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Milite Ignoto (Italia)

Coordinate: 41°53′41.7″N 12°28′58.6″E
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Tomba del Milite Ignoto
La tomba del Milite Ignoto sovrastata dalla statua della dea Roma all'Altare della Patria presso il Vittoriano. Più in alto si intravede la statua equestre di Vittorio Emanuele II. Sulla pietra sepolcrale si riconosce l'epigrafe "Ignoto Militi".
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
IndirizzoPiazza Venezia 6
Coordinate41°53′41.7″N 12°28′58.6″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1921
Inaugurazione4 novembre 1921
StileNeoclassico di corrente neogreca con influenze eclettiche ed elementi italici[1]
Usocommemorativo
Realizzazione
CostruttoreItalia (bandiera) Regno d'Italia
ProprietarioItalia (bandiera) Repubblica Italiana

Il Milite Ignoto è un soldato italiano morto durante la prima guerra mondiale, il cui corpo non è stato identificato, che è sepolto sotto la statua della dea Roma all'Altare della Patria presso il Vittoriano a Roma. La sua tomba è un sacello simbolico che rappresenta tutti i caduti e i dispersi italiani in guerra[2]. Essa è scenario di cerimonie ufficiali che si svolgono annualmente, durante le quali il presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato le rendono omaggio con la deposizione di una corona d'alloro[3]. La tomba del Milite Ignoto è sempre piantonata da una guardia d'onore composta da due militari (posizionati alle estremità della pietra sepolcrale) appartenenti alle diverse armi delle quattro forze armate italiane, ovvero dell'Esercito Italiano, dell'Aeronautica Militare, della Marina Militare e dell'Arma dei Carabinieri, che si alternano nel servizio[4]. Sulla sua pietra sepolcrale è scolpita l'epigrafe "Ignoto Militi"[5].

L'idea di creare anche in Italia una tomba dedicata al Milite Ignoto fu del colonnello Giulio Douhet. La solenne cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto italiano è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[6], dato che vi partecipò un milione di persone[7]. Il regime fascista di Benito Mussolini fece diventare il Milite Ignoto, similmente a tutti gli altri simboli patri italiani, uno dei suoi più importanti simboli a servizio della propria propaganda[8]. Dopo la nascita della Repubblica Italiana, complice il cambiamento del clima politico italiano dagli anni 1950 in poi, che divenne fortemente contrapposto e caratterizzato da azioni violente che inquinarono il suo simbolismo, il Milite Ignoto andò gradualmente incontro al disinteresse della popolazione, sorte toccata anche a tutti gli altri simboli patri[9]. Con un sempre più evidente stato di abbandono del Vittoriano, le celebrazioni che vi avvenivano erano sempre meno partecipate, incluse quelle che interessavano il Milite Ignoto[10].

Fu il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, all'inizio del XXI secolo, a iniziare un'opera di riscoperta e di valorizzazione dei simboli patri italiani, Vittoriano e Milite Ignoto compresi[10][11]. Grazie all'iniziativa di Ciampi essi hanno riacquisito l'importanza simbolica che avevano un tempo[11]. L'operato di Ciampi è stato ripreso e continuato anche dal suo successore, Giorgio Napolitano, con particolare risalto durante le celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia[12]. Con l'anzidetta opera di recupero avvenuta all'inizio del XXI secolo, dopo quasi un cinquantennio caratterizzato da retorica nazionalista e militarista e successivamente da un periodo contrassegnato da abbandono e disinteresse, il Milite Ignoto ha mutato il suo inquadramento in senso completamente apolitico, divenendo uno dei simboli dell'unità e dell'identità nazionale italiana, privo nel contempo di ogni connotato nazionalista e militarista[13].

L'espressione "Milite Ignoto" deriva dalla locuzione latina "ignoto militi", che letteralmente significa "al soldato sconosciuto" (caso dativo di miles ignotus, cioè "soldato sconosciuto")[5]. È stata coniata da Gabriele D'Annunzio come epigrafe da incidere sulla tomba del Milite Ignoto italiano[5].

La disfatta di Caporetto e l'ipotesi di una tomba al Pantheon

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Giulio Douhet
Il colonnello Giulio Douhet, che ebbe per primo l'idea di realizzare un monumento al Milite Ignoto in Italia.

Il 17 luglio 1920 a Roma la Società Reduci delle patrie battaglie e l'Unione Nazionale Ufficiali e Soldati approvarono la proposta del colonnello Giulio Douhet inerente alla sepoltura al Pantheon a Roma di un soldato italiano non riconosciuto caduto durante la prima guerra mondiale, che in seguito fu chiamato Milite Ignoto[14].

«Che la salma di un soldato italiano, che non si sia riusciti a identificare, rimasto ucciso in combattimento, sul campo, venga solennemente trasportata a Roma e collocata al Pantheon — simbolo della grandezza di tutti i soldati d'Italia, segno della riconoscenza dell'Italia verso tutti i suoi figli, altare del sacro culto della Patria»

Giulio Douhet fu il primo in Italia ad avere l'idea di realizzare un monumento al Milite Ignoto anche in Italia[15] venendo ispirato dalle analoghe e quasi contemporanee iniziative già attuate nel Regno Unito, in Francia, negli Stati Uniti e in Portogallo[16]. Queste però non furono le prime tombe al Milite Ignoto realizzate nel corso della storia: l'idea apparve per la prima volta secoli prima, nel 1593 a Jinju durante le invasioni giapponesi della Corea[17].

Il motivo della proposta di Douhet va ricercata nella disfatta di Caporetto (24 ottobre - 12 novembre 1917), scontro armato combattuto durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche, che rappresentò, e rappresenta tuttora, la più grave sconfitta nella storia dell'esercito italiano[18]. Dopo questo evento Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito, emise un comunicato che addossava la colpa di questa sconfitta militare esclusivamente alla viltà dei soldati italiani[19]. La disfatta di Caporetto portò a immediate conseguenze politiche (le dimissioni del Governo Boselli e la nomina di Vittorio Emanuele Orlando) e militari, con la sostituzione di Luigi Cadorna con il generale Armando Diaz.

Già durante la guerra Douhet aveva avuto forti contrasti con Luigi Cadorna e con gli alti comandi militari. Nel 1916 inviò ad alcuni ministri diverse note negative sulla situazione strategica gestita da Cadorna e fu per questo condannato a un anno di fortezza, scontato nel Forte di Fenestrelle. Nel 1919, a conflitto terminato, Douhet pubblicò su Il Dovere dure accuse contro Cadorna in occasione dei lavori della commissione d'inchiesta sulla disfatta di Caporetto, che poi smentì le tesi dell'ex comandante supremo del Regio Esercito sulla colpa addossata alla presunta viltà dei soldati italiani[20][21]. All'epoca anche il militarista Il Popolo d'Italia aveva scritto in modo critico nei confronti di Cadorna citando il concetto di «molte fucilazioni e poco rancio»[22] (alludendo alle esecuzioni sommarie e al ricorso alla decimazione) e menzionando le «baionette dei carabinieri» (incaricati delle esecuzioni)[23].

Luigi Cadorna
Il generale Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito, che addossò la colpa della disfatta di Caporetto ai soldati italiani, tesi contestata prima da Giulio Douhet e poi smentita da un'apposita commissione.

Giulio Douhet, in difesa dei soldati italiani e in polemica con Cadorna, a cui rimproverava alcuni errori strategici e la cocciutaggine nel perseguire obiettivi militari difficilmente raggiungibili, ribadì il 24 agosto 1920 dalle colonne del giornale Il Dovere, testata di riferimento dell'associazione Unione Nazionale Ufficiali e Soldati, la proposta di creare una tomba dedicata al Milite Ignoto anche in Italia[24]:

«Tutto sopportò e vinse il nostro soldato. Tutto. Dall'ingiuria gratuita dei politicanti e dei giornalastri che sin dal principio cominciarono a meravigliarsi del suo valore, quasi che gli italiani fossero dei pusillanimi, alla calunnia feroce diramata per il mondo a scarico di una terribile responsabilità. Tutto sopportò e tutto vinse, da solo, nonostante. Perciò al soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio.»

