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Milite Ignoto (Italia)

Coordinate: 41°53′41.7″N 12°28′58.6″E
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Tomba del Milite Ignoto
La tomba del Milite Ignoto sovrastata dalla statua della dea Roma all'Altare della Patria presso il Vittoriano. Più in alto si intravede la statua equestre di Vittorio Emanuele II.
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
IndirizzoPiazza Venezia 6
Coordinate41°53′41.7″N 12°28′58.6″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1921
Inaugurazione4 novembre 1921
StileNeoclassico di corrente neogreca con influenze eclettiche ed elementi italici[1]
Usocommemorativo
Realizzazione
CostruttoreItalia (bandiera) Regno d'Italia
ProprietarioItalia (bandiera) Repubblica Italiana

Il Milite Ignoto è un soldato italiano morto durante la prima guerra mondiale, sepolto sotto la statua della dea Roma all'Altare della Patria presso il Vittoriano a Roma e il cui corpo non è stato identificato. La sua tomba, un sacello simbolico che rappresenta tutti i caduti e i dispersi italiani in guerra[2], è scenario di cerimonie ufficiali che si svolgono annualmente, durante le quali il presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato le rendono omaggio con la deposizione di una corona d'alloro[3].

La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto italiano avvenuta nel 1921 è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[4], con oltre un milione di persone ad assistervi[5]. Dopo esser stato utilizzato dal regime fascista di Benito Mussolini come icona a servizio della propaganda nazionalista e militarista[6], il cambiamento del clima politico nel dopoguerra inquinò il simbolismo del Milite Ignoto, che andò gradualmente incontro al disinteresse della popolazione, come anche altri simboli patri[7].

Solo all'inizio del XXI secolo, grazie all'opera di riscoperta e di valorizzazione dei simboli patri italiani fatta dal presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi[8][9], esso ha riacquisito l'importanza[9] e il seguito che aveva un tempo tra la popolazione[10], mutando il suo inquadramento in senso completamente apolitico e privo di connotati bellicisti e sciovinisti, e divenendo uno dei simboli dell'unità e dell'identità nazionale italiana[10].

L'espressione "Milite Ignoto" è la traduzione della locuzione latina "miles ignotus", letteramente "soldato sconosciuto". Fu Gabriele D'Annunzio che predilesse la forma più latineggiante, e fece incidere come epigrafe sulla tomba del Milite Ignoto italiano la frase latina, declinata al dativo, ignoto militi, cioè "al soldato sconosciuto"[11].

Dalla disfatta di Caporetto e all'ipotesi di una tomba al Pantheon

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Giulio Douhet
Il colonnello Giulio Douhet, che ebbe per primo l'idea di realizzare un monumento al Milite Ignoto anche in Italia.

Nel 1593 a Jinju, al termine del primo assedio della città negli attacchi passati alla storia come invasioni giapponesi della Corea, gli abitanti eressero un santuario, per raccogliere e onorare le salme di chi era perito nei combattimenti, che viene indicato dagli storici come un precursore dei monumenti moderni ai Militi Ignoti[12]. In Europa tale pratica fu introdotta in seguito alla prima guerra mondiale, conflitto in cui il numero di militari caduti e non identificati fu enorme[13].

In Italia, il primo a proporre la realizzazione di un monumento al Milite Ignoto fu il colonnello Giulio Douhet[14], ispirato alle analoghe e quasi contemporanee iniziative già attuate nel Regno Unito, in Francia, negli Stati Uniti e in Portogallo.

Douhet nacque da una famiglia di origini nizzarde. Il padre, ufficiale farmacista del Regia Armata Sarda, scelse di diventare cittadino del Regno di Sardegna dopo la cessione di Nizza e Savoia alla Francia nel 1860 venendo coinvolto nell'esodo nizzardo[15]. Dopo l'Unità d'Italia venne trasferito a Caserta, dove nacque Giulio, che a vent'anni frequentò l'Accademia militare di Modena, da cui uscì con il grado di sottotenente dei bersaglieri. Si iscrisse anche al Politecnico di Torino, laureandosi in ingegneria.

L'idea di Douhet di realizzare una tomba al Milite Ignoto anche in Italia nacque in seguito alla disfatta di Caporetto, la più grave sconfitta nella storia dell'esercito italiano[16]. Dopo questo evento Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito, emise un comunicato che addossava la colpa della sconfitta militare esclusivamente alla viltà dei soldati italiani[17]. La disfatta di Caporetto, a dispetto delle conclusioni di Cadorna, portò a immediate conseguenze politiche (le dimissioni del Governo Boselli e la nomina di Vittorio Emanuele Orlando) e militari, con la sostituzione di Cadorna con il generale Armando Diaz.

Già durante la guerra Douhet aveva avuto forti contrasti con Luigi Cadorna e con gli alti comandi militari. Nel 1916 inviò ad alcuni ministri diverse note negative sulla situazione strategica gestita da Cadorna e fu per questo condannato a un anno di reclusione, scontato nel Forte di Fenestrelle. Nel 1919, a un anno dalla fine del conflitto, Douhet pubblicò su Il Dovere dure accuse contro Cadorna in occasione dei lavori della commissione d'inchiesta sulla disfatta di Caporetto, commissione che poi smentì la tesi sostenuta dall'ex comandante supremo del Regio Esercito sulle responsabilità esclusivamente addossate alla viltà dei soldati italiani, che ne uscirono senza colpe[18][19]. All'epoca anche il militarista Il Popolo d'Italia aveva scritto in modo critico nei confronti di Cadorna, criticandone le scelte e assolvendo completamente i soldati italiani dalla colpa della disfatta di Caporetto[20][21].

Luigi Cadorna
Il generale Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito, che addossò la colpa della disfatta di Caporetto alla viltà dei soldati italiani, tesi prima contestata da Giulio Douhet e poi smentita da un'apposita commissione che assolse i militari italiani.

Il 17 luglio 1920 la Società Reduci delle patrie battaglie e l'Unione Nazionale Ufficiali e Soldati fecero propria la proposta di Douhet inerente alla solenne sepoltura di un soldato italiano non riconosciuto caduto durante la prima guerra mondiale, concordando con il suggerimento del Pantheon a Roma come luogo di inumazione.[22]:

«Che la salma di un soldato italiano, che non si sia riusciti a identificare, rimasto ucciso in combattimento, sul campo, venga solennemente trasportata a Roma e collocata al Pantheon — simbolo della grandezza di tutti i soldati d'Italia, segno della riconoscenza dell'Italia verso tutti i suoi figli, altare del sacro culto della Patria»

Giulio Douhet, in difesa dei soldati italiani e in polemica con Cadorna, a cui rimproverava alcuni errori strategici e la cocciutaggine nel perseguire obiettivi militari difficilmente raggiungibili, ribadì il 24 agosto 1920 dalle colonne del giornale Il Dovere, testata di riferimento dell'associazione Unione Nazionale Ufficiali e Soldati, la proposta di creare una tomba dedicata al Milite Ignoto anche in Italia per onorare i sacrifici e il coraggio dei soldati italiani da realizzare al Pantheon a Roma[23]:

«Tutto sopportò e vinse il nostro soldato. Tutto. Dall'ingiuria gratuita dei politicanti e dei giornalastri che sin dal principio cominciarono a meravigliarsi del suo valore, quasi che gli italiani fossero dei pusillanimi, alla calunnia feroce diramata per il mondo a scarico di una terribile responsabilità. Tutto sopportò e tutto vinse, da solo, nonostante. Perciò al soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio.»

Il riferimento alla «calunnia feroce» è da ricondurre al bollettino di guerra del 28 ottobre 1917 firmato da Luigi Cadorna con cui si attribuiva la disfatta di Caporetto alla «mancata resistenza di reparti della 2ª Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico».[24] Con la proposta di realizzare una tomba dedicata al Milite Ignoto, Giulio Douhet voleva creare un simbolo legato alla vittoria italiana nella prima guerra mondiale ottenuta grazie al valore dei soldati malgrado l'incapacità dei dirigenti politici e militari[15]. Douhet individuò nel Milite Ignoto un riferimento verso il quale tutta l'Italia si sarebbe dovuta riconoscere[25]. A tal proposito Douhet scrisse[25]:

«Nel giorno in cui la sacra Salma trionfalmente giungerà al suo luogo di eterno riposo, in quel giorno tutta l'Italia deve vibrare all'unisono, in una concorde armonia d'affetti. [...] tutti i cittadini debbono far ala alla via trionfale, unendosi in un unanime senso di elevazione ideale nel comune atto di reverenza verso il Figlio e il Fratello di tutti, spentosi nella difesa della Madre Comune.»

