Rocco Chinnici

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Rocco Chinnici

Rocco Chinnici (Misilmeri, 19 gennaio 1925Palermo, 29 luglio 1983) è stato un magistrato italiano.

Il suo nome è legato all'idea dell'istituzione del "pool antimafia", che diede una svolta decisiva nella lotta contro Cosa nostra, ambito in cui viene considerato una delle personalità più importanti, insieme ai colleghi ed amici Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La formazione e l'ingresso in magistratura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di viale Lazio.

Fu alunno del Liceo Classico Umberto I di Palermo. Dopo i bombardamenti alleati che sconvolsero Palermo, ultimò gli studi liceali percorrendo a piedi quotidianamente il tratto di strada che separava Misilmeri, dove viveva, da Palermo, perché la ferrovia era ormai inutilizzabile. Conseguì la maturità nel 1943. Si iscrisse poi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'ateneo della stessa città e si laureò il 10 luglio 1947[1][2]. Durante gli studi, per alleviare l'impegno economico sostenuto dalla famiglia, aveva lavorato all'ufficio del registro di Misilmeri[3]. Qui conobbe anche Agata Passalacqua, giovane docente di scuola media che sarebbe poi divenuta sua moglie.[3]

Entrò nella magistratura italiana nel 1952, avendo come prima destinazione il tribunale di Trapani come uditore giudiziario. In seguito fu pretore a Partanna, dal 1954 al 1966, anno in cui pervenne a Palermo, ove il 9 aprile[3] prese servizio presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale, nel ruolo di giudice istruttore[1][2].

Nel 1970 gli fu assegnato il caso della cosiddetta "strage di viale Lazio", in cui figuravano molti nomi di criminali di mafia destinati a successiva maggior notorietà.[3] Nel 1975, giunto al grado di magistrato di Corte d'Appello, fu nominato Consigliere Istruttore Aggiunto. Divenne magistrato di Cassazione e Consigliere Istruttore dopo altri quattro anni e come tale[3], in quel 1979 in cui fu ucciso Cesare Terranova, fu chiamato alla carica di dirigente dell'Ufficio in cui già lavorava sull'onda dell'emozione per quel delitto "eccellente"[4][5].

La lotta a Cosa nostra e il pool antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Altri omicidi seguirono non molto tempo dopo, nel 1980, quando Cosa nostra uccise il capitano dell'Arma dei Carabinieri Emanuele Basile (4 maggio) e il procuratore Gaetano Costa (6 agosto), amico di Chinnici, con cui aveva condiviso indagini sulla mafia, i cui esiti i due giudici si scambiavano in tutta riservatezza dentro un ascensore di servizio del palazzo di Giustizia[6]. Dopo questo omicidio[7] Chinnici ebbe l'idea di istituire una struttura collaborativa fra i magistrati dell'Ufficio (poi nota come pool antimafia)[8], conscio che l'isolamento dei servitori dello stato li espone all'annientamento e li rende vulnerabili, in particolare i giudici e i poliziotti poiché, uccidendo chi indaga da solo, si seppellisce con lui anche il portato delle sue indagini[3][6].

Entrarono a far parte della sua squadra alcuni giovani magistrati fra i quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con quest'ultimo condivideva il giorno di nascita, il 19 gennaio. Altro avrebbe legato le tre figure qualche anno dopo. Disse Chinnici in un'intervista:

«Un mio orgoglio particolare è una dichiarazione degli americani secondo cui l'Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre magistrature d'Italia. I magistrati dell'Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero[1]

Tra le indagini più delicate di quel periodo, vi fu la cosiddetta "inchiesta Spatola", che riguardava una pericolosa banda di trafficanti internazionali di eroina ed era scaturita dai mandati di cattura che costarono la vita al procuratore Costa: Chinnici non esitò ad affidare l'indagine a Falcone, il quale avviò rivoluzionarie verifiche bancarie sui movimenti di denaro sporco e sulle misteriose relazioni dei trafficanti con il bancarottiere Michele Sindona[9]. Chinnici coordinò anche le scottanti inchieste sui "delitti politici" del segretario provinciale della DC Michele Reina, del Presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, del segretario regionale del PCI Pio La Torre e del Prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa[10][11][12].

