Piano di rinascita democratica

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1leftarrow blue.svgVoce principale: P2.

Trascrizione ufficiale del "Piano di rinascita democratica" della loggia P2, pubblicata dalla relativa commissione parlamentare d'inchiesta

Il piano di rinascita democratica (detto anche programma di rinascita nazionale o il Piano)[1] era una parte essenziale del programma piduista e consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l'informazione.

Il piano è stato ritrovato e sequestrato nel 1982 in un doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, Maestro venerabile della loggia massonica P2, assieme al memorandum sulla situazione politica in Italia. È stato pubblicato negli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2[2]. Nel 2010 è stato reso disponibile on line[3] dal giornale italiano Il Fatto Quotidiano. La sua materiale redazione da parte di Francesco Cosentino[4] è stata la ragione per cui si è voluto definire quest'ultimo come la mente istituzionale della compagnia P2.[5]

Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

I suoi obiettivi essenziali consistevano in una serie di riforme e modifiche costituzionali onde

« … rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori »

In particolare andavano programmate azioni di Governo, di comportamento politico ed economico, nonché di atti legislativi, per ottenere ad esempio nel settore scuola di

« … chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio - posto di lavoro… »

Punti principali[modifica | modifica wikitesto]

A trent'anni di distanza, alcuni punti del piano hanno trovato parziale attuazione a livello istituzionale e di assetto economico nel mondo imprenditoriale e soprattutto a livello mediatico. Altri sono stati riproposti dalle forze politiche, anche di tendenza opposta.

Principali punti:

  • La nascita di due partiti: "l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altra sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale)."
  • Un progetto di controllo o di lobbismo sui mass media. Il piano prevedeva il controllo - tramite acquisizione di quote e fondazione di nuove testate - di quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive (all'epoca permesse solo a livello regionale); nonché l'abolizione del monopolio della RAI e la sua privatizzazione. L'abolizione del monopolio RAI era avvenuto prima della scoperta della loggia, con la sentenza della Corte Costituzionale del luglio 1974 che liberalizzava le trasmissioni televisive via cavo.
  • Progetto Bicamerale (come sarà attuato con l'istituzione della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali del 1997): "ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR)".
  • Riforma della magistratura: separazione delle carriere di P.M. e magistrato giudicante, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento, da operare mediante leggi costituzionali (punto I, IV e V degli obiettivi a medio e lungo termine - vedi infra).
  • Riduzione del numero dei parlamentari[6].
  • Abolizione delle province[6].
  • Abolizione della validità legale dei titoli di studio[6].

Licio Gelli sostiene che la coincidenza di talune parti del "Piano" con i programmi dei partiti attuali non sarebbe casuale[7]. In un'intervista dell'ottobre 2008 ha successivamente affermato che, sebbene tutte le forze politiche abbiano preso spunto dal Piano (tanto da indurlo a reclamare ironicamente i diritti d'autore), Silvio Berlusconi è l'unico che può attuarlo[8]. Dello stesso avviso Mario Guarino, Sergio Flamigni[9] e Umberto Bossi[10].

Dettagli[modifica | modifica wikitesto]

Il piano prevedeva modifiche urgenti e a medio e lungo termine.

Modifiche urgenti[modifica | modifica wikitesto]

  • la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
  • la normativa per l'accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari).

Modifiche riguardo al governo[modifica | modifica wikitesto]

  • la “legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri" (Cost.art.95) per determinare competenze e numero (ridotto) dei ministri, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari;
  • riforma dell'amministrazione (relativa agli artt. 28, 97 e 98 Cost.) fondata sulla teoria dell'atto pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità politica da quella amministrativa (che diviene personale, attraverso l'istituzione dei Segretari Generali di Ministero) e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;

Provvedimenti economico-sociali[modifica | modifica wikitesto]

  • eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (eccettuato il 2 giugno, il Natale, il Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;
  • alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l'autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;
  • concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall'estero.

TV e stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.
  • moltiplicazione delle reti radio e TV in nome della libertà di antenna (art. 21 della Costituzione), e la soppressione della RAI. Queste emittenti e i giornali dovevano essere coordinati da un'agenzia centrale per la stampa.