La decisione definitiva per la sepoltura all'Altare della Patria

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Cesare Maria De Vecchi
Il deputato Cesare Maria De Vecchi, che presentò alla Camera dei deputati del Regno d'Italia il progetto di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto», poi approvato.

La proposta di realizzare una tomba al Milite Ignoto Italiano ebbe subito una forte eco, con il panorama istituzionale dell'epoca che la fece propria. Il disegno di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto» fu presentato alla Camera dei deputati del Regno d'Italia il 20 giugno 1921, pochi giorni prima delle dimissioni del quinto governo Giolitti. La proposta venne depositata dall'onorevole Cesare Maria De Vecchi. Essa era finalizzata alla costruzione di un monumento dedicato al Milite Ignoto che rappresentasse tutti i soldati italiani morti in guerra[14]:

«Il disegno di legge che il Parlamento discute è frutto del sentimento italico, dolce ed ardente ad un tempo. Deve essere rivendicata ai nostri uomini d'arme la priorità del proposito di trasportare solennemente a Roma i resti di un caduto ignoto, perché ivi ricevano i più alti onori dovuti a loro e a seicentomila fratelli.»

Questa proposta fu fatta propria dal ministro della guerra Giulio Rodinò, insieme al presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'interno Giovanni Giolitti, e al ministro del tesoro Ivanoe Bonomi[26]. Giolitti si dimise il successivo 27 giugno a causa dell'esigua minoranza ottenuta in parlamento dopo le elezioni politiche svolte a maggio.

Il 28 giugno l'onorevole Cesare Maria De Vecchi fu il relatore alla Camera per la commissione "Esercito e Marina Militare", che aveva indicato come data della solenne sepoltura il 4 novembre 1921 (terzo anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale) e come luogo di sepoltura l'Altare della Patria al Vittoriano, «perché quivi il popolo potrà, meglio che altrove, in grandi pellegrinaggi, rendere i più alti onori al morto che è tutti i morti, che è primo e supremo artefice della nuova storia»[27]. Il Pantheon sarebbe quindi rimasto un luogo destinato esclusivamente alla sepoltura dei re d'Italia. La richiesta della sepoltura all'Altare della Patria fu poi approvata dalla Camera dei deputati del Regno d'Italia il 5 agosto[28] a scrutinio segreto con 199 voti favorevoli e 35 contrari[29].

Luigi Gasparotto
Il ministro della guerra Luigi Gasparotto, che presentò al Senato del Regno il medesimo progetto di legge. La proposta fu poi approvata anche da questo ramo del parlamento divenendo legge, dando via all'iter per la realizzazione della tomba del Milite Ignoto all'Altare della Patria.

Il disegno di legge fu poi presentato al Senato del Regno da Luigi Gasparotto, ministro della guerra del nuovo governo Bonomi, il 6 agosto[30]. Il senatore Pasquale Del Giudice fu relatore dell'Ufficio Centrale presieduto da Giuseppe Della Noce[31]. La legge fu approvata con votazione a scrutinio segreto il giorno stesso all'unanimità senza modifiche rispetto alla versione approvata dalla Camera del Regno d'Italia pochi giorni prima[14][25]. L'iter si concluse con la sua promulgazione da parte di re Vittorio Emanuele III che avvenne l'11 agosto e con la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia il 20 agosto[32].

A prima vista la scelta di cambiare il luogo di sepoltura poteva sembrare un declassamento, ma non fu così[33]. La tomba, rispetto alla prima idea che voleva l'inumazione al Pantheon tra le sepolture dei re d'Italia, si sarebbe trovata in un luogo altrettanto simbolico: l'Altare della Patria è ai piedi della statua della dea Roma e sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, primo re dell'Italia unita e personalità risorgimentale indicata dalla storiografia come Padre della Patria[4]. Inoltre il Milite Ignoto sarebbe stato seppellito in un luogo all'aperto, completamente visibile da parte di tutti, e non chiuso tra le mura di un edificio, come nel caso dell'inumazione al Pantheon[4]. In uno suo stralcio, la legge sulla «Sepoltura della salma di un soldato ignoto», in riferimento al fatto che il luogo di sepoltura sarebbe stato all'aperto, recita[34]:

«[Il trasporto della salma avverrà] dalla silente trincea di guerra alla immortale grandezza dell'Urbe sotto il sole d'Italia. [...]»

Successivamente, con regio decreto del 28 ottobre, il giorno 4 novembre 1921, «dedicato alla celebrazione delle onoranze al soldato ignoto», fu dichiarato festivo[35]. La festività del 4 novembre fu poi confermata in modo permanente dall'anno successivo come Giornata della Vittoria[36].

La commissione e la ricerca delle salme

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Map
Indicazione approssimativa dei luoghi in cui furono individuati gli undici caduti non identificabili, tra i quali fu scelta la salma da inumare all'Altare della Patria

Il 20 agosto il ministero della guerra, incaricato dal governo dell'esecuzione della legge appena approvata dai due rami del Parlamento del Regno d'Italia sulla tumulazione di un Milite Ignoto, diramò la circolare nº 25 che istituiva una commissione speciale presieduta dal tenente generale Giuseppe Paolini. La commissione aveva l'incarico di individuare undici salme di caduti al fronte prive di qualsiasi segno di riconoscimento: tra esse si sarebbe scelta quella da seppellire solennemente all'Altare della Patria in un sacello che sarebbe diventato la tomba del Milite Ignoto[14]. Furono assegnati alla commissione anche il colonnello Vincenzo Paladini e il maggiore medico Nicola Fabrizi, entrambi in servizio nelle forze armate per le onoranze ai caduti. Per i sopralluoghi era presente anche monsignor Pietro Nani, in qualità di cappellano militare[37]. Al sindaco di Udine Luigi Spezzotti fu chiesto di indicare il nominativo di quattro ex combattenti (un ufficiale, un sottufficiale, un caporale e un soldato) come membri della commissione e altri quattro come supplenti dei primi.

A fine settembre la commissione prese forma: furono nominati come membri effettivi il tenente Augusto Tognasso di Milano (mutilato), il sergente Giuseppe De Carli di Tiezzo di Azzano Decimo (medaglia d'oro), il caporal maggiore Giuseppe Sartori di Zugliano (medaglia d'argento e medaglia di bronzo) e il soldato Massimo Moro di Lestizza (medaglia d'argento); come supplenti il colonnello Carlo Trivulzio di Udine (5 medaglie di bronzo), il sergente Ivanoe Vaccaroni di Udine (medaglia d'argento, due medaglie di bronzo e due croci di guerra), il caporal maggiore Luigi Marano di Pavia di Udine (medaglia d'argento) e il soldato Lodovico Duca di Pozzuolo del Friuli (medaglia di bronzo)[38].

Il rinvenimento di un corpo
Il rinvenimento di un corpo.
Le ricerche in un cimitero di guerra
Le ricerche in un cimitero di guerra.
Il caricamento di una bara
Il caricamento di una bara.

Le undici salme furono scelte nell'ottobre del 1921[4]. I componenti della commissione cercarono lungo l'intero fronte italiano della prima guerra mondiale, che spaziava dal passo alpino dello Stelvio al mare Adriatico[4]. I luoghi dove vennero cercate le salme non furono individuati in modo casuale: erano i teatri dove si erano svolti gli scontri più duri e accaniti[4]; inoltre, si cercò di includere nello scenario complessivo tutte le diverse componenti delle forze armate italiane, compresa la Regia Marina. Al fine di garantire il totale anonimato del soldato, non vennero prese in considerazione quelle salme a cui erano associate mostrine o elmetti, grazie ai quali si sarebbe potuto risalire al reggimento di appartenenza del soldato[39].

