Organizzazione Gladio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Operazione Gladio.

Organizzazione Gladio
Operazione Gladio.png
Stemma associato all'Organizzazione Gladio, con il motto Silendo libertatem servo ("In silenzio, servo la libertà")
Attiva 1956 - 1990
Nazione Italia Italia
Contesto guerra fredda
Ideologia anticomunismo, antisovietismo, atlantismo
Alleanze Central Intelligence Agency, servizi segreti italiani
Affinità politiche Operazione Gladio
Componenti
Fondatori Governo statunitense, governo italiano, NATO
Componenti principali vari uomini politici (tra cui Francesco Cossiga e Paolo Emilio Taviani), militari (Giovanni de Lorenzo), 622 agenti "gladiatori"
Attività
Azioni principali partecipazione alla guerra fredda;
predisposizione di basi e di gruppi di uomini risoluti per impedire un colpo di Stato o un'invasione comunista[1]
nel testo

L'organizzazione Gladio era un'organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo stay-behind ("stare dietro", "stare in retroscena") promossa dalla NATO nell'ambito Operazione Gladio, organizzata dalla Central Intelligence Agency per contrastare una ipotetica invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture.

Malgrado in Italia Gladio sia propriamente utilizzato in riferimento solo alla stay-behind italiana (o, secondo alcuni, la principale e più duratura tra diverse stay-behind che operarono in Italia), il termine è stato applicato dalla stampa anche ad altre operazioni di tipo stay-behind, in quanto parte dell'Operazione Gladio. Durante la guerra fredda, quasi tutti i paesi dell'Europa occidentale organizzarono reti stay-behind sotto controllo NATO.

L'esistenza di Gladio, sospettata fin dalle rivelazioni rese nel 1984 dall'ex membro del gruppo neofascista Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra[2] durante il suo processo[3], fu riconosciuta dal presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti il 24 ottobre 1990, che parlò di una "struttura di informazione, risposta e salvaguardia".

Francesco Cossiga, che ebbe, durante il periodo in cui era sottosegretario alla difesa, la delega alla sovrintendenza di Gladio, e che spesso è stato indicato come uno dei fondatori, affermò molti anni dopo che «i padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar. Io ero un piccolo amministratore». Affermò altresì che «gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani»[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La NATO era preoccupata del fatto che l'Unione Sovietica, data l'estrema vicinanza rispetto agli Stati Uniti, avesse altissime possibilità di conquistare l'Europa prima dell'intervento statunitense che, data la distanza geografica, sarebbe avvenuto in un secondo momento.

La presenza di una struttura stay-behind in Italia risale al 1949, seppure con un nome diverso da Gladio. In una relazione del Comitato Parlamentare sui servizi segreti del 1995 si legge che[5]:

« In base a quanto risulta dalle indagini giudiziaria è fuor di dubbio che in epoca precedente alla creazione di Gladio sia esistita un'altra organizzazione denominata "Duca", con le stesse finalità e struttura analoga, di cui sappiamo ben poco e che dovrebbe essere stata sciolta intorno al gennaio 1995 (ma in vari documenti acquisiti dall'Autorità giudiziaria si parla di organizzazione "Duca - Gladio"). »

Gladio viene costituita con un protocollo d'intesa tra il Servizio italiano e quello statunitense in data 26 novembre 1956, nel quale però vi era stato un esplicito riferimento ad accordi preesistenti: nella relazione inviata dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi il 17 ottobre 1990 verrà segnalato che con quella intesa tra SIFAR (al cui comando, al tempo della stesura del protocollo, era da poco stato posto Giovanni De Lorenzo) e CIA erano stati confermati tutti i precedenti impegni intervenuti nella materia tra Italia e Stati Uniti.

Nel giugno 1959 il Servizio segreto italiano entrò a far parte del "Comitato di pianificazione e coordinamento", organo di SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe)[6], mentre nel 1964 entrò a far parte del "Comitato clandestino alleato (ACC)", emanazione del suddetto Comitato di pianificazione e coordinamento e costituito tra paesi che intendevano organizzare una resistenza sul proprio territorio, in caso di aggressione dall'Est e, a quanto sembra, anche nell'eventualità di sovvertimenti interni, ovvero tentativi di colpo di stato interni.