Il riferimento alla «calunnia feroce» è da ricondurre al bollettino di guerra del 28 ottobre 1917 firmato da Luigi Cadorna con cui si attribuiva la disfatta di Caporetto alla «mancata resistenza di reparti della 2ª Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico».[25] Con la proposta di realizzare una tomba dedicata al Milite Ignoto Giulio Douhet voleva creare un simbolo condiviso legato alla vittoria finale nella guerra ottenuta grazie al coraggio dei soldati italiani malgrado l'incapacità dei dirigenti politici e militari[26]. Douhet individuò nel Milite Ignoto un riferimento verso il quale tutta l'Italia si sarebbe dovuta riconoscere[27]. A tal proposito Douhet scrisse[27]:

«Nel giorno in cui la sacra Salma trionfalmente giungerà al suo luogo di eterno riposo, in quel giorno tutta l'Italia deve vibrare all'unisono, in una concorde armonia d'affetti. [...] tutti i cittadini debbono far ala alla via trionfale, unendosi in un unanime senso di elevazione ideale nel comune atto di reverenza verso il Figlio e il Fratello di tutti, spentosi nella difesa della Madre Comune.»

L'idea definitiva per la sepoltura all'Altare della Patria

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Cesare Maria De Vecchi
Il deputato Cesare Maria De Vecchi, che presentò in parlamento il progetto di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto». La proposta fu poi approvata divenendo legge, dando via all'iter per la realizzazione della tomba del Milite Ignoto all'Altare della Patria.

Il disegno di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto» fu presentato alla Camera dei deputati del Regno d'Italia il 20 giugno 1921, pochi giorni prima delle dimissioni del quinto governo Giolitti. La proposta venne presentata dall'onorevole Cesare Maria De Vecchi. Essa era finalizzata alla costruzione di un monumento dedicato al Milite Ignoto e a tutti i soldati italiani morti in guerra[15]:

«Il disegno di legge che il Parlamento discute è frutto del sentimento italico, dolce ed ardente ad un tempo. Deve essere rivendicata ai nostri uomini d'arme la priorità del proposito di trasportare solennemente a Roma i resti di un caduto ignoto, perché ivi ricevano i più alti onori dovuti a loro e a seicentomila fratelli.»

Questa proposta fu fatta propria dal ministro della guerra Giulio Rodinò, insieme al presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'interno Giovanni Giolitti, e al ministro del tesoro Ivanoe Bonomi, che appoggiarono l'iniziativa[28]. Giolitti si dimise il successivo 27 giugno a causa dell'esigua minoranza ottenuta in parlamento dopo le elezioni politiche svolte a maggio.

Il 28 giugno l'onorevole Cesare Maria De Vecchi fu il relatore alla Camera per la commissione "Esercito e Marina Militare", che aveva indicato come data della solenne sepoltura il 4 novembre 1921 (terzo anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale) e come luogo di sepoltura l'Altare della Patria al Vittoriano, «perché quivi il popolo potrà, meglio che altrove, in grandi pellegrinaggi rendere i più alti onori al morto che è tutti i morti, che è primo e supremo artefice della nuova storia»[29]. Il Pantheon rimaneva perciò un luogo destinato esclusivamente ai re d'Italia. La richiesta fu poi approvata dalla Camera dei deputati del Regno d'Italia il 5 agosto[30] a scrutinio segreto con 199 voti favorevoli e 35 contrari[31].

Manifestazione del 4 novembre 1919.
Schieramento di truppe in piazza di Siena a Roma il 4 novembre 1919 in occasione di una celebrazione militare in seguito della quale ci fu un conferimento di medaglie.
Manifestazione del 4 novembre 1920.
Celebrazione delle bandiere del 4 novembre 1920 al Vittoriano in occasione dell'inaugurazione dell'iscrizione del Bollettino della Vittoria scolpito sullo stilobate del sommoportico del Vittoriano e dell'inaugurazione dei cippi delle città redente.

Il disegno di legge fu poi presentato al Senato del Regno da Luigi Gasparotto, ministro della guerra del nuovo governo Bonomi il 6 agosto[32]. Il senatore Pasquale Del Giudice fu relatore dell'Ufficio Centrale presieduto da Giuseppe Della Noce[33]. La legge fu approvata con votazione a scrutinio segreto il giorno stesso all'unanimità[15][27] venendo promulgata da re Vittorio Emanuele III l'11 agosto e poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia il 20 agosto[34]. L'unica modifica rispetto alla proposta di Giulio Douhet fu quella relativa al luogo di sepoltura: invece del Pantheon, che doveva rimanere riservato solo ai membri di Casa Savoia, come luogo di sepoltura del Milite Ignoto italiano fu scelto l'Altare della Patria al Vittoriano[27].

A prima vista la scelta di cambiare il luogo di sepoltura poteva sembrare un declassamento, ma non fu così[35]. La sua tomba si sarebbe difatti trovata in un luogo altamente simbolico: l'Altare della Patria, quindi ai piedi della statua della dea Roma e sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, primo re dell'Italia unita e personalità risorgimentale indicata dalla storiografia come Padre della Patria[6]. Inoltre il Milite Ignoto sarebbe stato seppellito in un luogo all'aperto, completamente visibile da parte tutti, e non chiuso tra le mura di un edificio, come nel caso del Pantheon[6]. In uno suo stralcio, la legge sulla «Sepoltura della salma di un soldato ignoto», in riferimento al fatto che il luogo di sepoltura sarebbe stato all'aperto, recita[36]:

«[Il trasporto della salma avverrà] dalla silente trincea di guerra alla immortale grandezza dell'Urbe sotto il sole d'Italia. [...]»

Successivamente, con regio decreto del 28 ottobre, il giorno 4 novembre 1921, «dedicato alla celebrazione delle onoranze al soldato ignoto», fu dichiarato festivo[37]. La festività del 4 novembre fu poi confermata in modo permanente l'anno successivo come Giornata della Vittoria[38].

Alla data del 4 novembre fu reso onore anche in precedenza. Il 4 novembre 1919, in prossimità delle elezioni politiche, si era svolta una celebrazione militare con conferimento di medaglie al valore in piazza di Siena a Roma[39], mentre il 4 novembre 1920 era stata inaugurata sullo stilobate del sommoportico del Vittoriano un'iscrizione riportante il Bollettino della Vittoria, alla base della quale furono collocati i cippi delle città redente unite all'Italia in seguito al trattato di Rapallo (1920) e al trattato di Roma (1924), entrambi accordi di pace a conclusione della prima guerra mondiale. Le municipalità rappresentate sono, nello specifico, Trieste, Trento, Gorizia, Pola, Fiume e Zara.[40] Per celebrare l'evento erano state onorate le diverse bandiere dei reparti che avevano partecipato al conflitto[41]. Poi, in seguito ai trattati di Parigi del 1947 firmati come conseguenza della sconfitta dell'Italia nella seconda guerra mondiale, le città di Pola, Fiume e Zara sono passate alla Jugoslavia e – dopo la dissoluzione di quest'ultima – alla Croazia.

La commissione e le ricerche delle salme

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Map
Indicazione approssimativa dei luoghi in cui furono individuati gli undici caduti

Già il 20 agosto il Ministero della guerra, incaricato dell'esecuzione della legge appena approvata, diramò la circolare n. 25 che istituiva una commissione speciale, presieduta dal tenente generale Giuseppe Paolini, ispettore per le onoranze alle salme ai caduti di guerra: tra esse si sarebbe scelta quella da seppellire solennemente all'Altare della Patria in una tomba che sarebbe diventata il monumento al Milite Ignoto[15]. La commissione aveva l'incarico di individuare le salme di undici caduti al fronte, privi di qualsiasi segno di riconoscimento. Furono assegnati alla commissione anche il colonnello Vincenzo Paladini e il maggiore medico Nicola Fabrizi, entrambi già in servizio per le onoranze ai caduti. Per i sopralluoghi era presente anche monsignor Pietro Nani, in qualità di cappellano militare[42]. Al sindaco di Udine Luigi Spezzotti fu chiesto di indicare il nominativo di quattro ex combattenti (un ufficiale, un sottufficiale, un caporale e un soldato) come membri della commissione e altri quattro come supplenti dei primi.

