Gilberto Cavallini

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Gilberto Cavallini

Gilberto Cavallini, detto Gigi oppure il Negro (Milano, 26 settembre 1952), è un ex terrorista italiano, ed esponente del gruppo eversivo d'ispirazione neofascista Nuclei Armati Rivoluzionari.

Arrestato il 12 settembre 1983 a Milano e accusato di vari reati, perlopiù riguardanti l'attività terroristica del gruppo, tra cui l'uccisione del sostituto procuratore Mario Amato, assassinato a Roma il 23 giugno 1980, venne condannato a diversi ergastoli. Attualmente è in stato di semilibertà provvisoria.

Biografia e ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Milano e proveniente da una famiglia fascista, Cavallini comincia la sua militanza politica nelle file della destra sin da giovane, prima nella Giovane Italia e poi nel Movimento Sociale Italiano. Si iscrive ad un corso di perito elettrotecnico all'Istituto Feltrinelli che però dovrà abbandonare per le sue idee politiche, trasferendosi quindi in una scuola privata per poter prendere il diploma.[1] Anche per età, destino personale e formazione, possiede una visione del mondo più solida e definita rispetto agli altri NAR. Si dichiara fascista, ben più che di destra o "anticomunista". "Siamo di fronte a una personalità capace di grandi gesti e altrettanto clamorose cadute. Quante volte ha sentito quel racconto dei partigiani vigliacchi che in venti contro uno massacravano lo zio del padre, aprile 1945 a Milano" (M.Caprini, G.Semprini, Destra estrema, Milano 2007). Il Cavallini pensiero emerge nel corso dell'intervista a Radio Popolare (l'unica concessa a un neofascista) e nell'introduzione a un libro sul fascismo milanese della Legione Ettore Muti, scritto da Luca Fantini, vicino alla FNCRSI[2]autore di vari saggi, poi forse consigliere amico - questo secondo settori anarchici di Indymedia -tra le forze neofasciste del putinismo (Igor Druz, Strelkov e altri[3]). Nel corso dell'intervista e dell'introduzione, Cavallini ribadisce sempre, in chiara rottura con la storia della destra italiana del dopoguerra, la specificità assoluta e l'originalità del fascismo italiano, la sua superiorità di modello spirituale e politico rispetto a fenomeni come il nazismo tedesco e il nazionalismo romeno, sicuramente ben più considerati e stimati da passate generazioni di evoliani dell'estrema destra e della giovane destra missina italiana. Il fascismo viene considerato un fenomeno rivoluzionario di superamento, non statica negazione, della rivoluzione francese e del materialismo sovietico, grazie alla genesi dal sindacalismo rivoluzionario e all'influsso dell'attualismo gentiliano[4]; si nota così la netta differenza con movimenti e regimi di destra radicale (dal nazionalsocialismo tedesco al franchismo spagnolo) riconducibili al filone storico della destra europea, controrivoluzionario o rivoluzionario conservatore. Gilberto Cavallini scrive nel 2007 che i valori della RSI rimandano "dal punto di vista metapolitico alla mistica fascista del dovere e del sacrificio per l'onore e la salvaguardia della Patria, mentre dal punto di vista meta-storico si collocano (come Luca sottolinea opportunamente) nel solco della tradizione spirituale esclusivamente mediterranea-latina-italiana, che viene sottovalutata e dimenticata anche dalla storiografia e dalla pubblicistica neofascista afflitta da un fastidioso complesso di inferiorità nei confronti del germanesimo e di infatuazioni nordiciste" (G.Cavallini Introduzione in L.Fantini, Gli ultimi fascisti). Paradigmatico il riferimento a Colombo Franco, di provenienza sindacalista milanese, e alla Legione Ettore Muti in quanto nella dialettica della Rsi, il posizionamento di "sinistra" sindacale e politica della formazione[5], con tanto di stretta connessione con il Raggruppamento socialista di Cione (RNRS) - che vedeva il