Azione penale

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L'azione penale è l'azione con la quale viene realizzata la pretesa punitiva pubblica (ius puniendi) che sorge a seguito della commissione di un reato, con l'applicazione dei precetti normativi del caso.

Titolarità[modifica | modifica wikitesto]

L'ordinamento giuridico generalmente attribuisce l'esercizio dell'azione penale ad appositi organi preposti.

Soggetti che possono dare impulso all'azione, ad esempio possono essere:

  • un organo pubblico, il pubblico ministero, che veglia alla osservanza delle leggi;
  • persona offesa dal reato, che agisce nel proprio interesse;
  • chiunque, nell'interesse della collettività cui appartiene (azione popolare).

Peraltro, l'azione della persona offesa dal reato e quella popolare, presenti negli ordinamenti del passato, in molti ordinamenti attuali sono scomparse (così è in Italia) e, laddove sono rimaste (come in Spagna), hanno di solito un ruolo marginale, suppletivo o integrativo rispetto all'azione del pubblico ministero.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ordinamento italiano l'obbligatorietà dell'azione penale è sancita dall'articolo 112 della Costituzione, ma perché tale obbligo diventi perentorio ed ineludibile per il pubblico ministero è necessario che si verifichi una precisa condizione, stabilita dall'articolo 50 del codice di procedura penale ovvero: che non sussistano i presupposti per chiedere l'archiviazione, per tanto prima che l'azione penale diventi obbligatoria i fatti oggetto di investigazione devono essere tali da consumare con buona probabilità un reato cioè l'azione penale diventa obbligatoria solo quando si ha effettivamente "notizia di reato". Dato che ai sensi dell'articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale, la legge si interpreta solo in base al senso proprio delle parole ed alla connessione tra esse (ovvero in base alla lingua italiana utilizzando vocabolario e grammatica) risulta agevole verificare cosa si intenda, in italiano, con il sostantivo "notizia": conoscenza, come acquisizione o possesso di una cognizione, relativamente a cose, fatti o persone. Per tanto con notizia di reato si indica una precisa conoscenza di fatti che abbiano prodotto effetti che la legge prevede come reati in base al disposto degli articoli 1, 3, 5, 40, 41, e 43 del codice penale). Una volta ottenuta tale "nozione", ed indipendentemente da come è stata ottenuta, si impone immediatamente, per il pubblico ministero, l'obbligo di esercitare l'azione penale. Per tanto ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, non appena il Pubblico Ministero ha la un buon grado di certezza che i fatti che sono giunti, o sono stati portati, alla sua attenzione sono consumativi di reato deve procedere immediatamente con l'iscrizione nel registro delle notizie di reato, non prima. Se i fatti, ad un primo esame, non hanno, in modo evidente e nel pieno rispetto delle fonti del diritto, la connotazione di reato, ovvero se la "notizia di reato" è infondata, il pubblico ministero invia al G.I.P. richiesta di archiviazione ai sensi dell'articolo 408 c.p.p., se invece i fatti hanno la connotazione di reato, il pubblico ministero procede con le indagini preliminari perseguendo tutti i reati che emergono dai fatti ed aggiornando periodicamente li registro, alla conclusione delle indagini preliminari, se la "notizia di reato è confermata" il pubblico ministero deve procedere inviando prima l'avviso di garanzia all'indagato ed al suo difensore ai sensi dell'articolo 415-bis c.p.p., e poi al giudice la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati ai sensi dell'articolo 416 c.p.p., o, nel caso i reati siano palesemente provati, la richiesta di giudizio immediato ai sensi dell'articolo 453 del codice di procedura penale.

Il rinvio a giudizio che rende l'indagato un soggetto imputato.