A fine settembre furono nominati come effettivi della commissione il tenente Augusto Tognasso di Milano (mutilato), il sergente Giuseppe De Carli di Tiezzo di Azzano Decimo (medaglia d'oro), il caporal maggiore Giuseppe Sartori di Zugliano (medaglia d'argento e medaglia di bronzo) e il soldato Massimo Moro di Lestizza (medaglia d'argento); come supplenti il colonnello Carlo Trivulzio di Udine (5 medaglie di bronzo), il sergente Ivanoe Vaccaroni di Udine (medaglia d'argento, due medaglie di bronzo e due croci di guerra), il caporal maggiore Luigi Marano di Pavia di Udine (medaglia d'argento) e il soldato Lodovico Duca di Pozzuolo del Friuli (medaglia di bronzo)[43].

Rinvenimento di un corpo
Rinvenimento di un corpo.
Ricerche in un cimitero
Ricerche in un cimitero.
Caricamento di una bara
Caricamento di una bara.

Le undici salme furono esaminate e scelte nell'ottobre del 1921[6]. I componenti della commissione cercarono nei cimiteri di guerra sparsi lungo il fronte italiano della prima guerra mondiale, che andava dal passo alpino dello Stelvio al mare Adriatico[6]. I luoghi precisi dove vennero cercate le salme non furono casuali: erano i teatri di guerra dove gli scontri furono più duri e accaniti[6], cercando di includere scenari in cui avevano combattuto le diverse armi delle forze armate italiane, compresa la Regia Marina. Come criterio di scelta, fu individuato quello più selettivo: non vennero prese in considerazione le salme a cui erano associate, ad esempio, le mostrine o l'elmetto, grazie ai quali si sarebbe potuto risalire al reggimento di appartenenza del soldato[44].

Ogni salma proveniva da una zona precisa del fronte: Rovereto, le Dolomiti, gli Altipiani, il monte Grappa, Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, il monte San Michele e Castagnevizza del Carso[15][6]. Alcune indicazioni degli undici luoghi esaminati e scelti per individuare le salme furono fornite da Tognasso in una successiva pubblicazione[45]:

  1. «Rovereto: non riuscendo a individuare caduti in sepolture provvisorie sul fronte, fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero militare, probabilmente dove oggi sorge il Sacrario militare di Castel Dante
  2. «Massiccio del Pasubio: come nel caso precedente, fu necessario scegliere un caduto ignoto da un cimitero militare, forse il cimitero militare della Brigata Liguria.»
  3. «Monte Ortigara: furono rinvenuti un primo corpo che però aveva un foglietto con un possibile segno identificativo, un caduto austriaco e due caduti insepolti non identificabili; fu scelto uno degli ultimi due.»
  4. «Monte Grappa: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»
  5. «Conegliano: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero, forse in corrispondenza del sacrario del Montello
  6. «Cortellazzo-Caposile: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero militare (oggi non più esistente).»
  7. «Cortina d'Ampezzo: fu scelto un caduto ignoto da un cimitero militare, forse in corrispondenza del sacrario militare di Pocol
  8. «Monte Rombon: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»
  9. «Monte San Marco: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»
  10. «Castagnevizza: sotto una piramide di pietre furono rinvenute due salme di caduti non identificabili; fu scelta quella con maggiori ferite.»
  11. «Monte Ermada: sotto un elmetto fu rinvenuta una fossa comune con vari teschi; sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»

Le undici bare furono successivamente portate provvisoriamente nella chiesa di Santa Maria in Castello a Udine per poi essere trasferite ad Aquileia il 27 ottobre[15][6]. Nel frattempo all'Altare della Patria al Vittoriano a Roma fu realizzato il loculo che avrebbe dovuto ospitare il Milite Ignoto. Le undici bare furono trasportate dai teatri di guerra ad Aquileia grazie ad alcuni autocarri[46]. Al passaggio di questi convogli militari le strade dei comuni attraversati si riempivano di gente che attendeva il loro passaggio, con le finestre delle abitazioni che si ricoprivano di bandiere tricolori e con le campane delle chiese che suonavano "a morto"[46]. La gente seguiva gli autocarri per una parte del loro percorso arrivando a volte a percorrere chilometri[46].

La scelta della salma

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Le undici bare allineate nella basilica di Aquileia
Le undici bare nella basilica di Aquileia.

Secondo le istruzioni del ministero della guerra le undici bare, identiche per forma e per dimensioni, furono gradualmente riunite nella basilica di Aquileia prima della data del 28 ottobre. Quel giorno, alle ore 11, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni e di mutilati, di ex combattenti e di madri e di vedove di caduti, fu designata la salma del Milite Ignoto da parte di una «madre di un caduto non riconosciuto e in modo che la cassa prescelta non si sappia da quale zona del fronte provenga»[47].

La madre del soldato disperso durante la prima guerra mondiale deputata a effettuare la scelta della salma da inumare all'Altare della Patria presso il Vittoriano fu Maria Bergamas (pronuncia Bergamàs) che era nata a Gradisca d'Isonzo, comune friulano annesso al Regno d'Italia solo dopo la guerra e prima appartenente all'Impero austro-ungarico. In gioventù si trasferì a Trieste, dove risiedeva allo scoppio della prima guerra mondiale.

Suo figlio Antonio Bergamas, nato a Trieste, comune che all'epoca faceva parte dell'Impero austro-ungarico come Gradisca d'Isonzo venendo inglobato dal Regno d'Italia solo dopo la fine del conflitto, era un maestro comunale nonché un fervente irredentista italiano. Per tale motivo, sebbene iscritto nelle liste di leva dell'esercito austroungarico, nel 1914 disertò e passò in Italia dove si arruolò volontario sotto falso nome nel Regio Esercito italiano, raggiungendo il fronte nel giugno 1915. Morì il 18 giugno 1916 a Marcesina venendo decorato con una medaglia d'argento al valore militare.

Maria Bergamas
Maria Bergamas, madre di un disperso della prima guerra mondiale che scelse, il 28 ottobre 1921, la salma da inumare all'Altare della Patria.

Fu sepolto nel cimitero di guerra di Marcesina sull'Altipiano dei Sette Comuni. Tuttavia, a seguito di un violento bombardamento che distrusse il cimitero, Bergamas e i compagni seppelliti con lui risultarono ufficialmente dispersi, rendendone impossibile il riconoscimento[48][49].

Il corpo del soldato da tumulare all'Altare della Patria fu scelto il 28 ottobre nella basilica di Aquileia[50]. Poco prima della scelta, l'ordine d'allineamento delle bare fu cambiato per garantire la massima irriconoscibilità della salma[50]. Maria Bergamas fu condotta di fronte alle undici bare allineate, che passò in rassegna fino alla decima, sulla quale si accasciò urlando il nome di suo figlio per poi abbracciarne il feretro[51]: per tale motivo la scelta della salma cadde su di esso[52][53].

Secondo la testimonianza della figlia Anna, la madre era decisa a scegliere l'ottava o la nona bara, poiché quelli erano i numeri che ricordavano la nascita e la morte di Antonio, ma giunta dinanzi alle bare provò un senso di vergogna, e poiché nulla dovesse ricordare suo figlio, scelse la decima affinché il simbolo che sarebbe andato a Roma fosse davvero un soldato ignoto.[54]

Le altre dieci salme rimasero ad Aquileia per essere sepolte solennemente il 4 novembre nel cimitero della basilica nella Tomba dei dieci militi ignoti[15][50][47] L'incarico venne affidato al vescovo Celso Costantini, il quale trascrisse gli avvenimenti nel proprio diario.

