Strage di piazza della Loggia

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Coordinate: 45°32′23″N 10°13′11″E / 45.539722°N 10.219722°E45.539722; 10.219722

Strage di piazza della Loggia (Brescia)
Strage piazza della Loggia.png
I primi soccorsi alle vittime dopo l'attentato
Stato Italia Italia
Luogo Brescia
Data 28 maggio 1974
10:12
Tipo Esplosione di una bomba
Morti 8
Feriti 102
Responsabili Ordine Nuovo
tramite Carlo Digilio, Marcello Soffiati, Ermanno Buzzi (riconosciuti colpevoli post mortem in via definitiva[1]) e Maurizio Tramonte (condanna in appello) come esecutori materiali; Carlo Maria Maggi come mandante (condanna in appello)
Motivazione

La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del sindacalista della CISL Franco Castrezzati, dell'On. Adelio Terraroli del PCI e del segretario della camera del lavoro di Brescia Gianni Panella. L'attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.[2]

Dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, vennero riconosciuti colpevoli e condannati alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo; quali esecutori materiali vennero riconosciuti Ermanno Buzzi (nel frattempo assassinato in carcere) e Maurizio Tramonte (condannato in appello, in qualità di "fonte Tritone" dei Servizi Segreti Italiani), assieme ai già deceduti Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (il quale ha trasportato l'ordigno). Come mandante è stato condannato, in appello, il dirigente ordinovista Carlo Maria Maggi. Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l'ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti furono assolti.

È considerato uno degli attentati più gravi degli anni di piombo, assieme alla strage di Piazza Fontana del 1969 (17 morti), alla strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e alla strage di Bologna del 1980 (85 morti).

La bomba[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 i periti balistici della Corte d'Appello di Brescia il generale Romano Schiavi ed il professor Alberto Brandone hanno ribadito la loro precedente perizia che la bomba era costituita da una miscela di gelignite e dinamite, mentre nel 2010 i periti del processo che portò all'assoluzione in forma dubitativa di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti e Francesco Delfino hanno affermato che la bomba era costituita in gran parte da tritolo[3][4][5].

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Le vittime furono[3]:

  • Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante di francese.
  • Livia Bottardi in Milani, 32 anni, insegnante di lettere alle medie.
  • Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante di fisica.
  • Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante.
  • Euplo Natali, 69 anni, pensionato, ex partigiano.
  • Luigi Pinto, 25 anni, insegnante.
  • Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio.
  • Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio.

I funerali[modifica | modifica wikitesto]

La camera ardente di sei delle otto vittime venne allestita nel salone Vanvitelliano del municipio. Il funerale si svolse nella stessa Piazza della Loggia, luogo dell'attentato, alla presenza del capo dello stato Giovanni Leone, del presidente del consiglio Mariano Rumor e dei principali leader di partito. La cerimonia venne officiata dal vescovo di Brescia Luigi Morstabilini, gli oratori furono il sindacalista Franco Castrezzati, già presente al momento dell'esplosione, il deputato socialista bresciano Gianni Savoldi del comitato antifascista, il segretario della CGIL Luciano Lama a nome di tutti i sindacati e il sindaco di Brescia Bruno Boni. La cerimonia venne interamente pagata dal comune di Brescia alle famiglie delle vittime e vide la partecipazione popolare di circa 500.000 persone[3][6].

Le indagini e l'iter giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

La prima istruttoria[modifica | modifica wikitesto]

Manifesto che riproduce il manifesto originale della manifestazione che si teneva in piazza della Loggia il 28 maggio 1974
La piazza pochi istanti dopo l'esplosione

La prima istruttoria della magistratura portò alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Uno di essi, Ermanno Buzzi, in carcere in attesa d'appello, fu strangolato il 13 aprile 1981 dai neofascisti Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, le condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione.

La seconda indagine[modifica | modifica wikitesto]

Un secondo filone di indagine, sorto nel 1984 a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, mise sotto accusa altri rappresentanti della destra eversiva e si protrasse fino alla fine degli anni ottanta; gli imputati furono assolti in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, e prosciolti in appello nel 1989 con formula piena. La Cassazione, qualche mese dopo, confermerà l'esito processuale di secondo grado.

