Riesame

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Il riesame è un mezzo di impugnazione previsto dal codice di procedura penale italiano esperibile avverso le misure cautelari personali coercitive (ma non interdittive) e reali.

Disciplina generale[modifica | modifica wikitesto]

L'organo competente è il Tribunale del riesame, al quale funge una sezione apposita (peraltro non costituita nei capoluoghi più piccoli)[senza fonte] del Tribunale del capoluogo del distretto di Corte d'appello nel caso di misura cautelare personale (di regola custodia cautelare) ovvero, nel caso di misura cautelare reale (sequestro di beni) il Tribunale territorialmente competente in base alla Procura della Repubblica che ha emesso il provvedimento di sequestro. La richiesta di riesame può essere presentata esclusivamente dall’imputato o dal suo difensore, i quali indirizzano la medesima richiesta presso la cancelleria del tribunale de libertate. Il termine per presentare la richiesta di riesame è in entrambi i casi di 10 giorni che decorrono, per l’imputato dall’esecuzione o notificazione del provvedimento e per il difensore dall’avviso del provvedimento applicativo della misura restrittiva.

La presentazione dei motivi è solo eventuale (è un mezzo d'impugnazione totalmente devolutivo). I motivi comunque, se proposti, possono essere presentati sia contestualmente alla richiesta sia successivamente, prima dell'apertura della discussione: in questo caso possono essere anche nuovi rispetto a quelli già presentati.

Gli atti relativi al procedimento devono essere trasmessi, a cura del presidente, dall'autorità giudiziaria procedente al tribunale entro 5 giorni, il quale decide entro 10 giorni dalla ricezione degli atti. Si tratta di termini perentori: qualora non siano rispettati, la misura cautelare disposta perde efficacia e non potrà più essere rinnovata.

Il provvedimento sulla misura è immediatamente efficace. Il giudice può decidere di annullare, riformare o confermare il provvedimento applicativo dell’ordinanza restrittiva anche sulla base di argomentazioni diverse rispetto a quelle che hanno fondato l’applicazione della misura.

Il DDL n. 1232 del 2 aprile 2014 stabilisce che l’imputato, già nella richiesta di riesame, può chiedere di comparire personalmente all’udienza e, in tal caso, ne ha diritto; inoltre, viene limitata la possibilità del tribunale della libertà di integrare la motivazione mancante nell’ordinanza applicativa. Viene introdotto un termine per il deposito dell’ordinanza pari a trenta giorni, salvo i casi in cui la stesura della motivazione sia particolarmente complessa per il numero degli arrestati o la gravità delle imputazioni; in queste ipotesi, il giudice può disporre, per il deposito, di un termine più lungo comunque non eccedente il quarantacinquesimo giorno da quello della decisione.

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