L'ipotesi di finanziamenti a Gladio da parte della CIA, posti in essere per lo meno fino al 1975, era già stata avanzata nel 1990 dal generale Giovan Battista Minerva (ufficiale del SIFAR e poi del SID, in servizio con il compito di direttore amministrativo tra il 1963 ed il 1975), durante le indagini sull'incidente dell'aereo Argo 16[7].

Oltre ai tre paesi fondatori, diversi altri paesi NATO entrarono successivamente nella struttura. L'Italia lo fece in via ufficiale nel 1964, ma già in precedenza erano attivi accordi bilaterali tra SIFAR (l'allora Servizio d'Informazione delle Forze Armate) e CIA tesi ad arruolare ed addestrare nuclei di operativi in grado di organizzare la resistenza armata sul territorio occupato da un'invasione o controllato da forze sovversive[6].

In Italia è stata ipotizzata da più parti (anche dalla Commissione stragi[8]) l'esistenza di strutture nate in chiave anti-comunista nelle ultime fasi della guerra (come quelle che sarebbero derivate dalle brigate Osoppo) e nel primo dopoguerra, che poi sarebbero confluite, in tutto o in parte, in Gladio.

Nel 1964, oltre all'Italia, i paesi aderenti erano Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania Ovest, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. In seguito aderirono anche Danimarca e Norvegia. Altri paesi NATO, come Grecia, Turchia, Spagna e Portogallo, non entrarono mai, a quanto risulta, nel comitato di coordinamento. Peraltro, organizzazioni simili, pur non collegate con la struttura NATO, vennero probabilmente create in quasi tutti i paesi occidentali che temevano un'invasione sovietica, compresi stati neutrali come Austria, Finlandia, Svezia e Svizzera. Anche in Jugoslavia era presente un'organizzazione analoga[9].

Rivelazione dell'esistenza[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 ottobre 1990 Giulio Andreotti, capo del governo italiano, rivelò alla Camera dei Deputati l'esistenza di Gladio, che fu quindi la prima organizzazione aderente alla rete stay-behind ad essere resa pubblica.

Quando l'esistenza di Gladio divenne di pubblico dominio venne pubblicato un elenco di 622 "gladiatori": ufficialmente tutti i partecipanti, dalla fondazione allo scioglimento dell'organizzazione[9]. Tuttavia, da più parti questa lista è stata considerata incompleta, sia per il ridotto numero di uomini, ritenuto troppo basso rispetto ai compiti dell'organizzazione estesi in quasi quarant'anni, sia per l'assenza nella lista di alcuni personaggi che da indagini successive (e in alcuni casi per loro stessa ammissione) avevano fatto parte dell'organizzazione. Francesco Cossiga dichiarò che all'organizzazione fecero parte tra i 1000 ed i 1200 elementi[10].

Il magistrato veneziano Felice Casson trasmise il fascicolo sull'organizzazione, per ragioni di competenza territoriale, alla Procura di Roma, la quale dichiarò che la struttura Stay Behind non aveva nulla di penalmente rilevante[11].

Luigi Tagliamonte, capo dell'ufficio amministrazione del SIFAR e, successivamente, capo dell’ufficio programmazione e bilancio del comando generale dell'Arma dei Carabinieri, durante una delle varie inchieste che ruotarono intorno alla questione, relativamente ad una base di addestramento di Gladio dichiarò:

« Sapevo che presso il Cag (il Centro addestramento guastatori di Punta Poglina vicino a Capo Marrargiu, Alghero) si effettuavano dei corsi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio, all'uso degli esplosivi al fine di impiegare le persone addestrate in caso di sovvertimenti di piazza, in caso che il PCI avesse preso il potere. Tanto sapevo io trattando pratiche di ufficio al SIFAR e relative al Cag. Oggi penso, riportandomi ai miei ricordi, che la citazione della eventuale invasione del nostro Paese, a proposito della necessità della struttura ove era incardinato il Cag, era un pretesto […] Il mio pensiero, testé formulato, deriva dal contenuto dei contatti che avevo con il Maggiore Accasto e con il Capo Sezione CS Aurelio Rossi i quali, senza scendere nei dettagli, mi rappresentavano che il Cag esisteva per contrastare eventuali sovvertimenti interni e moti di piazza fatti dal Pci. »
(Dichiarazioni di Luigi Tagliamonte[12])

Gladio, la strategia della tensione e le ingerenze estere in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Strategia della tensione in Italia.