battesimo nella sede dell'Ufficio Stampa della Legione Muti - con una ipotesi di alleanza seppur di orizzonte tattico con quelle frazioni partigiane non eterodirette da Mosca o dagli Usa o da Londra, la decisa convergenza con le posizioni del Mussolini ultimo, che pensava al disegno finale risolutivo di dileguare il movimento in un nuovo movimento sociale repubblicano italiano, un Partito del lavoro anticapitalista[6] dava alla sinistra della Repubblica saloina la centralità rispetto agli intransigenti totalitari per i quali doveva restare centrale il Partito (Farinacci, Mezzasoma, Pavolini) ed alla componente statale dei tecnici (A. Tarchi, P.Pisenti, D. Pellegrini Giampietro). Mussolini dice ai reparti della Muti il 14 ottobre 1944: "La Socializzazione altro non è se non l'attuazione nostra, latina-italiana, del Socialismo; dico nostra in quanto fa del Lavoro il soggetto unico dell'economia ma respinge le livellazioni di tutti i tipi: livellazioni inattuabili e inesistenti nella storia". A tal riguardo, il fondamento ideologico di questo anticapitalismo mussolinista, particolarmente caldeggiato dalla Legione E.Muti, sicuramente il reparto saloino più politicizzato, si poteva ben rintracciare nell'ultima fatica di Gentile Giovanni, Genesi e struttura della società, che introduceva nella storia la figura del lavoratore rivoluzionario come agente morale e soggetto spirituale del processo organico di produzione sganciato dal profitto, correttore e volontario elemento di rottura rispetto all'abnorme peso che il subumano macchinismo tecnoscientifico di taglio capitalistico o capitalistico di stato sovietico aveva assunto[7]. Ideologia chiaramente integrabile, quella dell'ultimo Gentile, in una elaborazione della più matura Sinistra fascista, in continuità con certi argomenti portati da Volpicelli, Amintore Fanfani e da Del Giudice in pieno regime in vista del superamento della logica capitalistico-marxista fondata su profitto, teoria del valore e salario. Venivano anche rigettate, dalla sinistra saloina di Colombo Franco, facili soluzioni di natura razzista naturalistica, divenendo ormai centrale, tanto nella logica gentiliana quanto in quella della Sinistra sindacale-politica di cui la Muti era reparto armato, l'esigenza del superamento radicale del capitalismo privato o di stato, della mercificazione tecnicistica dell'uomo, dello spirito borghese in un progetto compiuto di democrazia popolare e totale, sociale e organica, antitetica alla logica oligarchica e liberale della rappresentatività parlamentare. La creazione di un Ministero del Lavoro, la priorità politico ideologica accordata da Mussolini (di contro all'intransigentismo di destra neototalitario) alla prassi organica dello Stato del Lavoro, i decreti legge ormai definitivi sull'identità di fascismo e Socializzazione totale (con esclusione di diritto giuridico alla figura del Capitalista), ponevano la Muti, quale guardia armata della Sinistra, al centro strategico della repubblica di Mussolini[8]. Ciò veniva sottolineato in più casi dallo stesso storico emiliano Franco Morini e da Roberto Occhi, studioso emiliano della sinistra fascista e dell'ideologia di Colombo e della Muti, vista come un fascismo d'avanguardia per il dopoguerra. Tali studiosi, sulla falsariga di De Felice e Zev Sternhell[9], integrano la visione di un fascismo universalista e mediterraneo, ghibellino ed anticattolico, in una continuità ideale con un filone italiano, autonomo e per vari versi contrapposto al razzismo e all'antisemitismo nazionalsocialisti, di derivazione mazziniana e sindacalista rivoluzionaria, ma che in realtà parte dall'autonomismo del politico del Machiavelli. Nel corso del 2015, AGA Editrice di Milano ha stampato un libro di Cavallini, Vademecum del detenuto. Manuale per sopravvivere in un carcere italiano, scritto con Erminio Colanero.

