Rosso corsa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Rosso corsa
Coordinate del colore
HEX #E4002B
sRGB1 (r; g; b) (228; 0; 43)
CMYK2 (c; m; y; k) (0; 93; 79; 0)
HSV (h; s; v) (349°; 100%; 89,4%)
Riferimento
Pantone[1][2]
1: normalizzato a [0-255] (byte)
2: normalizzato a [0-100] (%)
Rosso Ferrari
Coordinate del colore
HEX #FF2800
sRGB1 (r; g; b) (255; 40; 0)
CMYK2 (c; m; y; k) (0; 84; 100; 0)
HSV (h; s; v) (9°; 100%; 100%)
Riferimento
99Colors[3]
1: normalizzato a [0-255] (byte)
2: normalizzato a [0-100] (%)
Rosso Alfa
Coordinate del colore
HEX #AD2624
sRGB1 (r; g; b) (173; 38; 36)
CMYK2 (c; m; y; k) (13; 100; 100; 4)
HSV (h; s; v) (1°; 66%; 41%)
1: normalizzato a [0-255] (byte)
2: normalizzato a [0-100] (%)
Rosso Montebello (Lancia)
Coordinate del colore
HEX #B30033
sRGB1 (r; g; b) (179; 0; 51)
CMYK2 (c; m; y; k) (30; 100; 80; 0)
HSV (h; s; v) (343°; 100%; 70,2%)
1: normalizzato a [0-255] (byte)
2: normalizzato a [0-100] (%)
Rosso Maserati
Coordinate del colore
HEX #480001
sRGB1 (r; g; b) (72; 0; 1)
CMYK2 (c; m; y; k) (0; 100; 99; 72)
HSV (h; s; v) (359°; 100%; 28%)
1: normalizzato a [0-255] (byte)
2: normalizzato a [0-100] (%)
Rosso Fiat
Coordinate del colore
HEX #E71837
sRGB1 (r; g; b) (231; 24; 55)
CMYK2 (c; m; y; k) (0; 96; 73; 0)
HSV (h; s; v) (351°; 90%; 91%)
Riferimento
Pantone[4]
1: normalizzato a [0-255] (byte)
2: normalizzato a [0-100] (%)

Il rosso corsa è una particolare gradazione di rosso, stabilita dalla FIA, che veniva applicata alle vetture delle squadre italiane nelle corse automobilistiche.[5] Sebbene non sia mai stato codificato ufficialmente, il consenso di massima lo identifica nel Pantone 185 C.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con la Coppa Gordon Bennett 1900 si era iniziato a discutere dell'adozione di uno schema di colori nazionali nelle corse automobilistiche;[7] tre anni dopo la cosa venne ufficializzata dall'allora Associazione Internazionale degli Automobil Club Riconosciuti.[7] All'Italia venne inizialmente assegnato il nero, colore che ebbe vita breve poiché dopo appena un paio d'anni, per motivi rimasti sconosciuti, le auto italiane passarono al rosso precedentemente riservato agli Stati Uniti d'America.[7]

Nei primi decenni del Novecento andò quindi a definirsi un preciso schema cromatico internazionale: tra i Paesi più importanti, venne definito il blu (Bleu de France) per le auto francesi,[5] il bianco[5] — affiancato dall'argento in coincidenza con l'Eifelrennen 1934[7] — per le tedesche,[5] il verde (British racing green) per le britanniche,[5] il biancoblù — con racing stripes — per le statunitensi,[8] il biancorosso per le giapponesi e, come accennato, il rosso per le italiane.[5] Di conseguenza case come Alfa Romeo, Lancia e Maserati in primis, in seguito Ferrari e più raramente FIAT verniciarono con questa tinta le loro vetture da competizione, affinché il pubblico potesse distinguere le squadre italiane che gareggiavano nei campionati automobilistici.

Nacquero ben presto delle varianti specifiche in seno alle diverse case italiane: il rosso Ferrari è definito in una tonalità più chiara,[3] il rosso Alfa assume un tono più scuro — sebbene la casa del Portello sia storicamente legata anche al verde, vedi il Biscione di Milano che trova spazio nel marchio, e soprattutto il Quadrifoglio di Sivocci che contrassegna i modelli sportivi e da competizione[9] —, mentre ancor più differenti appaiono il rosso Montebello di Lancia, di fatto un amaranto e in seguito abbinato a una sottile banda gialloblù richiamante le insegne comunali torinesi,[10] e il rosso Maserati, un amaranto quasi tendente al marrone. Caso a parte FIAT che, dal secondo dopoguerra in poi, sovente ha prediletto affidarsi alle tinte biancorosse e poi giallorosse di Abarth, quest'ultima nata come scuderia esterna e poi divenuta reparto corse interno della casa torinese.

