Emblema della Repubblica Italiana

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Emblema della Repubblica Italiana
Emblem of Italy.svg

L'emblema della Repubblica Italiana è l'emblema nazionale identificativo dello stato italiano. Adottato ufficialmente il 5 maggio 1948 con il decreto legislativo n. 535,[1] è uno dei simboli patri italiani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Stella d'Italia era già presente nello stemma del Regno d'Italia usato dal 1870 al 1890[2]

La genesi dell'emblema inizia nell'ottobre del 1946, quando il secondo governo De Gasperi, primo esecutivo repubblicano del Paese, decise di istituire una commissione presieduta da Ivanoe Bonomi per la creazione di un simbolo identificativo della neonata Repubblica Italiana in sostituzione dell'ormai obsoleto stemma del Regno d'Italia[3]. Venne deciso di bandire un concorso nazionale aperto a tutti i cittadini per rendere più corale possibile la genesi dell'emblema[3]. Il tema del futuro stemma fu libero con pochi vincoli alle proposte: bando assoluto ai simboli di partito e obbligo d'utilizzo della Stella d'Italia perché «ispirazione dal senso della terra e dei comuni»[3]. Per le cinque opere ritenute migliori era previsto un premio di 10 000 lire[3].

Paolo Paschetto

Risposero al concorso 341 candidati, che inviarono 637 bozzetti in bianco e nero. Agli autori dei cinque disegni che superarono la selezione, la commissione diede l'incarico di presentare altri cinque bozzetti che si sarebbero dovuti basare, questa volta, su un tema preciso: « [...] una cinta turrita che abbia forma di corona, circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto, la stella d'Italia d'oro; infine, le parole "unità" e "libertà" [...] »[3]. La commissione premiò la proposta di Paolo Paschetto: l'artista, che fu ricompensato con ulteriori 50 000 lire, venne incaricato di disegnare la versione definitiva dell'emblema[3]. La commissione inviò poi il disegno al Governo per l'approvazione, esponendolo insieme alle altre proposte finaliste in una mostra allestita in via Margutta, a Roma, nel febbraio del 1947[3].

L'emblema uscito vincitore dal concorso non ottenne però riscontri favorevoli, venendo spregiativamente definito una "tinozza"[3]. Fu quindi istituita una nuova commissione, che bandì radiofonicamente un secondo concorso; questa volta l'orientamento fu quello di privilegiare elementi legati all'idea del lavoro[3]. Ancora una volta risultò vincitore Paolo Paschetto, la cui proposta venne tuttavia rivisitata dalla commissione[3]: il risultato finale fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso, e circondata da un ramo di ulivo e una frasca di quercia[4]. Approvato dall'Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948 dopo un acceso dibattito[3][5], lo stemma finale venne approvato definitivamente, il 5 maggio successivo, dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola con il decreto legislativo nº 535[3][1].

Non esente da critiche nel corso dei decenni sotto il punto di vista grafico, nel 1987 il presidente del Consiglio Bettino Craxi lanciò un nuovo concorso nazionale volto a rinnovare o ridisegnare l'emblema della Repubblica; la commissione incaricata ricevette 239 proposte, ma nessuna di esse venne ritenuta soddisfacente[6][7]. Durante il secondo governo Berlusconi l'emblema è stato oggetto di un lieve aggiornamento, reso necessario per il suo inserimento in un bollo ellittico, in seguito divenuto nuovo emblema della Presidenza del Consiglio dei ministri[6].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La Stella d'Italia, conosciuta popolarmente anche come lo "Stellone"[3]. È il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all'antica Grecia[8]
Emblema della Repubblica Italiana nella versione in bianco e nero

Elemento centrale dell'emblema è la stella bianca a cinque punte, detta anche Stella d'Italia, che è il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all'antica Grecia[8]. Essa, che è la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale, rimanda alla tradizionale iconografia che vuole l'Italia rappresentata come un'avvenente donna cinta da una corona turrita – da cui l'allegoria dell'Italia turrita – e sovrastata da un astro luminoso[9].

La Stella d'Italia è richiamata anche dalla prima onorificenza dell'era repubblicana, la Stella della Solidarietà Italiana: ideata nel secondo dopoguerra, questa onorificenza è stata assegnata alle personalità che si sono distinte nella fase di ricostruzione postbellica[3]. Ancora oggi la Stella d'Italia indica, con le cosiddette "stellette", l'appartenenza alle forze armate italiane[3].

Nell'emblema repubblicano la Stella d'Italia è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro, che è alla base della Repubblica (vedere l'articolo 1 della Costituzione italiana)[3]. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, situato sulla destra, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di olivo, situato sulla sinistra, che rappresenta la volontà di pace dell'Italia, sia interna che nei confronti delle altre nazioni[3].

L'emblema della Repubblica Italiana non si può definire stemma in quanto è privo dello scudo; quest'ultimo costituisce infatti, secondo la definizione araldica, una parte essenziale degli stemmi (al contrario di altre decorazioni quali, ad esempio, corone, elmi o fronde, che sono parti accessorie). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di "emblema nazionale"[10].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Emblema della Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Altri usi dell'emblema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535, in materia di "Foggia ed uso dell'emblema dello Stato."
  2. ^ La Repubblica italiana e la storia di un emblema, su adnkronos.com.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q I simboli della Repubblica – L'emblema, su quirinale.it.
  4. ^ Piero Bianucci, Lo Stellone d'Italia brilla anche su Pontida, su lastampa.it, 20 giugno 2011.
  5. ^ Commissione speciale per l'esame dei bozzetti di emblema della Repubblica (PDF), Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, 30 gennaio 1948.
  6. ^ a b Lo stellone della Repubblica, su sdz.aiap.it, 9 giugno 2004.
  7. ^ Sante Maurizi, Il lavoro nel simbolo della Repubblica, su manifestosardo.org, 16 maggio 2008.
  8. ^ a b Rossi, p. 38
  9. ^ cfr. Cesare Ripa, Iconologia, sec. XVI
  10. ^ Carlo Bertelli, E l'astro del mattino diventò lo stellone d'Italia, in Corriere della Sera, 14 giugno 2011, p. 50. (archiviato dall'url originale il ).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo G. Ricci, Uno stemma per la repubblica, in Maurizio Ridolfi (a cura di), Almanacco della Repubblica. Storia d'Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, Milano, Paravia Bruno Mondadori, 2003, pp. 240-255, ISBN 88-424-9499-2.
  • Aldo G. Ricci, L'inno e l'emblema, in La Repubblica, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 199-205, ISBN 88-15-08280-8.
  • Mario Serio, I due concorsi per il nuovo emblema della Repubblica, in Archivio centrale dello Stato (a cura di), La nascita della Repubblica: mostra storico-documentaria, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, 1987, pp. 344-352.
  • Girolamo Rossi, Lo scudo crociato. Un simbolo medievale nella comunicazione politica del Novecento, Armando Editore, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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