Dopo la divulgazione del segreto, coincidente approssimativamente con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e con la conseguente fine della Guerra fredda, pur non esistendo nulla di accertato, sono state fatte molte ipotesi sulle relazioni intrattenute da questa organizzazione, o da parti deviate di essa, con l'eversione di destra o di sinistra o con attentati o con tentativi di colpo di stato avvenuti in Italia. Già precedentemente si era comunque parlato di tale organizzazione (ne parla per esempio Aldo Moro nel suo memoriale scritto nel 1978 durante i giorni della prigionia)[13], e la sua esistenza era comunque ovviamente nota nell'ambito dei vertici politici, dei ministri competenti, dei vertici militari e dei servizi segreti.

Nel 2000 il rapporto del Gruppo "Democratici di Sinistra-L'Ulivo", stilato in seno ad una Commissione parlamentare, concludeva che la strategia della tensione era stata sostenuta dagli Stati Uniti d'America per «impedire al PCI, e in certo grado anche al PSI, di raggiungere il potere esecutivo nel paese», identificando anche i Nuclei per la Difesa dello Stato non come un gruppo autonomo, ma come una delle operazioni portate avanti da Gladio con questi scopi[14].

Le dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra[modifica | modifica wikitesto]

L'ex terrorista Vincenzo Vinciguerra confessò nel 1984 al giudice Felice Casson (alcuni anni prima delle dichiarazioni ufficiali sull'esistenza di Gladio e della rete stay-behind) di aver compiuto l'attentato terroristico di Peteano il 31 maggio 1972, nel quale tre carabinieri erano rimasti uccisi (fino all'interrogatorio di Vinciguerra, erano state accusate sei persone poi prosciolte con formula piena[15]). Durante il processo, Vinciguerra spiegò come era stato aiutato dai servizi segreti italiani e come fuggì nella Spagna franchista dopo la strage di Peteano. L'ex terrorista, sentito nello stesso anno anche nel processo relativo alla strage di Bologna, parlò apertamente dell'esistenza di una struttura occulta nelle forze armate italiane, composta sia da militari che da civili, con finalità anti-invasione sovietica, ma che, potendo questa anche non avvenire, era stata in grado di coordinare le varie stragi per evitare che anche internamente il paese si spostasse troppo a sinistra; questo, sempre secondo la testimonianza dell'ex terrorista, a nome della NATO e con il supporto dei servizi segreti e di alcune forze politiche e militari italiane[3][16]. Il 3 luglio 2001, dopo quattro anni di processo, il Tribunale di Roma assolse Fulvio Martini, Paolo Inzerilli e Giovanni Invernizzi dall'accusa di falsa testimonianza in merito alle presunte relazioni tra Gladio e la strage di Paetano[17].

Le dichiarazioni del Generale Maletti[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Gianadelio Maletti, ex capo del Reparto D del SID del controspionaggio italiano, dichiarò nel marzo del 2001 che la CIA avrebbe potuto promuovere il terrorismo in Italia. Lo stesso Maletti, in diverse interviste e nell'audizione davanti alla Commissione Stragi, citò più volte l'interessamento degli Stati Uniti nei confronti di alcune personalità e di alcuni reparti militari. Proprio alcuni di essi furono coinvolti in tentativi di golpe avvenuti in Italia, tra cui il Golpe Borghese e il Golpe Bianco[18].

