Presidente supplente della Repubblica Italiana

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Presidente supplente
della Repubblica Italiana
Substitute President standard of Italy.svg
Stendardo del presidente supplente.
StatoItalia Italia
TipoCapo dello Stato ad interim
Sede Palazzo Giustiniani, Roma
IndirizzoVia della Dogana Vecchia, 29

Il presidente supplente della Repubblica Italiana è una figura non esplicitamente prevista nella Costituzione italiana, ma ricavabile dalla disposizione contenuta nell'art. 86; nella prassi, ha assunto una notevole importanza in caso di dimissioni anticipate del presidente. Il supplente esercita tuttavia le funzioni di presidente della Repubblica anche in altri casi, ad esempio durante una visita all'estero del titolare della carica.

L'art. 86 della Costituzione recita infatti:

« Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione. »

Non sempre alle dimissioni del presidente della Repubblica il presidente del Senato gli subentra. Non vi è pertanto la supplenza quando il presidente si dimette il giorno stesso del giuramento del successore, come fece Carlo Azeglio Ciampi nel 2006. Così allo stesso modo, non sempre vi è supplenza quando il presidente è in visita di stato all'estero, ma solo per taluni viaggi ufficiali di lunga durata o di particolare distanza.[1]

Per decisione del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, dal 1986 il presidente supplente può fregiarsi di una insegna durante l'esercizio delle funzioni. Esso è simile allo stendardo presidenziale, con cornice azzurra, ma all'interno, anziché recare i colori del tricolore italiano, ha uno sfondo bianco; inoltre, l'emblema della Repubblica, anziché essere color oro, è color argento.[2]

Le ipotesi di supplenza[modifica | modifica wikitesto]

I due commi dell'art. 86 della Costituzione individuano le due fattispecie di supplenza che danno luogo a due diverse conseguenze:

  • Impedimento temporaneo, a cui segue soltanto la supplenza (a questa fattispecie è ricondotta l'ipotesi di alcuni viaggi all'estero, e quella di infermità momentanea);
  • Impedimento permanente, a cui segue la supplenza e l'elezione di un nuovo presidente (rientrano qui oltre alle ipotesi di morte e dimissioni, espressamente menzionate, le generiche e disparate ipotesi di malattie permanenti e impedimenti giuridici vari).

In relazione all'ipotesi di infermità, l'aspetto critico del primo comma è data dalla indeterminatezza temporale della supplenza (quanto è destinata a perdurare la temporaneità) e particolarmente delicato è poi l'aspetto dell'accertamento materiale dell'impedimento (quale soggetto è chiamato a pronunciarsi e quali i criteri-guida che segnano il passaggio da temporaneità a permanenza). Entrambe le problematiche sono affiorate nel 1964 con la malattia del presidente Segni. In dottrina si fa notare come i due commi si distinguono fra loro non per gravità ma per durata: in entrambi in casi deve trattarsi di impedimento assoluto; assoluto e temporaneo nel primo, assoluto e permanente nel secondo.[3]

La scelta in favore del presidente del Senato[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente del Senato Pietro Grasso nel gennaio 2015, mentre esercita le funzioni di presidente supplente della Repubblica.

Le scelte operate nelle varie costituzioni rispecchiano le varietà delle forme di governo: la distribuzione dei poteri nei momenti critici di stallo istituzionale mira ad assicurare il particolare sistema di bilanciamento dei poteri proprio di ciascuna Costituzione, per impedire rivoluzioni del sistema istituzionale con l'accumulo di cariche costituzionali. La scelta di chiamare alla supplenza il presidente del Senato fu essenzialmente per motivi di simmetria nella distribuzione dei poteri, dato che il presidente dell’altro ramo del Parlamento è chiamato a convocare e presiedere il collegio elettorale del presidente della Repubblica (art. 86 e 63). L'opzione adottata non è stata immune da critiche: in seno all'Assemblea Costituente si propose l'alternativa di affidare la supplenza al presidente del Consiglio dei ministri[4]. Al contrario in dottrina si è fatta presente l'opportunità di evitare tale evenienza sottolineando come, con una supplenza del presidente del Consiglio, sarebbe venuta meno la garanzia della firma-controfirma; tutti gli atti del presidente della Repubblica, eccettuate le dimissioni, devono avere la controfirma governativa (art. 89). Da escludersi era inoltre il ricorso al presidente della Corte Costituzionale, quest'ultimo perché chiamato a presiedere il collegio giudicante in caso di incriminazione (art. 134).[5]