Nel luglio 1982, sulla scrivania di Chinnici arrivò il cosiddetto "Rapporto dei 162" (Greco Michele + 161), redatto congiuntamente da Polizia e Carabinieri che metteva in luce, per la prima volta, gli schieramenti mafiosi coinvolti nella seconda guerra di mafia allora in corso, sia i gruppi "perdenti" (la fazione Bontate-Inzerillo-Badalamenti) che "vincenti" (i Corleonesi di Totò Riina), e i relativi omicidi con scrupolose verifiche e riscontri, ottenuti anche servendosi di preziosi "confidenti": Chinnici decise di affidare l'istruttoria riguardante le indagini basate sul Rapporto sempre al giudice Falcone e il risultato di tale imponente lavoro sarà il primo grande processo a Cosa nostra, il cosiddetto maxi processo di Palermo[3][13]. Sulla base delle risultanze del Rapporto dei 162, Chinnici avrebbe voluto emettere un mandato di cattura per associazione mafiosa nei confronti dei potenti imprenditori Nino ed Ignazio Salvo[14] ed espresse tale volontà ad alcuni suoi collaboratori (i funzionari di polizia Ninni Cassarà[15] e Francesco Accordino e il capitano dei carabinieri Angiolo Pellegrini) ma Falcone si oppose, affermando che occorrevano più prove per procedere all'arresto[16].

L'attività culturale[modifica | modifica wikitesto]

Chinnici partecipò in qualità di relatore a molti congressi e convegni giuridici e socioculturali, e credeva nel coinvolgimento dei giovani nella lotta contro la mafia, recandosi nelle scuole per parlare agli studenti della mafia e del pericolo della droga[2]. Questo pericolo ebbe ad esplicitare poco prima di morire, in una nota intervista a I Siciliani di Pippo Fava[17]:

«[s]ono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia. In questo tempo storico infatti il mercato della droga costituisce senza dubbio lo strumento di potere e guadagno più importante. Nella sola Palermo c'è un fatturato di droga di almeno quattrocento milioni al giorno, a Roma e Milano addirittura di tre o quattro miliardi. Siamo in presenza di una immane ricchezza criminale che è rivolta soprattutto contro i giovani, contro la vita, la coscienza, la salute dei giovani.
Il rifiuto della droga costituisce l'arma più potente dei giovani contro la mafia.»

In altra occasione aveva detto:

«Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi [...] fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai[18]

Fu anche uno studioso del fenomeno mafioso, del quale diede in più occasioni definizioni molto decise. Nella sua relazione sulla mafia tenuta nell'incontro di studio per magistrati organizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura a Grottaferrata il 3 luglio 1978 così si era espresso:

«Riprendendo il filo del nostro discorso, prima di occuparci della mafia del periodo che va dall'unificazione del Regno d'Italia alla prima guerra mondiale e all'avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell'unificazione, non era mai esistita in Sicilia.»

e più oltre aggiunge:

«La mafia [...] nasce e si sviluppa subito dopo l'unificazione del Regno d'Italia.[19]»

Più tardi, nella detta intervista a I Siciliani, approfondì la definizione:

«La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza. [...] La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere. Se lei mi vuole chiedere come questo rapporto di complicità si concreti, con quali uomini del potere, con quali forme di alleanza criminale, non posso certo scendere nel dettaglio. Sarebbe come riferire della intenzione o della direzione di indagini.[17]»

In una delle sue ultime interviste, Chinnici disse:

«La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare.[20]»

L'attentato e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di via Pipitone.
Targa in via Giuseppe Pipitone Federico 59, Palermo, nel luogo in cui fu ucciso Rocco Chinnici