Ogni salma proveniva quindi da una zona precisa del fronte: Rovereto, le Dolomiti, gli Altipiani, il monte Grappa, Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, il monte San Michele e Castagnevizza del Carso[4][14]. Alcune indicazioni degli undici luoghi esaminati e scelti per individuare le salme furono fornite da Tognasso in una successiva pubblicazione[40]:

  1. «Rovereto: non riuscendo a individuare caduti in sepolture provvisorie sul fronte, fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero militare, probabilmente dove oggi sorge il Sacrario militare di Castel Dante
  2. «Massiccio del Pasubio: come nel caso precedente, fu necessario scegliere un caduto ignoto da un cimitero militare, forse il cimitero militare della Brigata Liguria.»
  3. «Monte Ortigara: furono rinvenuti un primo corpo che però aveva un foglietto con un possibile segno identificativo, un caduto austriaco e due caduti insepolti non identificabili; fu scelto uno degli ultimi due.»
  4. «Monte Grappa: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»
  5. «Conegliano: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero, forse in corrispondenza del sacrario del Montello
  6. «Cortellazzo-Caposile: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero militare (oggi non più esistente).»
  7. «Cortina d'Ampezzo: fu scelto un caduto ignoto da un cimitero militare, forse in corrispondenza del sacrario militare di Pocol
  8. «Monte Rombon: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»
  9. «Monte San Marco: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»
  10. «Castagnevizza: sotto una piramide di pietre furono rinvenute due salme di caduti non identificabili; fu scelta quella con maggiori ferite.»
  11. «Monte Ermada: sotto un elmetto fu rinvenuta una fossa comune con vari teschi; sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.»

Le bare contenenti le undici salme furono portate provvisoriamente nella chiesa di Santa Maria in Castello a Udine per poi essere trasferite ad Aquileia il 27 ottobre[4][14]. Nel frattempo, all'Altare della Patria al Vittoriano a Roma fu realizzato il loculo che avrebbe dovuto ospitare il Milite Ignoto. Le undici bare furono trasportate da Udine ad Aquileia grazie ad alcuni autocarri[41]. Al passaggio di questi convogli militari le strade dei comuni attraversati si riempivano di gente che attendeva il loro passaggio, con le finestre delle abitazioni che si ricoprivano di bandiere tricolori e con le campane delle chiese che suonavano a morto[41]. La gente seguiva gli autocarri per una parte del loro percorso, arrivando a volte a percorrere chilometri[41].

La scelta della salma da inumare all'Altare della Patria

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Le undici bare allineate nella basilica di Aquileia
Le undici bare allineate nella basilica di Aquileia pronte per la scelta.

Secondo precise istruzioni del Ministero della Guerra le undici bare, identiche per forma e per dimensioni, dovevano essere tassativamente riunite nella basilica di Aquileia prima della data del 28 ottobre. Quel giorno, alle ore 11, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni e di mutilati, di ex combattenti e di madri e di vedove di caduti, sarebbe stata infatti scelta la salma da inumare all'Altare della Patria da parte di una «madre di un caduto non riconosciuto e in modo che la cassa prescelta non si sappia da quale zona del fronte provenga»[42].

La madre del soldato disperso, deputata a effettuare la scelta della salma, fu Maria Bergamas che era nata a Gradisca d'Isonzo, comune friulano annesso al Regno d'Italia solo dopo la guerra e prima appartenente all'Impero austro-ungarico. In gioventù si trasferì a Trieste, comune anch'esso facente parte dell'Impero austro-ungarico che venne inglobato dal Regno d'Italia solo dopo la fine del conflitto.

Maria Bergamas
Maria Bergamas, madre di un disperso della prima guerra mondiale che scelse, il 28 ottobre 1921, la salma da inumare all'Altare della Patria.

Suo figlio, Antonio Bergamas, nato a Trieste, era un maestro comunale e un fervente irredentista italiano. Per tale motivo, sebbene iscritto nelle liste di leva dell'esercito austro-ungarico, nel 1914 disertò, attraversò il confine e, giunto in Italia, si arruolò volontario sotto falso nome nel Regio Esercito italiano, raggiungendo il fronte nel giugno 1915. Morì il 18 giugno 1916 a Marcesina, venendo decorato con la medaglia d'argento al valor militare.

Antonio Bergamas
Antonio Bergamas, il figlio disperso in guerra di Maria Bergamas

Fu sepolto nel cimitero di guerra di Marcesina sull'Altipiano dei Sette Comuni. Tuttavia, in seguito a un violento bombardamento che colpì il cimitero, Bergamas e i compagni seppelliti con lui vennero dichiarati successivamente dispersi, visto che i danni e le distruzioni causate dall'azione di guerra effettuata dagli austro-ungarici resero impossibile l'identificazione dei loro resti[43][44].

Il corpo del soldato da tumulare all'Altare della Patria fu scelto il 28 ottobre nella basilica di Aquileia alle ore 11 come da programma[45]. Poco prima della scelta l'ordine d'allineamento delle bare fu cambiato per garantire la massima irriconoscibilità della salma[45]. Maria Bergamas fu condotta di fronte alle undici bare allineate, che passò in rassegna fino alla decima, sulla quale si accasciò urlando il nome di suo figlio[46]: per tale motivo la scelta cadde su di essa[47][48].

Secondo la testimonianza della figlia Anna, la madre era decisa a scegliere l'ottava o la nona bara, poiché quelli erano i numeri che ricordavano la nascita e la morte di Antonio, ma giunta dinanzi alle bare provò un senso di vergogna, e poiché nulla dovesse ricordare suo figlio, scelse la decima affinché la salma che sarebbe stata seppellita all'Altare della Patria fosse totalmente priva di segni distintivi di ogni tipo[49].

Le altre dieci salme rimasero ad Aquileia per essere sepolte solennemente il 4 novembre nel cimitero della basilica nella "Tomba dei dieci militi ignoti"[14][42][45]. L'incarico per l'inumazione delle dieci bare venne affidato al vescovo Celso Costantini, il quale trascrisse gli avvenimenti nel proprio diario.

«Bisognava poi seppellire le altre dieci salme rimaste allineate nella Basilica. Io fui invitato a compiere l'austero rito. E venni da Fiume. Dopo l'assoluzione vidi sfilare sul mosaico la processione delle 10 bare portate dalle vecchie madri dei caduti. Le bare erano coperte dal tricolore, e le vecchie madri recavano sul petto le insegne del valore dei figli.»

La bara prescelta per seppellire all'Altare della Patria fu poi inserita in una cassa speciale inviata dal Ministero della Guerra. Era una cassa in legno di quercia con decorazioni in metallo in ferro battuto, forgiata da scudi di trincea e sorretta da bombe a mano tipo SIPE. Sul coperchio erano fissati un elmetto, un fucile e una bandiera tricolore[50].

Il viaggio in treno verso Roma della salma prescelta

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Il caricamento della bara prescelta sul treno
Il caricamento della bara prescelta sul treno diretto dalla stazione di Aquileia alla stazione di Roma Termini.

Il 28 ottobre alla stazione di Aquileia la bara del soldato prescelto fu posta su un affusto di cannone collocato su un carro funebre ferroviario appositamente disegnato da Guido Cirilli[51], seguito da altre sedici carrozze[34]. Su un lato della carrozza che ospitava il Milite Ignoto era riportata la dicitura mcmxv - mcmxviii, ovvero gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale scritti con il sistema di numerazione romano (corrispondenti a 1915-1918); sul lato opposto della carrozza era riportata la citazione l'ombra sva torna ch'era dipartita, versi contenuti nel canto quarto dell'Inferno della Divina Commedia[34], parole riferite a Virgilio e pronunciate da una delle quattro ombre che Dante Alighieri vide venire incontro a loro, dalle sembianze né tristi né liete[52]. La salma prescelta, nel tragitto dalla basilica di Aquileia al convoglio ferroviario, fu scortata da alcuni reduci decorati con la medaglia d'oro al valor militare[14].

Il treno per il trasporto del Milite Ignoto
Il treno per il trasporto del Milite Ignoto.
Il carro funebre ferroviario che ospitava il Milite Ignoto
Il carro funebre ferroviario che ospitava la bara del Milite Ignoto.

