Movimento di Azione Rivoluzionaria
| Movimento di Azione Rivoluzionaria | |
|---|---|
| Attiva | 1962 - 1974 |
| Nazione | |
| Contesto | anni di piombo |
| Ideologia | Repubblicanesimo Anticomunismo Nazionalismo italiano Presidenzialismo |
| Alleanze | Partito Repubblicano Italiano Nuova Reppublica Movimento Italia Unita Ordine Nuovo, Ordine Nero, SAM, SID |
| Componenti | |
| Fondatori | Carlo Fumagalli Gaetano Orlando |
| Attività | |
| Azioni principali | attentati, terrorismo nero, guerriglia |
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Il Movimento di Azione Rivoluzionaria, in acronimo MAR, fu un'organizzazione terrorista italiana fondata da Carlo Fumagalli e da Gaetano Orlando.
Storia e ideologia
[modifica | modifica wikitesto]Il Movimento d'Azione Rivoluzionaria venne fondato nel 1962 da elementi di varie correnti culturali, che però erano contrari al governo di centro sinistra, e che volevano impedire al Partito Comunista Italiano di arrivare al governo d'Italia, poiché il MAR era un gruppo armato anticomunista, ma che differenziava dagli altri gruppi armati di estrema destra, poiché voleva instaurare una repubblica italiana di tipo presidenziale. I membri del MAR erano trasversalmente provenienti da vari gruppi culturali, che andavano dai repubblicani italiani, ai social-democratici italiani, fino ai monarchici italiani ed i neofascisti. I leader che fondarono questa organizzazione furono Carlo Fumagalli (era stato un eroe decorato nella Resistenza con il nome di battaglia di “Jordan” poiché militò nelle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà, che erano di ispirazione repubblicana), nonché della Brigata partigiana autonoma dei Gufi, e da Gaetano Orlando, il quale aveva militato nel Partito Socialdemocratico Italiano, con il quale era stato anche eletto nel 1966 sindaco del suo paese, Lovero, in Valtellina, e se all'inizio il MAR nacque come gruppo ideologicamente repubblicanopresidenziale, successivamente si unirono anche membri del Neofascismo Italiano e degli ambienti monarchici italiani, poiché l'obbiettivo dell'organizzazione era di fermare sia i separatisti austro-tedeschi dell'Alto Adige, sia l'avanzata comunista del PCI in Italia ed in Europa.
Gli attentati in Alto Adige negli anni sessanta contro i separatisti austro-tedeschi
[modifica | modifica wikitesto]Il Movimento d'Azione iniziò come primo obbiettivo a combattere i movimenti separatisti austro-tedeschi dell'Alto Adige, e la prima azione armata avvenne in territorio austriaco, dove i membri del MAR si unirono in quell'occasione ai membri di altre organizzazioni nazionaliste italiane e decisero di vendicare i morti degli attentati dei separatisti sudtirolesi. Compirono numerosi sia in Alto Adige sia in territorio austriaco, dove compirono un attentato a Vienna il 18 agosto 1963, in cui i membri del MAR insieme ad alcuni membri della Giovane Italia, devastarono il monumento dell'Armata Rossa situato nella capitale austriaca, con delle cariche esplosive che lo distrussero, ed un mese dopo compirono una seconda incursione nella cittadina austriaca di Ebensee, il 23 settembre del 1963, dove misero svariati ordigni esplosivi alle saline cittadine, alla funivia del Feuerkogel e al "Monumento dei leoni" ("Löwendenkmal"), un monumento che omaggiava al passato imperiale asburgico, distruggendoli tutti e provocando la morte di un gendarme austriaco che tentava di disinnescare un ordigno che però esplose, ed il ferimento di quattro persone. Agli attentati seguì un comunicato congiunto con varie organizzazioni nazionaliste, firmato con la sigla Giovane Italia, che dichiarava che se ci fossero stati altri attentati in Italia avrebbero risposto con estrema violenza con azioni armate non solo in Alto Adige, ma anche nei territori austriaci. L'inchiesta giudiziaria veronese, riguardante l'operato altoatesino di Carlo Fumagalli, fu immediatamente accantonata, mentre l'informatore che l'aveva suscitata, Marcello Soffiati,[1] subì a stretto giro una perquisizione domiciliare, un processo per direttissima e la condanna a cinque anni di reclusione[2] per possesso illecito di armi. Ancora i giudici veronesi ravvisarono soltanto l'omicidio colposo nelle sanguinose sortite in territorio austriaco portate a segno da giovani di ultradestra, che non trascorsero in prigione neppure un giorno per effetto delle blande sentenze irrogate.[2]. Questa versione degli accadimenti è del resto conforme a quella del più volte menzionato generale Marzollo (al tempo, comandante del gruppo carabinieri di Bolzano[3]); in particolare asserì che Christian Kerbler,[4][5] (esecutore materiale dell'agguato a Georg Klotz e Alois Amplatz, in cui quest'ultimo perse la vita) era un infiltrato dei servizi e/o della questura di Bolzano.[6]
