Codice penale italiano

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Il codice penale italiano è un corpo organico di disposizioni in materia di diritto penale. È comunemente conosciuto anche come codice Rocco dal nome del suo principale ispiratore, Alfredo Rocco.

Costituisce, insieme alla Costituzione della Repubblica Italiana ed alle leggi speciali una delle fonti del diritto penale. Molte parti del Codice Rocco sono state emendate al fine di adattarlo alla Repubblica democratica, ad esempio eliminando le norme prettamente fasciste e quelle sulla pena di morte e inserendone di nuove. Un nuovo codice, più liberale nello spirito del vecchio Codice Zanardelli, ma con le norme più moderne ispirate al diritto costituzionale, alle Convenzioni internazionali e ai "nuovi diritti", è stato spesso proposto, ma, mentre il resto della legislazione di Rocco è stata sostituita, il codice è rimasto in vigore. Solo dal 2013 ci sono state ampie proposte di modifiche penali, atte a modificare gran parte della struttura del codice vigente.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il primo codice penale dell'Italia unita fu il Codice penale albertino del 1839 del Regno di Sardegna, che venne poi sostituito dal Codice penale del 1859 esteso al resto della penisola all'indomani dell'unità d'Italia. Tuttavia dal 1861 al 1889 convissero due codici penali distinti perché la Toscana continuò ad usare il proprio codice (che prevedeva l'abolizione della pena di morte dal 1853). L'unificazione normativa avvenne con il Codice Zanardelli, che porta il nome del Ministro della Giustizia Giuseppe Zanardelli e venne promulgato il 30 giugno 1889, per entrare in vigore il 1º gennaio dell'anno seguente.

Il codice penale attualmente in vigore in Italia è il frutto di un percorso legislativo durato 5 anni, dalla promulgazione della legge 4 dicembre 1925 n. 2260, con la quale il governo venne delegato ad emendare il codice penale allora in vigore (cd. codice Zanardelli), al 19 ottobre 1930 giorno in cui venne promulgato il nuovo codice penale italiano, realizzato tecnicamente sotto la direzione del Manzini, e con Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 novembre 1930, n. 251, supplemento ordinario.

Il regio decreto di promulgazione riporta in calce le firme del Re d'Italia Vittorio Emanuele III, dell'allora Capo del Governo Benito Mussolini, e del Ministro della Giustizia (Guardasigilli) Alfredo Rocco; per questo il Codice penale viene chiamato Codice Rocco.

Pur variamente modificato nel corso degli anni, anche in seguito alle sentenze della Corte costituzionale, il codice del 1930 è tuttora sostanzialmente in vigore. Numerose sono state le Commissioni di studio che hanno redatto relazioni ed articolati per l'approvazione di un nuovo codice penale e da più parti politiche il Codice Rocco è stato ampiamente criticato[2].

Il mondo accademico e gli operatori del diritto si sono da tempo espressi per la non procrastinabilità di un codice penale moderno e pienamente aderente ai princìpi costituzionali.
Infatti tra le osservazioni sulle quali c'è maggior convergenza e la sua considerazione obsoleta in molti punti, ed una sua formulazione ex novo, così come è stato fatto con il codice di procedura penale promulgato nel 1988 ed entrato in vigore il 24 ottobre 1989.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Il codice penale è organizzato in 3 Libri:

  • LIBRO PRIMO - Dei reati in generale
  • LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare
  • LIBRO TERZO - Delle contravvenzioni in particolare

Ciascun Libro, a sua volta, è suddiviso in Titoli, Capi, Sezioni, Paragrafi e Articoli.

Libro primo DEI REATI IN GENERALE
Titolo I Della legge penale
Titolo II Delle pene
Titolo III Del reato
Titolo IV Del reo e della persona offesa dal reato
Titolo V Della modificazione, applicazione
Titolo VI Della estinzione del reato e della pena
Titolo VII Delle sanzioni civili
Titolo VIII Delle misure amministrative di sicurezza
Libro secondo DEI DELITTI IN PARTICOLARE
Titolo I Dei delitti contro la personalità dello Stato
Titolo II Dei delitti contro la Pubblica amministrazione
Titolo III Dei delitti contro l'amministrazione della giustizia
Titolo IV Dei delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti
Titolo V Dei delitti contro l'ordine pubblico
Titolo VI Dei delitti contro l'incolumità pubblica
Titolo VII Dei delitti contro la fede pubblica
Titolo VIII Dei delitti contro l'economia pubblica, l’industria e il commercio
Titolo IX Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume
Titolo IX-bis Dei delitti contro il sentimento per gli animali
Titolo X Dei delitti contro l'integrità e la sanità della stirpe
Titolo XI Dei delitti contro la famiglia
Titolo XII Dei delitti contro la persona
Titolo XIII Dei delitti contro il patrimonio
Libro terzo DELLE CONTRAVVENZIONI IN PARTICOLARE
Titolo I Delle contravvenzioni di polizia
Titolo II Delle contravvenzioni concernenti l'attività sociale della pubblica amministrazione
Titolo II-bis Delle contravvenzioni concernenti la tutela della riservatezza

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ddl Carceri, finalmente i primi passi per un nuovo codice penale
  2. ^ Critiche al codice Rocco, anche la sinistra vuole cambiarlo «Corriere.it», 19 giugno 2001

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]