«Bisognava poi seppellire le altre dieci salme rimaste allineate nella Basilica. Io fui invitato a compiere l'austero rito. E venni da Fiume. Dopo l'assoluzione vidi sfilare sul mosaico la processione delle 10 bare portate dalle vecchie madri dei caduti. Le bare erano coperte dal tricolore, e le vecchie madri recavano sul petto le insegne del valore dei figli.»

La bara prescelta da seppellire all'Altare della Patria fu poi inserita in una cassa speciale inviata dal ministero della guerra. Era una cassa in legno di quercia con decorazioni in metallo in ferro battuto, forgiato da scudi di trincea e sorretto da bombe a mano tipo SIPE. Sul coperchio erano fissati un elmetto, un fucile e una bandiera tricolore[55].

Il viaggio in treno verso Roma della salma prescelta

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Caricamento della bara prescelta sul treno
Caricamento della bara prescelta sul treno diretto dalla stazione di Aquileia alla stazione di Roma Termini.

Il 28 ottobre alla stazione di Aquileia la bara del soldato prescelto fu posta su un affusto di cannone collocato su un carro funebre ferroviario, appositamente disegnato da Guido Cirilli[56], seguito da altre sedici carrozze[36]. Su un lato della carrozza che ospitò il Milite Ignoto fu riportata la scritta mcmxv - mcmxviii, ovvero gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale (1915-1918); sul lato opposto era riportata la citazione l'ombra sva torna ch'era dipartita, versi contenuti nel canto quarto dell'Inferno della Divina Commedia[36], parole riferite a Virgilio e pronunciate da una delle quattro ombre che Dante Alighieri vide venire incontro a loro, dalle sembianze né tristi né liete[57]. La salma, fino al convoglio ferroviario, fu scortata da alcuni reduci decorati con la medaglia d'oro al valor militare[15].

Il treno per il trasporto del Milite Ignoto
Il treno per il trasporto del Milite Ignoto.

Il 1º novembre, su iniziativa dell'onorevole Giovanni Giuriati[58], al Milite Ignoto fu conferita la medaglia d'oro al valor militare, massima decorazione militare italiana, con una motivazione che fu poi riportata anche sul lato del suo sacello che si trova internamente al Vittoriano, nell'omonima cripta:

«Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria»

Il ministro della Guerra, in un comunicato ufficiale, aggiunse, in riferimento al conferimento della medaglia d'oro al Milite Ignoto[15]:

Carro del treno del Milite Ignoto
Carro del treno del Milite Ignoto.
Onoranze al passaggio del treno del Milite Ignoto
Onoranze al passaggio del treno del Milite Ignoto.
Accoglienza al treno del Milite Ignoto al suo arrivo in stazione Termini
Accoglienza al treno del Milite Ignoto al suo arrivo in stazione Termini a Roma.
Uscita della salma dalla stazione di Roma Termini
Uscita della salma dalla stazione di Roma Termini.
«Lo sconosciuto, il combattente di tutti gli assalti, l'eroe di tutte le ore, ovunque passò o sostò, prima di morire, confuse insieme il valore e la pietà. Soldato senza nome e senza storia, Egli è la storia: la storia del nostro lungo travaglio, la storia della nostra grande vittoria.»

La medaglia al valor militare era stata preceduta dalla Medal of Honor, massima decorazione militare assegnata dal Governo federale degli Stati Uniti d'America[59] concessa il 12 ottobre 1921, a cui seguì la Croce della Libertà per il comando militare di I Classe, massima onorificenza militare dell'Estonia, e la Croix de guerre, onorificenza militare della Francia[60]. In particolare la motivazione del conferimento della Medal of Honor statunitense recita:

(inglese)
«Upon the unknown, unidentified Italian soldier to be buried in the National Monument to Victor Emanuel II, in Rome»
(italiano)
«Al Milite Ignoto, soldato italiano non identificato che è seppellito al Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II a Roma»

Il viaggio della salma prescelta verso Roma, che durò dal 29 ottobre al 2 novembre, partì alle ore 8 da Aquileia[50] a velocità moderatissima in modo che in ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il caduto[15]. Oltre al carro con la bara erano presenti quattordici carrozze destinate a raccogliere le corone di fiori lanciate verso il convoglio durante il tragitto. Altre due carrozze di prima e di seconda classe erano destinate alla scorta d'onore. Il treno fermava cinque minuti in ogni stazione presente lungo il percorso. Il ministero della guerra ordinò il più rigoroso silenzio durante il passaggio del treno. Erano vietati discorsi pubblici e all'arrivo del treno poteva essere eventualmente suonata una sola volta La leggenda del Piave. Durante le fermate notturne intermedie (Venezia, Bologna e Arezzo) era predisposto il cambio alle rappresentanze di senatori, deputati, madri, vedove, mutilati ed ex combattenti[47]. Per la trazione erano utilizzate due locomotive FS 740, e una di esse, l'unità 740.115, è giunta sino a noi ed è esposta nel Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, che si trova nei pressi di Napoli[61].

Furono molti gli italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore alla salma del Milite Ignoto[62]. Le foto e i filmati del viaggio del treno mostrano ali di folla inginocchiarsi al passaggio del treno, lanci di fiori da parte di donne e bambini, il saluto militare da parte di rappresentanze delle forze armate e di ex combattenti, e la benedizione della salma da parte di autorità religiose locali[63][64][65]. Fiori furono lanciati dal treno nelle acque del Piave[66], conosciuto come "fiume Sacro alla Patria" in virtù del significato storico degli avvenimenti svoltisi lungo le sue sponde nel corso della prima guerra mondiale[67]. Il passaggio del convoglio era sempre contornato da ali di folla, così come il suo arrivo era preavvisato da aeroplani in volo[36]. Il Corriere della Sera, in un articolo pubblicato il 30 ottobre 1921, descrisse così il passaggio del treno[68]:

«[...] dove il treno passava rapido, gruppi fermi ai passaggi a livello salutavano, agitando i fazzoletti. Pareva che salutassero un essere caro tanto atteso. [...]»

Come riportato dalla tabella ufficiale con l'orario delle principali fermate, la penultima destinazione del viaggio fu la stazione di Roma Portonaccio (oggi stazione di Roma Tiburtina) la sera del 1º novembre. La mattina dopo era previsto l'arrivo alla stazione di Roma Termini per le successive celebrazioni finali[47]. Una Stella d'Italia in bronzo era collocata su una delle due locomotive che trainava il carro funebre ferroviario, mentre una seconda Stella d'Italia era rappresentata sull'edificio principale della stazione di Roma Portonaccio[69]. Le stazioni ferroviarie per le quali era prevista una sosta, e gli orario di arrivo e partenza per ogni singola stazione, furono[47]:

Principali stazioniArrivoPartenza
Aquileia29 ottobre29 ottobre8:00
Udine29 ottobre10:0029 ottobre11:00
Treviso29 ottobre16:0029 ottobre17:30
Mestre29 ottobre18:3029 ottobre19:00
Venezia Santa Lucia29 ottobre19:3030 ottobre8:00
Padova30 ottobre9:4030 ottobre11:00
Rovigo30 ottobre13:3030 ottobre13:45
Ferrara30 ottobre15:3030 ottobre16:30
Bologna Centrale30 ottobre18:3031 ottobre6:24
Pracchia31 ottobre10:2631 ottobre10:51
Pistoia31 ottobre12:0031 ottobre12:45
Prato31 ottobre13:2831 ottobre13:33
Firenze Santa Maria Novella31 ottobre14:4631 ottobre19:10
Arezzo31 ottobre23:001º novembre9:45
Chiusi1º novembre12:001º novembre12:15
Orvieto1º novembre13:451º novembre14:30
Orte1º novembre16:251º novembre17:50
Roma Portonaccio1º novembre20:252 novembre8:43
Roma Termini2 novembre9:002 novembre

Dalla stazione di Roma Termini alla basilica di Santa Maria degli Angeli

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Re Vittorio Emanuele III segue la bara del Milite Ignoto
Re Vittorio Emanuele III segue la bara del Milite Ignoto caricata su un affusto di cannone il 2 novembre 1921 lungo il tragitto tra la stazione di Roma Termini e la basilica di Santa Maria degli Angeli.

