Richiesta di archiviazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La richiesta di archiviazione è un istituto del diritto processuale penale italiano.

La fase delle indagini preliminari ha un esito vincolato: o il pubblico ministero esercita l'azione penale attraverso uno dei modi previsti dalla legge oppure richiede l'archiviazione delle indagini al GIP. Il controllo sull'archiviazione è attività a garanzia dell'obbligo dell'esercizio dell'azione penale previsto dall'articolo 112 della Costituzione.

L'organo competente alla richiesta è dunque il GIP, che decide sulla richiesta del P.M. de plano o in apposita udienza.[1][2]

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

La definizione[modifica | modifica wikitesto]

La richiesta di archiviazione da parte del p.m. è definita dall'art. 408 del codice del procedura penale:

« 1. Entro i termini previsti dagli articoli precedenti, il pubblico ministero, se la notizia di reato è infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione. »

Tale richiesta si può basare su presupposti «di fatto» o presupposti «di diritto».[2]

Presupposti di fatto[modifica | modifica wikitesto]

I presupposti di fatto sono quelli che si concretizzano nell'infondatezza della notizia di reato, ossia quando – allo «stato degli atti» – il pubblico ministero ritiene che gli elementi acquisiti durante le indagini preliminari non siano «idonei a sostenere l'accusa in giudizio».[3]

Secondo la dottrina si tratta di un giudizio prognostico sull'esito del procedimento.[3]

In pratica il pubblico ministero sostiene – davanti al GIP – che il successivo dibattimento sarebbe superfluo:

« La domanda da porsi è se, alla luce delle indagini svolte, un dibattimento appaia necessario ed utile oppure si configuri già a priori come superfluo perché non potrebbe fornire risultati ulteriori rispetto a quanto raccolto nel corso delle indagini (si pensi al caso di scuola in cui l'unico testimone oculare sia deceduto prima ancora di essere sentito dagli inquirenti). »

(Paolo Tonini, Manuale di Procedura Penale, 16ª ed., Giuffrè, Firenze, 2015, p. 590.)

Presupposti di diritto[modifica | modifica wikitesto]

I presupposti di diritto sono elencati dall'art. 411 del codice di procedura penale. Si può avere archiviazione quando:

Il procedimento di archiviazione[modifica | modifica wikitesto]

Il procedimento nei confronti di un indagato[modifica | modifica wikitesto]

L'avviso alla persona offesa e il diritto di opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Il P.M. – quando richiede l'archiviazione – trasmette al GIP il fascicolo delle indagini, la documentazione delle investigazioni svolte e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice. In seguito:

  • se si tratta di reati comuni, il P.M. notifica alla persona offesa – che abbia chiesto precedentemente di essere informata – l'avviso che essa può presentare «opposizione» all'archiviazione entro venti giorni;
  • se si tratta di «delitti commessi con violenza alla persona»[nota 5] e per il reato di cui all'art. 624-bis c.p. (furto in abitazione o con strappo) il P.M. notifica alla persona offesa – anche se precedentemente non ha chiesto di essere informata – l'avviso che essa può presentare «opposizione» all'archiviazione entro trenta giorni.

Secondo l'art. 410 del codice di procedura penale:

« 1. Con l'opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l'oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova. »

Il giudice decide de plano o in udienza[modifica | modifica wikitesto]

Se la persona offesa non presenta «opposizione» alla richiesta di archiviazione, il GIP ha due strade:

  • se intende accogliere subito la richiesta del P.M. emette decreto di archiviazione de plano (ossia senza convocare un'udienza).
  • se non intende accogliere subito la richiesta del P.M. allora convocherà un'apposita udienza per decidere, a cui potranno partecipare sia il P.M., sia l'indagato, sia la persona offesa.

Se la persona offesa presenta «opposizione» alla richiesta di archiviazione, il GIP è obbligato a disporre un'apposita udienza in cui deciderà sulla richiesta del P.M. di archiviare le indagini.[2]

L'udienza di archiviazione[modifica | modifica wikitesto]

In sintesi il GIP convoca l'udienza di archiviazione quando non ritiene di dover pronunciare de plano decreto di archiviazione oppure quando la persona offesa ha presentato «opposizione» alla richiesta di archiviazione, presentata dal pubblico ministero.

L'udienza ha lo scopo di permettere alla persona offesa di spiegare le ragioni dell'«opposizione» o – in mancanza di questa – di permettere all'indagato e al suo difensore di interloquire formalmente con il GIP per chiedere la conferma dell'archiviazione.

