Rinvio a giudizio

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Il rinvio a giudizio, nell'ordinamento giuridico italiano, anticipa e predispone l'instaurazione del processo penale. È disciplinato dal codice di procedura penale italiano, all'articolo 416.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Rappresenta il modo "ordinario" di esercizio dell'azione penale. La richiesta deve contenere una serie di elementi tra i quali l'enunciazione in forma chiara e precisa della imputazione. Tale elemento è di fondamentale importanza poiché fissa l'oggetto dell'udienza preliminare e soprattutto garantisce all'imputato di esercitare compiutamente il diritto di difesa. La richiesta viene depositata nella cancelleria del giudice competente (GIP) il quale fissa l'udienza e ne fa dare avviso alle parti.

Le fasi[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista logico-sistematico, possiamo distinguere:

La "richiesta di rinvio a giudizio" disciplinata dagli artt. 416 ss. cpp. Essa è formulata dal pubblico ministero ogni qual volta egli ritiene che nel corso delle indagini preliminari siano stati raccolti elementi sufficienti a sostenere l'accusa nell'eventuale e successivo giudizio.

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal PM, il giudice dell'udienza preliminare può emettere due distinti provvedimenti : il "decreto che dispone il giudizio", disciplinato dall'art. 429 cpp, oppure una sentenza di non luogo a procedere, contemplata dall'art. 425 cpp. Il decreto segna, per così dire, la fondatezza della ipotesi accusatoria formulata dal PM: tale atto segna l'inizio del processo penale di merito avente ad oggetto l'accertamento del reato e la colpevolezza dell'imputato. La sentenza di non luogo a procedere è soggetta a impugnazione e, in ogni caso, è suscettibile di revoca.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]