Partito Democratico della Sinistra

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Partito Democratico della Sinistra
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Segretario Achille Occhetto (1991-1994),
Massimo D'Alema (1994-1998)
Presidente Stefano Rodotà (1991-1992),
Giglia Tedesco Tatò (1993-1998)
Stato Italia Italia
Fondazione 3 febbraio 1991
Dissoluzione 14 febbraio 1998
Sede Via delle Botteghe Oscure, 4 - Roma
Ideologia Post-comunismo[1]
Socialismo democratico[2][3][4]
Socialdemocrazia[5][6][7]
Collocazione Sinistra
Coalizione Progressisti (1994)
L'Ulivo (1996-1998)
Partito europeo PSE
Gruppo parlamentare europeo Gruppo PSE
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Seggi massimi Camera
172 / 630
(1996)
Seggi massimi Senato
102 / 315
(1996)
Seggi massimi Europarlamento
16 / 87
(1994)
Testata l'Unità
Colori      rosso
Sito web www.pds.it

Il Partito Democratico della Sinistra (PDS) è stato un partito politico italiano post-comunista di sinistra.

Fu fondato il 3 febbraio 1991 a Rimini a conclusione del XX Congresso del Partito Comunista Italiano, la cui maggioranza aveva sancito lo scioglimento e la confluenza nella nuova organizzazione[8].

Simbolo del nuovo partito era un albero, la cosiddetta quercia, con ai piedi il logo rimpicciolito del PCI.

In continuità col PCI, il primo segretario fu Achille Occhetto, sostituito nel 1994 da Massimo D'Alema.

Il 14 febbraio 1998 il PDS al termine degli Stati Generali della Sinistra confluì nei Democratici di Sinistra[9], il cui gruppo dirigente, segretario incluso, proveniva al 75% dal PDS[10].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La "svolta della Bolognina" (1989-1991)[modifica | modifica sorgente]

Achille Occhetto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Svolta della Bolognina.

Il PDS nacque con un incidente: al congresso costitutivo Achille Occhetto non raggiunse il quorum per essere eletto segretario[11]. Causa alcune assenze di troppo ed alcuni "franchi tiratori"[12], si dovette rinviare l'elezione al Consiglio Nazionale dell'8 febbraio[13].

Elezioni e nuovi riferimenti internazionali (1992)[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche italiane del 1992, il PDS ottenne un risultato considerato deludente, col 16,1% dei voti, perdendo un buon 10% rispetto all'ultimo risultato del PCI, di cui poco più della metà furono "recuperati" da Rifondazione Comunista.

Come stabilito alla sua fondazione, il PDS chiese di aderire subito all'Internazionale Socialista[14], cosa che avvenne nel settembre 1992 col beneplacito del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Antonio Cariglia[15].

Due mesi dopo il PDS partecipò alla costituzione del Partito del Socialismo Europeo[16][17].

L'alleanza progressista (1994)[modifica | modifica sorgente]

Nel successivo referendum per l'adozione del sistema elettorale maggioritario il Partito si schierò per il sì alla proposta, che prevalse. Alle elezioni amministrative del 1993, le prime con il nuovo sistema, il PDS apparve il Partito centrale del nuovo corso politico, dal momento che le coalizioni di sinistra, delle quali costituiva la forza principale, uscirono vittoriose in tutta Italia, e gli stessi voti del PDS aumentarono praticamente ovunque in maniera anche rilevante. Per le elezioni politiche del 1994, fu quindi promotore di una coalizione che univa le forze di sinistra chiamata "i Progressisti" (PDS, PRC, Verdi, Partito Socialista Italiano, Alleanza Democratica, La Rete ed altri), con l'obiettivo di conquistare il governo del Paese. Ma il risultato elettorale del 1994 vide, però, i Progressisti sconfitti dalla coalizione di centro-destra, ed Occhetto si dimise da Segretario del PDS.

