Commissione P2

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La Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 ( detta comunemente Commissione P2), è stata una commissione bicamerale costituita in Italia nell'arco della VIII legislatura della Repubblica Italiana

Tina Anselmi, presidente della commissione P2

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La proposta di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività della Loggia Massonica P2 viene presentata alla Camera il 2 giugno 1981, a nemmeno tre mesi dalla scoperta della lista degli iscritti nella fabbrica la "Giole" di Castiglion Fibocchi (Arezzo). Il breve lasso di tempo tra l'esplosione dello scandalo sulla stampa viene giustificato dai proponenti con la gravità dei fatti. "La scoperta", scrivono i proponenti, "non può essere considerata alla stregua di uno dei tanti scandali che hanno punteggiato la vita politica italiana. Il caso è ben diverso".[1] La proposta viene approvata e promulgata nella legge 23 settembre 1981, n. 527 (Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2)[2][3], che all'art. 1 dà alla Commissione il compito di accertare "l'origine, la natura, l'organizzazione e la consistenza dell'associazione massonica denominata Loggia P2, le finalità perseguite, le attività svolte, i mezzi impiegati per lo svolgimento di dette attività e per la penetrazione negli apparati pubblici e in quelli di interesse pubblico, gli eventuali collegamenti interni ed internazionali, le influenze tentate o esercitate sullo svolgimento di funzioni pubbliche, di interesse pubblico e di attività comunque rilevanti per l'interesse della collettività, nonché le eventuali deviazioni dall'esercizio delle competenze istituzionali di organi dello Stato, di enti pubblici e di enti sottoposti al controllo dello Stato".

Regolamento e termine dei lavori[modifica | modifica wikitesto]

La commissione è composta da 20 deputati e 20 senatori scelti dai presidenti delle due camere in proporzione alla rappresentanza dei gruppi parlamentari[4]. I due presidenti scelgono di comune accordo il presidente tra i membri della commissione stessa; i due vice-presidenti e i due segretari sono invece eletti nella seduta d'insediamento. I suoi poteri sono stabiliti all'art. 3:

  • Procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria.
  • Nell'inchiesta, che concerne fatti eversivi dell'ordine costituzionale, non è opponibile il segreto di Stato, salvo i casi espressamente previsti dalla legge di riordino dei servizi segreti (24 ottobre 1977, n. 801).
  • Non possono essere oggetto di segreto fatti eversivi dell'ordine costituzionale di cui si è venuti a conoscenza per ragioni della propria professione, salvo per quanto riguarda il rapporto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato.
  • Qualora venga eccepito il segreto d'ufficio, la commissione, se ritiene indispensabili ai fini dell'inchiesta la deposizione del teste e l'esibizione dei documenti, dispone che il teste deponga e ordina il sequestro dei documenti richiesti.
  • In nessun caso è opponibile il segreto bancario.

La commissione può avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e delle collaborazioni che ritenga necessarie.

Il termine per la conclusione dei lavori è fissato in sei mesi dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale (25 settembre 1981). Viene successivamente prorogato all'8 marzo 1983 (legge 4 giugno 1982, n. 342).

I lavori della Commissione iniziano il 9 dicembre 1981 e terminano il 10 luglio 1983; la relazione è stesa dalla onorevole Tina Anselmi per decisione della Commissione assunta nella riunione del 6 giugno 1983; nella seduta dell'11 giugno la Commissione decide di allegare alla relazione di maggioranza le relazioni di minoranza[5]

Relazioni[modifica | modifica wikitesto]

Al termine dei lavori la Commissione ha presentato sei relazioni:

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Proposta di legge n. 2632 del 2 giugno 1981 (PDF), camera.it. URL consultato il 22 ottobre 2015.
  2. ^ Gazzetta Ufficiale n. 264 del 25 settembre 1981
  3. ^ Primo firmatario della proposta di legge per l'istituzione della commissione fu On. Bruno Fracchia
  4. ^ Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2, su Parlamento italiano. Camera dei deputati. Portale storico. URL consultato il 19 luglio 2017.
  5. ^ Lettera di Tina Anselmi al Presidente del Senato dell'11 luglio 1983, e note seguenti in Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Relazione d'inchiesta sulla Loggia P2, su fontitaliarepubblicana.it. URL consultato il 19 luglio 2017.
  6. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Relazione d'inchiesta sulla Loggia P2, su fontitaliarepubblicana.it. URL consultato il 19 luglio 2017.
  7. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Relazione di minoranza dell'onorevole Massimo Teodori, su fontitaliarepubblicana.it. URL consultato il 19 luglio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]