Il 1º novembre, su iniziativa dell'onorevole Giovanni Giuriati[53], al Milite Ignoto fu conferita la medaglia d'oro al valor militare, massima decorazione militare italiana, con una motivazione che fu poi riportata anche sul lato del suo sacello che si trova internamente al Vittoriano, nell'omonima cripta:

«Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria»

Il ministro della guerra Luigi Gasparotto, in un comunicato ufficiale, aggiunse, in riferimento al conferimento della medaglia d'oro al Milite Ignoto[14]:

«Lo sconosciuto, il combattente di tutti gli assalti, l'eroe di tutte le ore, ovunque passò o sostò, prima di morire, confuse insieme il valore e la pietà. Soldato senza nome e senza storia, Egli è la storia: la storia del nostro lungo travaglio, la storia della nostra grande vittoria.»

La medaglia d'oro al valor militare italiana era stata per poco preceduta dalla Medal of Honor, massima decorazione militare assegnata dal Governo federale degli Stati Uniti d'America, concessa il 12 ottobre 1921[54]. In seguito, al milite furono pure attribuite la Croce della Libertà per il comando militare di I Classe nel 1922, massima onorificenza militare dell'Estonia, la Medaglia Militare della Croce di Guerra di prima Classe nel medesimo anno della precedente, massima onorificenza militare del Portogallo, la Medaglia al Valore militare di prima Classe nel 1923, massima onorificenza militare di San Marino, seguite poi nel 1935 dalla Croix de guerre e dalla Médaille militaire, entrambe onorificenze militari della Francia[55].

Le onoranze al passaggio del treno del Milite Ignoto
Le onoranze al passaggio del treno del Milite Ignoto.

Il viaggio della salma prescelta verso Roma, che durò dal 29 ottobre al 2 novembre, ebbe inizio alle ore 8 da Aquileia[45]. Il convoglio procedette a velocità moderatissima, in modo che, in ciascuna stazione, la popolazione avesse modo di onorare adeguatamente il caduto[14]. Oltre al carro ferroviario funebre con la bara erano presenti tredici carrozze destinate a raccogliere le corone di fiori lanciate verso il convoglio durante il tragitto. Altre due carrozze, rispettivamente di prima e di seconda classe, erano destinate alla scorta d'onore. Il treno fermava cinque minuti in ogni stazione per cui era prevista una sosta[45]. Il ministero della guerra ordinò il più rigoroso silenzio durante il passaggio del treno. Erano vietati discorsi pubblici e all'arrivo del treno poteva essere eventualmente suonata una sola volta La leggenda del Piave. Durante le fermate notturne intermedie (Venezia, Bologna e Arezzo) era predisposto il cambio alle rappresentanze di senatori, deputati, madri, vedove, mutilati ed ex combattenti[42]. Per la trazione erano utilizzate due locomotive FS 740, e una di esse, l'unità 740.115, è giunta sino a noi venendo poi esposta nel Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, che si trova nei pressi di Napoli[56].

Furono molti gli italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore alla salma del Milite Ignoto[57]. Le foto e i filmati del viaggio del treno mostrano ali di folla inginocchiarsi al passaggio del treno, lanci di fiori da parte di donne e bambini, il saluto militare da parte di rappresentanze delle forze armate e di ex combattenti, e la benedizione della salma da parte di autorità religiose locali[58][59][60]. Fiori furono lanciati dal treno nelle acque del Piave[61], conosciuto come "fiume Sacro alla Patria" in virtù del significato storico degli avvenimenti bellici svoltisi lungo le sue sponde nel corso della prima guerra mondiale[62]. Il passaggio del convoglio era sempre contornato da ali di folla, così come il suo arrivo era preavvisato da aeroplani in volo[34]. Il Corriere della Sera, in un articolo pubblicato il 30 ottobre 1921, descrisse così il passaggio del treno[63]:

«[...] dove il treno passava rapido, gruppi fermi ai passaggi a livello salutavano, agitando i fazzoletti. Pareva che salutassero un essere caro tanto atteso. [...]»

Come riportato dalla tabella ufficiale con l'elenco delle stazioni per le quali era prevista una sosta, la penultima destinazione del viaggio fu la stazione di Roma Portonaccio (oggi chiamata stazione di Roma Tiburtina) la sera del 1º novembre. La mattina seguente, dopo la sosta, era previsto l'arrivo alla stazione di Roma Termini per le celebrazioni finali[42]. Due Stelle d'Italia in bronzo furono collocate in luoghi simbolici: una era posizionata su una delle due locomotive che trainava il carro funebre ferroviario, mentre l'altra era rappresentata sull'edificio principale della stazione di Roma Portonaccio[64]. Le stazioni ferroviarie per le quali era prevista una sosta, e gli orari di arrivo e partenza per ogni singola stazione, furono[42]:

L'accoglienza al treno del Milite Ignoto al suo arrivo in stazione Termini
L'accoglienza al treno del Milite Ignoto al suo arrivo in stazione Termini a Roma.
L'uscita della salma dalla stazione di Roma Termini
L'uscita della salma dalla stazione di Roma Termini.
Principali stazioniArrivoPartenza
Aquileia29 ottobre29 ottobre8:00
Udine29 ottobre10:0029 ottobre11:00
Treviso29 ottobre16:0029 ottobre17:30
Mestre29 ottobre18:3029 ottobre19:00
Venezia Santa Lucia29 ottobre19:3030 ottobre8:00
Padova30 ottobre9:4030 ottobre11:00
Rovigo30 ottobre13:3030 ottobre13:45
Ferrara30 ottobre15:3030 ottobre16:30
Bologna Centrale30 ottobre18:3031 ottobre6:24
Pracchia31 ottobre10:2631 ottobre10:51
Pistoia31 ottobre12:0031 ottobre12:45
Prato31 ottobre13:2831 ottobre13:33
Firenze Santa Maria Novella31 ottobre14:4631 ottobre19:10
Arezzo31 ottobre23:001º novembre9:45
Chiusi1º novembre12:001º novembre12:15
Orvieto1º novembre13:451º novembre14:30
Orte1º novembre16:251º novembre17:50
Roma Portonaccio1º novembre20:252 novembre8:43
Roma Termini2 novembre9:002 novembre

Dalla stazione di Roma Termini alla basilica di Santa Maria degli Angeli

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Re Vittorio Emanuele III segue la bara del Milite Ignoto
Re Vittorio Emanuele III segue la bara del Milite Ignoto caricata su un affusto di cannone il 2 novembre 1921 lungo il tragitto tra la stazione di Roma Termini e la basilica di Santa Maria degli Angeli.

La mattina del 2 novembre, quando la bara del Milite Ignoto giunse alla stazione di Roma Termini, fu accolta dal re e dall'intera famiglia reale, da bandiere, stendardi e labari dell'Esercito, della Marina e della Guardia di Finanza, con generali, comandanti d'armata, capi di stato maggiore del Regio Esercito e della Regia Marina (l'Aeronautica all'epoca era ancora un'arma del Regio Esercito: divenne una forza armata autonoma, con il nome di Regia Aeronautica, solo successivamente, nel 1923).

Erano presenti, insieme alle più importanti cariche dello Stato, decorati di medaglia d'oro e rappresentanze di mutilati, di madri e vedove di caduti e di ex combattenti[42]. Qui iniziò il suo tragitto verso la basilica di Santa Maria degli Angeli, affiancato da decorati con la medaglia d'oro e seguito a piedi da re Vittorio Emanuele III e dalle massime cariche del Regno d'Italia[42].

Il generale Luigi Cadorna, sebbene invitato dal ministro della guerra italiano Luigi Gasparotto, non partecipò alle celebrazioni perché non voleva apparire in secondo piano rispetto ai suoi subordinati di un tempo[65]. Questo rifiuto scatenò accese polemiche[66].

Le celebrazioni presso la basilica di Santa Maria degli Angeli
Le celebrazioni presso la basilica di Santa Maria degli Angeli.

La bara, posta lungo il tragitto su un affusto di cannone, quando arrivò all'interno della basilica di Santa Maria degli Angeli, fu collocata su un catafalco[45]. Fu predisposto un picchetto d'onore formato da quattro ufficiali, quattro sottufficiali, quattro caporali, quattro soldati, quattro mutilati e quattro ex combattenti che si avvicendavano ogni dodici minuti[5] per tutto il tempo che la bara rimase esposta al pubblico all'interno della basilica, ovvero fino alla mattina del 4 novembre, giorno della solenne tumulazione all'Altare della Patria[45]. La basilica restò aperta al pubblico anche la notte[42].