La mattina del 2 novembre, quando la bara del Milite Ignoto giunse alla stazione di Roma Termini, fu accolta dal re e dalla famiglia reale, da bandiere, stendardi e labari dell'Esercito, della Marina e della Guardia di Finanza, con generali, comandanti d'armata, capi di stato maggiore dell'Esercito e della Marina. Erano invitati, insieme alle diverse cariche dello Stato, decorati di medaglia d'oro e rappresentanze di mutilati, di madri e vedove di caduti e di ex combattenti[47].

Il generale Luigi Cadorna, sebbene invitato dal ministro della guerra italiano Luigi Gasparotto, non partecipò alle celebrazioni perché non voleva apparire in secondo piano rispetto ai suoi subordinati di un tempo[70]. Questo rifiuto scatenò accese polemiche[71].

La bara, posta su un affusto di cannone, fu trasportata alla basilica di Santa Maria degli Angeli, dove furono officiate le esequie solenni, affiancata da decorati della medaglia d'oro e seguita a piedi da re Vittorio Emanuele III e dalle massime cariche dello Stato[47].

Le celebrazioni presso la basilica di Santa Maria degli Angeli
Le celebrazioni presso la basilica di Santa Maria degli Angeli.

In piazza Esedra la salma fu benedetta dal vescovo Angelo Bartolomasi, vescovo di Trieste, ovvero dallo stesso sacerdote che aveva benedetto ad Aquileia le undici salme con l'acqua del fiume Timavo, corso d'acqua che scorre in una delle zone dove un tempo era situato il fronte italiano della prima guerra mondiale[7].

La bara fu poi portata all'interno della basilica a spalla e posta su un catafalco per la cerimonia[72]. Qui vi rimarrà, esposta al pubblico, fino alla mattina del 4 novembre, giorno della tumulazione solenne all'Altare della Patria[50]. Per l'occasione la basilica restò aperta al pubblico tutta la notte per consentire alla popolazione di tributargli omaggio[47].

La bara rimase nella chiesa con un picchetto d'onore in quattro ufficiali, quattro sottufficiali, quattro caporali, quattro soldati, quattro mutilati e quattro ex combattenti che si avvicendavano ogni dodici minuti[7]. Le esequie furono celebrate nelle prime ore della mattina del 4 novembre da Angelo Bartolomasi[7].

Il trasferimento all'Altare della Patria e l'inumazione

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Le madri e le vedove dei caduti della prima guerra mondiale seguono la bara del Milite Ignoto
Le madri e le vedove dei caduti della prima guerra mondiale seguono la bara del Milite Ignoto durante il suo trasferimento all'Altare della Patria.

La mattina del 4 novembre, terzo anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale, la bara fu portata a spalla da dodici militari che erano stati insigniti con la medaglia d'oro al valor militare e poi caricata alle ore 8:30 su un affusto di cannone trainato da sei cavalli[7]. Il lungo corteo delle varie armi di Esercito, Marina, Guardia di Finanza e Guardia di Pubblica Sicurezza che partì dalla basilica di Santa Maria degli Angeli precedeva il carro, seguito a sua volta da dieci madri e da dieci vedove di caduti, da rappresentanti di cariche dello Stato e dell'Esercito e da rappresentanza di mutilati e di ex combattenti[47], e dalla banda militare dell'Arma dei Carabinieri[73]. La salma venne quindi trasferita lungo le vie di Roma fino all'Altare della Patria al Vittoriano per la sepoltura solenne[50][15]. Il servizio d'ordine di questa parte delle celebrazioni fu espletato da diecimila soldati e duemila carabinieri[7].

Arrivo della salma del Milite Ignoto all'Altare della Patria
Arrivo della salma del Milite Ignoto all'Altare della Patria.
Bandiere dei reggimenti di fanteria che omaggiano la salma
Bandiere dei reggimenti di fanteria che omaggiano la salma.
Chiusura della tomba con saluto militare
Chiusura della tomba con saluto militare.
La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria
La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria del 4 novembre 1921 vista da piazza Venezia.

Seguivano la salma i ministri del governo italiano, i deputati, i senatori, i generali, le rappresentanze delle città decorate con la medaglia d'oro, i reduci e i mutilati di guerra[74]. Re Vittorio Emanuele III con la famiglia reale, il presidente del Consiglio dei ministri Ivanoe Bonomi e le ambascerie straniere erano invece di fronte all'Altare della Patria in attesa del feretro[74]. In piazza Venezia, davanti al Vittoriano, la salma del Milite Ignoto era attesa dalle diecimila bandiere dei combattenti[74].

L'affusto di cannone che trasportava la bara del Milite Ignoto arrivò in piazza Venezia alle ore 9:30[74][47]. Al suo arrivo i militari che erano in testa al corteo del Milite Ignoto si allargarono e si disposero su due linee laterali lungo gli estremi della scalinata del Vittoriano[74]. A questo punto suonarono le campane di tutte le chiese di Roma e furono sparati dei colpi a salve dal cannone del Gianicolo[58].

Alle ore 10 la bara del Milite Ignoto salì verso l'Altare della Patria accompagnata dal rullo di tamburi: l'accompagnamento con tamburi era un'antica tradizione che avveniva durante la celebrazione delle esequie dei principi sabaudi e che fu ripristinata per l'occasione da re Vittorio Emanuele III[58]. Contemporaneamente, in tutta Italia, vennero officiate cerimonie religiose in onore al Milite Ignoto[58].

Durante la cerimonia ci fu la consegna, in tutta Italia, del silenzio, che fu rotto per mezz'ora nel momento dell'inumazione del Milite Ignoto, oltre che dai citati tamburi, dal suono delle campane di tutte le città d'Italia e dallo sparo di ventun colpi di cannone da tutti i presidi militari[75]. La consegna del silenzio fu assoluta: per tutta la durata della cerimonia vennero vietati tutti i discorsi, anche quelli ufficiali delle autorità[36]. Il silenzio poteva essere rotto solamente dai lamenti delle mogli e delle madri dei caduti in guerra[46].

Sulla sua bara furono deposte la medaglia d'oro al valore militare assegnata il 1º novembre e un elmetto da fante[58]. La bara fu poi adagiata nel sacello, che fu chiuso dalla pietra sepolcrale di marmo riportante la locuzione latina "Ignoto Militi"[58], coniata per l'occasione da Gabriele D'Annunzio[5]. L'Altare della Patria fu vegliato dalle forze armate italiane dal 1º al 5 novembre. I reggimenti che presenziavano invece il Vittoriano erano situati in piazza dell'Esedra[50]. Da allora la tomba del Milite Ignoto è sempre vigilata da un guardia d'onore e da due fiamme che ardono perennemente[76].

La cerimonia del 4 novembre 1921 rappresentò il recupero, da parte degli italiani, di quello spirito patriottico che era stato annacquato dalle sofferenze patite durante la prima guerra mondiale[75]. La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[6], visto che vi partecipò un milione di persone[7].

Il coro solenne non fu però unanime. I socialisti e i comunisti non parteciparono alle celebrazioni del 1921 legate all'inumazione del Milite Ignoto: costoro, legati alla loro ideologia, che era internazionalistica, erano ufficialmente avversi a questa celebrazione a causa dei suoi forti connotati nazionalistici[75]. I socialisti resero comunque onore al Milite Ignoto definendolo «proletario straziato da altri proletari»[77]. I repubblicani erano anch'essi polemici con le celebrazioni per via del loro antimilitarismo, tant'è che durante il corteo ufficiale del 4 novembre lanciarono un manifesto di contestazione tra la folla[78]. Anche gli anarchici si astennero dalla celebrazione per via del loro antimilitarismo e per la massiccia presenza di autorità statali[79].

