Luciano Lama

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Luciano Lama
DISMA25108631a.jpg

Vicepresidente del Senato della Repubblica
Durata mandato 30 aprile 1992 –
14 aprile 1994
Presidente Giovanni Spadolini

Durata mandato 9 luglio 1987 –
22 aprile 1992
Presidente Giovanni Spadolini

Segretario Generale della CGIL
Durata mandato 1970 –
1986
Predecessore Agostino Novella
Successore Antonio Pizzinato

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature X, XI
Gruppo
parlamentare
PCI, PDS
Collegio Castelnovo ne' Monti-Sassuolo (X Leg.), Orvieto (XI)
Incarichi parlamentari
  • Vicepresidente del Senato
  • Presidente della Commissione di inchiesta sulle condizioni di lavoro nelle aziende
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III, IV, V
Gruppo
parlamentare
PCI
Collegio Bologna
Incarichi parlamentari
  • V
    • Componente della XIII Commissione (Lavoro e Previdenza Sociale)
    • Componente della Commissione Parlamentare di vigilanza sulle radiodiffusioni
  • IV
    • Vicepresidente della XIII Commissione (Lavoro e Previdenza Sociale)
  • III
    • Componente della XII Commissione (Industria E Commercio)
    • Componente della XIII Commissione (Lavoro e Previdenza Sociale)
    • Componente della Commissione speciale per L'esame del Disegno di Legge N.1409: "Interventi in favore dell'economia nazionale"
    • Componente della Commissione speciale per l'esame del Disegno n. 2076, delle proposte di Legge nn. 247, 248, 933, 1172, 1714, 1903 e della proposta di inchiesta parlamentare n. 582, concernenti la tutela della libertà di concorrenza
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Titolo di studio Laurea in scienze sociali
Professione Sindacalista

Luciano Lama (Gambettola, 14 ottobre 1921Roma, 31 maggio 1996) è stato un sindacalista, politico e partigiano italiano, noto per essere stato il segretario della CGIL dal 1970 al 1986, Vicepresidente del Senato sotto la presidenza di Giovanni Spadolini dal 1987 al 1994.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luciano Lama nel 1968

Luciano Lama, politico e sindacalista, è stato uno dei più importanti segretari della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil)[1].

Figlio di un capostazione delle ferrovie, nasce il 14 ottobre del 1921 a Gambettola e nel '43 completa gli studi universitari laureandosi a Firenze con Piero Calamandrei.

Durante la Seconda guerra mondiale, Lama è ufficiale di complemento nella fanteria e si trova nei pressi di Cesena, quando una staffetta porta la notizia dell'armistizio. Partecipa alla Resistenza come comandante partigiano, combattendo prima in Romagna, nell'ottava Brigata Garibaldi, e poi nelle fila della Resistenza forlivese dove, grazie anche all'esperienza militare acquisita, è nominato capo di stato maggiore del ventinovesimo Gruppo d'azione patriottica (Gap) "Gastone Sozzi", formazione che opera attivamente per quasi un anno. Nel settembre 1944 prende contatto con il Comando alleato e concorda un piano tattico comune per la sollecita liberazione della città, è alla testa dei partigiani che liberano Forlì dall'occupazione tedesca.

Nello stesso anno, a 23 anni, viene nominato Segretario della ricostituita Camera del lavoro unitaria provinciale di Forlì sotto l'egida del Comitato di liberazione nazionale (CLN), dove sono presenti i rappresentanti di tutti i partiti democratici, comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, socialdemocratici e repubblicani.

Finita la Seconda guerra mondiale, nel '46 si iscrive al Partito comunista italiano mentre l'anno successivo, al primo congresso nazionale, è eletto vicesegretario della Cgil. Incarico che sarà riconfermato nel 1949, al secondo congresso, tenutosi un anno dopo la scissione sindacale.

Nel '47 è uno dei sette vicesegretari del leader storico della Cgil, Giuseppe Di Vittorio, che individua nel giovane romagnolo il proprio erede.

Nel 1952 assume l'incarico di segretario della Federazione italiana lavoratori chimici (Filcea) e poi, nel 1958 passa a dirigere la Federazione italiana operai metallurgici (Fiom). Nello stesso anno è eletto deputato nelle liste del Pci, carica in cui è riconfermato nelle successive elezioni del 1963 e del 1968. In questa veste di parlamentare entra anche a far parte della Commissione parlamentare sui problemi del lavoro[1].

Nel '62 entra a far parte della Segreteria della Cgil nazionale, allora diretta da Agostino Novella, con il compito di seguire il settore contratti e vertenze, subentrando nell'incarico di segretario confederale a Luciano Romagnoli.

E' riconfermato segretario confederale dal VI e dal VII congresso della Cgil. Nel 1969 in nome dell'incompatibilità tra la carica parlamentare e l'azione sindacale, decisa in sede congressuale, presenta le dimissioni dal Parlamento, nonché dalla direzione e dal comitato centrale del Pci.