L'eversione nera[modifica | modifica wikitesto]

Frequentando l'area più estremista dell'ambiente missino milanese si rende responsabile di varie risse e pestaggi nei confronti di militanti di sinistra. La sua prima denuncia arriva nel 1974 per aver sparato a un benzinaio che si era rifiutato di fargli il rifornimento.[1]

Si rende poi responsabile del primo grave reato partecipando all'uccisione del giovane studente di sinistra Gaetano Amoroso, militante ventunenne del Comitato Antifascista. La sera del 27 aprile 1976, nel primo anniversario della morte del giovane di destra Sergio Ramelli, assieme ad altri due compagni del Partito Marxista-Leninista (Carlo Palma e Luigi Spera), Amoroso fu aggredito e accoltellato in via Uberti, a Milano da un gruppo di neofascisti provenienti dalla vicina sede del MSI di via Guerrini: Gian Luca Folli, Marco Meroni, Angelo Croce, Luigi Fraschini, Antonio Pietropaolo, Danilo Terenghi, Walter Cagnani, Claudio Forcati e Gilberto Cavallini. Mentre gli altri due restano lievemente feriti, Amoroso morirà due giorni dopo in ospedale per le ferite subite, il 30 aprile. Gli otto responsabili furono arrestati poche ore dopo il fatto, pare per una soffiata di un dirigente missino, e l'iniziale accusa di aggressione venne poi trasformata in omicidio premeditato (per la successiva morte di Amoroso) e tentato omicidio pluriaggravato (per il ferimento degli altri due militanti). Cavallini venne condannato a 13 anni e mezzo in primo grado per concorso in omicidio.[10]

Riesce però ad evadere in circostanze rocambolesche durante un trasferimento al carcere di Brindisi: il 14 agosto del 1977, durante il viaggio in autostrada e all'altezza di Roseto degli Abruzzi, gli agenti addetti alla sua scorta fermano il cellulare per consentirgli di fare un bisogno ma, sfruttando un momento di distrazione dei militari, Cavallini si rotola nella scarpata ai bordi della strada e fa perdere le sue tracce.[11]

Latitante, riesce a raggiunge fortunosamente Roma dove si procura un falso documento ma, non avendo contatti sicuri, si affida allora a Massimiliano Fachini, leader di Ordine Nuovo in veneto che lo sistema a Treviso, ospite di uno dei suoi luogotenenti, Roberto Raho. Per due anni vive lì sotto falso nome, Gigi Pavan, e di tanto in tanto viene mandato in missione a Roma dove stabilisce dei contatti con Sergio Calore, Paolo Aleandri e Bruno Mariani, tutti appartenenti alla neonata formazione creata da Paolo Signorelli, Costruiamo l'azione.[12]

Nel 1978, a Treviso, si fidanza con una ragazza, Flavia Sbroiavacca, figlia del titolare di una grossa agenzia di viaggi cittadina. Cavallini riesce a nascondere alla ragazza e ai conoscenti il suo stato di latitante, finanziato grazie a contributi raccolti tra i camerati e raccontando a tutti di essere un lavoratore pendolare alla Total, fabbrica di Padova. Solo nel 1980, quando la donna gli darà un figlio (Federico, in onore dell'imperatore ghibellino), Cavallini le confida di essere un evaso.[12]

Negli ultimi mesi del 1979 viaggia spesso tra Roma ed il Veneto, per riciclare dell'oro rapinato da Egidio Giuliani l'8 ottobre ai danni di un gioielliere ebreo-libico, un certo Fadlun Mardochai, che verrà ucciso anni dopo dai killer di Gheddafi.[13]

La lotta armata con i NAR[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nuclei Armati Rivoluzionari.

