della Escuela Superior de Mecánica de la Armada (ESMA), uno dei centri di detenzione attivi durante la dittatura; oltre 5.000 persone vi furono rinchiuse e solo poche centinaia ne uscirono vive

Durante il periodo della guerra sporca l'uso sistematico della tortura venne costantemente applicato nei commissariati di polizia, nelle carceri e nei centri di detenzione illegali.
Secondo i dati forniti dopo la fine della dittatura dalle persone che avevano subito tale trattamento, unite a quelle incaricate di attuarle, i soldati delegati ad utilizzare tali sistemi applicavano i seguenti supplizi:

  • Scariche elettriche ad alto voltaggio, specialmente nelle parti delicate del corpo (genitali, capezzoli, orecchie, gengive).
  • Ustioni alle ferite tramite sigarette oppure piccoli lanciafiamme (con fiamme lunghe circa 30 centimetri).
  • Rottura di alcune ossa del corpo, in genere piedi o mani.
  • Ferimento dei piedi con spille od oggetti appuntiti.
  • Pestaggio a sangue delle vittime (in caso non si volessero lasciare segni evidenti, venivano utilizzati sacchetti di sabbia).
  • Immersione del viso in escrementi fino al soffocamento.
  • I torturati venivano appesi a testa in giù per un tempo indefinito.
  • Torture eseguite alla vista dei parenti, unite a stupri e pestaggi.

Accanto alle torture di carattere fisico venivano applicate alle persone sottoposte a custodia anche tecniche coercitive di natura psicologica quali lunghi periodi di detenzione costantemente bendati ed inconsapevolezza della sorte.

Decine di migliaia di persone, di tutte le età, patirono enormi sofferenze nei centri di detenzione clandestina e molte di esse morirono ed è da rilevare come l'istruzione e l'addestramento dei soldati addetti, in modo specifico, alle torture provenne da elementi in passato già coinvolti in pratiche similari quali ex nazisti e militari o mercenari francesi, adusi alla tortura durante la guerra d'Algeria[7]

La segretezza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Condor.
Biglietto con comunicazioni segrete sui desaparecidos

Il Golpe cileno del 1973 aveva fornito alla stampa ed all'opinione pubblica mondiale le immagini del bombardamento aereo del Palacio de La Moneda, con la morte del presidente Salvador Allende, e la prigionia dei dissidenti nello stadio di Santiago del Cile; tali immagini avevano fatto il giro del mondo sollevando l'indignazione e l'interessamento delle associazioni per la difesa dei diritti umani che da quel momento si sarebbero mobilitate attivamente in merito alle diverse situazioni che sarebbero venute in essere in Sud America ed in America centrale negli anni successivi.

La Giunta militare argentina, traendo esperienza da quanto avvenuto in Cile, intese intraprendere la propria attività di repressione all'impronta della segretezza[8]; tale intendimento si fondava su diversi ordini di ragioni: da un lato l'immagine che il paese doveva fornire all'estero, anche e soprattutto in previsione del campionato mondiale di calcio che si sarebbe svolto in Argentina due anni dopo, e dall'altro l'ondata di terrore che si sarebbe abbattuta sugli oppositori e sui dissidenti se nessuno fosse stato in grado di fornire notizie in merito alle persone arrestate o sequestrate[9].

I sequestri dei sospetti avvenivano solitamente di notte ma non mancavano arresti durante il giorno, in particolare quelli attuati sulle persone sorvegliate che usavano spostarsi frequentemente, rendendo maggiormente difficile il loro reperimento durante le ore notturne; la procedura consisteva solitamente nel trasporto delle persone catturate in centri di detenzione clandestini, tra i quali si ricordano Arana, Pozo de Banfield, Pozo de Quilmes, Centrale di Polizia di Buenos Aires, 5º, 8º e 9º commissariato di La Plata, 3º commissariato di Valentín Alsina, base navale di Mar del Plata, Lanús, il commissariato di polizia di Mendoza, il "Campito" (campo di prigionia presso la scuola militare di Campo de Mayo), la "Cacha", il Poligono di tiro di Buenos Aires e la Escuela Superior de Mecánica de la Armada (ESMA), luoghi di cui è pervenuta notizia grazie al rapporto Nunca más, pubblicato nel 1984, a cui seguivano interrogatori, torture, lunghe detenzioni senza processo e, spesso, morte[10].