D'Alema segretario e l'ingresso nell'Ulivo (1994-1995)[modifica | modifica sorgente]

Massimo D'Alema

Dopo le dimissioni di Occhetto, si convocò il Consiglio Nazionale per eleggere il nuovo Segretario. Le candidature erano due, quella dell'ex Capogruppo alla Camera Massimo d'Alema, già Segretario della FGCI alla fine degli anni settanta e vice-Segretario del Partito dal 1987, fautore di un Partito che andasse sempre di più verso il modello dei Partiti Socialisti del resto d'Europa, e quella del direttore dell'Unità Walter Veltroni, già responsabile della propaganda del PCI negli anni ottanta, fautore di una linea da alcuni definita "kennediana", vista anche la storica ammirazione di Veltroni per l'ex Presidente USA. Veltroni, visto anche l'esito di un sondaggio nelle sezioni che l'aveva dato per preferito, appariva favorito, ma l'esito della votazione del Consiglio Nazionale fu invece favorevole a D'Alema, che divenne così il nuovo Segretario.

Nel 1995 il PDS fu promotore della fondazione della coalizione politica di centrosinistra denominata L'Ulivo (PDS, Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano, Verdi e altri). Questa coalizione politica, che vide per la prima volta insieme ex-democristiani ed ex-comunisti, si presentò alle Elezioni politiche del 1996, con un patto di desistenza con Rifondazione Comunista.

Al governo (1996-1998)[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni si conclusero con la vittoria del centrosinistra e con l'elezione del cattolico Romano Prodi alla carica di presidente del Consiglio.

Il PDS, nel '96, è il primo partito italiano, con quasi 8 milioni di voti e il 21,1% dell'elettorato.

Nel nuovo Governo il PDS era il Partito più rappresentato, con Walter Veltroni Vicepresidente del Consiglio, e molti ministeri-chiave. Questo Governo si contraddistinse per la definitiva adesione dell'Italia al progetto di moneta unica europea, l'euro. Non mancarono, tuttavia, momenti di tensione all'interno della maggioranza. D'Alema accusò a volte il Governo di "non rispondere alle aspettative della Sinistra italiana", e nel 1997 andrà in piazza ad un corteo organizzato dalla CGIL che contestava il piano del Governo sull'Occupazione, accusato di essere insufficiente. Lui stesso, tuttavia, al Congresso dello stesso anno, ebbe tensioni proprio con l'area del Partito più vicina alle posizioni del Sindacato. Il Congresso decise, con la condivisione di tutti, di portare avanti l'idea della "Cosa 2", una nuova forza politica che aggregasse il PDS ad altre forze di Sinistra per costruire una forza più grande della Sinistra Italiana.

La nascita dei Democratici di Sinistra (1998)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Democratici di Sinistra.

La storia del PDS termina nel 1998, quando, sotto la guida di D'Alema, la "Cosa 2" viene definitivamente attuata, portando il partito a fondersi con altre forze della sinistra italiana. Di esse soltanto una proveniva dalla storia del comunismo (il Movimento dei Comunisti Unitari), mentre le altre erano di provenienza social-riformista (Federazione Laburista e associazione Riformatori per l'Europa), di provenienza laica (Sinistra Repubblicana) e perfino di provenienza e cultura cattolica (Movimento dei Cristiano Sociali). La fusione si concretizza con la convocazione degli "Stati generali della Sinistra". Da questa apertura del PDS a tali forze della sinistra moderata, nacque un nuovo soggetto: i Democratici di Sinistra (DS). I DS divennero così a pieno titolo una forza della sinistra democratica italiana, che se da un lato sottolineava il suo legame con il socialismo democratico europeo -anche eliminando dal simbolo il riferimento al PCI e sostituendolo con una rosa rossa (simbolo appunto del socialismo europeo) con accanto prima la sigla del "PSE" e poi perfino la scritta per esteso "Partito del Socialismo Europeo"- dall'altro continuava a rivendicare il riconoscimento della migliore tradizione del PCI come partito-simbolo della sinistra italiana ed il suo pieno riconoscimento come forza fondamentale della storia politica italiana.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Pds.gif Voti % Seggi
Politiche 1992 Camera 6.321.084 16,11 107
Senato 5.663.976 17,04 64
Europee 1994 6.286.030 19,09 16
Politiche 1994 Camera 7.881.646 20,36 109
Senato nei Progressisti - 76
Politiche 1996 Camera 7.894.118 21,11 172
Senato nell'Ulivo - 102

Congressi[modifica | modifica sorgente]

  • Congresso costitutivo - Rimini, 3-4 febbraio 1991
  • I Congresso (tematico) - Roma, 6-8 luglio 1995 - Un futuro sicuro per l'Italia
  • II Congresso - Roma, 20-23 febbraio 1997 - Unire ed innovare la sinistra italiana