Nei suoi trasferimenti a Roma, che si protrassero fino al mese di febbraio del 1980, Cavallini ha modo di stringere rapporti con il gruppo dei NAR di Valerio Fioravanti. Il primo incontro tra i due avviene l'11 dicembre del 1979, in occasione della sua prima rapina, consumata a Tivoli ai danni dell'Oreficeria D'Amore, e a cui partecipano anche Sergio Calore e Bruno Mariani.[14]

Una settimana dopo quel colpo, la sera dell'omicidio del giovane Antonio Leandri, ucciso da Fioravanti e da un gruppo di altri neofascisti per uno scambio di persona[15], Cavallini incontra di nuovo Valerio e lo porta con sé in Veneto per sfuggire alle forze dell'ordine, ospitandolo nella casa dove vive con Flavia Sbroiavacca, allora incinta al terzo mese. I due hanno sei anni di differenza e due caratteri agli antipodi ma si integrano alla perfezione: entrambi delusi dall'ambiente dei vecchi fascisti, affascinati dalla figura di Che Guevara, entrambi hanno dentro il fuoco sacro dell'azione sul campo che si tradurrà "proprio nell'arco di tempo che copre la fase più tumultuosa della vita della banda armata (e anche successivamente), in un regime di vera e propria comunione di vita e nel concorso, nella progettazione ed esecuzione di molteplici e gravissime attività delittuose."[16]

Durante il soggiorno veneto, il gruppo approfitta per compiere un'azione per impadronirsi di armi. A Padova, il 30 marzo 1980, Cavallini, Fioravanti e la Mambro assaltano i locali del distretto militare di via Cesarotti, e si portano via 4 mitragliatrici, 5 fucili automatici, pistole e proiettili. Prima di darsi alla fuga, sul muro della caserma la Mambro firma la rapina con la sigla BR per depistare le indagini.[17]

La prima azione omicida con il gruppo di Fioravanti, i Nuclei Armati Rivoluzionari, avviene il 28 maggio 1980. Quel giorno l'obiettivo è quello di disarmare alcuni agenti davanti al Liceo ginnasio statale Giulio Cesare e di schiaffeggiarli, in modo da ridicolizzare la crescente militarizzazione del territorio da parte delle forze dell'ordine. Valerio, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Giorgio Vale partecipano all'azione mentre Cavallini, Mario Rossi e Gabriele De Francisci hanno solo compiti di copertura. La reazione dei poliziotti, in servizio di vigilanza davanti al liceo, scatenò un conflitto a fuoco con la conseguente morte dell'appuntato Franco Evangelista (detto Serpico) e il ferimento di altri due agenti.[18]

La volta dopo sarà lui a sparare. Il 23 giugno 1980, infatti, uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato che, mentre aspetta l'autobus 391 per recarsi al lavoro, alla fermata di Viale Jonio, Cavallini raggiunge alle spalle e colpisce sparandogli alla nuca, per poi fuggire in sella alla moto Honda 400 guidata da Luigi Ciavardini. Da circa due anni Amato conduceva le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra in assoluto isolamento e aveva da poco annunciato sviluppi clamorosi nella sua indagine, prossime «alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi».[19] La sua euforia è una reazione nervosa. Racconta dell'emozione quasi mistica che ha avuto quando ha sparato, rievoca la vampata della pistola, i capelli della vittima che si sono aperti volando via. "Ho visto il soffio della morte" dice.[20] Il giorno seguente, i NAR fecero ritrovare un volantino di rivendicazione dell'omicidio: «Oggi 23 giugno 1980 alle ore 8:05, abbiamo eseguito la sentenza di morte emanata contro il sostituto procuratore Mario Amato, per le cui mani passavano tutti i processi a carico dei camerati. Oggi egli ha chiuso la sua squallida esistenza imbottito di piombo. Altri, ancora, pagheranno».[21]

