Movimento di Azione Rivoluzionaria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Movimento di Azione Rivoluzionaria
Attiva1962 - 1980 circa
NazioneItalia Italia
Contestoanni di piombo
IdeologiaRepubblicanesimo Anticomunismo Socialismo
AlleanzePartiti anticomunisti
Affinità politicheAnticomunismo Repubblicanesimo Liberismo Socialismo
Componenti
FondatoriCarlo Fumagalli
Gaetano Orlando
Attività
Azioni principaliattentati, terrorismo nero, guerriglia
[[:Categoria:|Voci in Wikipedia]]

Il Movimento di Azione Rivoluzionaria, in acronimo MAR, fu un'organizzazione terrorista italiana fondata da Carlo Fumagalli e da Gaetano Orlando.

Storia e ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Fondato nel 1962, ma attivo in Lombardia soprattutto dal 1970 al 1974, il MAR fu un gruppo armato schierato su posizioni rigidamente filo-atlantiche, finalizzate ad una politica anticomunista più rigida e ad una svolta repubblicana di tipo presidenzialista, per dare all'Italia un governo forte.

Fumagalli si definiva "estremista di centro" (era stato un eroe decorato nella Resistenza con in nome di battaglia di “Jordan”), mentre Gaetano Orlando aveva militato nel partito socialdemocratico, con il quale era stato anche eletto sindaco del suo paese, in Valtellina, e per questi motivi il MAR non fu mai un gruppo terrorista neofascista, ma paradossalmente legato all'ideologia repubblicana ed anticomunista, e che a differenza di altre organizzazioni terroristiche di estrema destra, non voleva il ritorno del fascismo, ma la nascita di uno stato repubblicano di tipo liberale.

Il ruolo negli attentati in Alto Adige negli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Un'inchiesta giudiziaria veronese, riguardante l'operato altoatesino di Carlo Fumagalli, fu immediatamente accantonata, mentre l'informatore che l'aveva suscitata, Marcello Soffiati,[1] subì a stretto giro una perquisizione domiciliare, un processo per direttissima e la condanna a cinque anni di reclusione[2] per possesso illecito di armi.[3] Ancora i giudici veronesi ravvisarono soltanto l'omicidio colposo nelle sanguinose sortite in territorio austriaco portate a segno da ragazzi di ultradestra, che non trascorsero in prigione neppure un giorno per effetto delle blande sentenze irrogate.[2]

Questa versione degli accadimenti è del resto conforme a quella del più volte menzionato generale Marzollo (al tempo, comandante del gruppo[4] CC di Bolzano); in particolare asserì che Christian Kerbler,[5][6] (esecutore materiale dell'agguato a Georg Klotz e Alois Amplatz, in cui quest'ultimo perse la vita) era un infiltrato dei servizi e/o della questura di Bolzano.[7]

Il senatore Luigi Bertoldi, relatore della commissione parlamentare d'inchiesta,[8] arrivò a sospettare che perfino la magistratura, in questo affare, avesse sistematicamente deviato dai propri doveri istituzionali. Il concorso di forze di polizia e servizi risulta oltre tutto dalle deposizioni di Giovanni Peternel,[9] capo ufficio politico,[10] e del colonnello Renzo Monico, Capocentro SIFAR di Verona.[11] Per la cronaca, Peternel, cui Kerbler si era costituito, lo fece rifugiare (eseguendo degli ordini) in Libano.[12]

Condannato in contumacia a ventidue anni di reclusione, nel 1976 Kerbler fu scoperto fortuitamente a Londra, ma venne rimesso in libertà per l'inerzia del nostro governo nel richiederne l'estradizione, dopo di che se ne sono perse definitivamente le tracce.[13][14]

Gli attentati ai tralicci[modifica | modifica wikitesto]

Il MAR concentrò poi la propria azione su una serie di attentati esplosivi contro i tralicci dell'Enel. Il 7 gennaio del 1971 si rese responsabile dell'incendio del deposito copertoni della Pirelli-Bicocca in via Lanzi, a Milano, nel quale perse la vita l'operaio Gianfranco Carminati, che tentava di domare le fiamme. Venne in seguito coinvolto nelle indagini sulla morte del fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana, Giangiacomo Feltrinelli e in quelle collegate al Golpe Borghese e all'organizzazione terroristica denominata Rosa dei venti. La magistratura non ritenne le prove indiziarie nel caso Feltrinelli sufficienti a emettere una condanna, mentre alcuni esponenti delle Brigate Rosse supportarono l'ipotesi che la morte fosse avvenuta per incidente.

Il MAR, dopo questi attentati dinamitardi, venne poi smantellato attraverso l'arresto dei quadri dirigenti avvenuto nel 1974, ed i militanti confluirono nel PRI e nel PSI .

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il "signor Cia", un reduce di Salo' inː Corriere della Sera, 30 maggio 1995
  2. ^ a b De Lutiis, I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all'intelligence del XXI secolo, Sperling & Kupfer, 2010, p. 133
  3. ^ earmi.it - Sintesi del diritto delle armi
  4. ^ Nella nomenclatura organica dell'epoca, il gruppo carabinieri era un comando provinciale dell'Arma, grosso modo assimilabile alla questura.
  5. ^ Silj, op. cit., pag. 175
  6. ^ Caso Amplatz, " avvisi " a poliziotti e carabinieri, inː Corriere della Sera, 5 gennaio 1992
  7. ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 78
  8. ^ Commissioni di inchiesta, su camera.it. URL consultato il 3 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2010).
  9. ^ Interrogatorio avanti giudice Mastelloni, 16 luglio 1997
  10. ^ Silj, op.cit., pag. 177
  11. ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 75
  12. ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 49
  13. ^ Commissione stragi, Relazioni sull'inchiesta condotta su episodi di terrorismo in Alto Adige, a cura dei senatori Boato e Bertoldi, 22 aprile 1978, pag. 73
  14. ^ Secondo il sostituto procuratore Cuno Tarfusser, nel 1991 Kerbler si sarebbe trovato a Durban, Sudafrica. (' QUEL KILLER FU PAGATO DAI SERVIZI', Repubblica — 7 novembre 1991 pagina 15 sezione: POLITICA INTERNA)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Lanza, Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, Eleuthera, Milano, 1997

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]