La distensione internazionale e l'apertura a sinistra iniziata da Amintore Fanfani e Aldo Moro dopo il 1960 contribuiscono a migliorare il clima anche all'interno del sindacato: le tre organizzazioni, Cgil, Cisl e Uil, cominciano a dialogare fra loro ed ad agire in un'ottica unitaria. I primi sintomi di questo nuovo corso tra i sindacati cominciano nelle associazioni di categoria dei metalmeccanici (Fim, Fiom, di cui Lama è leader, Uilm) per poi estendersi a tutto il sindacato.

Nel 1970 Lama diventa segretario generale della Cgil succedendo ad Agostino Novella: incarico che sarà poi riconfermato all'VIII, al IX e al X congresso del sindacato. In questo frangente Lama si impegna affinché, dopo la scissione del 1948, le altre organizzazioni realizzino con la Cgil intese unitarie. Il 24 luglio 1972, grazie al lavoro ed impegno di Bruno Trentin e Vittorio Foa, si arriva ad un patto federativo tra Cgil, Cisl e Uil[1].

Gli anni Settanta sono dunque gli anni dell'affermazione del ruolo politico e sociale del sindacato e della Federazione unitaria Cgil, Cisl, Uil di cui Lama, dal 1972 al 1984 (anno di scioglimento della stessa) diventa Segretario generale, insieme a Bruno Storti e a Raffaele Vanni.

Nel 1975 Lama firma con il presidente della Confindustria Gianni Agnelli l'accordo sul punto unico di contingenza della scala mobile.

Sono questi anche gli anni della trasformazione tecnologica della nostra industria, dell'esplodere della disoccupazione come problema drammatico, non soltanto nell'Italia meridionale.

Nel gennaio del 1978 in un'assemblea all'EUR di Roma propose ai lavoratori una politica di sacrifici, volta a sanare l'economia italiana, rivedendo la posizione del sindacato sul salario come variabile indipendente. Questa scelta venne definita la linea dell'Eur. Contrario ad un diretto coinvolgimento del PCI e del PSI all'interno della CGIL, ebbe nel 1980 un violento diverbio con Gianni Agnelli dopo che la FIAT espulse, collocandoli in cassa integrazione, 23.000 dipendenti. Al termine della sua segreteria, nel 1986, la CGIL poteva dirsi rafforzata in termini di influenza politica in quanto divenne il principale punto di riferimento della maggior parte dei lavoratori dipendenti, in particolare del settore privato; anche il numero degli iscritti aumentò, soprattutto nel triennio 1975-1977[1].

Negli anni del terrorismo, che culminerà nel 1978 con il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro e, il 24 gennaio 1979, con l'uccisione a Genova di Guido Rossa, l'operaio sindacalista assassinato dalle Brigate Rosse. Anche all'indomani della strage di Via Fani, Luciano Lama e il sindacato sono in prima linea nella difesa dello Stato: disponibile alle trattative per l'unità dei lavoratori, egli è irremovibile nel contrasto al terrorismo e si impegna anche personalmente, esponendosi a dure contestazioni, come quella del 17 febbraio 1977 durante un comizio all'Università di Roma fu violentemente contestato da giovani aderenti a posizioni extraparlamentari. Tale episodio passò alla storia come la "cacciata di Lama" e venne citato da Fabrizio De André nella canzone "Coda di Lupo"[2]. Il sindacalista sarebbe tornato alla Sapienza, negli stessi luoghi dove fu aspramente contestato, circa tre anni dopo (13 febbraio 1980[3]): fu tra gli oratori della manifestazione, organizzata in memoria dell'appena scomparso Vittorio Bachelet, nella quale fu condannato fermamente il terrorismo rosso da parte dei partecipanti[3].

La nuova visione del sindacato che Lama mette in campo è a favore di un modello sociale con un forte stato sociale, ma non assistenzialista: una società in cui prevalgono i diritti ed i doveri dei cittadini e dei lavoratori e non i favori per clienti e amici.

Gli anni Ottanta, infine, sono gli ultimi anni di impegno sindacale di Luciano Lama, ma anche fra i più travagliati. Il conflitto si acuisce nell'autunno del 1980 con la vertenza Fiat e la minaccia dei quattordicimila licenziamenti. La rottura della solidarietà nel mondo del lavoro, la lotta alla disoccupazione, la revisione del meccanismo della scala mobile - fattore di inflazione e di appiattimento - sono i temi che Lama si trova ad affrontare.

Ma l'intesa del gennaio 1982 che modifica la copertura della contingenza dura solo per due anni. Il leader della Cgil non riesce ad evitare la rottura con Cisl, Uil e i socialisti del suo sindacato, e soprattutto la prova del referendum. In questo periodo termina l'emergenza del terrorismo e l'azione unitaria del sindacato subisce una grave rottura: nel 1984 l'allora presidente del Consiglio dei ministri, Bettino Craxi, decide di tagliare per decreto (il cosiddetto decreto di San Valentino) quattro punti di scala mobile. Il Pci si oppone e arriva a promuovere un referendum per abrogare tale misura di legge. La consultazione si tiene l'anno successivo ma la maggioranza degli italiani vota contro l'abrogazione del taglio e, quindi, a favore del mantenimento del decreto[1].