I sospetti di coinvolgimento dei servizi segreti[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage si è costantemente fatta largo l'ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda.[7]

Una ricostruzione siffatta appare sostenuta da una lunga serie di inquietanti circostanze: su tutte, basti pensare in primo luogo all'ordine, impartito dal vicequestore Aniello Damare[8] meno di due ore dopo la strage, affinché una squadra di pompieri ripulisse frettolosamente con le autopompe il luogo dell'esplosione, così spazzando via indizi, reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare alcun sopralluogo o rilievo[9][10]; secondariamente, la misteriosa scomparsa dell'insieme dei reperti prelevati in ospedale dai corpi dei feriti e dei cadaveri, anch'essi di fondamentale importanza ai fini dell'indagine; infine, va segnalata la recente perizia antropologica ordinata dalla Procura di Brescia su una fotografia di quel giorno che comproverebbe la presenza sul luogo della strage di Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo e collaboratore del SID.[11]

Tali oscure circostanze e gli intralci di provenienza istituzionale manifestatisi anche durante il secondo troncone d'indagine, tra cui l'invio nel 1989 da parte del SISMI di una velina relativa a un'improbabile pista cubana, con la precisazione per cui agli atti del Servizio "non esistono ulteriori documenti dai quali si possano trarre utili elementi di valutazione"[12] e la misteriosa fuga di un testimone in Argentina, avvenuta poco prima che i magistrati potessero ascoltarlo, portarono il giudice istruttore Zorzi a denunciare l'esistenza di un meccanismo "che fa letteralmente venire i brividi, soprattutto di rabbia, in quanto è la riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell'esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo".[13][7]

La terza istruttoria[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo alla terza istruttoria, il 19 maggio 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la richiesta di arresto per Delfo Zorzi (oggi cittadino giapponese, non estradabile, con il nome di Hagen Roi) per il coinvolgimento nella strage di piazza della Loggia.

Il 15 maggio 2008 sono stati rinviati a giudizio i sei imputati principali: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi.[14] I primi tre erano all'epoca militanti di spicco di Ordine Nuovo, gruppo neofascista fondato nel 1969 da Clemente Graziani, sulle ceneri del Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti, e più volte oggetto di indagini, pur senza successive risultanze processuali, in merito all'organizzazione e al compimento di attentati e stragi. Ordine Nuovo fu sciolto nel 1973 per disposizione del Ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani con l'accusa di ricostituzione del Partito Fascista. Francesco Delfino fu invece ex generale dei Carabinieri, all'epoca responsabile - con il grado di capitano - del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia, mentre Giovanni Maifredi era ai tempi collaboratore del ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani.[15]

Piazza della Loggia

La prima udienza si è tenuta il 25 novembre 2008.

Il 21 ottobre 2010, dopo cinque giorni e mezzo di ricostruzione delle accuse, i pubblici ministeri titolari dell'inchiesta hanno formulato l'accusa di concorso in strage per tutti gli imputati, ad eccezione di Pino Rauti, per il quale la stessa accusa aveva richiesto l'assoluzione "per non aver commesso il fatto"[16], pur sottolineando la sua responsabilità morale e politica per la strage.[17]

Il 16 novembre 2010 la Corte D'Assise ha emesso la sentenza di primo grado della terza istruttoria, assolvendo tutti gli imputati con la formula dubitativa di cui all'art. 530 comma 2 c.p.p., corrispondente alla vecchia formula dell'insufficienza di prove. Oltre alle assoluzioni di Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Pino Rauti, i giudici hanno disposto il non luogo a procedere per Maurizio Tramonte, per intervenuta prescrizione in ordine al reato di calunnia, e revocato la misura cautelare nei confronti dell'ex militante di Ordine Nuovo Delfo Zorzi.[18][19][20]

Il 14 aprile 2012 la Corte d'Assise d'Appello conferma l'assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali, tuttavia indicando la responsabilità di tre ordinovisti ormai defunti, Carlo Digilio, Ermanno Buzzi e Marcello Soffiati.[21]. Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino. Viene così istruito un nuovo processo d'appello contro Tramonte e Maggi.[22]

Il punto dove è esplosa la bomba, tuttora visibile.