Il senatore Luigi Bertoldi, relatore della commissione parlamentare d'inchiesta,[7] arrivò a sospettare che perfino la magistratura, in questo affare, avesse sistematicamente deviato dai propri doveri istituzionali. Il concorso di forze di polizia e servizi risulta oltre tutto dalle deposizioni di Giovanni Peternel,[8] capo ufficio politico,[9] e del colonnello Renzo Monico, Capocentro SIFAR di Verona.[10] Per la cronaca, Peternel, cui Kerbler si era costituito, lo fece rifugiare (eseguendo degli ordini) in Libano.[11]
Condannato in contumacia a ventidue anni di reclusione, nel 1976 Kerbler fu scoperto fortuitamente a Londra, ma venne rimesso in libertà per l'inerzia del governo italiano nel richiederne l'estradizione, dopo di che se ne sono perse definitivamente le tracce.[12][13]
Gli attentati contro i tralicci dell'elettricità e contro le fabbriche occupate
[modifica | modifica wikitesto]Dopo le azioni armate contro i separatisti tedeschi dell'Alto Adige, il MAR concentrò la propria azione su una serie di attentati esplosivi contro i tralicci dell'Enel. Il 7 gennaio del 1971 si rese responsabile dell'incendio del deposito copertoni della Pirelli-Bicocca in via Lanzi a Milano, dove alcuni operai comunisti manifestavano contro la dirigenza giudicata capitalista e sfruttatrice, e dove le Brigate Rosse facevano proselitismo; durante il rogo perse la vita l'operaio Gianfranco Carminati, che tentava di domare le fiamme. Il MAR venne in seguito coinvolto nelle indagini sulla morte del fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana, Giangiacomo Feltrinelli, in quelle collegate al Golpe Borghese e all'organizzazione terroristica denominata Rosa dei venti. La magistratura non ritenne le prove indiziarie nel caso Feltrinelli sufficienti a emettere una condanna, mentre alcuni esponenti delle Brigate Rosse sostennero l'ipotesi che la morte fosse avvenuta per incidente.
Il MAR, dopo questi attentati dinamitardi, venne poi smantellato attraverso l'arresto dei quadri dirigenti avvenuto nel 1974.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Il "signor Cia", un reduce di Salò inː Corriere della Sera, 30 maggio 1995
- ^ a b De Lutiis, I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all'intelligence del XXI secolo, Sperling & Kupfer, 2010, p. 133
- ^ Nella nomenclatura organica dell'epoca, il gruppo carabinieri era un comando provinciale dell'Arma, grosso modo assimilabile alla questura.
- ^ Silj, op. cit., pag. 175
- ^ Caso Amplatz, "avvisi" a poliziotti e carabinieri, inː Corriere della Sera, 5 gennaio 1992
- ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 78
- ^ Commissioni di inchiesta, su camera.it. URL consultato il 3 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2010).
- ^ Interrogatorio avanti giudice Mastelloni, 16 luglio 1997
- ^ Silj, op. cit., pag. 177
- ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 75
- ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 49
- ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 73
- ^ Secondo il sostituto procuratore Cuno Tarfusser, nel 1991 Kerbler si sarebbe trovato a Durban, Sudafrica. (' QUEL KILLER FU PAGATO DAI SERVIZI', Repubblica — 7 novembre 1991 pagina 15 sezione: POLITICA INTERNA)
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Luciano Lanza, Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, Eleuthera, Milano, 1997
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Organizzazioni armate di destra in Italia
- Storia dell'Alto Adige
- Organizzazioni armate di sinistra in Italia
- Repubblicanesimo
- Nazionalismo italiano
- Associazione Protezione Italiani
- Movimento Italiano Alto Adige
- Storia dei servizi segreti italiani
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- La strategia dell'alta tensione. Tralicci e golpe nell'Italia degli anni '70 (PDF), su diecifebbraio.info.
- Cedost.it. URL consultato il 3 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).
- clarence.dada.net, banca dati della memoria[collegamento interrotto], su clarence.dada.net.
- stragedistato.wordpress.com, https://stragedistato.wordpress.com/tag/carlo-fumagalli/.