In seguito alle sparizioni i parenti degli scomparsi non venivano informati della sorte dei loro congiunti e molto spesso, nei commissariati di polizia, essi non figuravano nemmeno come arrestati; questa procedura consentiva una larghissima libertà di azione in merito alla vita delle persone detenute e, grazie all'estrema segretezza delle operazioni, fu possibile anche la scomparsa e l'omicidio di cittadini stranieri come la diciassettenne svedese Dagmar Hagelin, deceduta alla ESMA probabilmente nel 1977.

L'impossibilità, dato l'estremo rigore della dittatura, non solo di ricevere notizie ma di creare un movimento democratico o pacifista che potesse portare all'apertura di inchieste indusse le madri e le parenti delle persone scomparse, convinte ormai della responsabilità della Giunta in merito alle sparizioni, a dare vita ad una protesta silenziosa: essa consisteva in una marcia, la più importante e conosciuta delle quali si svolgeva ogni giovedì sulla Plaza de Mayo a Buenos Aires[11], con l'immagine ed il nome del proprio congiunto su un fazzoletto bianco o su un cartello. Questa forma di protesta venne considerata pericolosa dalla Giunta ed anche nei confronti delle madri di Plaza de Mayo furono effettuate forme di repressione ed alcune delle fondatrici, Azucena Villaflor, Esther Ballestrino e María Ponce, furono sequestrate l'8 ed il 10 dicembre 1977, rinchiuse all'ESMA ed uccise facendole precipitare in mare da uno dei voli della morte; si stima che il numero delle donne di Plaza de Mayo uccise sia di 720.

L'atteggiamento della Giunta militare argentina non impedì tuttavia il progressivo trapelare delle notizie in merito alla repressione delle proteste e della inspiegabile scomparsa di oppositori o dissidenti, così come furono progressivamente identificate le responsabilità non soltanto "passive", ossia il non opporsi politicamente al regime, ma anche "attive" di paesi stranieri, quali principalmente gli Stati Uniti e la Francia, con la materiale partecipazione, attraverso l'attività di intelligence, di istruzione e di finanziamento del golpe.
Tale attività fu sostanzialmente condotta dalla C.I.A. e dal governo degli Stati Uniti in quella che, in merito all'area centro e sud americana, fu denominata Operazione Condor; è da rilevare inoltre che, per interessi non politici ma economici, la stessa U.R.S.S. non si impegnò contro la dittatura in quanto bisognosa del grano argentino e quindi obbligata a non compromettere i propri rapporti politici e diplomatici con l'Argentina[12].

La fine della dittatura[modifica | modifica sorgente]

Il generale Roberto Eduardo Viola, primo successore di Jorge Rafael Videla nell'ultimo periodo del Processo di Riorganizzazione Nazionale

Il 29 marzo 1981 Jorge Rafael Videla fu deposto da un colpo di Stato, capeggiato dal generale Roberto Eduardo Viola, che si autonominò presidente a vita, allontanando dai centri di potere gli uomini fedeli al generale deposto; il cambiamento alla guida del paese tuttavia non modificò la strategia basata sul terrore e, sotto il breve regime di Viola, avvenne l'ultima strage perpetrata dal capitano Alfredo Astiz in cui trovarono la morte circa 5.000 prigionieri detenuti in un campo di prigionia.


Dopo solo nove mesi di guida dell'Argentina il generale Viola fu deposto il 22 dicembre 1981 dal generale Leopoldo Galtieri, allontanato a seguito del colpo di Stato in quanto stretto collaboratore del generale Videla ed organizzatore del colpo di Stato del 24 marzo 1976 con il quale la Giunta militare aveva preso il potere; il regime comandato dal generale Galtieri si distinse per una recrudescenza della repressione e, oltre alla repressione di 5 manifestazioni, di cui tre organizzate dalle madri dei desaparecidos, 9.000 persone trovarono la morte nel periodo tra il 22 dicembre 1981 al 18 giugno 1982, data delle sue dimissioni a seguito della sconfitta nella guerra delle Falkland.

Il conflitto contro il Regno Unito per il possesso delle isole Malvinas fu pensato allo scopo di risollevare il consenso popolare nei confronti della Giunta militare che, anche a causa della crisi economica che aveva investito il paese, stava progressivamente diminuendo ma la sconfitta patita dall'Argentina nel breve conflitto (2 aprile-14 giugno 1982 con 632 vittime) indusse il generale a presentare il 18 giugno le proprie dimissioni.

