Omicidio di Giuseppe De Luca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'omicidio di Giuseppe De Luca fu commesso a Roma il 31 luglio 1981 e vide come vittima lo stesso De Luca, ucciso da un commando appartenente al gruppo d'ispirazione neofascista, Nuclei Armati Rivoluzionari.

L'antefatto[modifica | modifica wikitesto]

L'omicidio De Luca si colloca in un preciso momento storico che, agli inizi degli anni ottanta, vide i Nuclei Armati Rivoluzionari protagonisti di una serie di omicidi, all'interno degli ambienti della destra eversiva, nei confronti di presunti delatori, traditori e approfittatori. Giunti quasi alla fine della loro storia e decimati dagli arresti, infatti, i NAR abbandonarono in gran parte la strategia della lotta spontaneista armata contro lo Stato, per dedicarsi quasi esclusivamente a vendette personali e regolamenti di conti interni all'ambiente neofascista.

« Secondo il modo di pensare dei NAR, nei confronti dei nemici bisognava avere rispetto, anche se vengono condannati a morte per quello che fanno. Nei confronti dei traditori, invece, tale rispetto non può esservi e pertanto vanno annientati »

(Francesca Mambro da A mano armata di Giovanni Bianconi[1])

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe De Luca, detto Pino il calabro, era accusato dal gruppo di essere un truffatore e di aver sottratto, in una circostanza, anche dei soldi ad uno dei leader dell'organizzazione, Alessandro Alibrandi.[2] Con la promessa di fargli acquistare alcune armi nella zona di Montecarlo, De Luca avrebbe convinto Alibrandi a partire per la Costa Azzurra e poi, giunti sul posto, avrebbe simulato il furto dei soldi, incautamente lasciati nel cruscotto dell'auto, vantandosi poi dell'impresa offrendo una cena ad alcuni ragazzi dell'ambiente neofascista.[3]

I NAR cominciarono così a tenerlo d'occhio e fecero un paio di appostamenti nei pressi della Tomba di Nerone, dove De Luca risiedeva, senza però incontrarlo. Fino alla sera del 31 luglio 1981 quando finalmente lo intercettarono mentre rientrava a casa, verso le 19.30. Alla sorella De Luca disse che avrebbe fatto una veloce doccia per poi uscire di nuovo con gli amici. Con Alibrandi e Francesca Mambro di copertura, Giorgio Vale si introdusse in casa con una scusa e lo uccise con un solo colpo di pistola.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bianconi, 2007, p. 280.
  2. ^ Bianconi, 2007, p. 281.
  3. ^ Rao, 2009, p. 327.
  4. ^ Tassinari, 2008, p. 124.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, Dalai, 2007, ISBN 88-6073-178-X.
  • Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Sperling & Kupfer, 2008, ISBN 88-200-4449-8.
  • Nicola Rao, Il piombo e la celtica. Storie di terrorismo nero. Dalla guerra di strada allo spontaneismo armato, Sperling & Kupfer, 20089, ISBN 978-88-200-4773-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]