Susanna Ronconi

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Susanna Ronconi all'epoca dell'arresto

Susanna Ronconi (Venezia, 26 settembre 1951) è un'ex brigatista italiana, membro delle Brigate Rosse prima e di Prima Linea poi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Poco più che ventenne fece parte, assieme a Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli, Giorgio Semeria, Martino Serafini, del commando delle Brigate Rosse autore dell'assalto avvenuto nella sede del MSI di Padova del 17 giugno 1974; il commando assassinò due persone, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. A sparare materialmente fu Pelli, l'unico "autorizzato" dalle BR, mentre Susanna Ronconi ebbe funzione di palo e raccolse i documenti sottratti dalla sede MSI. Fu il primo omicidio, sebbene non premeditato, commesso dalle Brigate Rosse.

Pelli morì in carcere prima della sentenza, Ognibene fu condannato a 18 anni di reclusione, Ronconi, Semeria a 12 anni di reclusione, Serafini a sette anni e sei mesi.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Attacco alla sede MSI di Padova.

Fu anche esecutrice con altri terroristi di Prima Linea dell'omicidio del professore Alfredo Paolella. Fu arrestata a Firenze nel 1980 dopo sei anni di latitanza. Nel 1982, Sergio Segio, altro terrorista, che la Ronconi sposerà poi in carcere, fece saltare un muro di cinta del penitenziario di Rovigo uccidendo un passante e facendo fuggire la stessa Ronconi, Marina Premoli, Loredana Biancamano, Federica Meroni.[1]

Arrestata nuovamente nel 1983, assieme a Segio, fu condannata a 22 anni di reclusione; si dissocia, ottenendo nel 1989 il primo permesso premio e nel 1991 prima il lavoro all'esterno e poi la semilibertà. Nel 1998 finisce di scontare la pena, ridotta dai benefici di legge.

Attività istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Lavora per il gruppo Abele di don Ciotti e per Asl e Comuni, soprattutto in Toscana e Lombardia, occupandosi di tematiche legate agli stupefacenti. Il ministro Livia Turco aveva espresso la volontà di inserirla con un ruolo di consulente ministeriale per la lotta alla droga, ma rinunciò per le proteste.[2]

Il 5 dicembre 2006 il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), nomina Susanna Ronconi membro della Consulta Nazionale delle tossicodipendenze.[3] Il 2 marzo 2007 si apprende che il ministro è indagato. Il reato ipotizzato dalla Procura di Roma, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, sarebbe quello di abuso d'ufficio per aver dato un incarico a un soggetto interdetto dai pubblici uffici. A seguito delle polemiche Susanna Ronconi si dimette e il ministro le revoca la nomina.[2]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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