Omicidio di Marco Pizzari

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L'omicidio di Marco Pizzari è un fatto di cronaca nera avvenuto il 30 settembre 1981 a Roma: si trattò di una vendetta interna all'ambiente di estrema destra avente a vittima Marco Pizzari, militante neofascista ucciso da un commando terroristico dei Nuclei Armati Rivoluzionari, appartenenti alla stessa area politica della vittima[1][2]

Marco Pizzari

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'omicidio è collocabile in un contesto storico che, verso la fine della loro storia, agli inizi degli anni ottanta, vide i NAR protagonisti di una sorta di campagna di vendette e di regolamenti di conti tutta interna dell'ambiente della destra eversiva, nei confronti di presunti delatori, infami e cosiddetti approfittatori.

«Secondo il modo di pensare dei NAR, nei confronti dei nemici bisognava avere rispetto, anche se vengono condannati a morte per quello che fanno. Nei confronti dei traditori, invece, tale rispetto non può esservi e pertanto vanno annientati [...] penso che Pizzari sia stato ucciso per motivi personali e poi qualcuno ne abbia rivendicato la morte collocandosi nell'area dei NAR. Voglio dire che è stato ucciso perché ha fatto arrestare due persone e ne ha cagionato la morte di una, ma il Pizzari non aveva partecipato alla lotta, e, quindi, non poteva considerarsi un traditore»

(Francesca Mambro da A mano armata di Giovanni Bianconi[3])

Uno degli obbiettivi da colpire, decisi dal gruppo terroristico, venne individuato proprio in Pizzari: diploma da geometra, figlio di un gioielliere, si era appena congedato dal servizio militare con il grado di sottotenente. Vicino di casa e amico di vecchia data di Luigi Ciavardini, durante il periodo di arresti seguiti alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, era stato più volte sentito dalla polizia giudiziaria e dalla magistratura in quanto indirettamente coinvolto nelle vicende riguardanti l'alibi di Ciavardini (che venne poi condannato per quella strage). Molti neofascisti si convinsero così che Pizzari avesse collaborato con la polizia e che fosse responsabile dell'arresto dello stesso Ciavardini e di Nanni De Angelis, e quindi anche della morte di quest'ultimo[4].

Il 30 settembre 1981, nei pressi di piazza delle Medaglie d'Oro alla Balduina, un commando dei NAR travestiti da agenti di polizia e formato da Gilberto Cavallini, Alessandro Alibrandi, Giorgio Vale, Stefano Soderini e Francesca Mambro a bordo di una Fiat Ritmo blu bloccò la Fiat Panda di Pizzari mostrandogli una paletta e, quando questi scese dall'auto per recarsi verso quella che ritenne essere una pattuglia in borghese, fu ucciso da colpi di arma da fuoco, due alla testa e una al torace[5]. Il volantino di rivendicazione del delitto recitava:

«Il 30 settembre abbiamo giustiziato l'infame delatore Marco Pizzari, responsabile della cattura e dell'assassinio del militante rivoluzionario Nazareno De Angelis, che, pur non appartenendo alla nostra organizzazione, godeva della stima e del rispetto di quanti di noi l'hanno conosciuto. La sua morte gridava vendetta e vendetta è stata anche se solo in parte: altri ancora dovranno pagare, non ultimi coloro i quali non hanno perso tempo a vendicarlo con le parole dai soliti lidi»

([6])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Pizzari (1958-1981) su Rete degli Archivi
  2. ^ L'attentato a Marco Pizzari Archiviato il 25 marzo 2016 in Internet Archive. su L'Unità
  3. ^ Bianconi, 2007, p. 280
  4. ^ Bianconi, 2007, p. 283
  5. ^ Omicidio di Marco Pizzari su Rete degli Archivi
  6. ^ Rao, 2009, p. 341

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, Dalai, 2007, ISBN 88-6073-178-X.
  • Nicola Rao, Il piombo e la celtica. Storie di terrorismo nero. Dalla guerra di strada allo spontaneismo armato, Sperling & Kupfer, 2008, ISBN 978-88-200-4773-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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