Rocco Chinnici fu ucciso alle 8 del mattino del 29 luglio 1983 con una Fiat 126 verde, imbottita con 75 kg di esplosivo parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Giuseppe Pipitone Federico a Palermo[21], all'età di cinquantotto anni. Ad azionare il telecomando che provocò l'esplosione fu Antonino Madonia, boss di Resuttana, che si trovava nascosto nel cassone di un furgone rubato parcheggiato nelle vicinanze di via G. Pipitone Federico[22]. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico in cui Chinnici viveva, Stefano Li Sacchi. L'unico superstite fu l'autista Giovanni Paparcuri, che riportò gravi ferite. I primi ad accorrere sul teatro della strage furono due dei figli di Chinnici, Elvira e Giovanni, rispettivamente di 24 e 19 anni, che erano in casa al momento dell'esplosione. Dopo i funerali, la salma di Chinnici venne tumulata presso il cimitero comunale di Misilmeri, suo paese natale.

Nel 2002 la Corte d'assise di Caltanissetta, dopo un complicato iter processuale durato quasi vent'anni, ha condannato all'ergastolo come mandanti dell'attentato i vertici della "Cupola" mafiosa (Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Antonino Geraci, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Salvatore Buscemi, Salvatore Montalto, Matteo Motisi, Giuseppe Farinella) e, come esecutori materiali, Antonino Madonia, Calogero Ganci, Stefano Ganci, Vincenzo Galatolo, Giovanni Brusca, Giuseppe Giacomo Gambino, Giovan Battista Ferrante, Francesco Paolo Anzelmo.[23]

La scoperta del "diario" di Chinnici[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la strage di via Pipitone Federico, i familiari del giudice Chinnici trovarono tra le sue carte un'agenda su cui erano annotati una serie di pensieri, appunti e considerazioni in merito alle situazioni che viveva, in particolare riguardanti l'ambito della sua vita professionale: si leggevano commenti molto pesanti soprattutto sull'attività dei colleghi della Procura di Palermo (Giovanni Pizzillo, Ugo Viola, Francesco Scozzari e Vincenzo Pajno), accusati addirittura da Chinnici di complicità con ambienti mafiosi e di ostacolare le indagini del suo ufficio[24][25]. La famiglia consegnò il "diario" alla Procura di Caltanissetta, che si occupava delle indagini sulla strage, che a sua volta lo trasmise al Consiglio Superiore della Magistratura, la quale aprì un procedimento nei confronti dei magistrati citati[26]. Falcone, convocato in audizione davanti al CSM, affermò:

«Il collega Chinnici prendeva appunti su tutti gli episodi che gli apparivano inconsueti e questo perché temeva che le persone che potessero volere la sua morte avrebbero potuto annidarsi anche all’interno del palazzo di giustizia. Egli mi sollecitava a fare altrettanto, dicendomi che in caso di una mia morte violenta gli appunti avrebbero potuto costituire una traccia per risalire agli assassini...»

La pubblicazione di ampi stralci del "diario" sulla stampa causò numerose polemiche, con conseguente imbarazzo e preoccupazione nelle Istituzioni e negli uffici giudiziari coinvolti[27]. Infine nel settembre 1983 il CSM chiuse il caso, disponendo il trasferimento d'ufficio nei confronti del solo Scozzari, che invece preferì dimettersi spontaneamente dalla magistratura[28][29].

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

«Né la generale disattenzione né la pericolosa e diffusa tentazione alla convivenza col fenomeno mafioso - spesso confinante con la collusione - scoraggiarono mai quest'uomo, che aveva, come una volta mi disse, la "religione del lavoro".»

(Paolo Borsellino[1][30])

In suo onore nel 1985 è stato istituito il "Premio Rocco Chinnici". Tra i vincitori: Valentino Picone[31], Michele Guardì[31], Giuseppe Tornatore[31], Fortunato Di Noto[32], Marco Travaglio, Giorgio Bongiovanni, Marco Benanti, Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte[32], Pif, Leonardo Guarnotta[33], Carlo Palermo[33], Luigi Savina[33], Enrico Bellavia[33], Luigi Rizzi[34], Federico Cafiero De Raho[34], Antonio Tajani[34], Sergio Castellitto[34], Federica Angeli[34], Paolo Borrometi[34], Luca Barbareschi[34], e tanti altri[32]. Tra i premiati nelle sezioni scuole, anche i ragazzi di Addiopizzo di Palermo[32]. Rocco Chinnici è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi.