Il 22 luglio 2015 Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi vengono condannati, in appello, all'ergastolo.[23]

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno posto l'accento sui "troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell'epoca delle bombe" che hanno fatto da contorno allo stragismo neofascista degli anni di piombo, facendo ampio riferimento all'"opera sotterranea" condotta da un "coacervo di forze" che di fatto hanno reso "impossibile la ricostruzione dell'intera rete di responsabilità".[24]

« Lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo dibattimentale porta ad affermare che anche questo processo, come altri in materia di stragi, è emblematico dell'opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze di cui ha parlato Vinciguerra [ex ordinovista che si è assunto la responsabilità della Strage di Peteano ndr], individuabili con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza della Stato, nelle centrali occulte di potere che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e hanno sviato, poi, l'intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell'intera rete di responsabilità. Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultra ottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell'epoca delle bombe »
(Motivazioni della sentenza di appello del Tribunale di Milano, 10 agosto 2016.[25])

Un ulteriore troncone di indagine risulta tuttora pendente presso la Procura per i Minorenni di Brescia, a carico del veronese Marco Toffaloni. A seguito di rivelazioni del collaboratore di giustizia Gian Paolo Stimamiglio, al quale Toffaloni, ritenuto dagli inquirenti militante di Ordine Nuovo, avrebbe riferito di "aver avuto un ruolo tutt'altro che marginale nella strage", è stata acquisita una fotografia del giorno della strage che attesterebbe la presenza di Toffaloni, all'epoca diciassettenne, in Piazza della Loggia la mattina del 28 maggio 1974, pochi istanti dopo l'esplosione.[26] È stata così disposta dalla Procura una perizia antropometrica al fine di effettuare una comparazione tra la fotografia e altre ritraenti Toffaloni nella stessa epoca, sequestrate presso i suoi genitori. I risultati di detta perizia, esposti dai consulenti della Procura nel corso dell'incidente probatorio svoltosi il 22 luglio 2016 presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia, hanno confermato la presenza di Toffaloni sul luogo della strage.[27]

Toffaloni, interrogato sui fatti per rogatoria (poiché residente in Svizzera) dal pubblico ministero titolare dell'inchiesta, si è avvalso della facoltà di non rispondere.[28]

Declassificazione degli atti[modifica | modifica wikitesto]