Sindacati[modifica | modifica wikitesto]

  • ricondurre il sindacato alla sua «naturale funzione» di
« interlocutore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assunto di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative »

il sindacato non deve fare politica. In quest'ottica occorre

« limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro »
  • provvedere alla
« restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l'elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto »

Il primo obiettivo è collegato al tema della insufficiente delimitazione di chiari confini e della sovrapposizione di poteri, che indeboliscono lo Stato. Come esempio:

« lo spostamento dei centri di potere reale del Parlamento ai sindacati e dal Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria »

I due obiettivi si realizzano con due ipotesi:

  • sollecitazione alla rottura di CISL e UIL e successiva unione con i sindacati autonomi;
  • controllo delle correnti interne:
« acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederali allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all'interno dell'attuale trimurti. »

Lo Statuto dei lavoratori art. 17 vietava il finanziamento a sindacati di comodo. È lasciato come ultima scelta

« un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori »

Provvedimenti a medio e lungo termine[modifica | modifica wikitesto]

  • Ordinamento giudiziario:
    • unità del Pubblico Ministero con gli altri magistrati (nell'ordinamento vigente, invece, il P.M. è distinto dai Giudici, a norma della Costituzione - articoli 107 e 112);
    • riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
    • riforma dell'ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile.
  • Ordinamento del Governo:
    • modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso l'elezione del successore;
  • Ordinamento del Parlamento:
    • nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2º grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc.);
    • preminenza della Camera dei Deputati nell'approvazione delle leggi; Senato federale delle Regioni focalizzato sulla legge di bilancio.
  • Ordinamento di altri organi istituzionali:
    • Corte Costituzionale: sancire l'incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive ed in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);
    • abolire le province.
    • Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI.

Il ruolo della stampa:

« che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Il Tempo, Roma, Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: L'Europeo, L'Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV non va dimenticata. »

Infine era previsto il ridimensionamento del ruolo del Presidente della Repubblica con il passaggio, tra l'altro, del comando delle Forze Armate nelle mani del Ministero dell'Interno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche definito "programma di rinascita nazionale", sulla falsariga di quello annunciato da Napoleone Bonaparte nel Proclama al popolo francese del 19 brumaio 1799: per stralci del suo contenuto, cfr. Alberto Mario Banti, Napoleone e il bonapartismo. Lezioni di storia, Laterza, i volti del potere, 7 dicembre 2008.
  2. ^ IX Legislatura, Allegati alla relazione serie II: documentazione raccolta dalla Commissione Volume terzo Documenti citati nelle relazioni Tomo VII-bis, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, pp. 611-625
  3. ^ Testo in formato pdf del Piano di Rinascita Democratica della P2 commentato da Marco Travaglio -
  4. ^ Giuseppe Ferrara, L'assassinio di Roberto Calvi, Editore Massari, 2002, p. 19.
  5. ^ Massimo Teodori, P2: la controstoria, SugarCo Edizioni, 1986.
  6. ^ a b c Mario Guarino, Fratello P2 1816
  7. ^ Repubblica.it/politica: "Giustizia, tv, ordine pubblico è finita proprio come dicevo io"
  8. ^ "Berlusconi? Può attuare mio piano" Bufera per frasi di Gelli, il PD insorge, La Stampa, 31 ottobre 2008
  9. ^ AA.VV., Dossier P2, Kaos Edizioni
  10. ^ Umberto Bossi, Tutta la verità, Sperling & Kupfer 1995, pagg. 31-32. «Berlusconi è la materializzazione di un sogno antico, accarezzato da quel tale Licio Gelli... Andate a rileggervi il Piano di rinascita... Forza Italia è un partito tutt'altro che nuovo, è la riedizione - con lo stile e i mezzi degli anni Novanta - delle "premonizioni" gelliane. Al pari della Loggia P2, il partito berlusconiano è un'invenzione di uomini di potere, una creatura costruita in laboratorio e messa in circolo attraverso il monopolio televisivo privato... La Loggia P2 era nata per tutelare grandi interessi affaristico-massonici attraverso il diretto controllo del potere politico e dei corpi dello Stato; Forza Italia nasce allo scopo di perseverare il potere politico-affaristico del gruppo Fininvest e delle "entità" che lo hanno generato, non più tutelati dall'asse di ferro DC-PSI»

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