Francesco Mangiameli

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Francesco "Ciccio" Mangiameli

Francesco "Ciccio" Mangiameli (Palermo, 15 gennaio 1950[senza fonte]Roma, 9 settembre 1980) è stato un politico e insegnante italiano, dirigente siciliano di Terza posizione. Venne ucciso, il 9 settembre 1980, nei pressi di Roma, da alcuni appartenenti al gruppo neofascista Nuclei armati rivoluzionari: Valerio e Cristiano Fioravanti, Giorgio Vale, Francesca Mambro e Dario Mariani..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Docente di lettere agli istituti superiori. Nei primi anni '70 è nel FUAN di Palermo con Pierluigi Concutelli, ma presto abbandonò le organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano per aderire ad organizzazioni della destra extraparlamentare di quel tempo: prima in Ordine Nuovo e poi nel Fronte Nazionale divenendone, dal 1975, il referente per la Sicilia.

Poco dopo aderì a Lotta Popolare, e quando si sciolse nel 1978, prese parte alla fondazione di Terza posizione dove, ben presto, divenne membro della direzione nazionale con funzione di guida, assieme a Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Giuseppe Dimitri.[1]

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

« Dai discorsi fattimi la mattina capii che avevano deciso di agire non solo nei confronti del Mangiameli ma anche nei confronti di sua moglie e perfino della bambina. Mio fratello Valerio quella mattina che ci vedemmo diceva che al limite interessava più la bambina dello stesso Mangiameli. Comunque, la mattina le motivazioni delle azioni da compiere contro il Mangiameli erano sempre le solite e cioè la questione dei soldi, la questione della evasione di Concutelli. »

(Interrogatorio di Cristiano Fioravanti del 26 marzo 1986[2])

Mangiameli venne ucciso, il 9 settembre 1980, da un commando formato da Cristiano e Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Dario Mariani, Giorgio Vale, tutti appartenenti ai Nuclei armati rivoluzionari, gruppo terroristico dello spontaneismo armato di estrema destra. Portato con una scusa nella pineta di Castel Fusano venne quindi trucidato a colpi di pistola: mentre Valerio cominciava ad insultarlo e a chiedergli conto dei soldi spariti, Cristiano estrasse la pistola e lo colpì passando poi l'arma nelle mani del fratello e infine di Vale che lo finirono. Il corpo, zavorrato con pesi, venne poi rinvenuto nel laghetto romano di Tor de' Cenci, l'11 settembre del 1980 dalle forze dell'ordine.[3]

« Fu poi compiuto l'omicidio del Mangiameli e come ho detto, sua moglie non venne all'appuntamento. Il giorno dopo rividi Valerio e lui era fermo nel suo proposito di andare in Sicilia per eliminare la moglie e la bambina di Mangiameli, e diceva che bisognava agire in fretta prima che venisse scoperto il cadavere di Mangiameli e la donna potesse fuggire. Io non riuscivo a capire questa insistenza nell'agire contro la moglie e la figlia di Mangiameli, una volta che questo era stato ormai ucciso e allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi dal (rectius: al) Mangiameli e relativi, sempre, all'evasione di Concutelli oltre ad appoggi di tipo logistico in Sicilia. Poi l’azione contro le due donne non avvenne in quanto il cadavere di Mangiameli fu poco dopo ritrovato. »

(Interrogatorio di Cristiano Fioravanti del 26 marzo 1986[4])

Accusato di aver sottratto agli stessi NAR i soldi destinati ad organizzare l'evasione del terrorista nero Pierluigi Concutelli, leader di Ordine nuovo e killer del giudice Vittorio Occorsio. Queste motivazioni dell'assassinio Mangiameli, in realtà, sono state definite assurde dagli inquirenti e dai magistrati:

L’eventualità che Mangiameli fosse pericoloso perché sapeva del progetto di evasione di Concutelli rasenta l’assurdo: in primo luogo, perché Mangiameli era addirittura il promotore di quella iniziativa e, per ragioni analoghe a quelle evidenziate dalla S.C. in relazione all’omicidio Mattarella, egli aveva da temere più di ogni altro dalla divulgazione del piano al di fuori dell’ambiente. In secondo luogo, va ricordato che quel progetto era in via di realizzazione già da molti mesi ed è pacifico che era conosciuto da molte persone, specie nell’ambiente carcerario, oltre che in tutto l’ambiente della destra eversiva[5].