L'udienza di archiviazione può avere tre conclusioni differenti.[2]

A) Ordinanza di archiviazione[modifica | modifica wikitesto]

Il GIP – al termine del contraddittorio – ritiene che sussistano i presupposti per confermare la richiesta del P.M. ed emette dunque ordinanza di archiviazione. L'ordinanza è impugnabile con ricorso per cassazione soltanto nei casi di nullità degli avvisi alle parti oppure di omessa audizione degli interessati.[2]

B) Il GIP dispone ulteriori indagini[modifica | modifica wikitesto]

Il GIP – al termine del contraddittorio – ritiene necessarie «ulteriori indagini» nei confronti dell'indagato ed emette dunque ordinanza di integrazione delle indagini, indicando al P.M. il termine per completarle.[2][nota 6]

Secondo la giurisprudenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, il GIP può disporre anche l'iscrizione coatta nel registro delle notizie di reato di soggetti mai prima indagati e per i quali il P.M. non abbia formulato alcuna richiesta e chiedere per loro «ulteriori indagini».[2]

C) Il GIP dispone l'imputazione coatta[modifica | modifica wikitesto]

Il GIP – al termine del contraddittorio – ritiene che dalle indagini siano emersi elementi, nei confronti dell'indagato, tali da sostenere un'accusa in giudizio. In tal caso emette ordinanza di imputazione coatta, imponendo al P.M. di formulare un'imputazione «entro dieci giorni».[2][nota 7]

Il procedimento nei confronti di persone ignote[modifica | modifica wikitesto]

La riapertura delle indagini[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini, pur in seguito all'archiviazione, possono essere riaperte su richiesta motivata del pubblico ministero al gip se sopraggiungono nuove e motivate esigenze investigative; in tal caso si procede nuovamente all'iscrizione del soggetto sottoposto alle indagini nel registro delle notizie di reato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il caso classico è quello in cui il reato è perseguibile solo a querela (ad es. lesioni personali) e quest'ultima manca.
  2. ^ I casi più comuni di estinzione del reato sono la morte del reo prima della condanna o la prescrizione del reato.
  3. ^ Ad esempio la richiesta di archiviazione per un illecito amministrativo depenalizzato.
  4. ^ Questa possibilità è stata introdotta dal d.lgs. n. 28 del 2015. La «particolare tenuità del fatto» viene riconosciuta quando sussistono – in estrema sintesi – quattro presupposti: a) l'autore del reato ha compiuto un fatto tipico antigiuridico; b) si deve trattare di un reato per il quale è prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni, o la pena pecuniaria sola o congiunta alla pena detentiva; c) l'offesa provocata in concreto deve essere di «particolare tenuità» con riferimento all'esiguità del danno e del pericolo; d) il comportamento dell'autore del reato deve essere non abituale. Quando ritiene che siano i presenti i presupposti di cui sopra, il giudice dichiara che il fatto «non è punibile».
  5. ^ Si tratta dei delitti di: maltrattamenti contro familiari (art. 572), riduzione in schiavitù (art. 600), prostituzione minorile (art. 600-bis), pornografia minorile (art. 600-ter), detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater), iniziative turistiche per prostituzione minorile (art. 600-quinquies), tratta di persone (art. 601), acquisto di schiavi (art. 602), violenza sessuale (art. 609-bis), atti sessuali con minorenne (art.609-quater), corruzione di minorenne (art. 609-quinquies), violenza sessuale di gruppo (art. 609-octies), adescamento di minorenne (art. 609-undecies) e atti persecutori (art. 612-bis).
  6. ^ Il pubblico ministero – compiute le «ulteriori indagini» nel termine indicato dal GIP – potrebbe valutare diversamente i fatti e chiedere il rinvio a giudizio per l'indagato. Ma egli potrebbe anche ripresentare la richiesta di archiviazione, se sostiene che i nuovi elementi raccolti non sono comunque «idonei a sostenere l'accusa in giudizio». A seguito di una nuova richiesta di archiviazione si procede nella solita modalità: il GIP procede de plano o – se non ritiene di accogliere subito la (nuova) richiesta o in caso di «opposizione» della persona offesa – dispone udienza.
  7. ^ Il giudice non può imporre al P.M. di chiedere il rinvio a giudizio né di formulare una determinata imputazione. Il pubblico ministero deve scegliere l'imputazione che ritiene conforme alla legge, anche se è vincolato comunque a formularne una, entro dieci giorni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabio Varone, Casi e modi dell'archiviazione, Milano, Giuffrè, 2015, ISBN 978-88-1-421057-0.
  2. ^ a b c d e f g h Paolo Tonini, Manuale di Procedura Penale, 15ª edizione, Firenze, Giuffrè, 2015, pp. 592 ss., ISBN 978-88-1-42001-68.
  3. ^ a b Giorgio Spangher, Trattato di procedura penale, a cura di Giulio Garuti, vol. 3, Wolters Kluwer, 2009, p. 743 s., ISBN 978-88-5-980-404-8. URL consultato il 25 maggio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]