La posizione giuridica del supplente[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte alla norma scarna dell'art. 86 e per lo scarso ricorso all'istituto nella prassi, la dottrina è intervenuta a delinearne il contenuto. Si dibatte sul carattere organico o personale dell'istituto. Chi afferma che si è di fronte a una supplenza di organo, afferma che il presidente del Senato debba essere considerato solo come tale, dunque esclude la possibilità di riconoscergli la tutela penale che è assicurata al presidente della Repubblica (art. 276, 277, 278 c.p.) e nega la possibilità di sottoporlo alla responsabilità di fronte alla Corte Costituzionale; il presidente del Senato rimarrebbe dunque nella identica posizione in cui si trovava prima dell'impedimento del presidente della Repubblica ma ciononostante i suoi atti avrebbero la stessa efficacia di quelli dello stesso.[6] Al contrario, dal carattere personale della supplenza conseguono deduzioni opposte con l'ulteriore conseguenza dell'incompatibilità per il presidente supplente di svolgere le funzioni di presidente a Palazzo Madama[7] e dell'inammissibilità per un vicepresidente del Senato di assumere la supplenza al Quirinale.[8]

I poteri del presidente supplente[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente dibattuta è la questione se tutti o solo alcuni dei poteri del presidente della Repubblica possano essere esercitati dal supplente. La prima ipotesi è conforme al pensiero di Leopoldo Elia affermando che tutte le norme della Costituzione che si riferiscono al presidente della Repubblica, eccetto quelle sull'elezione e sui requisiti per essere eletto, devono intendersi riferite al presidente supplente.[9] La tesi opposta rileva che i poteri che implichino una “autonoma determinazione” (conferimento dell'incarico di presidente del Consiglio, nomina del governo, scioglimento delle camere) non possano essere esercitati dal supplente se non assolutamente necessario.[10]

Elenco delle supplenze[modifica | modifica wikitesto]

# Presidente supplente
(nascita-morte)
Partito Presidente Mandato Note
Dal Al
1 Cesare Merzagora.jpg Cesare Merzagora
(1898-1991)
Indipendente Antonio Segni 10 agosto 1964 6 dicembre 1964 Fu l'unico caso di supplenza per impedimento fisico del presidente. Antonio Segni fu colpito da trombosi che lo costrinse a dimettersi il 6 dicembre 1964.
vacante 6 dicembre 1964 29 dicembre 1964 Transizione dalla presidenza Segni (dimissionario) alla presidenza Saragat.
Giuseppe Saragat 11 settembre 1967 3 ottobre 1967 Visita di Stato in Canada, Australia e Stati Uniti del presidente Giuseppe Saragat[11].
2 Amintore Fanfani crop.jpg Amintore Fanfani
(1908-1999)
Democrazia Cristiana vacante 15 giugno 1978 9 luglio 1978 Transizione dalla presidenza Leone (dimissionario a causa dello scandalo Lockheed) alla presidenza Pertini.
Sandro Pertini 16 settembre 1980 29 settembre 1980 Visita di Stato in Cina del presidente Sandro Pertini.
25 marzo 1981 aprile 1981 Visita di Stato in Messico, Costa Rica e Colombia e congresso in Portogallo del presidente Sandro Pertini.
3 Cossiga Francesco.jpg Francesco Cossiga
(1928-2010)
Democrazia Cristiana vacante 29 giugno 1985 3 luglio 1985 Sandro Pertini, dimettendosi con dieci giorni di anticipo, consente al presidente eletto Francesco Cossiga di assumere le funzioni di capo dello Stato prima del suo formale insediamento.
4 Spadolini.jpg Giovanni Spadolini
(1925-1994)
Partito Repubblicano Italiano Francesco Cossiga 7 ottobre 1988 21 ottobre 1988 Visita di Stato in Australia e Nuova Zelanda del presidente Francesco Cossiga[12].
10 ottobre 1989 18 ottobre 1989 Visita di Stato negli Stati Uniti del presidente Francesco Cossiga[13].
10 gennaio 1989 19 gennaio 1989 Visita di Stato in Croazia e in Slovenia[14].
vacante 28 aprile 1992 28 maggio 1992 Transizione dalla presidenza Cossiga (dimissionario) alla presidenza Scalfaro.
5 Carlo scognamiglio pasini.jpg Carlo Scognamiglio
(1944- )
Unione di Centro Oscar Luigi Scalfaro 23 giugno 1995 2 luglio 1995 Prima visita di Stato in America Latina del presidente Oscar Luigi Scalfaro[15].
14 luglio 1995 24 luglio 1995 Seconda visita di Stato in America Latina del presidente Oscar Luigi Scalfaro[16].
6 Nicola Mancino.jpg Nicola Mancino
(1931- )
Partito Popolare Italiano 26 marzo 1996 6 aprile 1996 Visita di Stato negli Stati Uniti e in Messico[17].
21 giugno 1997 luglio 1997 Visita di Stato in Norvegia, Islanda e Canada[18].
12 aprile 1998 aprile 1998 Visita di Stato all'estero[19].
7 giugno 1998 giugno 1998 Visita di Stato all'estero[20].
3 dicembre 1998 7 dicembre 1998 Visita di Stato all'estero[21].
vacante 15 maggio 1999 18 maggio 1999 Transizione dalla presidenza Scalfaro (dimissionario) alla presidenza Ciampi.
Carlo Azeglio Ciampi 9 maggio 2000 maggio 2000 Visita di Stato all'estero[22].
11 marzo 2001 17 marzo 2001 Visita di Stato in Argentina e Uruguay[23].
7 Marcello Pera.jpg Marcello Pera
(1943- )
Forza Italia 12 marzo 2002 15 marzo 2002 Visita di Stato in Sudafrica[24].
12 novembre 2003 17 novembre 2003 Visita di Stato negli Stati Uniti[25].
3 dicembre 2004 9 dicembre 2004 Visita di Stato in Cina[26].
12 febbraio 2005 16 febbraio 2005 Visita di Stato in India[27].
8 Franco Marini 4.jpg Franco Marini
(1933- )
Partito Democratico Giorgio Napolitano 14 marzo 2008 20 marzo 2008 Visita di Stato in Cile[28].
9 Renato Schifani in Poland 2008.jpg Renato Schifani
(1950- )
Il Popolo
della Libertà
12 settembre 2009 20 settembre 2009 Visita di Stato in Corea del Sud e in Giappone[29].
23 ottobre 2010 30 ottobre 2010 Visita di Stato in Cina[30].
10 Pietro Grasso - Festa Unità Roma 2012.JPG Pietro Grasso
(1945- )
Partito Democratico vacante 14 gennaio 2015 3 febbraio 2015 Transizione dalla presidenza Napolitano (dimissionario) alla presidenza Mattarella.