Le esequie solenni in basilica furono celebrate nelle prime ore della mattina del 4 novembre da monsignor Angelo Bartolomasi, vescovo di Trieste, che già aveva benedetto ad Aquileia le undici salme con l'acqua del fiume Timavo, corso d'acqua che scorre in una delle zone dove un tempo era situato il fronte italiano della prima guerra mondiale[5][67]. Al termine delle esequie la bara uscì dalla basilica e venne posizionata sulla prospiciente piazza Esedra, dove fu nuovamente benedetta da monsignor Bartolomasi[5].

Il trasferimento all'Altare della Patria e l'inumazione solenne

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Il corteo del Milite Ignoto destinato all'Altare della Patria in via Nazionale
Il corteo del Milite Ignoto destinato all'Altare della Patria in via Nazionale.

In piazza Esedra, la mattina del 4 novembre, terzo anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale, la bara fu portata a spalla da dodici militari che erano stati insigniti con la medaglia d'oro al valor militare e poi caricata alle ore 8:30 su un affusto di cannone trainato da sei cavalli per guidare il corteo destinato ad arrivare all'Altare della Patria per la sepoltura solenne[5].

Un lungo corteo, composto da soldati appartenenti all'Esercito, alla Marina, alla Guardia di Finanza e alla Guardia di Pubblica Sicurezza, partì da piazza Esedra e precedeva il carro, seguito a sua volta da dieci madri e da dieci vedove di caduti, da rappresentanze di mutilati e di ex combattenti[42] e dalla banda militare dell'Arma dei Carabinieri[68].

Seguivano la salma anche i ministri del governo italiano, i deputati, i senatori, i generali, le rappresentanze delle città decorate con la medaglia d'oro, i reduci e i mutilati di guerra[69]. Il servizio d'ordine di questa parte delle celebrazioni fu espletato da diecimila soldati e duemila carabinieri[5].

Re Vittorio Emanuele III con l'intera famiglia reale, il presidente del Consiglio dei ministri Ivanoe Bonomi e le ambascerie straniere erano di fronte all'Altare della Patria in attesa del feretro[69]. L'Altare della Patria fu vegliato per l'occasione dalle forze armate dal 1º al 5 novembre[45].

L'arrivo della salma del Milite Ignoto all'Altare della Patria
L'arrivo della salma del Milite Ignoto all'Altare della Patria.
La bara del Milite Ignoto non ancora inumata
La bara del Milite Ignoto all'Altare della Patria poco prima della solenne cerimonia di sepoltura.

In piazza Venezia, davanti al Vittoriano, la salma del Milite Ignoto era attesa da diecimila bandiere di ex combattenti[69]. L'affusto di cannone che trasportava la bara del Milite Ignoto arrivò in piazza Venezia alle ore 9:30[42][69]. Al suo arrivo, i militari che erano in testa al corteo entrarono nel Vittoriano, salirono le scalinate che portano all'Altare della Patria e poi si allargarono disponendosi su due ali laterali lasciando lo spazio centrale vuoto per rendere onore al Milite Ignoto durante l'ultimo tragitto verso il luogo di sepoltura[69]. In questo frangente, suonarono le campane di tutte le chiese di Roma e furono sparati colpi a salve dal cannone del Gianicolo[53].

Alle ore 10 il feretro del Milite Ignoto fu trasportato verso l'Altare della Patria accompagnato dal rullo di tamburi: l'accompagnamento con tamburi era un'antica tradizione che avveniva durante la celebrazione delle esequie dei principi di Casa Savoia e che fu temporaneamente ripristinata per l'occasione da re Vittorio Emanuele III[53]. Contemporaneamente, in tutta Italia, vennero officiate cerimonie religiose in onore del Milite Ignoto[53].

Durante la cerimonia di tumulazione ci fu la consegna, in tutta Italia, del silenzio, che fu rotto per mezz'ora nel momento dell'inumazione del Milite Ignoto, oltre che dai citati tamburi, dal suono delle campane di tutte le città italiane e dallo sparo di ventun colpi di cannone da tutti i presidi militari[70]. La consegna del silenzio fu assoluta: per tutta la durata della cerimonia vennero vietati tutti i discorsi, anche quelli ufficiali da parte delle autorità presenti[34]. Il silenzio poteva essere rotto solamente dai lamenti delle mogli e delle madri dei caduti in guerra[41].

Sulla bara del Milite Ignoto furono deposti la medaglia d'oro al valor militare assegnata il 1º novembre e un elmetto da fante[53]. La bara fu poi adagiata nel sacello poi chiuso dalla pietra sepolcrale di marmo riportante la locuzione latina "Ignoto Militi"[53], che venne fatta incedere come epigrafe su idea di Gabriele D'Annunzio[11]. Da allora la tomba del Milite Ignoto è sempre vigilata da una guardia d'onore[71].

La cerimonia del 4 novembre 1921 rappresentò il recupero, da parte degli italiani, di quello spirito patriottico che era stato messo a dura prova dalle sofferenze patite durante e dopo la prima guerra mondiale[70]. La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[4], visto che vi partecipò complessivamente circa un milione di persone[5].

La chiusura della tomba del Milite Ignoto con saluto militare
La chiusura della tomba del Milite Ignoto con saluto militare.

Il coro non fu però unanime. I socialisti e i comunisti non parteciparono alle celebrazioni del 1921 legate all'inumazione del Milite Ignoto: costoro, legati alla loro ideologia, che era internazionalistica, erano ufficialmente avversi a questa cerimonia a causa dei suoi forti connotati nazionalistici[70]. I socialisti resero comunque onore al Milite Ignoto definendolo «proletario straziato da altri proletari»[72].

I repubblicani erano anch'essi polemici con le celebrazioni per via dell'antimilitarismo che li contraddistingueva, tant'è che durante il corteo ufficiale del 4 novembre distribuirono un volantino di protesta tra la folla[73]. Anche gli anarchici si astennero dalla celebrazione per via del loro antimilitarismo e per la massiccia presenza di autorità statali[74].

L'Altare della Patria, con l'inumazione del Milite Ignoto, cambiò così funzione: dapprima altare dedicato alla dea Roma e poi, dal 4 novembre 1921, anche sacello del Milite Ignoto. La statua equestre di Vittorio Emanuele II rimase il centro architettonico del Vittoriano[75], mentre al suo centro simbolico, già rappresentato dall'Altare della Patria e dalla statua della dea Roma, si aggiunse la tomba del Milite Ignoto[76].

Il Vittoriano fu così consacrato alla sua valenza simbolica definitiva diventando – grazie al richiamo della figura di Vittorio Emanuele II di Savoia e alla presenza dell'Altare della Patria – un tempio laico dedicato metaforicamente all'Italia libera e unita e celebrante – in virtù della tumulazione del Milite Ignoto – il sacrificio per la patria e per gli ideali nazionali[3][72][77].

Simbolo della propaganda fascista

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La sfilata fascista al Vittoriano al termine della marcia su Roma
La sfilata fascista al Vittoriano di fronte al Milite Ignoto durante le battute finali della marcia su Roma il 30 ottobre 1922.
L'omaggio di Benito Mussolini e Adolf Hitler alla tomba del Milite Ignoto
Benito Mussolini e Adolf Hitler rendono omaggio al Milite Ignoto il 4 maggio 1938 durante una visita di Stato.

Il movimento fascista iniziò ad appropriarsi del simbolismo del Milite Ignoto nel 1922 facendone una delle sue icone più importanti già durante la marcia su Roma che avvenne dal 27 al 31 ottobre[6]. Re Vittorio Emanuele III, nelle ultime fasi della marcia su Roma, consentì alle squadre fasciste di sfilare di fronte al Vittoriano, al Milite Ignoto e al Palazzo del Quirinale[78].