Nel corso delle indagini preliminari, il giudice dichiara con decreto d'archiviazione non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, se la persona offesa non ha chiesto di essere informata dell'archiviazione ai sensi dell'articolo 410 c.p.p., il giudice può archiviare senza consultare la persona offesa e l'archiviazione non è opponibile, altrimenti se la persona offesa ha chiesto di essere informata della richiesta di archiviazione ed ha interesse alla prosecuzione del procedimento (D. Lgs. 274/2000, art. 34) può opporsi in modo motivato (o indicando gravi errori commessi nella comprensione dei fatti e delle prove consegnate o indicando nuovi mezzi di indagine) nel caso non vi fosse una motivazione fondata, la richiesta di opposizione non è accoglibile. Va ricordato che l'articolo 410 c.p.p indica come elemento perentorio che l'opponente (la parte offesa) indichi l'oggetto dell'investigazione supplettiva ed i relativi elementi di prova, ovvero è perentorio che si forniscano ragioni fondate affinché l'opposizione venga accolta e tali ragioni sono costituite o dalla richiesta di correggere errori e manchevolezze verificatesi nella fase delle indagini preliminari in base a quanto già depositato o da nuovi fatti ed elementi di prova.

L'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero è obbligatorio ai sensi dell'art. 112 della Costituzione, come recepito negli artt. 50 e 405 c.p.p..

Il Pubblico Ministero decide la priorità dei procedimenti per i quali deve avviare l'azione penale. Tale prerogativa diviene rilevante nel momento in cui i ritardi nell'avvio di alcune cause possono rendere molto vicini i termini di prescrizione del reato, e compromessa l'effettività dell'azione penale obbligatoria.

Il dibattito politico ha individuato diverse leve per migliorare l'efficienza della macchina giudiziaria italiana: interventi sulle risorse quali aumento degli organico in magistratura, ridefinizione della geografia degli uffici giudiziari e loro informatizzazione; depenalizzazione dei reati meno rilevanti, maggiore diffusione delle pene alternative al carcere quale strumento contro le recidive di reato; semplificazione e miglioramento delle leggi con misure atte, dove possibile, ovvero per reati che non comportano lesioni fisiche alla persona, a impedire materialmente fatti di rilevanza penale come la truffa, bancarotta e simili.

Esercizio dell'azione penale[modifica | modifica wikitesto]

Laddove il P.M. ritenga di aver raccolto durante le indagini preliminari elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio deve (per obbligo costituzionale v. art. 112 Cost.) esercitare l'azione penale.

Tale esercizio assume diverse forme in funzione del rito adito ovvero della tipologia di reato contestato. Quanto al rito, infatti, sarà ben possibile un contestuale esercizio dell'azione penale e della condanna (es.: decreto penale di condanna). Ma tale forma è l'eccezione.

La regola è, infatti, la formulazione dell'imputazione in un atto di impulso dell'azione penale. Tale atto è la richiesta di rinvio a giudizio (per i procedimenti con udienza preliminare) ed il decreto di citazione diretta a giudizio (per i procedimenti di competenza del Tribunale Monocratico).

Richiesta di archiviazione del procedimento[modifica | modifica wikitesto]

La richiesta d'archiviazione è regolata dagli artt. 408 e 125 delle disp.att.: il primo stabilisce che la richiesta venga effettuata dal PM al GIP che la deve accogliere per infondatezza della notitia criminis, mentre il secondo precisa cosa si intenda per infondatezza, sancendo che il pubblico ministero presenta al giudice la richiesta di archiviazione quando ritiene l'infondatezza della notizia di reato perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

L'infondatezza pertanto non si manifesta solo quando appare evidente la mancanza di responsabilità dell'indagato, ma anche quando questa non è evidente o addirittura palese ma gli elementi probatori a carico di questo sono insufficienti per sostenere l'accusa.

La richiesta di archiviazione è stata sottoposta a questione di legittimità costituzionale per un ipotizzato contrasto tra l'art.125 disp. att. e la direttiva 50 dell'art. 2 della legge delega 81/1997 e una conseguente violazione dell'art 76 Cost., che impone al legislatore delegato di attenersi alle indicazioni fornite dal Parlamento. La Corte Costituzionale ha negato questa prospettiva, evidenziato come la richiesta sia controllata dal GIP e che comunque la parola manifesta non introdotta, come da richiesta, dal legislatore delegato è comunque desumibile dato il carattere lungo e particolareggiato delle indagini preliminari.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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