Bicameralismo perfetto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il bicameralismo perfetto o paritario è il procedimento legislativo che assegna identici poteri ad ambedue le camere che formano il Parlamento.

Procedimento legislativo[modifica | modifica wikitesto]

Il procedimento legislativo con il sistema del bicameralismo perfetto è più complicato e lento del bicameralismo imperfetto. In questo sistema infatti i disegni di legge vengono discussi, emendati ed approvati da uno dei due rami del parlamento, quindi passano all'altro che può approvarli in via definitiva solo senza modificare in nulla la legge; in caso contrario il testo dovrà ritornare nuovamente al ramo del parlamento che lo ha esaminato per la prima volta.

Ciascuno dei due rami del parlamento può, in via teorica, continuare ad apportare modifiche al testo votato dall'altro ramo, allungando indefinitamente i tempi dell'approvazione della legge; i regolamenti parlamentari, peraltro, si ispirano al principio per cui - nella seconda lettura di una Camera - non si ritorna sull'unità testuale (comma o articolo) per il quale le due Camere hanno già votato in modo conforme[1].[Attenzione: questo è relativo in particolare alla situazione italiana]

In Francia[modifica | modifica wikitesto]

Assemblea Nazionale (Palazzo Borbone)

L'articolo 45 della Costituzione francese stabilisce che "ogni progetto o proposta di legge è esaminata nelle due assemblee del Parlamento in vista dell'adozione di un testo identico" (cosiddetto principio della "navetta parlamentare").

L'iter legislativo prevede che il progetto di legge sia depositato presso una delle due camere del Parlamento francese (Assemblea nazionale oppure Senato). Dopo l'esame da parte della specifica commissione, il testo viene discusso, emendato e votato in aula in seduta pubblica, dopodiché viene trasmesso all'altra camera, dove riparte il procedimento in commissione, il deposito di emendamenti, l'esame e la votazione in aula in seduta pubblica: se il testo trasmesso viene votato senza modifiche, la legge viene approvata; se il testo viene modificato, il progetto viene ritrasmesso all'altra assemblea e la procedura ricomincia da capo, fino a quando entrambi i rami del parlamento non approvano un testo di legge identico.

Il governo francese può, tuttavia, interrompere la "navetta parlamentare" convocando una commissione bicamerale con il compito di adottare un testo di compromesso da sottoporre alle due camere: in caso di ulteriore disaccordo fra le due assemblee, secondo la Costituzione francese, l'ultima parola spetta all'Assemblea Nazionale, ma storicamente essa ha esercitato raramente questo potere di extrema ratio.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente, in Italia, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno gli stessi poteri. I costituenti, infatti, dato che la Repubblica era sorta dopo il periodo di autoritarismo del fascismo[2], decisero di adottare questo sistema in quanto garanzia di un più sicuro funzionamento democratico dell'iter legislativo[3].

Vi sono comunque alcune differenze di composizione e di funzione tra Camera dei deputati e Senato della Repubblica.

Le differenze di composizione riguardano:

  1. la diversa consistenza numerica: 630 deputati e 315 senatori elettivi (inclusi quelli eletti nelle circoscrizioni estere)
  2. la presenza di senatori a vita non eletti:
    1. gli ex Presidenti della Repubblica sono senatori a vita
    2. il Presidente della Repubblica può nominare cinque senatori a vita, scelti fra quei cittadini che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario;
  3. la differenza nell'elettorato attivo e passivo delle due camere:
    1. sono elettori della Camera coloro che hanno la maggiore età, mentre occorrono 25 anni per votare per il Senato;
    2. possono essere eletti alla Camera coloro che hanno compiuto 25 anni, mentre per il Senato occorre aver raggiunto i 40 anni;
  4. I sistemi elettorali delle due camere sono differenti (quello del Senato deve essere su base regionale, in base all'articolo 57 della Costituzione).

Le differenze di funzione sono invece:

  1. il Presidente del Senato sostituisce il Presidente della Repubblica in caso di morte, dimissioni o impossibilità a svolgere il ruolo, ed è considerato la seconda carica istituzionale dello stato (subito dopo il Presidente della Repubblica);
  2. il Presidente della Camera dei deputati presiede anche le sedute a camere congiunte, ed è considerato la terza carica istituzionale dello stato.