Nei mesi successivi la banda fa la spola tra Milano e il Veneto e, il 31 ottobre 1980, Fioravanti e Cavallini rapinano una gioielleria a Trieste. Il 26 novembre, Gigi è a Milano assieme a Stefano Soderini nella carrozzeria di Cosimo Simone, storica base della mala milanese. Quella mattina ha bisogno di un'auto pulita ma, all'arrivo di una pattuglia per un controllo via radio dei documenti personali dei presenti, apre il fuoco uccidendo il brigadiere Lucarelli e, nella fuga, dimentica i documenti in mano ai carabinieri ed è quindi costretto a lasciare in tutta fretta la casa di Treviso.[22]

Qualche giorno dopo, il 19 dicembre 1980, Cavallini, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Giorgio Vale, Pasquale Belsito, Stefano Soderini e Andrea Vian svaligiano la gioielleria Giraldo a Treviso portandosi via un bottino di tre miliardi. Alla rapina partecipa anche il veneto Fiorenzo Trincanato, un malavitoso comune conosciuto da Cavallini e a cui Gigi affida qualche giorno dopo un borsone di armi. Trincanato però, dopo l'arresto della moglie, trovata in possesso di una pistola, per paura di essere anch'egli catturato nasconde il borsone nello Scaricatore, un canale alla periferia di Padova.[23]

Quando la sera del 5 febbraio 1981, Valerio Fioravanti, il fratello Cristiano, Francesca Mambro, Cavallini, Giorgio Vale e Gabriele De Francisci vanno a cercare di ripescare le armi, vengono colti sul fatto da due carabinieri: Enea Codotto di 25 anni e Luigi Maronese di 23 anni. Nel conflitto a fuoco che segue, Valerio spara uccidendo i due agenti che, prima di morire riescono a colpire lo stesso Fioravanti, il quale, gravemente ferito ad entrambe le gambe, verrà riportato dal resto del gruppo nell'appartamento usato come base e, poco dopo, arrestato.[24][25]

Il 30 settembre 1981 partecipa all'uccisione di Marco Pizzari, estremista di destra che, secondo molti neofascisti, aveva collaborato con la polizia e che era ritenuto responsabile dell'arresto di Ciavardini e di Nanni De Angelis (e quindi anche della morte di quest'ultimo). Viene freddato da Cavallini e Alibrandi che lo colpiscono tre volte, due alla testa e uno al torace, nei pressi di piazza Medaglie d'Oro, a Roma.[26]

Il 21 ottobre 1981, assieme ad Alessandro Alibrandi, Francesca Mambro, Giorgio Vale, Stefano Soderini e Walter Sordi, Cavallini uccide in un agguato nei pressi di Acilia il capitano della Digos Francesco Straullu, di 26 anni, che aveva lavorato per smascherare i membri dell'eversione nera. Nell'azione rimane ucciso anche l'agente Ciriaco Di Roma[27]

Il 24 giugno del 1982 partecipa, con Walter Sordi e due giovanissimi militanti (Vittorio Spadavecchia e Pierfrancesco Vito) ad un disarmo di una pattuglia di polizia in servizio di vigilanza nella sede dell'Olp di Roma. Gli agenti Antonio Galluzzo e Giuseppe Pillon sono raggiunti da numerosi colpi d'arma da fuoco che uccidono il primo e feriscono il secondo.[28]

Cavallini sarà l'ultimo dei NAR ad essere catturato: il suo arresto avviene il 12 settembre del 1983, in un bar di corso Genova a Milano, dove era rientrato per soccorrere Soderini rimasto senza soldi e senza appoggi. Viene individuato pedinando un fiancheggiatore, Andrea Calvi, responsabile della rivista Movimento.[29]

Trasferito nel carcere di Ascoli Piceno, inizia il suo percorso processuale in cui dovrà rispondere di vari omicidi, banda armata, furto e rapina, violazione di domicilio, detenzione illegale di armi, ricettazione e altri ancora. Il suo primo ergastolo risale al 12 gennaio 1984, quando venne condannato al carcere a vita assieme a Stefano Soderini per l'assassinio del brigadiere Ezio Lucarelli. Al processo Nar2, poi, cumulerà sei ergastoli, che si andranno ad aggiungere a quelli per gli omicidi Evangelista e Amato.