Dimessosi il generale Galtieri il suo posto fu preso il 1º luglio 1982 dal generale Reynaldo Bignone, già vice comandante del campito, un centro di detenzione clandestina nei pressi di Buenos Aires, il quale, a fronte di sempre crescenti opposizioni, anche in campo internazionale, alla dittatura militare fu costretto, il 10 dicembre 1983 ad indire libere elezioni, dalle quali uscì eletto il radicale Raul Alfonsin, ponendo fine alla dittatura durata sette anni.

Dopo la dittatura[modifica | modifica sorgente]

L'atteggiamento dei governi democratici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas.
Stencil dove si domandano notizie sulla sorte di Julio Jorge López al presidente Néstor Carlos Kirchner

Dopo la fine della dittatura ed il ritorno alla democrazia fu istituita nel 1983 dal presidente Raúl Ricardo Alfonsin la Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas, (Commissione Nazionale sulla Scomparsa delle Persone, CONADEP), che, visti i rapporti pubblicati dal rapporto Nunca más il 20 settembre 1984, consentì l'apertura di oltre 2000 processi nei confronti dei militari ritenuti responsabili di abusi, torture e sparizioni ma il Governo, dopo breve tempo, varò le due leggi dette Legge del punto finale (Ley del punto final) e Legge dell'obbedienza dovuta (Ley de la obediencia debida) che di fatto estinguevano o bloccavano i procedimenti che erano stati disposti a carico delle persone coinvolte nei crimini commessi fino al 10 dicembre 1983 e, nel 1989, fu concesso l'indulto per i reati ascritti a militari e politici dal presidente Carlos Saúl Menem; tali leggi tuttavia furono dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema di Giustizia Argentina il 14 giugno 2005, sotto la presidenza di Néstor Carlos Kirchner, consentendo la riapertura dei processi[13].

La riapertura dei processi nel 2005, durante il governo presieduto da Kirchner, fu probabilmente all'origine di una nuova "scomparsa": quella di Julio Jorge López. Julio Jorge López, ex attivista peronista, già detenuto durante il Processo di Riorganizzazione Nazionale dal 1976 al 1979, fu chiamato a testimoniare nel secondo processo contro Miguel Osvaldo Etchecolatz dopo l'abrogazione delle due leggi emanate sotto la presidenza di Menem ma il 18 settembre 2006, giorno della sua deposizione di fronte alla Corte di La Plata, egli scomparve senza lasciare traccia sollevando l'interesse delle organizzazione per i diritti umani che ritengono che la sua scomparsa costituisca un tentativo, da parte del governo democratico, di non dare seguito ai procedimenti avverso i responsabili della guerra sporca; opinione sostenuta dal Premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel che ha indicato in Julio Jorge López "il desaparecido numero 30.001"[14].

La sorte dei principali responsabili[modifica | modifica sorgente]

