Prescrizione (ordinamento penale italiano)

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La prescrizione nell'ordinamento penale italiano designa due distinti istituti:

  • la prescrizione di un reato, ex art. 157 c.p.;
  • l'estinzione della pena per decorso del tempo, o «prescrizione della pena», ex artt. 172 e 173 c.p.

Differenze tra i due istituti[modifica | modifica wikitesto]

Entrambe le prescrizioni si fondano sul presupposto che la pretesa punitiva dello Stato si affievolisca fino a scomparire quando sia decorso un determinato periodo di tempo. I due istituti, tuttavia, sono tra loro concettualmente differenziati: la prescrizione di un reato si basa sull'idea che la risposta sanzionatoria ad un fatto di reato, verificatosi ad una certa distanza di tempo, perda le sue ragioni, sul piano general-preventivo (l'oblio rende inutile l'accertamento delle responsabilità); la cosiddetta prescrizione della pena, invece, si ritrae dall'idea che sia incongruo far eseguire una pena nel caso in cui dalla pronuncia del provvedimento di condanna (o dalla sottrazione volontaria del reo all'esecuzione della pena) sia decorso un dato periodo di tempo.

Il primo istituto, pertanto, incide sul diritto penale sostanziale, mentre il secondo sull'esecuzione della pena.[1]

Prescrizione del reato[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'art. 157 del codice penale italiano, il tempo necessario a prescrivere un reato varia in considerazione della pena stabilita. I reati per i quali è prevista la pena dell'ergastolo non sono prescrittibili.

L'art. 157 del codice penale, modificato dalla legge 5 dicembre 2005 n. 251, prevede che la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.

Detti termini ricominciano a decorrere, poi, in presenza di determinati eventi interruttivi espressamente indicati dal codice penale (come la disposizione dell'interrogatorio dell'indagato o la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero), ma senza poter mai superare il tempo prescritto aumentato di un quarto (ad esempio: nel caso del tempo fissato in sei anni, detto termine diverrà di sette anni e sei mesi, in quanto somma del termine di sei anni più del suo quarto, ovvero un anno e mezzo). Inoltre, altre cause di "allungamento" della prescrizione sono la contestazione di aggravanti specifiche, come nel caso della recidiva specifica reiterata infraquinquennale.

Per determinare il tempo necessario alla prescrizione non vengono considerate né le attenuanti né le aggravanti, eccezion fatta per le aggravanti che aumentano la pena di oltre un terzo e quelle per le quali la legge stabilisce una pena diversa; in tali casi si tiene conto dell'aumento massimo della pena prevista per l'aggravante. Quando la legge prescrive per un reato sia una pena detentiva che una pecuniaria, la prescrizione si calcola sulla sola pena detentiva. La legge, in determinate fattispecie, può prevedere una pena alternativa a quella detentiva e pecuniaria: in tal caso la prescrizione matura in tre anni. La prescrizione è espressamente rinunciabile dall'imputato.[senza fonte]

La prescrizione del reato è l'istituto che risponde a un principio di economia dei sistemi giudiziari in base al quale lo Stato rinuncia a perseguire l'autore di un reato, quando dalla sua commissione sia trascorso un periodo di tempo giudicato eccessivamente lungo e solitamente proporzionale alla gravità dello stesso. In altre parole, si intende evitare che la macchina giudiziaria continui a impegnare risorse per la punizione di reati commessi troppo tempo prima e per i quali è socialmente meno sentita l'esigenza di una tutela giuridica penale, e ciò anche nell'ottica della funzione socialmente rieducativa della pena (art. 27 Cost.). Inoltre l'istituto assolve, nelle intenzioni del legislatore, alla funzione di garantire l'effettivo diritto di difesa all'imputato. Col passare del tempo infatti è sempre più difficile per lo stesso imputato fornire e recuperare fonti di prova a suo favore: la prescrizione evita quindi eventuali abusi da parte del sistema giudiziario che potrebbero intervenire nel caso in cui il reato venisse perseguito a lunga distanza di tempo, e funge da stimolo affinché l'azione dello Stato contro i reati sia rapida e puntuale, seguendo un'azione repressiva costituzionalmente orientata, in favore del principio di ragionevole durata del processo.