L'Altare della Patria, con l'inumazione del Milite Ignoto, cambiò così funzione: dapprima altare dedicato alla dea Roma e poi, dal 1921, anche sacello del Milite Ignoto. La statua equestre di Vittorio Emanuele II rimase il centro architettonico del Vittoriano[80], mentre come suo centro simbolico, all'Altare della Patria e alla statua della dea Roma si aggiunse il Milite Ignoto[81]. Il Vittoriano fu così consacrato alla sua valenza simbolica definitiva diventando – grazie al richiamo della figura di Vittorio Emanuele II di Savoia e alla presenza dell'Altare della Patria – un tempio laico dedicato metaforicamente all'Italia libera e unita e celebrante – in virtù della tumulazione del Milite Ignoto – il sacrificio per la patria e per gli ideali nazionali[77][82][3].

Simbolo della propaganda fascista

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Omaggio di Benito Mussolini e Adolf Hitler alla tomba del Milite Ignoto
Benito Mussolini e Adolf Hitler rendono omaggio al Milite Ignoto il 4 maggio 1938 durante una visita di Stato.
Re Vittorio Emanuele III consegna una medaglia d'oro all'Altare della Patria
Re Vittorio Emanuele III consegna una medaglia d'oro all'Altare della Patria di fronte al Milite Ignoto alla presenza di Benito Mussolini il 10 giugno 1942

Il Partito Nazionale Fascista iniziò ad assumere il Milite Ignoto come uno dei suoi simboli più importanti nel 1922 durante la marcia su Roma, che avvenne dal 27 al 31 ottobre[8]. Durante le celebrazioni del 4 novembre 1922 con Benito Mussolini appena nominato presidente del Consiglio Il Popolo d'Italia scrisse:

«Il Presidente del Consiglio ha condotto oggi i ministri ed il popolo di Roma all'Altare della Patria. Erano al suo fianco il generale Diaz e l'ammiraglio Thaon di Revel, i due alti rappresentanti dell'Esercito e della Marina che nell'infausto biennio antinazionale erano stati messi in disparte mentre a rappresentanti della Nazione si accoglievano i varii Misiano. [...] La lotta, perdurata durante sette anni tra lo spirito nazionale e la congiura disfattista antinazionale, ha avuto oggi un sacro epilogo con un rito che celebrava sul Campidoglio la congiunzione spirituale tra i soldati che morirono per la Vittoria e la Nazione che vuole difendere la Vittoria.[83]»

Nel 1924 durante il regime fascista il ministro della pubblica istruzione Giovanni Gentile stabilì di aggiungere alla dotazione delle scuole elementari una raffigurazione simbolica del Milite Ignoto, che «contribuirebbe a ispirare negli allievi vivo amore e profonda devozione alla Patria»[84].

Per fissare il Vittoriano e il Milite Ignoto nell'immaginario collettivo degli italiani, dalla fine degli anni 1920 il fascismo avviò un'imponente opera propagandistica, avvalendosi anche della nascente industria cinematografica italiana: il Vittoriano divenne una presenza costante nei filmati di regime, il cui sfondo era spesso il panorama di Roma[85] Dal 1928 al 1943 il Vittoriano comparve in 249 filmati distribuiti nei cinema italiani; 168 di queste apparizioni (il 67,5%) erano legate a un omaggio al Milite Ignoto, 81 (il restante 32,5%) furono teatro di una manifestazione fascista organizzata tra le mura del Vittoriano[86].

Durante il ventennio, il Vittoriano svolse molto spesso il ruolo scenografico di sfondo solenne e spettacolare per le parate militari fasciste che da via dell'Impero (la moderna via dei Fori Imperiali) arrivavano sotto il balcone di Palazzo Venezia[87]. Il monumento mantenne questo importante ruolo nella cornice nazionalista fascista anche perché accoglieva il Milite Ignoto, cui il regime rendeva spesso omaggio[88]. Anche l'Ara dei caduti fascisti, che si trovava sul colle del Campidoglio, aveva un ruolo analogo[89].

Lo scontro politico, l'oblio e la riscoperta

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Il presidente del Consiglio Antonio Segni rende omaggio al Milite Ignoto
Il presidente del Consiglio dei Ministri Antonio Segni rende omaggio al Milite Ignoto durante la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate del 4 novembre 1955
Omaggio al Milite Ignoto di John Fitzgerald Kennedy e Giulio Andreotti
Il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy e Giulio Andreotti, ministro della difesa, durante una visita di Stato rendono omaggio al Milite Ignoto il 1º luglio 1963.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende omaggio al Milite Ignoto
Il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, fra i corazzieri e la guardia d'onore dell'Esercito Italiano, rende omaggio al Milite Ignoto durante la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate del 4 novembre 2022.

Anche dopo la caduta del fascismo nel 1943, la fine della seconda guerra mondiale nel 1945 e la nascita della Repubblica Italiana nel 1946, la tomba del Milite Ignoto continuò a essere luogo di celebrazioni ufficiali a ricordo dei caduti[90][91][92]. Il Milite Ignoto fu anche oggetto di scontro politico, a causa delle provocazioni e delle violenze da parte di membri del Movimento Sociale Italiano[93]. Il 23 febbraio 1958, in occasione di una celebrazione della Resistenza all'Altare della Patria presso la tomba del Milite Ignoto, il deputato missino Giovanni De Totto, al termine della cerimonia ufficiale fece il saluto romano (secondo alcune fonti anche gridando «Viva la Repubblica Sociale») provocando la reazione dei partigiani presenti. Altri scontri seguirono tra il corteo di partigiani e un gruppo di missini nei pressi del Vittoriano[94][95]. Il giorno successivo, alcuni missini con scope, insetticida e acqua saponata furono bloccati dalle forze dell'ordine sulle scalee del Vittoriano. Dichiararono di voler ripulire il monumento dall'«oltraggio» per la celebrazione dei partigiani[96].

Il 7 ottobre 1962, in occasione delle celebrazioni per il 70º anniversario della fondazione del PSI, una delegazione di socialisti portò una corona d'alloro alla tomba del Milite Ignoto. Alcuni missini cercarono di rimuoverla, provocando la reazione dei presenti. Successivamente neofascisti fecero esplodere una bomba carta al passaggio del corteo socialista in prossimità della basilica dei Santi Cosma e Damiano[97][98].

Complice il cambiamento del clima politico italiano dagli anni 1950 in poi, che divenne fortemente contrapposto e caratterizzato dalle suddette azioni violente che inquinarono il loro simbolismo, il Vittoriano e il Milite Ignoto andarono gradualmente incontro al disinteresse della popolazione, sorte toccata anche a tutti gli altri simboli patri italiani[9]. Lo stato di abbandono del Vittoriano era sempre più evidente, e le celebrazioni che vi avvenivano erano sempre meno partecipate, incluse quelle che interessavano il Milite Ignoto[10][9]. Da più parti si giunse anche a proporre di abolirle oppure di trasferirle altrove insieme alla tomba del Milite Ignoto, perché era ancora vivo il ricordo delle adunate fasciste, durante le quali i simboli patri erano un forte elemento di propaganda del regime guidato da Benito Mussolini. Sulla scia del clima politico degli anni 1970 e a causa della sua chiusura al pubblico, il Vittoriano conobbe un lungo periodo di oblio da parte sia delle istituzioni sia dei cittadini[99]. Anche da parte delle istituzioni ci fu un mutamento: da eventi coinvolgenti e emozionanti si passò a commemorazioni rituali e asettiche con sempre meno spettatori che vi assistevano[9].