Proposte di modifica[modifica | modifica wikitesto]

Le proposte di differenziare funzioni e composizione di Camera e Senato in vista di uno snellimento del procedimento legislativo, sono state formulate a partire dagli anni '80 con la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, presieduta dall'onorevole Aldo Bozzi.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Commissione parlamentare per le riforme costituzionali.

Al centro dei lavori delle varie commissioni parlamentari bicamerali successive, la questione fu poi affrontata nel 2005: il secondo governo Berlusconi aveva, nella propria legislatura di maggioranza parlamentare, presentato ed approvato una riforma articolata della Costituzione (detta "di Lorenzago" dal luogo in cui era stata redatta la prima bozza) che comprendeva la differenziazione dei compiti tra Camera e Senato. La revisione costituzionale - approvata a maggioranza assoluta del parlamento - non entrò in vigore perché (sul complesso delle sue proposte, che non attenevano solo al bicameralismo) si è svolto un referendum popolare, come prescrive l'art. 138 della Costituzione; essa fu in quella occasione bocciata dal referendum costituzionale del 2006. I promotori del referendum sostenevano che la legge costituzionale fosse stata scritta senza il coinvolgimento dell'opposizione, che fosse incoerente e poco meditata nella sua stesura. Altri temevano la figura di un primo ministro troppo forte nei confronti del Parlamento a discapito dei poteri del presidente della Repubblica, e la penalizzazione delle regioni meno ricche e sviluppate. Nella polemica, si ricordò anche che una proposta di riduzione del numero di deputati a 450 unità, e del numero dei senatori a 250, era contenuta nel Piano di rinascita democratica della loggia P2[4].

Dopo che nel 2006, il no vinse al referendum, sotto il Governo Prodi II la Commissione affari costituzionali della Camera, presieduta da Luciano Violante, adottò un testo base di riforma costituzionale, che disegnava un Senato federale eletto in parte a suffragio universale, in parte dai Consigli regionali e in parte dai Consigli delle autonomie locali. I lavori si interruppero a causa dello scioglimento anticipato della XV Legislatura.

Da allora, i programmi elettorali delle principali forze politiche contemplano proposte tese al superamento del sistema del bicameralismo perfetto, con la differenziazione dei compiti dei due Rami del Parlamento, e la riduzione del numero dei parlamentari. Ad oggi, nessuna di esse è mai stata realizzata.

Nel marzo 2014 il governo Renzi presenta invece un disegno di legge costituzionale per trasformare il Senato in un'assemblea non elettiva che rappresenti le istituzioni regionali e territoriali, con poteri differenti rispetto alla Camera dei deputati. Nel testo di modifica costituzionale il nuovo Senato non avrà più funzioni speculari alla Camera dei deputati, come nell'odierno ordinamento, ma avrà funzioni consultrici e manterrà pieni poteri solo in determinati ambiti quali leggi costituzionali, elezione di giudici costituzionali [5], del Presidente della Repubblica, trattati europei ed internazionali. Cambia anche la composizione dei senatori, che non saranno più 315 ma 100 ed avranno mandato coincidente con quello dell'ente territoriale di provenienza.

Il 12 aprile 2016 la riforma Renzi-Boschi viene approvata definitivamente in terza lettura alla Camera dei deputati.[6] Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo di legge costituzionale, avvenuta tre giorni dopo l'approvazione finale in Parlameno, il 15 aprile 2016, parlamentari sia della maggioranza che dell'opposizione hanno sfruttato l'apposita facoltà prevista dall'articolo 138 della Costituzione depositando formali richieste di referendum confermativo presso la cancelleria della Corte suprema di cassazione a partire dal 20 aprile 2016.[7] Tale tipo di referendum può essere infatti richiesto, nei casi in cui una legge di revisione costituzionale è approvata da una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di entrambe le camere, entro tre mesi dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e non prevede il raggiungimento di un quorum di partecipanti per essere valido.[8] Il disegno di legge sarà dunque soggetto a referendum confermativo nell'autunno 2016.