Nel 1986 Lama lascia il sindacato e, dopo 17 anni, torna alla politica attiva col il Pci. Nel 1987 fu eletto Senatore come indipendente nelle liste del PCI quindi, nel 1991, entra nel Partito democratico della sinistra, della cui nascita è sostenitore e fautore, e lo rappresenta a Palazzo Madama come Vicepresidente del Senato. e rieletto nel 1992, ma al termine del mandato preferì non ricandidarsi per motivi di età e di salute. La sua attività di parlamentare lo porta, ancora una volta, ad interessarsi dei problemi del lavoro, come membro della Commissione permanente lavoro e previdenza sociale e poi, nel 1992, come presidente di una commissione di inchiesta sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche italiane.

Nel 1988 venne eletto sindaco di Amelia, cittadina in provincia di Terni, dove da tempo possedeva una casa di campagna. Venne riconfermato nelle elezioni del 1994[4], le prime che prevedevano l'elezione diretta del sindaco, e restò in carica sino alla sua morte.

Il 31 maggio 1996, Luciano Lama muore nella sua abitazione romana. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.


Archivio[modifica | modifica wikitesto]

L'archivio Luciano Lama[5] è conservato nella sede dell'Archivio storico della Confederazione generale italiana del lavoro - CGIL. A

Il fondo risulta costituito da sezioni tipologiche. La prima di queste riguarda il carteggio e, a sua volta, è stata divisa in cinque serie: con gli interlocutori istituzionali; ricevuto da privati, per lo più lavoratori; riservato; con il governo; proveniente dalla Federazione unitaria. Segue la parte inerente agli interventi, ordinati cronologicamente per anno, che si compone anch'essa di cinque serie: fatti presso il Pci e le strutture ad esso collegate, quelli svolti presso trasmissioni della Rai; termina la serie del materiale vario inerente ad interventi non meglio identificati.

La sezione della documentazione risulta composta di un'unica serie di documentazione informativa che, includendo dei dossier, risulta di particolare interesse storico e politico.

Conclude la serie denominata "Varie" in cui è riunito il materiale audio, le fotografie ed altro.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 24 ottobre 1994[6]

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Perché la CGIL sia sempre più forte e più grande. Milano, CGIL, 1949.
  • Lavoro, collocamento e libertà. (Prefazione di Luigi Longo). S.l. s.n. 1955.
  • Di Vittorio. Roma, Editrice sindacale italiana, 1972.
  • Dieci anni di processo sindacale unitario. Roma, Editrice sindacale italiana, 1974.
  • Il sindacato di classe ieri e oggi. Roma, Editrice sindacale italiana, 1974.
  • Intervista sul sindacato. (A cura di Massimo Riva). Roma - Bari, Laterza, 1976.
  • Il sindacato nella crisi italiana. Roma, Editori riuniti, 1977.
  • Il potere del sindacato. (Intervista di Fabrizio D'Agostini). Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Intervista sul mio partito. (A cura di Giampaolo Pansa). Roma, Laterza, 1987.
  • Sinistra con vista: conversazione con Luciano Lama. (A cura di Walter Verini). Città di Castello, Edimond, 1995.
  • Cari compagni. (A cura di Pasquale Cascella, prefazione di Walter Veltroni). Roma, Ediesse, 1996.
  • La memoria e l'impegno: scritti di Luciano Lama dal '45 al '51. Forlì, Grafiche Zoli, 2003.
  • Discorsi parlamentari. (Con un saggio di Cesare Salvi). Bologna, Il mulino, 2004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Lama Luciano, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 4 dicembre 2018.
  2. ^ Esegesi di Coda di lupo, su antiwarsongs.org. URL consultato il 15 novembre 2015.
  3. ^ a b articolo di Flavio Fusi, pagg.1 e 19 de l'Unità del 14 febbraio 1980, vd. Archivio Storico Unità.
  4. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: Archivio Storico delle Elezioni - Comunali del 12 Giugno 1994, su elezionistorico.interno.it. URL consultato il 13 aprile 2017.
  5. ^ Fondo Lama Luciano, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 4 dicembre 2018.
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Feliziani. Razza di comunista: la vita di Luciano Lama. Roma, Editori riuniti university press, 2009. ISBN 978-88-359-7001-9.
  • Mario Guarino. Luciano Lama: il signor CGIL: testimonianze, aneddoti, segreti e fotografie inedite. Milano, Gei, 1985.
  • Maurizio Ridolfi (a cura di). Luciano Lama: sindacato, Italia del lavoro e democrazia repubblicana nel secondo dopoguerra. Roma, Ediesse, 2006. ISBN 88-230-1128-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN76358476 · ISNI (EN0000 0001 1071 5016 · SBN IT\ICCU\CFIV\007460 · LCCN (ENn79040171 · GND (DE119517809 · BNF (FRcb121742686 (data) · BAV ADV12323310