Un manifesto di opposizione all'entrata in vigore della legge detta del punto final
  • Jorge Rafael Videla, presidente dell'Argentina dal 24 marzo 1976 al 28 marzo 1981, fu processato nel 1985 per le responsabilità in merito alla scomparsa di circa 30.000 oppositori e nello stesso anno fu condannato all'ergastolo; nel 1990 fu liberato sotto la pressione dei militari con il decreto 2741/90 concesso dal presidente Carlos Saul Menem. Il 22 dicembre 2010 è stato nuovamente condannato, insieme ad altri 29 imputati, all'ergastolo in un carcere non militare per la morte di 31 detenuti; è deceduto nel 2013 all'età di 87 anni.
  • Emilio Eduardo Massera: direttore della ESMA, è responsabile dell'organizzazione dei centri detenzione e delle direttive sul trattamento da infliggere ai prigionieri. Condannato all'ergastolo nel 1985 beneficiò dell'amnistia uscendo di prigione nel 1990 e, per motivi di salute, furono bloccate le richieste di estradizione dei governi di Italia, Spagna, Germania e Francia; è morto nel 2010 all'età di 85 anni.
  • Orlando Ramón Agosti: organizzatore del golpe militare insieme a Videla e Massera, dopo la fine della dittatura scontò una pena di tre anni e 9 mesi.
  • Roberto Eduardo Viola: successore, dal 29 marzo 1981, di Videla ed auto nominatosi presidente a vita dell'Argentina, fu processato nel 1984 per violazione dei diritti umani e nel 1985 fu condannato all'ergastolo, pena da scontare agli arresti domiciliari in una sontuosa villa, fu liberato nel 1990 in forza dell'indulto concesso dal presidente Menem; morì nel 1994 all'età di 70 anni.
  • Leopoldo Galtieri: successore, dal 22 dicembre 1981, di Viola, mantenne la carica di presidente dell'Argentina fino al 18 giugno 1982; durante il suo breve periodo di presidenza furono approssimativamente 9.000 le persone scomparse. Nel 1985 fu processato per violazione dei diritti umani e nel 1986 fu condannato all'ergastolo ma rimase in prigione solo fino al 1991, venendo liberato grazie all'indulto concesso da Menem. Nel 2000 fu nuovamente processato per rapimento di bambini e posto agli arresti domiciliari. Morì il 12 gennaio 2003, all'età di 76 anni.
  • Reynaldo Bignone: divenuto il 1º luglio 1982, dopo le dimissioni di Leopoldo Galtieri, il quarto ed ultimo presidente del governo militare emanò il Decreto Confidenziale numero 2726/83, con il quale si ordinava la distruzione di tutta la documentazione riguardante i detenuti e gli scomparsi; non fu mai processato ed è ancora in vita.
  • Jorge Eduardo Acosta: comandante della sezione GT332 (Grupo de Tareas 332), una squadra incaricata dello spionaggio, della cattura, della tortura e dell'esecuzione dei dissidenti con base all'ESMA. Responsabile della morte di circa 5.000 persone rientrò, dopo la fine della dittatura, nei termini dell'amnistia pur non essendo mai stato condannato.
  • Alfredo Ignacio Astiz: appartenente alla sezione GT332, aveva l'incarico di infiltrarsi nelle riunioni clandestine dei parenti degli scomparsi per identificare possibili sospetti; sua la responsabilità del rapimento e della scomparsa della fondatrice delle Madres di Plaza de Mayo, Azucena Villaflor, e delle due suore francesi, Léonie Duquet ed Alice Domon nonché della morte della cittadina svedese di 17 anni Dagmar Hagelin. Fu catturato dagli inglesi durante la guerra delle Falkland ma fu restituito all'Argentina su diretto intervento del Primo Ministro Margaret Thatcher; ne fu inoltre richiesta l'estradizione dai governi di Spagna, Italia e Svezia senza successo.
  • Antonio Domingo Bussi: Governatore militare nel 1976 e 1977 della Provincia di Tucumán; responsabile della scomparsa di oltre 500 persone. Nel 1991 fu eletto Governatore nella medesima provincia e nel 1999 come deputato; nel 2008 fu condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanità, pena commutata in arresti domiciliari.
  • Miguel Osvaldo Etchecolatz: comandante della polizia di Buenos Aires e responsabile di 21 centri di detenzione tra i quali il Pozo de Quilmes ed Arana, fu protagonista dell'operazione conosciuta come notte delle matite, l'operazione organizzata al fine di reprimere i movimenti nelle scuole superiori. Ritenuto colpevole di 91 casi accertati di tortura fu condannato a 23 anni di reclusione, venendo tuttavia liberato dopo breve tempo.
  • Ramón Camps: responsabile, con il grado di colonnello, dell'ordine pubblico, della polizia e di una ventina di centri di detenzione illegali nel distretto di Buenos Aires; dopo la fine della dittatura fu ritenuto responsabile di 214 sequestri, 120 casi di tortura e di 32 omicidi; processato e condannato, nel dicembre 1986, ad una pena di 25 anni di reclusione beneficiò dell'indulto concesso da Menem; morì nel 1994 senza avere mai scontato un giorno di prigione.
  • Christian von Wernich: Cappellano della polizia di Buenos Aires, riconosciuto colpevole nel 2007 del sequestro di 42 persone e di 7 omicidi avvenuti nei centri di detenzione clandestina nel distretto della capitale, tra i quali il Pozo de quilmes, e condannato all'ergastolo; nel 2010 ricevette dalla Chiesa cattolica l'autorizzazione ad officiare la messa all'interno del carcere[15].
  • Albano Harguindeguy: Ministro degli interni durante la dittatura; responsabile di avere smantellato il sistema giudiziario argentino, sostituendo i magistrati con militari o simpatizzanti, lasciando le famiglie dei desaparecidos senza alcuna possibilità di conoscere il destino dei propri cari. Dopo avere scontato una breve pena detentiva beneficiò dell'indulto di Menem ma, a seguito del suo rifiuto di deporre sulle attività durante la dittatura, fu posto agli arresti domiciliari nel 2004.
  • Luciano Benjamin Menendez: comandante del III Corpo d'Armata dell'esercito; dal 1975 al 1979 prestò servizio nella città di Córdoba dove si trovava La Perla, uno dei più grandi centri di detenzione clandestina, dove transitarono circa 2.200 sequestrati. Era solito essere presente alle sessioni di tortura ed alle uccisioni. Dopo avere beneficiato dell'indulto fu rinviato a giudizio nel 2008 per il rapimento e l'omicidio di quattro militanti del Partido Revolucionario de los Trabajadores venendo condannato all'ergastolo l'11 dicembre 2009.