Alla fine degli anni 1980 sorse un movimento d'opinione, guidato da Ludovico Quaroni[100], che voleva la "ruderizzazione" del Vittoriano, ossia il completo abbandono a sé stesso, cui sarebbe dovuta seguire una fase di smantellamento parziale, con l'asportazione delle opere artistiche più importanti (che sarebbero state musealizzate) e la conversione del monumento a semplice passeggiata sopraelevata: ciò avrebbe richiesto anche l'abbattimento delle sezioni più imponenti e simboliche, come parte del sommoportico e dei propilei, e il trasferimento altrove della tomba del Milite Ignoto[101].

Fu il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, all'inizio del XXI secolo, a iniziare un'opera di riscoperta e di valorizzazione dei simboli patri italiani, Vittoriano e Milite Ignoto compresi[10][11][12]. Grazie all'iniziativa di Ciampi essi hanno riacquisito l'importanza simbolica che avevano un tempo[11]. L'operato di Ciampi è stato ripreso e continuato anche dal suo successore, Giorgio Napolitano, con particolare risalto durante le celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia[12]. Con l'anzidetta opera di recupero avvenuta all'inizio del XXI secolo, dopo quasi un cinquantennio caratterizzato da retorica nazionalista e militarista e successivamente da un periodo contrassegnato da abbandono e disinteresse, il Milite Ignoto ha mutato il suo inquadramento in senso completamente apolitico, divenendo uno dei simboli dell'unità e dell'identità nazionale italiana, privo nel contempo di ogni connotato nazionalista e militarista[13].

Nel 2011, dal 29 ottobre al 2 novembre, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e del novantesimo anniversario della traslazione della salma da Aquileia a Roma, vi fu la rievocazione storica del viaggio in treno del Milite Ignoto[62][102].

Il centenario dell'inumazione

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Il sacrario militare del Tonale
Il sacrario militare del Tonale, dove si è svolta la cerimonia di dedicazione al Milite ignoto del ghiacciaio dell'Adamello

Nel 2021 fu celebrato solennemente il centenario dall'inumazione del Milite Ignoto, e una risoluzione della commissione Difesa della Camera, approvata il 31 marzo 2021, impegnava il Governo «ad organizzare un viaggio della memoria con un treno d'epoca, nella composizione più possibile fedele, che compia un identico percorso con le stesse tappe e gli stessi tempi del treno che portò il Milite Ignoto a Roma»[103].

Il "Gruppo delle Medaglie d'Oro al Valor Militare d'Italia", in collaborazione con l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha proposto il conferimento della cittadinanza onoraria da parte di tutti i Comuni italiani. Il progetto Milite Ignoto, Cittadino d'Italia ha avuto il sostegno anche del Consiglio Nazionale Permanente delle Associazioni d’Arma[104]: complessivamente sono stati 3 185 i Comuni a conferire la cittadinanza onoraria con lapidi, targhe, pergamene, intitolazioni di edifici pubblici[105].

Con decreto 15 giugno 2021 del Ministero dell'economia e delle finanze è stata stabilita l'emissione di una moneta celebrativa da 5 euro d'argento in versione fior di conio con elementi colorati[106]. Lo Stato maggiore della difesa-Ufficio Storico ha organizzato diverse iniziative per la «promozione di progetti per le scuole di ogni ordine e grado, volti alla diffusione e alla conoscenza delle vicende storiche legate alla figura del Milite Ignoto»[107]. Il 28 agosto 2021 presso il Sacrario militare del Tonale si è svolta la cerimonia di dedicazione al Milite Ignoto del ghiacciaio dell'Adamello[108].

Guardia d'onore dell'Esercito Italiano
Guardia d'onore dell'Esercito Italiano al lato esterno della tomba.

Il simbolismo relativo all'anonimato del soldato sepolto si ripercuote direttamente su un concetto che è legato ai morti in guerra: vista la mancata identificazione del corpo, la tomba del Milite Ignoto è genericamente la tomba di chiunque sia caduto in guerra, e quindi funge da monumento che commemora tutti i militari morti nei conflitti armati combattuti dall'Italia, indipendentemente se le loro salme siano state riconosciute o meno[2].

Il simbolismo del Milite Ignoto legato all'anonimato del militare sepolto risiede anche nella transizione metaforica dalla figura del soldato a quella del popolo e infine a quella della nazione: questo passaggio tra concetti sempre più ampi e generici è dovuto ai tratti indistinti della non identificazione del soldato, che lega direttamente il Milite Ignoto al popolo italiano e poi all'Italia[27].

Il lato esterno della tomba

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Guardia d'onore dell'Aeronautica Militare
Guardia d'onore dell'Aeronautica Militare.

L'intero Vittoriano è rivestito è in marmo Botticino, e l'Altare della Patria e la tomba del Milite Ignoto non fanno eccezione. Per la realizzazione del lato esterno della tomba del Milite Ignoto si prese spunto dagli stili architettonici usati per edificare il Vittoriano in modo tale da renderli omogenei tra di loro, e quindi fu confermato il Neoclassicismo di corrente neogreca con influenze eclettiche, su cui furono innestati elementi italici[1].

L'epigrafe del lato esterno della pietra sepolcrale, quella all'Altare della Patria sotto la statua della dea Roma, riporta la scritta "Ignoto Militi" e gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Mcmxv" (1915) e "Mcmxviii" (1918). Attorno è presente una decorazione di foglie di alloro, mentre sopra la tomba è posta è posta una corona d'alloro in bronzo con l'iscrizione "ai prodi caduti / nella grande guerra liberatrice / le donne d'italia / mcmxxi" che riporta l'anno della tumulazione del Milite Ignoto (1921).

La guardia d'onore sul lato esterno

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Guardia d'onore della Marina Militare
Guardia d'onore della Marina Militare.

Il lato esterno della tomba del Milite Ignoto è sempre piantonata da una guardia d'onore composta da due militari (posizionati alle estremità della pietra sepolcrale) appartenenti alle diverse armi delle quattro forze armate italiane, ovvero dell'Esercito Italiano, dell'Aeronautica Militare, della Marina Militare e dell'Arma dei Carabinieri, che si alternano nel servizio. Originariamente era prevista una durata decennale per ogni forza armata, mentre in seguito hanno preso ad alternarsi secondo un calendario stabilito di anno in anno[4].

I militari prestano un servizio di guardia di un'ora con riposo di quattro ore[109]. Poiché l'Altare della Patria è considerato zona militare, la guardia d'onore è armata e munita di munizioni[110]. Nei primi dieci anni dopo la solenne inumazione del 4 novembre 1921 il picchetto d'onore fu composto da carabinieri, con il passaggio di consegne al Regio Esercito che avvenne il 24 maggio 1932[15][111]. Dopo gli attentati di Roma del 12 dicembre 1969, che colpirono anche l'Altare della Patria[112], il servizio di guardia fu temporaneamente esteso fino ai piedi della scalinata[113].

Le fiamme perenni

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Panoramica dell'Altare della Patria e dei due bracieri
Panoramica dell'Altare della Patria con i due bracieri su cui arde una fiamma perenne che si trovano alla base della scalinata in posizione laterale e contrapposta. Le fiamme perenni hanno un significato metaforico legato anche al Milite Ignoto.

Il contributo alla costruzione del Vittoriano da parte degli italiani all'estero, che venne elargito grazie a una sottoscrizione popolare organizzata durante la sua fase di edificazione, è tangibile su una parte del monumento: sui due bracieri che ardono perennemente all'Altare della Patria ai lati della tomba del Milite Ignoto è collocata una targa il cui testo recita "Gli italiani all'estero alla Madre Patria" in ricordo alle donazioni fatte dagli emigrati italiani tra la fine del XIX secolo e l'inizio XX secolo[114].

Il significato allegorico delle fiamme che ardono perennemente è legato alla loro simbologia, che è antica di secoli, dato che affonda le sue origini nell'antichità classica, in particolar modo nel culto dei morti[115]. Il fuoco che brucia eternamente nei due bracieri dell'Altare della Patria simboleggia che il ricordo, in questo caso del sacrificio del Milite Ignoto e dell'amor patrio a esso collegato, è perennemente vivo negli italiani, anche in quelli che sono lontani dal loro Paese, e non svanirà mai[115].