Durante le celebrazioni del 4 novembre 1922 con Benito Mussolini appena nominato presidente del Consiglio Il Popolo d'Italia scrisse, riguardo al richiamo del Milite Ignoto nel nuovo contesto politico adattato all'ideologia fascista:

«Il Presidente del Consiglio ha condotto oggi i ministri ed il popolo di Roma all'Altare della Patria. Erano al suo fianco il generale Diaz e l'ammiraglio Thaon di Revel, i due alti rappresentanti dell'Esercito e della Marina che nell'infausto biennio antinazionale erano stati messi in disparte mentre a rappresentanti della Nazione si accoglievano i varii Misiano. [...] La lotta, perdurata durante sette anni tra lo spirito nazionale e la congiura disfattista antinazionale, ha avuto oggi un sacro epilogo con un rito che celebrava sul Campidoglio la congiunzione spirituale tra i soldati che morirono per la Vittoria e la Nazione che vuole difendere la Vittoria.[79]»

Nel 1924, poco prima delle leggi fascistissime, che iniziarono la trasformazione dell'ordinamento giuridico del Regno d'Italia in dittatura, il ministro della pubblica istruzione Giovanni Gentile stabilì di aggiungere alla dotazione delle scuole elementari una raffigurazione simbolica del Milite Ignoto, che «contribuirebbe a ispirare negli allievi vivo amore e profonda devozione alla Patria»[80].

Per fissare il Vittoriano e il Milite Ignoto nell'immaginario collettivo degli italiani, dalla fine degli anni venti il fascismo avviò un'imponente opera propagandistica, avvalendosi anche della nascente industria cinematografica italiana: il Vittoriano divenne una presenza costante nei filmati di regime, il cui sfondo era spesso il panorama di Roma[81]. Dal 1928 al 1943 il Vittoriano comparve in 249 filmati distribuiti nei cinema italiani; 168 di queste apparizioni (il 67,5%) erano legate a un omaggio al Milite Ignoto, 81 (il restante 32,5%) furono teatro di una manifestazione fascista organizzata tra le mura del Vittoriano[82].

Durante il ventennio fascista, il Vittoriano svolse molto spesso il ruolo scenografico di sfondo solenne e spettacolare per le parate militari che da via dell'Impero (la moderna via dei Fori Imperiali) arrivavano sotto il balcone di Palazzo Venezia[83]. Il monumento mantenne questo importante ruolo nella cornice nazionalista fascista anche perché accoglieva il Milite Ignoto, cui il regime rendeva spesso omaggio[84].

La contrapposizione politica e l'oblio

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Omaggio al Milite Ignoto di John Fitzgerald Kennedy e Giulio Andreotti
Il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy e Giulio Andreotti, ministro della difesa, durante una visita di Stato rendono omaggio al Milite Ignoto il 1º luglio 1963.
Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini rende omaggio al Milite Ignoto
Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini rende omaggio al Milite Ignoto l'8 luglio 1978 nel giorno della sua elezione.

Anche dopo la caduta del fascismo che avvenne nel 1943, la fine della seconda guerra mondiale che ebbe luogo nel 1945 e la nascita della Repubblica Italiana che fu ratificata da un referendum istituzionale nel 1946, la tomba del Milite Ignoto continuò a essere luogo di celebrazioni ufficiali a ricordo dei caduti[85][86][87]. Nei primi decenni dell'epoca repubblicana il Milite Ignoto fu oggetto di scontro sociale, a causa delle provocazioni e delle violenze da parte di membri del Movimento Sociale Italiano, partito politico d'ispirazione neofascista[88].

Il 23 febbraio 1958, in occasione di una celebrazione della Resistenza italiana alla tomba del Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, il deputato missino Giovanni De Totto, al termine della cerimonia ufficiale fece il saluto romano (secondo alcune fonti gridando anche «Viva la Repubblica Sociale») provocando la reazione dei partigiani presenti. Altri scontri seguirono tra il corteo di partigiani e un gruppo di missini nei pressi del Vittoriano[89][90]. Il giorno successivo, alcuni missini con scope, insetticida e acqua saponata furono bloccati dalle forze dell'ordine sulle scalee del Vittoriano. Dichiararono di voler ripulire il monumento dall'«oltraggio» per la celebrazione dei partigiani[91].

Il 7 ottobre 1962, in occasione delle celebrazioni per il 70º anniversario della fondazione del Partito Socialista Italiano, una delegazione di socialisti omaggiò con una corona d'alloro la tomba del Milite Ignoto. Alcuni missini cercarono di rimuoverla, il che suscitò la reazione dei presenti. Successivamente neofascisti fecero esplodere una bomba carta al passaggio del corteo socialista in prossimità della basilica dei Santi Cosma e Damiano[92][93].

Il simbolismo del Milite Ignoto risultò profondamente inquinato da questo contesto politico caratterizzato anche da azioni violente, andando gradualmente incontro al disinteresse della popolazione, sorte toccata anche a tutti gli altri simboli patri italiani[7]. Lo stato di abbandono del Vittoriano era sempre più evidente, e le celebrazioni che vi avvenivano erano sempre meno partecipate, incluse quelle che interessavano il Milite Ignoto[7][8].

Da più parti si giunse anche a proporre di abolirle oppure di trasferirle altrove insieme alla tomba del Milite Ignoto, perché era ancora vivo il ricordo delle adunate fasciste, durante le quali i simboli patri erano un forte elemento di propaganda del regime. Sulla scia del clima politico degli anni settanta, e a causa della sua chiusura al pubblico, il Vittoriano conobbe un lungo periodo di oblio da parte sia delle istituzioni sia dei cittadini[94]. Anche da parte delle istituzioni ci fu un mutamento: da eventi coinvolgenti e emozionanti si passò a commemorazioni rituali e asettiche con sempre meno spettatori che vi assistevano, e le cerimonie legate al Milite Ignoto non fecero eccezione[7].

Alla fine degli anni ottanta sorse un movimento d'opinione, guidato da Ludovico Quaroni[95], che voleva la "ruderizzazione" del Vittoriano, ossia il completo abbandono a sé stesso, cui sarebbe dovuta seguire una fase di smantellamento parziale, con l'asportazione delle opere artistiche più importanti (che sarebbero state musealizzate) e la conversione del monumento a semplice passeggiata sopraelevata: ciò avrebbe richiesto anche l'abbattimento delle sezioni più imponenti e simboliche, come parte del sommoportico e dei propilei, e il trasferimento altrove della tomba del Milite Ignoto[96].

La riscoperta e il centenario dell'inumazione

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende omaggio al Milite Ignoto
Il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, fra i corazzieri e la guardia d'onore dell'Esercito Italiano, rende omaggio al Milite Ignoto durante la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate del 4 novembre 2022.

Fu il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, all'inizio del XXI secolo, a iniziare un'opera di riscoperta e di valorizzazione dei simboli patri italiani, Milite Ignoto compreso[8][9][97]. Grazie all'iniziativa di Ciampi esso ha riacquisito l'importanza e il simbolismo che aveva in origine[9]. L'operato di Ciampi è stato ripreso e continuato anche dal suo successore, Giorgio Napolitano, con particolare risalto durante le celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia avvenute nel 2011[97]. Durante le suddette celebrazioni, che coincidevano anche con il novantesimo anniversario della traslazione della salma da Aquileia a Roma, dal 29 ottobre al 2 novembre vi fu la rievocazione storica del viaggio in treno del Milite Ignoto[57][98].

Il centenario dall'inumazione del Milite Ignoto fu celebrato solennemente attraverso numerose iniziative, fra cui la più significativa fu il Treno della memoria, organizzata dal Ministero della Difesa e dalle Ferrovie dello Stato[99], che vide la riproposizione del viaggio del Milite Ignoto attraverso l'Italia mediante un treno d'epoca con all'interno una mostra commemorativa. Il treno partì il 6 ottobre da Trieste, e dopo una serie di tappe in tutta Italia, isole comprese, arrivò a Roma il 4 novembre[100].

Il "Gruppo delle Medaglie d'Oro al Valor Militare d'Italia", in collaborazione con l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha proposto il conferimento della cittadinanza onoraria da parte di tutti i comuni italiani. Il progetto Milite Ignoto, Cittadino d'Italia ha avuto il sostegno anche del Consiglio nazionale permanente delle associazioni d'arma[101]: complessivamente sono stati 3 185 i comuni a conferire la cittadinanza onoraria con lapidi, targhe, pergamene, intitolazioni di edifici pubblici[102].