Film[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ v. La Piccola Treccani, Dizionario Enciclopedico, Vol. I, pag. 660, Roma, 1996.
  2. ^ I Montoneros furono responsabili, nel 1970, del rapimento e dell'omicidio del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Pedro Eugenio Aramburu, autore del colpo di Stato che, nel 1955, rovesciò il Governo di Juan Domingo Perón costringendolo all'esilio
  3. ^ Il Partito Comunista Argentino ufficialmente riteneva che dentro la Giunta Militare al potere esistessero una corrente moderata ed una estremista e che della prima Videla fosse leader. La realtà era che l'Urss era in ottimi rapporti con il governo argentino per via del fatto che intratteneva con esso grossi scambi commerciali, in particolare riguardanti il grano [1]
  4. ^ Delle circa 30.000 persone scomparse in Argentina durante la dittatura oltre 3.000 vennero fatte precipitare nell'oceano Atlantico o nel Río de la Plata utilizzando i famigerati voli della morte (vuelos de la muerte).
  5. ^ Fondazione Basso - Sezione Internazionale 17 novembre 2009
  6. ^ Repubblica.it 1º maggio 1983
  7. ^ V. Horacio Verbitsky, L'isola del silenzio, Roma, 2006, pag. 19.
  8. ^ La desapariciòn come metodo ebbe inizio dal 1974 con il governo costituzionale di Isabelita Peròn che aveva nel suo organico l'organizzazione paramilitare AAA (Alleanza Anticomunista Argentina) voluta dal suo braccio destro Lopez Rega. Successivamente, dopo il golpe, i sequestri e le desapariciònes furono attuati in forma sistematica ed organizzata v. Nunca Mas: Statistiche
  9. ^ In una intervista rilasciata nel 2012 nel carcere militare dove si trova recluso, il generale Videla ha dichiarato: "Noi della giunta militare avevano concordato che questo era il prezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione e che tale decisione doveva rimanere nascosta perché la società non doveva accorgersene. Dovevamo eliminare un grande gruppo di persone che non potevano né essere portate in tribunale né uccise apertamente". da: Repubblica.it 14/4/2012
  10. ^ v. Stella Calloni, Otro torturador revela horrores de la guerra sucia en Argentina
  11. ^ Le madri di Plaza de Mayo intrapresero la consuetudine della "marcia" in quanto le autorità argentine avevano posto il divieto di fermarsi nella piazza, consentendone solo la circolazione, e di conseguenza la loro protesta silenziosa era condotta con il cammino lungo il bordo della piazza.
  12. ^ Diverso fu l'atteggiamento nei confronti del Cile ed emblematico fu il rifiuto della nazionale di calcio dell'Unione Sovietica di recarsi il 21 novembre 1973 a Santiago per la gara di ritorno dello spareggio per la qualificazione al campionato mondiale di calcio 1974; la partita non fu disputata, nonostante la nazionale cilena si fosse presentata regolarmente in campo, segnando la rete della "vittoria".
  13. ^ Il presidente Kirchner si adoperò, contro il volere dei militari, anche per la creazione di musei memoriali nei luoghi dove avvenivano le torture v. Argentina: un museo alla memoria nella caserma delle torture
  14. ^ Pérez Esquivel ha indicato nei cosiddetti "sin gorra", ossia ex agenti di polizia (letteralmente senza berretto), come i possibili autori del sequestro; altri scomparsi dopo la fine della dittatura, i cosiddetti scomparsi della democrazia, sono Raúl Baigorria ed Adolfo Garrido nel 1990 a Mendoza, Héctor Gómez e Martín Basualdo nel 1994 ed Elías Golosito nel 2002 ad Entre Ríos v. izquierda.info - Julio López e la responsabilità di Kirchner.
  15. ^ IPS News, 1º febbraio 2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La Piccola Treccani, Dizionario Enciclopedico, Vol. I, Roma, 1996.
  • Horacio Verbitsky, L'isola del silenzio, Roma, 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]