La cripta interna

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L'operazione di trasferimento temporaneo del 1924
L'operazione di trasferimento temporaneo della salma del Milite Ignoto nel 1924 per poter permettere di completare alcuni lavori nel Vittoriano. In tale occasione nacque l'idea di realizzare una cripta interna al Vittoriano dedicata al Milite Ignoto

All'inizio del 1924, al fine di completare alcuni lavori alla parte centrale dell'Altare della Patria, la bara del Milite Ignoto fu temporaneamente spostata in un locale del Vittoriano. Fu in tale occasione che Primo Acciaresi suggerì di creare una cripta interna al Vittoriano in corrispondenza del loculo dove era seppellito il Milite Ignoto, usando lo spazio inutilizzato al di sotto della statua equestre di Vittorio Emanuele II. In questo modo, oltre all'Altare della Patria, si avrebbe potuto avere un altro luogo destinato alle commemorazioni[116].

Il 24 maggio 1935, in occasione delle celebrazioni per il ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, fu inaugurata la cripta del Milite Ignoto, al quale si accede dal Sacrario delle Bandiere. Questa cripta è un locale interno situato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, da cui è possibile vedere il lato del sacello del Milite Ignoto che dà all'interno del Vittoriano[117]. Tale cripta è stata inaugurata contestualmente al Sacrario delle Bandiere.

Il luogo del trasferimento provvisorio
Il luogo del trasferimento provvisorio, che fu utilizzato dal 1924 al 1935.
La bara del Milite Ignoto non ancora inumata nel 1921
La bara del Milite Ignoto all'Altare della Patria nel novembre 1921 poco prima della solenne cerimonia di inumazione.

La cripta si trova quindi in corrispondenza dell'Altare della Patria, da cui invece si può vedere il lato della tomba che dà verso l'esterno dell'edificio[87]. La pietra sepolcrale del lato interno della tomba riporta un'epigrafe con la motivazione della medaglia d'oro al valore militare conferita al Milite Ignoto attorniata da sei spade (tre per lato), e con l'ultima frase che riporta le date di inizio e di fine della prima guerra mondiale per l'Italia, scritte in numeri romani, ovvero 24 maggio 1915 e 4 novembre 1918:

«soldato ignoto
degno figlio di vna stirpe prode / e di vna millenaria civilta' resistette / inflessibile nelle trincee piv' contese / prodigo' il svo coraggio nelle piv' / crvente battaglie e cadde combattendo / senz'altro premio sperare che la / vittoria e la grandezza della patria / xxiv maggio mcmxv iv novembre mcmxviii
»
Il sacello del Milite Ignoto visibile dalla cripta interna
Il sacello del Milite Ignoto visibile dalla cripta interna.

Parti della cripta e del sepolcro furono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne che furono teatro degli scontri della prima guerra mondiale: il pavimento in marmo è del Carso, mentre il piccolo altare è modellato da un unico blocco di pietra proveniente dal monte Grappa[118].

Sulla porta del simulacro è presente un epitaffio[15] che è stato redatto da re Vittorio Emanuele III[7]:

«ignoto il nome - folgora il suo spirito - dovunque è l'Italia - con voce di pianto e d'orgoglio - dicono - innumeri madri: - è mio figlio»

Da un punto di vista architettonico e artistico, la cripta del Milite Ignoto è opera dell'architetto Armando Brasini. È un locale a forma di croce greca con volta a cupola a cui si accede tramite due rampe di scale. Dalla cripta si diparte un breve cunicolo che raggiunge la nicchia del sacello del Milite Ignoto. La nicchia è inserita in un arcosolio ispirato allo stile degli edifici paleocristiani, in particolar modo alle catacombe. Il soffitto della cripta richiama invece l'architettura romana, alternando volte a crociera e volte a botte[119]. Il locale, costruito in laterizi, è caratterizzato dalla presenza di archi a tutto sesto e di nicchie[117]. È anche presente un piccolo altare per le funzioni religiose[87].

Le pareti della cripta sono decorate da un mosaico di stile bizantino, opera di Giulio Bargellini, di natura religiosa. La crocifissione di Gesù è situata sopra la tomba del Milite Ignoto. Sulle pareti si stagliano invece i santi protettori delle forze armate italiane: san Martino patrono della fanteria, san Giorgio per la cavalleria, san Sebastiano per la polizia locale e santa Barbara per la marina, l'artiglieria e il genio. Sulla cupola, infine, si trova la Madonna di Loreto, patrona dell'aeronautica[87].

Omaggio al Milite Ignoto da parte delle massime cariche dello Stato italiano
Omaggio al Milite Ignoto con la deposizione della corona d'alloro da parte del presidente della Repubblica Italiana e delle massime cariche dello Stato in occasione dell'Anniversario dell'Unità d'Italia del 17 marzo 2023.
Le Frecce Tricolori sfrecciano sul Vittoriano
Le Frecce Tricolori sfrecciano sul Vittoriano durante la Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2022 dopo che le massime cariche dello Stato hanno reso omaggio al Milite Ignoto.

Il presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello esterno del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre in quattro diverse occasioni durante l'anno:

Dopo le cerimonie in onore al Milite Ignoto, nelle quattro occasioni citate, è previsto il passaggio delle Frecce Tricolori sopra il Vittoriano. È anche prassi che i capi di Stato esteri in visita ufficiale in Italia rendano omaggio al Milite Ignoto.

Consegna della Medal of Honor statunitense
Consegna della Medal of Honor statunitense nel 1921 al Milite Ignoto da parte del generale Henry Tureman Allen[128].
Leon Panetta rende omaggio al Milite Ignoto
Il segretario della difesa degli Stati Uniti d'America Leon Panetta rende omaggio al Milite Ignoto il 16 gennaio 2013 durante una visita di Stato.

Onorificenze italiane

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Onorificenze estere

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Immagine dal film Tu mi turbi
Immagine da Tu mi turbi (1983), film di Roberto Benigni in cui l'ultimo episodio, intitolato I due militi, è incentrato sui due soldati della guardia d'onore della tomba del Milite Ignoto.
  • Ne Il grido dell'aquila (1923) di Mario Volpe, primo film di stampo propagandistico di epoca fascista, in una delle scene finali il fantasma del Milite Ignoto appare sull'Altare della Patria «rivendicando un risolutivo riscatto morale, una palingenesi capace di ricomporre il mosaico di identità regionali in una fervente epifania nazionalista»[135].
  • Il film La prova generale (1968) di Romano Scavolini fu inizialmente bocciato dalla commissione censoria che vi ravvisò cinque ipotesi di reato: istigazione alla violenza; oltraggio alla Patria; oltraggio al Milite Ignoto (per una scena girata all'Altare della Patria); oltraggio alla religione; blasfemia[136]. Con visto censura n.57361 del 12 dicembre 1970 fu vietato ai minori di 18 anni[137]. A causa dei giudizi censori sul film, inizialmente poté essere proiettato solo a non più di quindici spettatori maggiorenni per volta[138]. Solo nel 1976 poté avere una regolare distribuzione nelle sale.
  • Tu mi turbi (1983) è un film di Roberto Benigni in cui l'ultimo episodio, intitolato I due militi, è incentrato sui due soldati della guardia d'onore della tomba del Milite Ignoto[139].
  • Fango e gloria - La Grande Guerra (2014) è un film per la televisione diretto da Leonardo Tiberi, incentrato sulla figura del Milite Ignoto; fu realizzato in occasione delle commemorazioni per il centenario dall'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale[140].
  • La scelta di Maria (2021) è un docufilm diretto da Francesco Miccichè, interpretato da Cesare Bocci, Sonia Bergamasco e Alessio Vassallo, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in programma in prima serata su Rai 1 il 4 novembre 2021 in occasione del centenario della tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria[141].
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