Negli Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 1 della Costituzione degli Stati Uniti d'America stabilisce che "Tutte le competenze legislative qui previste saranno conferite a un Congresso degli Stati Uniti, composto da un Senato e da una Camera dei rappresentanti." La Camera e il Senato statunitensi sono partner alla pari nel processo legislativo: le leggi statunitensi infatti non possono essere emanate senza il consenso di entrambe le camere: questa caratteristica rende il Congresso degli Stati Uniti d'America un caso di bicameralismo perfetto.

Per poter approvare un disegno di legge, i favorevoli devono essere in maggioranza assoluta (50% + 1 dei presenti) in ciascuna delle due camere. Il presidente degli Stati Uniti ha potere di veto e può rifiutare di firmare la legge. Per superare il veto presidenziale la legge deve essere riapprovata con una maggioranza dei due terzi in ciascuna camera.

Nell'Unione Europea[modifica | modifica wikitesto]

Il Parlamento europeo (sede di Strasburgo)
Sala del Consiglio dell'Unione europea

L'Unione europea ha un sistema legislativo bicamerale composto da un lato dal Parlamento europeo, eletto nelle elezioni generali sulla base del suffragio universale, e dall'altro lato dal Consiglio dell'Unione europea, di cui fanno parte i rappresentanti dei governi degli Stati membri competenti per il relativo campo della legislazione. Pur non essendo considerata uno Stato, l'Unione Europea dispone del potere legislativo in molti settori della politica; in alcune aree, quei poteri sono riservati anche esclusivamente ad esso.

Nella procedura legislativa ordinaria (regolata dall'articolo 294 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) è previsto che la Commissione europea presenta la proposta legislativa al Parlamento e al Consiglio. In prima lettura il Parlamento adotta la sua posizione; se il Consiglio approva la formulazione del Parlamento, l'atto viene adottato. In caso contrario, il Consiglio adotta la propria posizione motivata, che ritorna al Parlamento unitamente ad un nuovo parere della Commissione. In seconda lettura, l'atto è adottato se il Parlamento approva il testo del Consiglio o non riesce a prendere una decisione. Il Parlamento può respingere il testo del Consiglio o modificarlo e ripassarlo nuovamente al Consiglio (unitamente ad un nuovo ed ulteriore parere della Commissione), il quale può adottare il progetto di legge emendato deliberando a maggioranza oppure all'unanimità (a seconda se il secondo parere della Commisione sia favorevole o contrario alle nuove modifiche). Se il Consiglio non approva tutte le modifiche, si apre la fase di conciliazione e successivamente, in caso di esito positivo, la terza lettura: se entrambe le camere approvano il testo definitivo, la legge viene adottata; in caso contrario il progetto di legge viene respinto definitivamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si tarda della cd. ‘navette’ tra una Camera e l’altra, che procede tra i due rami "ogni volta limitando il voto della Camera successiva solo alle parti cambiate": Ettore Maria Colombo, Di cosa parliamo quando parliamo di riforme istituzionali. Un breviario per capirle meglio, Quotidiano.net.
  2. ^ Ma tutta la storia dell'ordinamento costituzionale anteriore al 1946 era piena di casi di "confusione di poteri" (che alteravano il principio dei contrappesi, fondamentale in democrazia): cfr. Costantino Mortati, Sulla funzionalità delle Istituzioni rappresentative, in «Cronache sociali», 1949, n. 21 (anche in “Problemi di politica costituzionale - Raccolta di scritti”, Milano, Giuffrè, 1972, v. IV) e Egidio Tosato nella seduta pomeridiana dell'Assemblea Costituente del 19 settembre 1947.
  3. ^ D. Argondizzo, 1945-1947 Il bicameralismo in Italia tra due modelli mancati: Congresso Usa e Stortinget, Quaderni della Rivista Il Politico, n. 59, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013.
  4. ^ Punto a3) Ordinamento del Parlamento: i - nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2º grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc.)
  5. ^ http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/tramonta-il-bicameralismo-perfetto-come-cambiano-camera-e-senato_2138302-201502a.shtml
  6. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Lavori - Progetti di legge - Scheda del progetto di legge, su www.camera.it. URL consultato il 05 giugno 2016.
  7. ^ Referendum riforme, depositate le firme di maggioranza e opposizione, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 05 giugno 2016.
  8. ^ Camera dei deputati - Referendum, su piattaformacostituzione.camera.it. URL consultato il 05 giugno 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]