Con decreto 15 giugno 2021 del ministero dell'economia e delle finanze è stata stabilita l'emissione di una moneta celebrativa da 5 euro d'argento[103]. L'ufficio storico dello Stato maggiore della difesa ha organizzato diverse iniziative per la «promozione di progetti per le scuole di ogni ordine e grado, volti alla diffusione e alla conoscenza delle vicende storiche legate alla figura del Milite Ignoto»[104]. Il 28 agosto 2021 presso il sacrario militare del Tonale si è svolta la cerimonia di dedicazione al Milite Ignoto del ghiacciaio dell'Adamello[105].

Grazie a questa serie di iniziative il Milite Ignoto ha mutato il suo inquadramento in senso completamente apolitico e privo di connotati bellicisti e sciovinisti, divenendo uno dei simboli dell'unità e dell'identità nazionale italiana[10] e riacquistando l'interesse e il seguito che aveva un tempo tra la popolazione[10].

La guardia d'onore dell'Aeronautica Militare
La guardia d'onore dell'Aeronautica Militare.
La guardia d'onore della Marina Militare
La guardia d'onore della Marina Militare.

Il simbolismo relativo all'anonimato del soldato sepolto si ripercuote direttamente su un concetto che è strettamente legato ai morti e ai dispersi in guerra: vista la mancata identificazione del corpo e la conseguente vaghezza dei suoi tratti distintivi, la tomba del Milite Ignoto è genericamente la tomba di chiunque sia caduto in un conflitto, e quindi funge da monumento che commemora tutti i militari morti nelle guerre combattute dall'Italia, indipendentemente se le loro salme siano state riconosciute o meno[2].

L'anonimato del Milite Ignoto è anche legato simbolicamente alla transizione metaforica che collega la figura del soldato con quella del popolo e infine con quella della nazione: questo passaggio tra concetti sempre più ampi e inclusivi è anch'esso dovuto ai tratti indistinti e vaghi della non identificazione del soldato, che lega direttamente il Milite Ignoto al popolo italiano e poi all'Italia[25].

Il lato esterno della tomba

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L'intero Vittoriano, l'Altare della Patria e la tomba del Milite Ignoto hanno la copertura esterna in marmo Botticino. Per la realizzazione del lato esterno della tomba del Milite Ignoto si prese infatti spunto dai materiali e dagli stili già usati per edificare il Vittoriano in modo tale da renderli omogenei, e come stilema fu confermato il Neoclassicismo di corrente neogreca con influenze eclettiche, su cui furono innestati elementi italici, utilizzati per il Vittoriano e l'Altare della Patria[1].

L'epigrafe del lato esterno della pietra sepolcrale riporta la scritta "Ignoto Militi" e gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale scritti con il sistema di numerazione romano, ovvero "Mcmxv" (1915) e "Mcmxviii" (1918). Attorno è presente una decorazione di foglie di alloro, mentre sopra la tomba è posta una corona d'alloro in bronzo con l'iscrizione "ai prodi caduti / nella grande guerra liberatrice / le donne d'italia / mcmxxi" che riporta, nella sua parte finale, l'anno di tumulazione del Milite Ignoto scritto in numeri romani (mcmxxi, ovvero 1921).

La guardia d'onore sul lato esterno

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Il lato esterno della tomba del Milite Ignoto è sempre piantonato da una guardia d'onore composta da due militari posizionati ai due lati della pietra sepolcrale che appartengono alle diverse armi delle quattro forze armate italiane, ovvero dell'Esercito Italiano, dell'Aeronautica Militare, della Marina Militare e dell'Arma dei Carabinieri, che si alternano nel servizio. Originariamente era prevista una durata decennale per ogni forza armata, mentre in seguito hanno preso ad alternarsi secondo un calendario stabilito di anno in anno[106].

I militari prestano un servizio di guardia di un'ora con riposo di quattro ore[107]. Poiché l'Altare della Patria è zona militare, la guardia d'onore ha anche ruoli operativi a difesa dell'area comprendente la tomba del Milite Ignoto, ed è quindi armata e munita di munizioni[108]. Nei primi dieci anni che hanno seguito la solenne inumazione del 4 novembre 1921 il picchetto d'onore fu composto da carabinieri, con il passaggio di consegne al Regio Esercito che avvenne il 24 maggio 1932[14][109]. Dopo gli attentati di Roma del 12 dicembre 1969, che colpirono anche l'Altare della Patria con una bomba messa alla base del suo pennone[110], il servizio di guardia fu temporaneamente esteso fino ai piedi della scalinata d'ingresso al Vittoriano[111].

Le fiamme perenni

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Panoramica dell'Altare della Patria e dei due bracieri
Panoramica dell'Altare della Patria con i due bracieri su cui arde una fiamma perenne che si trovano alla base della scalinata in posizione laterale e contrapposta. Le fiamme perenni hanno un significato metaforico legato anche al Milite Ignoto.

Il significato allegorico delle fiamme che ardono perennemente nei due bracieri ai lati della tomba del Milite Ignoto è legato alla loro simbologia, che è antica di secoli, dato che affonda le sue origini nell'antichità classica, in particolar modo nel culto dei morti e del ricordo ad essi associato, che continua anche dopo la loro scomparsa[112].

Il fuoco che brucia eternamente nei due bracieri dell'Altare della Patria simboleggia che il ricordo, in questo caso del sacrificio del Milite Ignoto e dell'amor patrio a esso collegato, è perennemente vivo negli italiani, anche in quelli che sono lontani dal proprio Paese, e non si affievolirà mai[112].

Il fatto che il ricordo viva anche per gli italiani che sono residenti all'estero e per i loro discendenti è richiamato da una targa collocata su ciascun braciere, il cui testo recita "Gli italiani all'estero alla Madre Patria" in ricordo alle donazioni fatte dagli emigrati italiani tra la fine del XIX secolo e l'inizio XX secolo per la costruzione del Vittoriano, donazioni elargite grazie a una sottoscrizione popolare internazionale organizzata durante la sua fase di edificazione[113].

La cripta interna

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L'operazione di trasferimento temporaneo del 1924
L'operazione di trasferimento temporaneo della salma del Milite Ignoto nel 1924 per poter permettere di completare alcuni lavori nel Vittoriano. In tale occasione nacque l'idea di realizzare una cripta interna al Vittoriano dedicata al Milite Ignoto

All'inizio del 1924, al fine di completare alcuni lavori nella parte centrale dell'Altare della Patria, la bara del Milite Ignoto fu temporaneamente spostata in un locale del Vittoriano. Fu in tale occasione che venne deciso di creare una cripta interna al Vittoriano in corrispondenza del loculo dove era seppellito il Milite Ignoto usando lo spazio inutilizzato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II. In questo modo, oltre all'Altare della Patria, si avrebbe potuto avere un altro luogo destinato alle commemorazioni e alle visite aperte al pubblico[114].

Il 24 maggio 1935, in occasione delle celebrazioni per il ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, fu inaugurata la cripta del Milite Ignoto, alla quale si accede dal Sacrario delle Bandiere, che si trova all'interno del Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano, il cui ingresso è situato in via di San Pietro in Carcere. Questa cripta è un locale interno che è stato realizzato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II da cui è possibile vedere il lato del sacello del Milite Ignoto che dà all'interno del Vittoriano[115]. La cripta è stata inaugurata contestualmente al Sacrario delle Bandiere.

La cripta si trova quindi in perfetta corrispondenza con l'Altare della Patria, da cui invece si può vedere il lato della tomba che dà verso l'esterno dell'edificio[83]. La pietra sepolcrale del lato interno della tomba riporta un'epigrafe con la motivazione della medaglia d'oro al valor militare conferita al Milite Ignoto attorniata da sei spade (tre per lato), e con l'ultima frase che riporta le date di inizio e di fine della prima guerra mondiale per l'Italia scritte in numeri romani, ovvero 24 maggio 1915 (xxiv maggio mcmxv) e 4 novembre 1918 (iv novembre mcmxviii):

«soldato ignoto
degno figlio di vna stirpe prode / e di vna millenaria civilta' resistette / inflessibile nelle trincee piv' contese / prodigo' il svo coraggio nelle piv' / crvente battaglie e cadde combattendo / senz'altro premio sperare che la / vittoria e la grandezza della patria / xxiv maggio mcmxv iv novembre mcmxviii
»
Il sacello del Milite Ignoto visibile dalla cripta interna
Il sacello del Milite Ignoto visibile dalla cripta interna.