Lo stesso Maletti venne ascoltato il 21 marzo 2001 dal tribunale di Milano, relativamente ai processi sulla strage di Piazza Fontana (evento per cui era stato condannato nel 1987 per depistaggio). Sulla forma della sua deposizione vi fu uno scontro tra difesa e accusa. La difesa sosteneva che dovesse deporre come teste, quindi sotto giuramento e quindi obbligato a dire la verità. L'accusa sostenne invece che dovesse deporre come imputato e quindi senza giuramento e senza il conseguente obbligo di dire la verità[senza fonte] La corte sentenziò a favore delle tesi dell'accusa. Maletti depose come imputato, per cui senza obbligo formale di attenersi al vero nella sua deposizione[19]. Maletti dichiarò che esisteva una «regia internazionale» delle stragi relative alla strategia della tensione. Su domanda della difesa dichiarò tuttavia di non avere prove.[19] Dichiarò nello stesso interrogatorio che la CIA finanziava sia il SID (con cui c'era tuttavia una collaborazione unilaterale per quello che riguarda il lavoro di intelligence del servizio: «Il rapporto tra il Sid e la Cia è stato di inferiorità. Chiedevamo notizie, ma non ce ne davano.») che Gladio (la base di capo Marrargiu, secondo Maletti effettivamente impiegata da Gladio, sarebbe stata realizzata grazie a fondi statunitensi, fatto quest'ultimo confermato anche dall'ex presidente Francesco Cossiga nella sua audizione davanti alla Commissione Stragi[20])[19][21]. In un'intervista concessa dopo la deposizione, Maletti confermerà la sua convinzione che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto per evitare uno spostamento a sinistra dell'Italia e che simili azioni avrebbero potuto essere state attuate anche in altri paesi[22]. La CIA alcuni mesi dopo respingerà esplicitamente le accuse.

La struttura organizzativa di Gladio[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre 1956 era stata costituita, nell'ambito dell'Ufficio "R" del SIFAR, una Sezione Addestramento, denominata S.A.D. (Studi Speciali e Addestramento del Personale). La S.A.D. ai cui responsabili verrà demandato il ruolo di Coordinatore Generale dell'Operazione "Gladio", si articolava in quattro gruppi:

  • Gruppo Supporto Generale;
  • Gruppo Segreteria Permanente ed Attivazione delle Branche Operative;
  • Gruppo Trasmissioni;
  • Gruppo Supporto Aereo, Logistico ed Operativo.

Alle dipendenze della S.A.D. venne posto il Centro Addestramento Guastatori (C.A.G.) e la Struttura Segreta N.A.T.O. Stay-behind "Gladio", la quale era così strutturata:

  • Unità di Comando
    • 1 Nucleo Informativo
    • 1 Nucleo Propaganda
    • 1 Nucleo Evasione e Fuga
    • 2 Nuclei Guerriglia
  • Unità di Pronto Impiego "Stella Alpina" (Friuli-Venezia Giulia)
  • Unità di Pronto Impiego "Stella Marina" (Trieste)
  • Unità di Pronto Impiego "Rododendro" (Trentino-Alto Adige)
  • Unità di Pronto Impiego "Azalea" (Veneto)
  • Unità di Pronto Impiego "Ginestra" (Laghi Lombardi)

ogni Unità di Pronto Impiego era costituita da:

    • 1 Nucleo Informativo
    • 1 Nucleo Propaganda
    • 1 Nucleo Evasione e Fuga
    • 2 Nuclei Guerriglia
    • 2 Nuclei Sabotaggio

per un totale di 40 Nuclei. Inoltre, esistevano altre 5 Unità di Guerriglia di Pronto Impiego in regioni di particolare interesse. Esistevano, a partire dal 1963 fino al 1972, altresì, 139 Depositi "Nasco". Tra il 1972 e il 1973 furono recuperati 127 dei 139 Nasco: i rimanenti erano finiti sotto le fondamenta di nuovi edifici, chiese e cappelle, diventando irrecuperabili perché il terreno in cui si trovavano era stato aggregato a un camposanto[9]. Gli Statunitensi dotarono la Struttura anche di un aereo Dakota C47, nome in codice Argo 16, fornito per le operazioni di trasporto.