Nel 2014 la figlia Caterina, anche lei magistrato, ha pubblicato un libro di ricordi dal titolo È così lieve il tuo bacio sulla fronte[35]. Attualmente è europarlamentare del Partito Democratico dal 2014.

È uno dei personaggi del film La mafia uccide solo d'estate, della miniserie TV Il capo dei capi, della miniserie TV Paolo Borsellino e del film Felicia Impastato.

Il 6 marzo 2014 in occasione della terza Giornata europea dei Giusti gli è stato dedicato un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano[36].

Il 23 gennaio 2018 va in onda su Rai1 il film TV Rocco Chinnici - È così lieve il tuo bacio sulla fronte, diretto da Michele Soavi, in cui il magistrato è interpretato da Sergio Castellitto.[37]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2015 è onorato come Giusto al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano[38].

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, consapevole dei rischi cui andava incontro quale Capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, dedicava ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la sfida sempre più minacciosa lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Barbaramente trucidato In un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la sua vita al servizio della giustizia, dello Stato e delle istituzioni»
— Palermo, 29 luglio 1983[39]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Monografia in "Per non dimenticare", Ministero dei Beni Culturali d'Italia
  2. ^ a b c Cenni biografici sul sito della Fondazione Rocco Chinnici Archiviato il 14 ottobre 2013 in Internet Archive.
  3. ^ a b c d e f g Monografia sul sito della Fondazione Rocco Chinnici Archiviato l'11 giugno 2013 in Internet Archive.
  4. ^ Enrico Deaglio, Patria 1978-2008, Il Saggiatore, 2010 - ISBN 8865760680
  5. ^ Francesco La Licata, Storia di Giovanni Falcone, Feltrinelli, 2002 - ISBN 8807817039
  6. ^ a b Saverio Lodato, Quarant'anni di mafia: Storia di una guerra infinita, Edizioni Bur, 2012 - ISBN 8858625463
  7. ^ Il Giornale d'Italia, Quando la mafia ammazzò il padre del "pool"
  8. ^ Nasce l'idea del pool antimafia,e agli inizi del 1980. Trattativa stato mafia. Cronaca. 25 agosto 2012
  9. ^ Attilio Bolzoni, Il “metodo Falcone” era lui stesso, uomo e giudice, su Mafie. URL consultato il 28 gennaio 2022.
  10. ^ Blog | Sergio Mattarella, l'omicidio di Piersanti e il diario di Chinnici, su Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2015. URL consultato il 28 gennaio 2022.
  11. ^ I BOSS DELLA MAFIA VINCENTE DIETRO LA STRAGE DALLA CHIESA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 28 gennaio 2022.
  12. ^ FIRMAVA SOLO 'DELITTI ECCELLENTI' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 28 gennaio 2022.
  13. ^ UCCIDENDO CHINNICI LA MAFIA CI HA SFIDATO E ORA DOVRA PAGARE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 27 gennaio 2022.
  14. ^ A PALERMO LA PROCURA CHIEDE IL CONFINO PER I DUE SALVO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 gennaio 2022.
  15. ^ NINNI CASSARA' , IL CASO E' CHIUSO? - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 27 gennaio 2022.
  16. ^ Attilio Bolzoni, Quei viceré (mafiosi) della Sicilia, su Mafie. URL consultato il 27 gennaio 2022.
  17. ^ a b Testo dell'intervista Archiviato l'8 giugno 2013 in Internet Archive. sul sito della fondazione Chinnici
  18. ^ La seconda parte della frase è citata in molte fonti, fra le quali Vincenzo Ceruso, Uomini contro la mafia, Newton Compton, 2012 - ISBN 8854144126
