Imputato

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Un imputato − secondo il diritto processuale penale italiano − è soggetto accusato di un reato nell'ambito del processo penale.

Attribuzione[modifica | modifica wikitesto]

L'attribuzione di uno o più reati (imputazione) avviene da parte del pubblico ministero a conclusione delle indagini preliminari. Fino a quel momento il soggetto potenziale autore dell'illecito non può essere considerato imputato, bensì persona sottoposta alle indagini preliminari (impropriamente detto "indagato").

Assunzione della qualifica[modifica | modifica wikitesto]

L'indagato assume la qualifica di imputato al momento della richiesta di rinvio a giudizio o ex art. 416 c.p.p. nel caso in cui il reato preveda l'udienza preliminare, oppure nel caso di citazione diretta a giudizio ex art. 552 c.p.p. per i reati con pena edittale massima non superiore ai quattro anni, più una serie di eccezioni prestabilite, che sono:

  • violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall'art. 336 del codice penale;
  • resistenza a un pubblico ufficiale prevista dall'art. 337 del codice penale;
  • oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma dell'art. 343, secondo comma, del codice penale;
  • violazione di sigilli aggravata a norma dell'art. 349, secondo comma, del codice penale;
  • rissa aggravata a norma dell'art. 588, secondo comma, del codice penale, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime;
  • furto aggravato a norma dell'art. 625 del codice penale;
  • ricettazione prevista dall'art. 648 del codice penale.

Il diritto alla difesa[modifica | modifica wikitesto]

All'imputato viene garantita l'assistenza di massimo due avvocati difensori. Nel caso in cui l'imputato non nomini un difensore di fiducia gliene viene nominato uno d'ufficio ai sensi dell'art. 97 c.p.p.; i difensori possono svolgere investigazioni difensive ai sensi degli artt. 391-bis - 391-nonies, introdotti nel codice di procedura penale con l'art. 11 della legge 7 dicembre 2000, n. 397.

È inoltre prevista una particolare garanzia sulle dichiarazioni auto-indizianti dell'imputato, che non possono essere verbalizzate, in quanto non è consentito aggravare la propria posizione nel processo, stante il principio nemo tenetur se detegere; in questo caso l'imputato può avvalersi della facoltà di non rispondere e né il pubblico ministero né il GIP può obbligarlo a deporre, stante naturalmente la facoltà dell'imputato di confessare.

Deve invece essere rispettato il dovere di verità quando l'imputato assume l'ufficio di testimone, ovvero rende dichiarazioni nei confronti altrui che possono portare a un procedimento penale a carico di questi ultimi.

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