Divulgazione del segreto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 il primo troncone della rete internazionale fu reso pubblico in Italia. Il suo nome in codice era Gladio, la parola che indica la corta spada a doppio taglio usata dai legionari romani. Il governo ne ordinò lo scioglimento il 27 luglio 1990.

L'Italia insistette che identiche forze armate clandestine erano esistite anche in tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale. Questa ammissione si rivelò corretta e successive ricerche trovarono che nel Belgio, le forze segrete della NATO erano state denominate in codice SDRA8, in Danimarca Absalon, in Germania Ovest TD BJD, in Grecia LOK, nel Lussemburgo semplicemente Stay-Behind, nei Paesi Bassi I&O, in Norvegia ROC, nel Portogallo Aginter, in Svizzera P26, in Turchia Contro-Guerriglia ed in Austria OWSGV. I nomi in codice degli eserciti segreti in Francia, in Finlandia, in Spagna ed in Svezia rimangono tuttavia sconosciuti.

Gladio è stata collegata anche alla P2 di Licio Gelli e al Noto Servizio, un super-servizio segreto soprannominato Anello, a capo del quale ci sarebbe stato Giulio Andreotti[23].

Dopo lo scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

La notizia di una possibile continuazione[24][25] di Gladio[26] divenne pubblica, come effetto collaterale di un'indagine sul caso di Fabrizio Quattrocchi, in quella che fu denominata «polizia parallela»[27], il cui nome era D.S.S.A. (Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo)[28] che fu guidata da due agenti segreti[29] provenienti dall'intelligence atlantica e vide al suo interno poliziotti, carabinieri e consulenti, oltre che molti ex gladiatori; 16 di loro (su oltre 150[30] nominativi presenti in un elenco e forse altri[31] tuttora anonimi). subirono un procedimento penale[32]. Tra gli indagati, poi completamente prosciolti dal Tribunale di Milano con formula piena (non luogo a procedere perché il fatto non sussiste), vi era anche il politico di estrema destra Gaetano Saya, fondatore del partito Nuovo MSI[24]. Gaetano Saya era stato indicato dalla stampa come il capo di questa misteriosa struttura.