Segretari[modifica | modifica sorgente]

Presidenti[modifica | modifica sorgente]

Organigramma centrale del PDS[modifica | modifica sorgente]

Consiglio Nazionale (547 membri)
Direzione Nazionale (120 membri)
Coordinamento Politico (24 membri): Achille Occhetto (segretario), Gavino Angius, Fulvia Bandoli, Antonio Bassolino, Massimo D'Alema, Piero Fassino, Paola Gaiotti de Biase, Pietro Ingrao, Emanuele Macaluso, Lucio Magri, Claudia Mancina, Fabio Mussi, Giorgio Napolitano, Claudio Petruccioli, Umberto Ranieri, Alfredo Reichlin, Aldo Tortorella, Livia Turco, Walter Veltroni, Davide Visani, Luigi Colajanni, Ugo Pecchioli, Giulio Quercini, Gianni Pellicani.
Nel giugno 1992 viene aggiunta una Segreteria (10 membri)[21]: Occhetto (segretario nazionale), Visani (coordinatore), Angius, Bandoli, Franco Bassanini, Bassolino, Fassino, Paola Gaiotti de Biase, Turco, Mauro Zani, Marcello Stefanini (invitato permanente).
Nel luglio 1994 la sostituzione di Occhetto con D'Alema alla segreteria porta questa a un rimpasto[22]:
Segreteria (13 membri): D'Alema (segretario nazionale), Zani (coordinatore), Angius, Bassanini, Fassino, Visani, Claudio Burlando, Marco Minniti, Giorgio Macciotta, Gloria Buffo, Mancina, Veltroni, Stefanini.

  • I Congresso
  • Pre-II Congresso[23]

Direzione Nazionale (126 membri)
Esecutivo (12 membri): D'Alema (segretario), Bandoli, Buffo, Pietro Folena, Alfiero Grandi, Roberto Guerzoni, Giovanna Melandri, Minniti, Barbara Pollastrini, Ranieri, Lanfranco Turci, Zani.

Direzione Nazionale (87 membri)
Esecutivo (12 membri): Minniti (segretario organizzativo), Buffo, Leonardo Domenici, Folena, Grandi, Guerzoni, Carlo Leoni, Giovanni Lolli, Enrico Morando, Ranieri, Francesco Riccio, Giulio Calvisi (Sinistra Giovanile)
Comitato Politico (10 membri): D'Alema (segretario nazionale), Luigi Colajanni, Marco Fumagalli, Mancina, Minniti, Mussi, Cesare Salvi, Veltroni, Zani, Francesca Izzo (Portavoce Donne)

Iscritti[modifica | modifica sorgente]

  • 1991 - 989.708
  • 1992 - 769.944
  • 1993 - 690.414
  • 1994 - 698.287
  • 1995 - 682.290
  • 1996 - 686.713
  • 1997 - 640.838
  • 1998 - 613.412

Correnti[modifica | modifica sorgente]

I primi gruppi (1990-1994)[modifica | modifica sorgente]

All'interno del primo Pds si riflessero sostanzialmente le medesime divisioni correntizie del Pci dalla seconda metà degli anni ottanta in poi. Le correnti erano così riconducibili a tre:

  • Miglioristi: guidati da Giorgio Napolitano, spingevano affinché il partito inserisse la parola "socialista" all'interno del nuovo nome e che si desse un profilo nettamente ispirato al riformismo socialista e socialdemocratico, magari stringendo immediatamente rapporti federativi con il PSI e il PSDI;
  • Occhettiani: erano sostanzialmente gli ex-berlingueriani di tradizione comunista, ora guidati da Achille Occhetto (tra i più noti Massimo D'Alema e Fabio Mussi), si opponevano a dare al PDS un profilo apertamente socialdemocratico perché giudicato eccessivamente moderato rispetto alla tradizione della sinistra italiana proveniente dal PCI, la quale appunto non si proponeva di spostarsi completamente nel campo del riformismo socialista, ma semplicemente di adattare il vecchio partito comunista ai nuovi contesti politico-sociali. Del resto, nel rifiutare la proposta "migliorista" di dare al nuovo partito un nome ed un profilo social-riformista, giocò un ruolo non secondario la forte preoccupazione di non perdere il voto dei vecchi elettori del PCI, che massimamente erano cresciuti avversando il socialismo democratico (tanto di Giuseppe Saragat quanto di Bettino Craxi), né lo status di "partito anti-sistema", che fruttava al Pds una discreta rendita in termini elettorali;
  • Ingraiani: era ciò che rimaneva del gruppo riunito attorno all'anziano leader comunista Pietro Ingrao: molti ex-ingraiani erano infatti confluiti nel PRC, mentre altri rimanevano nel PDS, seppur con posizioni estremamente critiche. Buona parte della corrente (tra cui lo stesso Ingrao) abbandonerà gradualmente il partito e si ritroverà sostanzialmente tra le file dei bertinottiani del PRC.