La prescrizione non equivale ad un'assoluzione con formula piena, anche se gli effetti per l'imputato possono sembrare identici e nemmeno a una condanna in quanto non viene formulato il corrispondente verdetto condannatorio da parte del giudice. Infatti affinché vi sia prescrizione occorre che il giudice, nel dispositivo della sentenza, individui un reato, nel frattempo estinto, attribuibile all'imputato. Diversamente l'imputato deve essere assolto per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato. D'altra parte la prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall'imputato (art. 157 cp) che può decidere di continuare nel procedimento giudiziale che lo riguarda al fine di vedere riconosciuta la propria innocenza.

I processi conclusi con sentenza di non luogo a procedere per prescrizione dei termini furono 56 486 nel 1996, 206 000 nel 2003, quadruplicando.[2].

Momento da cui decorre il termine di prescrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ordinamento italiano, il giorno da cui decorre il termine della prescrizione è quello in cui si assume che sia stato commesso il fatto di reato; nell'ordinamento di altri Paesi (es. la Francia), invece, è il giorno in cui l'autore del fatto è stato individuato con un primo atto giudiziario di accusa (o addirittura il rinvio a giudizio)[3].

Per uniformare il sistema italiano a quello degli altri Stati sono state avanzate proposte di legge o di emendamento[4]. Il Consiglio superiore della magistratura, del resto, ha elencato - in una delibera del 2011[5] - tutti gli atti internazionali di indirizzo, che criticano l'effetto di impunità che deriva dalla disciplina italiana del termine iniziale per la prescrizione del reato: ad essi si è aggiunta, nel 2015, anche una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea[6].

Estinzione della pena per decorso del tempo[modifica | modifica wikitesto]

Il codice riserva all'istituto dell'estinzione della pena per decorso del tempo due diverse disposizioni: nella prima (art. 172 c.p.) prevede l'estinzione delle pene della reclusione e della multa, ossia delle pene inflitte ai soggetti responsabili della commissione dei delitti; nella seconda (art. 173 c.p.), invece, regola l'estinzione delle pene dell'arresto e dell'ammenda, cioè delle pene comminate verso i soggetti condannati per contravvenzioni.

I termini necessari per l'estinzione della pena sono diversamente disciplinati. In via generale, la pena della reclusione si estingue col decorso di un tempo pari al doppio della pena inflitta e, in ogni caso, non superiore a trenta e non inferiore a dieci anni, mentre la pena della multa si estingue nel termine di dieci anni. Le pene dell'arresto e dell'ammenda, invece, si estinguono nel termine di cinque anni, ma tale termine è raddoppiato se si tratta di recidivi o di delinquenti abituali, professionali o per tendenza.

Per quanto riguarda i dies a quo, ossia il giorno da cui decorre il tempo necessario all'estinzione della pena, il legislatore fissa un unico termine: esso decorre dal giorno in cui il provvedimento di condanna è divenuto irrevocabile, oppure dal giorno in cui il condannato si è sottratto volontariamente all'esecuzione già iniziata della pena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lavori preparatori del codice penale e del codice di procedura penale, Vol. V, p. 211.
  2. ^ Cifre estrapolate da un'interrogazione parlamentare del 22 marzo 2005
  3. ^ http://documenti.camera.it/Leg16/Dossier/Testi/NIS16008.htm
  4. ^ V. la relazione al disegno di legge Atto Senato n. 1668 della XVII legislatura, che invoca tra l'altro "un totale ripensamento della disciplina della prescrizione, per la quale i proponenti hanno già proposto di recepire la soluzione proposta nell'atto Senato n. 878 (d'iniziativa dei senatori Brutti Massimo, Finocchiaro, Calvi, Casson e Pegorer) della XV legislatura (vedi emendamento Buemi 50.9 al disegno di legge atto Senato n. 1582 della Legislatura XVII in Senato e proposta emendativa 50.24. riferita all'atto Camera n. 2486 in I Commissione alla Camera)".
  5. ^ http://www.penalecontemporaneo.it/materia/1-/14-/-/513-_prescrizione_breve____la_risoluzione_del_plenum_del_csm/
  6. ^ Corte di Giustizia UE, sez. Grande, sentenza 08/09/2015 n° C-105/14.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]