Secondo alcuni autori, come Indro Montanelli e Mario Cervi, Gladio era una struttura perfettamente legale e lecita, che fece scandalo solo in Italia perché fu usata per coprire lo sfascio dell'ideologia comunista nell'Europa orientale[33], e che non fu realmente sciolta solo per il vizio italiano di garantire stipendi ai dipendenti di enti ormai divenuti inutili[34].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Indro Montanelli, Avrei dato con entusiasmo l' adesione al Gladio, Corriere della Sera, 7 giugno 1997.
  2. ^ Vincenzo Vinciguerra aderì nel 1974 ad Avanguardia Nazionale.
  3. ^ a b (EN) "Terrorism in Western Europe: An Approach to NATO's Secret Stay-Behind Armies" Acrobat file ETH Zurich progetto su Gladio diretto da Daniele Ganser.
  4. ^ Aldo Cazzullo, Cossiga compie 80 anni: «Moro? Sapevo di averlo condannato a morte», Corriere della Sera, 8 luglio 2008.
  5. ^ Relazione del Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato sugli appunti sequestrati all'on. Bettino Craxi, 26 ottobre 1995.
  6. ^ a b Si veda il documento desecretato
  7. ^ Roberto Bianchini e Giorgio Cecchetti, La CIA fino al 1975 finanziava Gladio, la Repubblica, 30 novembre 1990.
  8. ^ Comunicazioni del presidente, Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, seconda seduta, 23 ottobre 1996.
  9. ^ a b c Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991.
  10. ^ Renato Farina, Cossiga mi ha detto, Venezia, Marsilio, 2011.
  11. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  12. ^ Dichiarazioni di Luigi Tagliamonte, nel dossier del partito dei Democratici di Sinistra "Stragi e terrorismo: strumenti di lotta politica", riportate dal sito almanaccodeimisteri.info
  13. ^ Indro Montanelli, Andreotti e Pecorelli: come un romanzo, Corriere della Sera, 16 dicembre 1995.
  14. ^ 1945 - 1974. "Stragi e terrorismo: strumenti di lotta politica", il dossier DS, riportato dal sito archivio900.it
  15. ^ Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.
  16. ^ (EN) Secret agents, freemasons, fascists... and a top-level campaign of political destabilisation, The Guardian, 5 dicembre 1990.
  17. ^ Giuliano Gallo, Gladio, assoluzione per l' ex vertice Sismi: «Non hanno mentito», Corriere della Sera, 4 luglio 2001.
  18. ^ Daniele Mastrogiacomo, Maletti: Confermato il coinvolgimento Usa, la Repubblica, 2 dicembre 2000.
  19. ^ a b c Daniele Mastrogiacomo, Piazza Fontana, matrice estera, la Repubblica, 21 marzo 2001.
  20. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, ventisettesima seduta, audizione Francesco Cossiga, 27 novembre 1997.
  21. ^ Raccolta di articoli di quotidiani relativi all'interrogatorio del 21 marzo 2001 dell'ex generale Maletti, sul sito almanaccodeimisteri.info
  22. ^ (EN) Terrorists 'helped by CIA' to stop rise of left in Italy, The Guardian, 26 marzo 2001.
  23. ^ Licio Gelli dichiarò: «Giulio Andreotti sarebbe stato il vero “padrone” della Loggia P2? Per carità… io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l'Anello» (intervista al settimanale Oggi, Roma, 15 febbraio 2011; Gelli: «Berlusconi? Un debole. E Fini è un uomo senza carattere», Corriere della Sera.
  24. ^ a b Franca Selvatici, Macché Gladio bis, le autorità sapevano Gaetano Saya si difende, la Repubblica, 7 febbraio 2005.
  25. ^ Filippo Ceccarelli, Gladio, P2, falangisti l'Italia che sogna il golpe, la Repubblica, 3 luglio 2005.
  26. ^ Marco Imarisio, Così reclutavano: «Facciamo un'altra Gladio», Corriere della Sera, 3 luglio 2005.
  27. ^ «Polizia parallela», due arresti Decine di indagati tra appartenenti alle forze dell'ordine. La scoperta della struttura indagando su Quattrocchi, Corriere della Sera, 2 luglio 2005.
  28. ^ copia cache del sito web che in seguito venne chiuso dalle autorità
  29. ^ Italy Nabs 2 in 'Parallel' Police Scheme & others news, Indymedia, 3 luglio 2005.
  30. ^ Sono 150 gli iscritti, consegnerò i nomi, la Repubblica, 2 luglio 2005.
  31. ^ Up to 200 Italian police 'ran parallel anti-terror force', The Independent, 5 luglio 2005. (URL accessed on March 26, 2013)
  32. ^ Italy probes 'parallel police', BBC News, 1º luglio 2005.
  33. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991. «La sorpresa ostentata da molte parti politiche per la scoperta di Gladio è del resto poco credibile. Se n'era parlato molto – pur senza specificare il nome dell'organizzazione – negli anni precedenti. Ma a quel punto – estate del 1990 – Gladio divenne un'arma preziosa per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dallo sfascio della ideologia e dei partiti comunisti, e per avvalorare la tesi che l'Italia fosse vissuta in una falsa democrazia, viziata da presenze poliziesche, autoritarie e golpiste.».
  34. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993. «Quanto all'interrogativo angoscioso che scaturisce dal Cassonpensiero (perché mai se non c'era nulla di losco in Stay Behind non lo si abolì quando era ormai superfluo?), interrogativo che, posto a quel modo, sembra comportare una sola risposta (non lo si abolì per covare il golpe) noi azzardiamo una spiegazione più banale e più semplice. Gladio era diventato un ente inutile. E quando mai in Italia si abolisce un ente inutile che comporta uffici, segreterie, auto blu, indennità speciali per chi lo comanda? Il merito d'aver conseguito la soppressione d'un ente inutile – ma solo quello – a Casson va riconosciuto.».

Bibliografia sulla Gladio italiana[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]