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più classificati e sono perciò liberamente consultabili da tutti.[29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brescia, i giudici condannano a futura memoria: la strage la fecero gli ordinovisti veneti (morti)
  2. ^ Sonoro originale dei momenti dell'attentato
  3. ^ a b c Cronologia dei fatti e del processo riguardante la Strage di Piazza della Loggia
  4. ^ Strage di piazza Loggia, i dubbi sull'ordigno
  5. ^ Strage Piazza Loggia: a uccidere fu una miscela di gelignite e dinamite
  6. ^ Giornale di Brescia 29 maggio 1974
  7. ^ a b Blu Notte - Piazza Della Loggia: Il Luogo Della Memoria
  8. ^ Mirco Dondi, L'Eco del Boato - Storia della Strategia della Tensione 1965-1974, Bari, Laterza, 2016.
  9. ^ Blu Notte - Piazza Della Loggia: Il Luogo Della Memoria
  10. ^ Mirco Dondi, L'Eco del Boato - Storia della Strategia della Tensione 1965-1974, Bari, Laterza, 2016.
  11. ^ Strage di piazza della Loggia, spunta la foto choc della strage - La Repubblica, 30 agosto 2008
  12. ^ Giovanni Bianconi, Figli della notte. Gli anni di piombo raccontati ai ragazzi., città, Baldini&Castoldi, 2014.
  13. ^ L'ex bimbo della strage ora difende le vittime, in Corriere della Sera.it, 18 maggio 2009. URL consultato il 16 agosto 2016.
  14. ^ Brescia, sei rinvii a giudizio per la strage di piazza della Loggia - Repubblica.it, 15 maggio 2008
  15. ^ Piazza della Loggia: I nomi della strage - Senza Soste.it
  16. ^ Strage piazza della Loggia, chiesti 4 ergastoli - Libero Quotidiano
  17. ^ La Repubblica.it - Strage di Brescia, i pm chiedono 4 ergastoli e assoluzione di Rauti.
  18. ^ Brescia: strage piazza della Loggia, assolti i cinque imputati | Prima Pagina | Reuters
  19. ^ Strage di piazza della Loggia, assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove - Adnkronos Cronaca
  20. ^ Una strage senza colpevoli - Cronaca - ANSA.it
  21. ^ Strage di Piazza della Loggia, ci sarà nuovo processo. A giudizio andranno Maggi e Tramonte., in Corriere della Sera, 14 aprile 2012. URL consultato il 16 agosto 2016.]
  22. ^ Strage di Piazza della Loggia, ci sarà nuovo processo. A giudizio andranno Maggi e Tramonte., in Corriere della Sera, 21 febbraio 2014. URL consultato il 16 agosto 2016.]
  23. ^ Piazza della Loggia, condannati all'ergastolo Maggi e Tramonte 41 anni dopo la strage, in Repubblica.it, 22 luglio 2015. URL consultato l'11 agosto 2016.
  24. ^ Strage di Brescia, i giudici: "Fu la destra eversiva, i Servizi appoggiarono Maggi", in Repubblica.it, 10 agosto 2016. URL consultato l'11 agosto 2016.
  25. ^ Strage di Brescia, i giudici: "Fu la destra eversiva, i Servizi appoggiarono Maggi", in Repubblica.it, 10 agosto 2016. URL consultato l'11 agosto 2016.
  26. ^ Wilma Petenzi, Piazza della Loggia, ora è caccia all’esecutore: l’ultima pista porta al «minorenne veronese»., in Corriere della Sera.it, 24 luglio 2015. URL consultato il 16 agosto 2016.
  27. ^ Strage di Piazza della Loggia, indagato da anni viene riconosciuto nelle foto., in Repubblica.it, 22 luglio 2016. URL consultato il 16 agosto 2016.
  28. ^ Piazza della Loggia, riconosciuto Toffaloni., in Bresciaoggi.it, 23 luglio 2016. URL consultato il 16 agosto 2016.
  29. ^ Che fine ha fatto la cancellazione del segreto di Stato?, in glistatigenerali.com, 3 dicembre 2014. URL consultato il 10 marzo 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele Biacchessi, Ombre nere, Milano, Mursia, 2002.
  • Bianca Bardini, Stefania Noventa, 28 maggio 1974. Strage di piazza della Loggia. Le risposte della società bresciana, Brescia, Casa della Memoria, 2003
  • Giancarlo Feliziani, Lo Schiocco - Storie dalla Strage di Brescia, Limina, 2006
  • Giovanni Fasanella e Antonella Grippo, I silenzi degli innocenti, BUR, 2006
  • Paolo Pelizzari, La strage di Brescia tra risposta istituzionale e mobilitazione dal basso. Il punto di vista della sinistra extraparlamentare, Brescia, Casa della Memoria, 2007
  • Silvia Boffelli, Cristina Massentini, Marco Ugolini, Noi sfileremo in silenzio, Ediesse, 2007
  • Alberto Conci, Paolo Grigolli, Natalina Mosna, Sedie Vuote. Gli anni di piombo dalla parte delle vittime, Il Margine, Trento 2008.
  • Paolo Pelizzari, La strage di piazza Loggia e l'occhio statunitense, in «Storia e Futuro», n. 20, giugno 2009 (http://www.storiaefuturo.com/)
  • Paolo Pelizzari, Antifascismi e “strategia della tensione”. La risposta democratica alla bomba di piazza della Loggia, in «Italia contemporanea», n. 256-257, settembre-dicembre 2009
  • Paola Zannoner ha dedicato parte del libro Sopra l'acqua sotto il cielo a questo attentato.
  • Benedetta Tobagi, Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita, Torino, Einaudi, 2013, ISBN 9788806206307.
  • Pino Casamassima, Piazza Loggia, Milano, Sperling & Kupfer, 2014.
  • Mimmo Franzinelli, La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, Milano, Rizzoli, 2008.
  • Francesco Barilli, Matteo Fenoglio, Piazza della Loggia Vol. 1, Padova, Beccogiallo, 2012.
  • Francesco Barilli, Matteo Fenoglio, Piazza della Loggia Vol. 2, Padova, Beccogiallo, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]