Parti della cripta e del sepolcro furono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne che furono teatro degli scontri della prima guerra mondiale: il pavimento in marmo è del Carso, mentre il piccolo altare realizzato per officiare funzioni religiose[83] è modellato da un unico blocco di pietra proveniente dal monte Grappa[116].

Sulla porta del simulacro è presente un epitaffio[14] che è stato redatto da re Vittorio Emanuele III[5]:

«ignoto il nome - folgora il suo spirito - dovunque è l'Italia - con voce di pianto e d'orgoglio - dicono - innumeri madri: - è mio figlio»

Da un punto di vista architettonico e artistico, la cripta del Milite Ignoto è opera dell'architetto Armando Brasini. È un locale a forma di croce greca con volta a cupola a cui si accede tramite due rampe di scale. Dalla cripta si diparte un breve cunicolo che raggiunge la nicchia del sacello del Milite Ignoto. La nicchia è inserita in un arcosolio ispirato allo stile degli edifici paleocristiani, in particolar modo alle catacombe. Il soffitto della cripta richiama invece l'architettura romana, alternando volte a crociera e volte a botte[117]. Il locale, costruito in laterizi, è caratterizzato dalla presenza di archi a tutto sesto e di nicchie[115].

Le pareti della cripta sono decorate da un mosaico in stile bizantino, opera di Giulio Bargellini, di natura religiosa. La crocifissione di Gesù è situata sopra il sacello del Milite Ignoto. Sulle pareti si stagliano invece i santi protettori delle forze armate italiane: san Martino patrono della fanteria, san Giorgio per la cavalleria, san Sebastiano per la polizia locale e santa Barbara per la marina, per l'artiglieria e per il genio. Sulla cupola, infine, si trova la Madonna di Loreto, patrona dell'aeronautica[83].

Omaggio al Milite Ignoto da parte delle massime cariche dello Stato italiano
Omaggio al Milite Ignoto con la deposizione della corona d'alloro da parte del presidente della Repubblica Italiana e delle massime cariche dello Stato in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia del 17 marzo 2023.
Le Frecce Tricolori sfrecciano sul Vittoriano
Le Frecce Tricolori sfrecciano sul Vittoriano durante la Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2022 dopo l'omaggio al Milite Ignoto da parte delle autorità.

Il presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono solenne omaggio al sacello esterno del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre in quattro date simboliche:

Dopo le cerimonie in onore al Milite Ignoto nelle quattro date citate è previsto il passaggio delle Frecce Tricolori, pattuglia acrobatica dell'Aeronautica Militare, sopra il Vittoriano. Al Milite Ignoto viene abitualmente reso omaggio anche in altre occasioni non solenni e non canoniche dalle più svariate autorità statali e militari[127]. È anche prassi che i capi di Stato esteri in visita ufficiale in Italia rendano omaggio al Milite Ignoto.

Consegna della Medal of Honor statunitense
Consegna della Medal of Honor statunitense il 12 ottobre 1921 al Milite Ignoto da parte del generale Henry Tureman Allen[128].

Onorificenze italiane

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Onorificenze estere

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Nella cultura popolare

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Immagine dal film Tu mi turbi
Immagine da Tu mi turbi (1983), film di Roberto Benigni in cui l'ultimo episodio, intitolato I due militi, è incentrato sui due soldati della guardia d'onore della tomba del Milite Ignoto.

La traslazione della salma del milite ignoto da Aquileia fino a Roma è raccontata dal documentario del 1921, Gloria. Apoteosi del Soldato Ignoto, realizzato dalla Federazione Cinematografica Italiana e dall'Unione Fototecnici Cinematografici[59][60]. Il film fu proiettato sabato 19 novembre al cinema "Moderno" di Roma alla presenza del ministro Gasparotto[135][136]. Una parte relativa al viaggio in treno della salma è presente anche nel documentario Apoteosi di Luca Comerio del 1934[137].

Durante il fascismo il Vittoriano fu una presenza costante nei filmati di regime[81], che spesso comprendevano un omaggio al Milite Ignoto[82]. In una delle scene finali de Il grido dell'aquila (1923) di Mario Volpe, primo film di stampo propagandistico di epoca fascista, il fantasma del Milite Ignoto appare sull'Altare della Patria «rivendicando un risolutivo riscatto morale, una palingenesi capace di ricomporre il mosaico di identità regionali in una fervente epifania nazionalista»[138].

Nel clima culturale del dopoguerra, segnato da un mutato sentimento popolare nei confronti dei simboli patri, la figura del Milite Ignoto tende a scomparire dal cinema con qualche rara eccezione come il film La prova generale (1968) di Romano Scavolini, inizialmente bocciato dalla commissione censoria che vi ravvisò cinque ipotesi di reato: istigazione alla violenza; oltraggio alla Patria; oltraggio al Milite Ignoto (per una scena girata all'Altare della Patria); oltraggio alla religione; blasfemia[139]. Il sacrario appare anche nell'ultimo episodio di Tu mi turbi (1983) di Roberto Benigni, intitolato I due militi che vede come protagonisti i due soldati della guardia d'onore della tomba del Milite Ignoto[140].

Il nuovo millennio vide invece una rinnovata attenzione sull'argomento, sia attraverso documentari come Il milite ignoto. La sua storia (2011) di Leonardo Tiberi[141], sia con film per la televisione come Fango e gloria - La Grande Guerra (2014) dello stesso Tiberi, incentrato sulla figura del Milite Ignoto e realizzato in occasione delle commemorazioni per il centenario dall'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale[142]. Nel 2021 fu invece realizzato il docufilm La scelta di Maria (2021), diretto da Francesco Miccichè e focalizzato sulla figura di Maria Bergamas, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in programma su Rai 1 il 4 novembre 2021 in occasione del centenario della tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria[143].

La tumulazione del Milite ignoto fu celebrata da una poesia di Trilussa (Milite Ignoto) pubblicata il 5 novembre 1921[144].

«Da quella Bara che riunisce er pianto / de tante madri, un fijo chiama: – Mamma! / E ogni madre risponne: – Fijo santo!

De tanti cori s'è formato un core: / ardeno tutti ne la stessa fiamma / strazziati dar medesimo dolore.»

Fra i vari omaggi si segnala anche la Preghiera del milite ignoto del poeta Renzo Pezzani.

«Fratello senza nome e senza volto / da una verde trincea t’han dissepolto./ Dormivi un sonno quieto di bambino,/un colpo avea distrutto il tuo piastrino./ Eri solo un Fante della guerra, / muto perché ti imbavagliò la terra. / Ora dormi in un’urna di granito, / sempre di lauro fresco rinverdito. / E le madri che non han più veduto / tornare il figlio come te Caduto,/né san dove l’abbian sepolto,/ ti chiamano e rimangono in ascolto./ Oh, se mai la voce ti donasse Iddio / per dire: "O madre, il figliol tuo son io"»

Brani musicali

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Per celebrare la tumulazione, E. A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta) scrisse il brano Soldato ignoto o Inno del Milite Ignoto (1921)[145]; alcune critiche furono mosse per l'esecuzione del brano e de La canzone del Piave alla Sala Umberto I di Roma in abbinamento con l'esibizione di una chanteuse e di una ballerina di foxtrot nei giorni delle celebrazioni del novembre 1921[146].

Nel dopoguerra il Milite Ignoto fu utilizzato come simbolo delle vittime delle guerre nel brano antimilitarista La ballata del milite ignoto (1968), composto da Lino Patruno e da Walter Valdi, interpretato originariamente da I Gufi[147][148], e in quello di Claudio Lolli Al milite ignoto (1975), pubblicato nell'album Canzoni di rabbia[149].

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  3. 1 2 Tobia, p. 109.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Tobia, p. 73.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 8 Tobia, p. 80.
  6. 1 2 Franzina, da 12 min 20 s.
  7. 1 2 3 4 Tobia, p. 115.
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