Nella sentenza si fa anche lunga menzione anche della volontà di uccidere, da parte di Fioravanti, anche la moglie e la figlia di Mangiameli: elementi che fanno pensare ad un altro motivo, più profondo, che non questioni di soldi. Cristiano Fioravanti (che partecipò al delitto senza conoscerne realmente le ragioni), avanzò la tesi che Mangiameli potesse essere stato testimone, nella sua casa di Palermo, degli accordi presi da Valerio con altre persone del luogo, in vista dell'omicidio del politico siciliano Piersanti Mattarella. Nella sentenza di Appello per la Strage di Bologna (consultabile integralmente)[6], il giudice ravvisa nella strage stessa, compiuta il 2 agosto 1980 da Fioravanti e Mambro, il movente dell'omicidio Mangiameli:

"Mangiameli era nelle condizioni di conoscere fatti e circostanze estremamente importanti in relazione alla strage. La vicenda Spiazzi aveva rivelato che egli era un inaffidabile depositario di quelle conoscenze. Gli imputati, conseguentemente, avevano fondati motivi di preoccuparsene e di volere la eliminazione del pericolo. (...). Del resto, il convincimento che l’omicidio Mangiameli fosse direttamente connesso con la strage di Bologna non è soltanto il risultato di una argomentazione logica compiuta in sede giudiziaria a distanza di tempo dagli eventi. Invero, il volantino diffuso dai militanti palermitani di Terza Posizione tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere sta chiaramente a dimostrare che gli amici di Mangiameli giunsero subito alla medesima conclusione. Si legge, infatti, nel volantino: “L’ignobile strage di Bologna, che tanto da vicino ricorda … quelle di piazza Fontana, di Brescia, di Peteano, del treno Italicus, ha forse fatto la sua 85a vittima?” "[7].

La vicenda Spiazzi riguarda un'intervista che il colonnello dell'esercito, ma vicino ad ambienti dell'estrema destra, rilasciò a Giuseppe Nicotri per il settimanale "L'Espresso", . In questa intervista Spiazzi: "diceva apertamente che Ciccio stava per parlare. Su di lui presto sarebbe arrivata la polizia: perché a Bologna, subito dopo l'esplosione alla stazione, Sergio Picciafuoco aveva dovuto dichiarare la propria identità, e si era presentato con il falso nome di Vailati, che riconduceva ad Alberto Volo, amico di Cicciccio Mangiameli e vicino al gruppo palermitano di Terza Posizione"[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In ricordo di Francesco “ Ciccio” Mangiameli su Blogspot.it
  2. ^ Corte di Assise di Appello di Bologna. Sentenza del 16 maggio 1994 Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive. su Stragi.it
  3. ^ Rao, 2009, p. 295
  4. ^ Corte di Assise di Appello di Bologna. Sentenza del 16 maggio 1994 Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive. su Stragi.it
  5. ^ Sulle spiegazioni fornite sull’omicidio Mangiameli – sentenza appello strage Bologna 1994, su La strage dell'Italicus - 4 agosto 1974, 20 agosto 2016. URL consultato il 20 agosto 2016.
  6. ^ Indice Sentenza 16 maggio 1994 - Strage 2 ago 80, su www.stragi.it. URL consultato il 20 agosto 2016.
  7. ^ Il significato del crimine – sentenza appello strage di Bologna 16.05.1994, su La strage dell'Italicus - 4 agosto 1974, 20 agosto 2016. URL consultato il 20 agosto 2016.
  8. ^ Roberto Scardova e Paolo Bolognese, Stragi e mandanti, Aliberti, 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, Dalai, 2007, ISBN 88-6073-178-X.
  • Nicola Rao, Il piombo e la celtica. Storie di terrorismo nero. Dalla guerra di strada allo spontaneismo armato, Sperling & Kupfer, 20089, ISBN 978-88-200-4773-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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