Dopo il 1997[modifica | modifica sorgente]

Solo dopo il Congresso del 1997, si autorizzò la costituzione di correnti organizzate:

  • Ulivisti (12%) - la destra del partito che spingeva su posizioni socialdemocratiche. Fra i suoi dirigenti si ricorda Petruccioli, ma suo esponente di riferimento è spesso stato anche Walter Veltroni.
  • Dalemiani (70%) - la corrente centrale del partito, facente riferimento al segretario Massimo D'Alema e guidata da Pietro Folena, intenzionata a rifondare il partito su posizioni di sinistra socialista e riformista nel giro di un anno (la cosiddetta "cosa 2", poi "Democratici di Sinistra");
  • Sinistra (18%) - già "Comunisti Democratici", polemizzò molto sulla difesa dello stato sociale. Fra i suoi dirigenti Gloria Buffo. Area più vicina alle posizioni della CGIL.

Nelle istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Presidenti della Camera[modifica | modifica sorgente]

Governi[modifica | modifica sorgente]

Collocazione parlamentare[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Renwick, 2010, op. cit.
  2. ^ St Louis, 2011, op. cit.
  3. ^ Busky, 2002, op. cit.
  4. ^ Giugni, 2004, op. cit.
  5. ^ Samuels, 2005, op. cit.
  6. ^ Ersson,Lane; 1998, op. cit.
  7. ^ Gundle,Parker; 1996, op. cit.
  8. ^ StampaSera - 04.02.1991 - numero 32 - pagina 2
  9. ^ Norme transitorie relative alla vita interna della nuova formazione politica
  10. ^ Organismi politici dei Democratici di Sinistra
  11. ^ Federico Geremicca, Cercatevi un altro Segretario in la Repubblica, 5 febbraio 1991, p. 3. URL consultato il 17 febbraio 2013.
  12. ^ Michele Smargiassi, I franchi taratori silurano il leader in la Repubblica, 5 febbraio 1991, p. 2. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  13. ^ Giorgio Battistini, Stafano Marroni, Occhetto ce l'ha fatta a dire no è solo Ingrao in la Repubblica, 9 febbraio 1991, p. 2. URL consultato il 17 febbraio 2013.
  14. ^ Napolitano e Fassino a colloquio con Craxi in la Repubblica, 22 marzo 1991, p. 4. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  15. ^ Maurizio Caprara, Il PDS nell'Internazionale, freddo il sì di Craxi in Corriere della Sera, 10 settembre 1992, p. 7. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  16. ^ L'Unione Socialista CEE 'SI' al PDS in la Repubblica, 21 ottobre 1992, p. 5. URL consultato il 17 febbraio 2013.
  17. ^ Craxi e Occhetto separati in casa in la Repubblica, 10 novembre 1992, p. 13. URL consultato il 17 febbraio 2013.
  18. ^ l'Unità, 6/2/1991
  19. ^ l'Unità, 17/2/1991
  20. ^ l'Unità, 26/2/1991
  21. ^ l'Unità, 20/6/1992
  22. ^ l'Unità, 13/7/1994
  23. ^ l'Unità, 5/6/1996
  24. ^ l'Unità, 24/2/1997
  25. ^ l'Unità, 25/3/1997

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Primo partito politico italiano Successore
Forza Italia 1996 - 1998 Democratici di Sinistra
Predecessore Partito alla Presidenza della Camera dei deputati della Repubblica Italiana Successore
Partito Comunista Italiano 1991 - 1992 Democrazia Cristiana I
Democrazia Cristiana 1992 - 1994 Lega Nord II
Lega Nord 1996 - 1998 Democratici di Sinistra III