È attualmente detenuto nel carcere di Terni in regime di semiliberta provvisoria già revocata, il 19 dicembre del 2002, per essere stato trovato in possesso di una pistola Beretta con la matrice cancellata, di 50 proiettili e per avere utilizzato un appartamento, un'auto e uno scooter invece di recarsi a lavoro presso una palestra di Novate Milanese, tutte azioni incompatibili con le sue restrizioni di semilibero. Agli agenti che gli stringevano le manette ai polsi, dopo averlo pedinato disse: “Ringraziate Dio che la pistola l'avevo nello zaino, perché non vi avrei mai permesso di rimettermi in galera per altri 10 anni”[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gavazzeni, 2007, p. 204
  2. ^ Comunicato CSFC
  3. ^ https://www.inventati.org/cortocircuito/2014/10/01/focus-ucraina-l-antifascismo-neofascista-della-novorossiya/
  4. ^ L. Lucci Chiarissi, Esame di coscienza di un fascista, IRSE Roma 1978
  5. ^ S.Fabei, I rossi e i neri, Mursia Milano 2011.
  6. ^ E.Amicucci, I 600 giorni di Mussolini, Edizioni Faro 1948
  7. ^ C. Silvestri, Mussolini Graziani e l'antifascismo, Longanesi 1949
  8. ^ S.Fabei, Ivi, Op.Cit.
  9. ^ http://eia-italianamente.blogspot.it/2008/06/il-libro-nascita-dell-ideologia.html
  10. ^ Gaetano Amoroso 27 aprile 1976 su Pernondimenticare.net
  11. ^ Melchionda, 2010, p. 129
  12. ^ a b Gavazzeni, 2007, p. 205
  13. ^ La banda Giuliani e il sequestro di Aleandri su Fascinazione.info
  14. ^ Melchionda, 2010, p. 206
  15. ^ Omicidio di Antonio Leandri su Rete degli Archivi
  16. ^ La vicenda politico-giudiziaria della strage di Bologna su Stragi.it
  17. ^ Bianconi, 2007, p. 227
  18. ^ Schede: Evangelista Francesco su Cadutipolizia.it
  19. ^ L'editorialista del 2 agosto è il terrorista su Ilcannocchiale.it
  20. ^ Bianconi, 2007, p. 201
  21. ^ Alla sbarra i killer di Amato su La Repubblica
  22. ^ Schede: Ezio Lucarelli su Vittimeterrorismo.it
  23. ^ Il piombo e la celtica - Nicola Rao - Google Libri, pp.316
  24. ^ Schede: Enea Codotto su Vittimeterrorismo.it
  25. ^ Schede: Luigi Maronese su Vittimeterrorismo.it
  26. ^ L'attentato a Marco Pizzari su L'Unità
  27. ^ Tassinari, 2008, p. 175
  28. ^ Tassinari, 2008, p. 223
  29. ^ Arrestato a Milano l'ex terrorista dei Nar su Osservatorio Democratico
  30. ^ Arrestato Gilberto Cavallini ex terrorista di destra su La Repubblica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Gavazzeni, Gluck, Orphée et Eurydice, Edizioni Pendragon, 2007, ISBN 88-8342-618-5.
  • Achille Melchionda, Piombo contro la giustizia. Mario Amato e i magistrati assassinati dai terroristi, Edizioni Pendragon, 2010, ISBN 88-8342-864-1.
  • Mario Caprara, Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale, Newton Compton, 2007, ISBN 88-541-0883-9.
  • Gilberto Cavallini, Introduzione, in Luca Fantini Gli ultimi fascisti, Selecta 2007
  • Gilberto Cavallini, Erminio Colanero, Vademecum del detenuto. Manuale per sopravvivere in un carcere italiano, Aga Editrice 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]