Mario Amato

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Mario Amato

Mario Amato (Palermo, 24 novembre 1937Roma, 23 giugno 1980) è stato un magistrato italiano. Mentre rivestiva il ruolo di sostituto procuratore della Repubblica di Roma fu assassinato dai Nuclei Armati Rivoluzionari per mano di Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini, a causa delle indagini da lui espletate nell'ambito dell'inchiesta sull'eversione neofascista nella città.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera e le indagini sull'eversione nera[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Rovereto dal settembre del 1971 all'estate del 1977, il 30 giugno 1977 Mario Amato fu trasferito con la stessa qualifica presso la Procura di Roma.

Ebbe incarico dal Procuratore Generale Giovanni de Matteo di riprendere le indagini avviate dal magistrato Vittorio Occorsio, che era stato ucciso mentre indagava sul gruppo di destra eversiva dei NAR e sul neofascista Pierluigi Concutelli (le indagini dimostrarono successivamente che fu proprio il Concutelli l'autore dell'omicidio Occorsio). Amato ebbe allora la promessa (mai mantenuta) di essere affiancato da uno o due altri colleghi.[1]

Con Vittorio Occorsio, Mario Amato fu il primo magistrato a tentare una "lettura globale" del terrorismo nero. Attraverso i parziali successi delle indagini su singoli episodi terroristici disse davanti al Consiglio Superiore della Magistratura solo 10 giorni prima di essere ucciso:

« sto arrivando alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori materiali degli atti criminosi. »

Amato riuscì a ricostruire le connessioni tra destra eversiva e Banda della Magliana[2] e intuì i legami tra sottobosco finanziario, economico e potere pubblico. Aveva scoperto, tra l'altro, che i NAR cercavano un'alleanza con gli estremisti di sinistra (come auspicato da anni da Franco Freda, il teorico dell'alleanza tattica con il terrorismo di opposto colore e a quel tempo sotto processo per la strage di Piazza Fontana), e che il gruppo facente capo a Fioravanti era organizzato alla stregua delle Brigate Rosse e stava diventando estremamente pericoloso.

Fu però lasciato solo a svolgere queste indagini, isolato dai suoi superiori e oggetto di continui attacchi da parte del collega giudice Antonio Alibrandi (padre del terrorista dei NAR Alessandro e fedelissimo di Giusva Fioravanti). In una Procura della Repubblica che sarà poi chiamata spesso dalla stampa, riprendendo il titolo di un'opera di Georges Simenon, Il porto delle nebbie,[3] Amato era destinato ad entrare presto così nel mirino della destra eversiva e terroristica.

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Il cadavere del giudice Mario Amato

Il «terrorismo nero» fu da lui perciò indagato nella più sconsolante solitudine e solo rimase fino alla mattinata del 23 giugno 1980 poche settimane prima della Strage di Bologna.

Ricevuto un diniego per l'uso di una vettura blindata, per le "difficoltà" di fargli arrivare alle 8,00 del mattino uno degli autisti (che entravano in servizio solo alle 9,00), Mario Amato non ebbe modo di giungere in sicurezza nel suo ufficio alla Procura, in Piazzale Clodio. Mentre attendeva un autobus alla fermata posta all'incrocio tra Viale Jonio e Via Monte Rocchetta, il sostituto procuratore fu raggiunto alle spalle da Gilberto Cavallini che gli esplose alla nuca un colpo di rivoltella fatale, per poi fuggire con una motocicletta che lo aspettava, alla cui guida era l'altro NAR Luigi Ciavardini.[4]

Alla notizia dell'avvenuto assassinio, i pluriomicidi Giusva Fioravanti e Francesca Mambro festeggiarono, secondo le loro stesse dichiarazioni, consumando ostriche e brindando con champagne.[5] Stilarono poi il volantino di rivendicazione in cui affermavano: «oggi Amato ha chiuso la sua squallida esistenza, imbottito di piombo».

Nel 1981 gli viene intitolata in segno di omaggio l'aula delle udienze penali del Tribunale di Rovereto. Il 23 giugno 2012, nell'anniversario della morte, dopo una cerimonia di ricordo, il Comune di Rovereto gli ha dedicato una via posta alle spalle del tribunale cittadino.

Bibliografia

. Achille Melchionda, Piombo contro la Giustizia. Mario Amato e i magistrati assassinati dai terroristi. Pendragon, 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 'SIGNORELLI ISTIGO' I KILLER' — Repubblica — 3 luglio 1988 pagina 15 sezione: CRONACA
  2. ^ Alla quale ad esempio giunsero bombe a mano, costruite dalla Società Romana di Costruzione Meccaniche (modello SRCM 35), trafugate precedentemente da Giuseppe Valerio Fioravanti dalla caserma di Tauriano di Spilimbergo, presso Pordenone, dove Fioravanti aveva prestato servizio militare.
  3. ^ IL 'PORTO DELLE NEBBIE' TRA CRIMINI E MISFATTI Repubblica — 20 marzo 1997 pagina 4 sezione: CRONACA ROMA
  4. ^ Un significativo particolare fu messo in risalto dalla televisione che, giunta sul posto dell'omicidio, ne inquadrò il cadavere, pietosamente coperto da un lenzuolo. Una scarpa del magistrato era infatti sfondata, a dimostrazione di uno stile di vita semplice e schivo, lontano dai clamori e dalla luce della ribalta mediatica, coerente col fatto che Mario Amato si stesse recando al lavoro a Piazzale Clodio con un autobus. L'auto blindata che egli aveva peraltro richiesto, gli fu negata con la burocratica giustificazione che gli autisti non sarebbero stati disponibili se non a partire dalle ore 9, laddove Amato aveva intenzione di mettersi al lavoro al Tribunale di Roma già dalle 8 del mattino. Dopo il suo omicidio al Tribunale furono assegnate trecento vetture blindate e il Procuratore Generale Giovanni de Matteo, che lo aveva lasciato di fatto solo nel suo lavoro d'indagine, fu inquisito dal Consiglio Superiore della Magistratura che lo trasferì ad altro incarico presso la Corte di Cassazione, finendo poi con l'essere definitivamente assolto in seguito dal tribunale di Perugia.
  5. ^ ALLA SBARRA I KILLER DI AMATO Repubblica — 7 gennaio 1986 pagina 17 sezione: CRONACA.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN169278395
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