  19. ^ antimafiaduemila.it, Ricordando Rocco Chinnici Archiviato il 24 aprile 2014 in Internet Archive.
  20. ^ Elena Invernizzi, Stefano Paolocci, Un orsacchiotto con le batterie. Il depistaggio sulla strage di via d'Amelio, Round Robin Editrice, 2012 - ISBN 889573162X
  21. ^ SkyTg24, "Il boato e un cratere": trent'anni fa moriva Rocco Chinnici
  22. ^ Chinnici, ecco i mandanti - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 16 gennaio 2021.
  23. ^ Strage Chinnici, 12 ergastoli assolti i boss Motisi e Farinella - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 9 ottobre 2022.
  24. ^ Testo integrale del "diario" di Rocco Chinnici (PDF), su archivioantimafia.org.
  25. ^ PAJNO SOTT' INCHIESTA IL CSM VUOLE LA VERITA' SUL DOSSIER-INSALACO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 27 gennaio 2022.
  26. ^ Bruno Miserendino, Il CSM trasferisce un giudice. I sospetti nel diario Chinnici (PDF), su archivio.unita.news, L'Unità, 9 settembre 1983.
  27. ^ Rocco Chinnici, su csm.it.
  28. ^ TORNA LA SPEDIZIONE DEL CSM CON IL SUO CARICO DI DOSSIER - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 27 gennaio 2022.
  29. ^ Vincenzo Vasile, Scozzari se ne va dalla magistratura (PDF), in L'Unità, 11 settembre 1983.
  30. ^ Paolo Borsellino, prefazione a "L'illegalità protetta", raccolta postuma dei suoi scritti
  31. ^ a b c "Terza edizione Premio Rocco Chinnici". Misilmeri Blog. 14 gennaio 2009.
  32. ^ a b c d Storia del Premio Rocco Chinnici. Tiscali. Scuola.
  33. ^ a b c d XIV EDIZIONE PREMIO " ROCCO CHINNICI", in circolochinnici.it, 2016. URL consultato il 14 marzo 2019.
  34. ^ a b c d e f g Piazza Armerina, Premio Rocco Chinnici: i premiati, in StartNews, 28 maggio 2018. URL consultato il 14 marzo 2019.
  35. ^ Libri: l'omaggio di Caterina Chinnici al padre Rocco, giudice ucciso dalla mafia - Il Fatto Quotidiano
  36. ^ Gariwo, Testimonianza al Giardino del Monte Stella di Caterina e Giovanni Chinnici
  37. ^ http://www.ufficiostampa.rai.it/dl/UfficioStampa/Articoli/ROCCO-CHINNICI-452d2a00-96cc-40ac-9a37-656798d51f5f.html
  38. ^ Giornata dei Giusti 2015, su it.gariwo.net.
  39. ^ Medaglia d'oro al valor civile, Onorificenze, su quirinale.it, Presidenza della Repubblica. URL consultato il 28 dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rocco Chinnici, L'illegalità protetta, Glifo Edizioni, 2017, ISBN 978-88-98741-34-2
  • Manfredi Giffone, Fabrizio Longo, Alessandro Parodi, Un fatto umano - Storia del pool antimafia, Einaudi Stile Libero, 2011, graphic novel, ISBN 978-88-06-19863-3
  • Leone Zingales. Rocco Chinnici, l'inventore del pool antimafia. Edizioni Limina, 2006. ISBN 8860410096, ISBN 978-8860410092
  • Antonella Mascali, Lotta civile. Contro le mafie e l'illegalità, Chiarelettere 2009.
  • Alessandra Dino, L'innovazione di Rocco Chinnici, in AA.VV., "La mafia esiste ancora. Mafia e antimafia prima e dopo le stragi del 1992", Roma, l'Unità, 2004, pp. 78–80.
  • Fabio De Pasquale - Eleonora Iannelli, Così non si può vivere. Rocco Chinnici: la storia mai raccontata del giudice che sfidò gli intoccabili, Roma, Castelvecchi Editore, 2013.
  • Caterina Chinnici, È così lieve il tuo bacio sulla fronte, Mondadori, 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore:
Cesare Terranova
Capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (1979-1983) Successore:
Antonino Caponnetto
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