Riferimenti normativi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guarino Giuseppe, Viaggio all'estero e supplenza del Presidente della Repubblica, "Rivista amministrativa della Repubblica italiana", 1958, 109, p. 1047
  2. ^ Stendardo del Presidente supplente
  3. ^ Guarino Giuseppe, cit., p. 1043
  4. ^ Resoconto stenografico Assemblea Costituente, seduta n.268, 22 ottobre 1947, p. 1437.
  5. ^ Elia Leopoldo, La continuità nel funzionamento degli organi costituzionali – Vol. 1, Milano, Giuffrè, p. 93
  6. ^ D'Orazio Giustino, Sulla supplenza presidenziale per viaggio all'estero, "Rassegna parlamentare", 1969, 11, p.404.
  7. ^ Elia Leopoldo, cit., p. 100. Sul conseguente subentro di un vicepresidente come facente funzioni nella guida dell'assemblea di Palazzo Madama, e più in generale sulla figura del vicario del presidente del Senato, v. Giampiero Buonomo e Marco Consentino, Il vicario del presidente nelle assemblee parlamentari, con particolare riferimento al Senato della Repubblica, in Il Parlamento, ottobre-dicembre 1999.
  8. ^ Elia Leopoldo, cit., p. 54
  9. ^ Elia Leopoldo, cit., p. 107
  10. ^ Guarino Giuseppe, cit., p. 1044
  11. ^ Comunicato Presidenza del Consiglio dei Ministri, G.U. n.227, 9 settembre 1967
  12. ^ D.P.R. 6 ottobre 1988, n. 428
  13. ^ D.P.R. 9 ottobre 1989, n. 336
  14. ^ D.P.R. 8 gennaio 1992, n. 6
  15. ^ D.P.R. 22 giugno 1995, n. 243
  16. ^ D.P.R. 13 luglio 1995, n. 278
  17. ^ D.P.R. 26 marzo 1996, n. 158
  18. ^ D.P.R. 18 giugno 1997, n. 167
  19. ^ D.P.R. 9 aprile 1998, n. 91
  20. ^ D.P.R. 5 giugno 1998, n. 177
  21. ^ D.P.R. 26 novembre 1998, n. 411
  22. ^ D.P.R. 3 maggio 2000, n. 109
  23. ^ D.P.R. 8 marzo 2001, n. 43
  24. ^ D.P.R. 28 febbraio 2002, n. 19
  25. ^ D.P.R. 6 novembre 2003, n. 298
  26. ^ D.P.R. 2 dicembre 2004, n. 290
  27. ^ D.P.R. 8 febbraio 2005, n. 10
  28. ^ D.P.R. 12 marzo 2008, n. 38
  29. ^ D.P.R. 9 settembre 2009, n. 130
  30. ^ D.P.R. 21 ottobre 2010, n. 171

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Caretti e Ugo De Siervo, Istituzioni di diritto pubblico, Torino, Giappichelli Editore, 1996. ISBN 88-348-6210-4.
  • Leopoldo Elia, La continuità nel funzionamento degli organi costituzionali – Vol. 1, Milano, Giuffrè, 1958.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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