Il colore da associare all'auto non era determinato dal Paese in cui veniva costruita né dalla nazionalità del pilota, bensì da quella della scuderia che la portava in gara, motivo per cui, soprattutto nel dopoguerra e specificamente per la Ferrari, si ricordano auto del Cavallino con livree diverse dal rosso:[7] quella azzurra e gialla dell'argentino Juan Manuel Fangio a Monza nel 1949, quella bianca e rossa della squadra svizzera Espadon per Rudolf Fischer e quella verde del britannico Peter Whitehead;[7] più di tutte rimane nella memoria la Ferrari 156 F1 gialla dell'écurie belga Francorchamps,[7] quarta al traguardo con Olivier Gendebien nel Gran Premio del Belgio 1961[11] dietro ad altre tre Ferrari, queste colorate nel classico rosso poiché portate in pista dall'italiana Scuderia Ferrari nonostante avessero visto alla guida gli statunitensi Phil Hill e Richie Ginther, e il tedesco occidentale Wolfgang von Trips.[12]

Ancora nel 1964, negli ultimi due Gran Premi stagionali di Formula 1, le Ferrari ufficiali scesero in pista con la livrea biancoblù della scuderia privata NART (North American Racing Team) dell'italoamericano Luigi Chinetti:[13] ciò per volontà di Enzo Ferrari, in segno di protesta per la mancata omologazione della 250 LM che avrebbe dovuto correre nella categoria Gran Turismo.[13] Vi furono comunque altre eccezioni non motivate da ragioni di sorta: si ricordano la Maserati 8CTF due volte vittoriosa nel biennio 1939-1940 alla 500 Miglia di Indianapolis e che, pur correndo da privata per la scuderia locale Boyle, mantenne pressoché l'amaranto della casa modenese, solo adottandone una variante metallizzata,[14] o il debutto della Lancia D23 al Gran Premio dell'Autodromo di Monza (1953), per l'occasione colorata eccezionalmente in un blu chiaro.[15]

Per convenzione al 1968, anno in cui la Lotus 49 rinunciò alla propria livrea britannica in favore delle tinte aziendali della Gold Leaf, viene fatto ricondurre il tramonto dei colori nazionali nell'automobilismo, ben presto sostituiti da quelli imposti dagli sponsor di turno;[11] peraltro non erano mancati estemporanei esempi precedenti, la cui primogenitura viene fatta ricondurre alla Maserati Tipo 420/M/58/Eldorado con cui Stirling Moss aveva partecipato nel 1958 alla 500 Miglia di Monza, e dove il rosso corsa del Paese d'origine era stato soppiantato da una livrea «bianco panna» che pubblicizzava, per l'appunto, la Eldorado[16] in quello che è passato alla storia come «il primo esempio di sponsorizzazione moderna» nelle corse.[17] Nonostante questo nuovo scenario, la Ferrari in primis, a differenza della maggior parte delle altre scuderie, mantenne il suo tradizionale rosso facendone al contrario il proprio segno distintivo sui circuiti.[11] Pochi altri team seguirono tale strada nei decenni seguenti: tra le poche eccezioni, la tedesca Mercedes e le sue frecce d'argento, Jaguar[18] e Aston Martin[19] che rispolverarono il tradizionale verde britannico, e Ligier,[20] Prost[21] e Alpine[22] che, nonostante le necessità degli sponsor, sfoggiarono livree sempre su base blu di Francia.

Da ricordare anche i casi della scuderia italiana Tecno e della britannica Brabham motorizzata Alfa Romeo[23] nella Formula 1 degli anni 1970, oltreché della Lancia Delta HF Integrale 16v vittoriosa nel 1989 al Rally di Sanremo,[24] in cui le stripes del Martini Racing — altra livrea iconica nella storia dell'automobilismo — vennero abbinate al tradizionale rosso corsa.

Dal 1997, con la F310B, per la prima volta il rosso Ferrari cambiò tonalità onde avvicinarlo al colore aziendale del title sponsor Marlboro:[11][25] da allora le monoposto di Maranello destinate a gareggiare in Formula 1 vengono solitamente verniciate in un rosso più brillante, tendente all'arancione, poiché tale colore viene reso tramite le riprese televisive in una tonalità diversa, simile all'originale rosso corsa che tutti i telespettatori possono riconoscere.[11] Tuttavia nella storia del Cavallino non mancano variazioni estemporanee, come il rosso metallizzato visto nel 2007 sulla F2007,[11][25] il rosso scuro che contraddistinse nel 2013 la F138,[25] o il rosso opaco portato al debutto nel 2019 sulla SF90.[25]

Da notare come a differenza delle altre rappresentative sportive italiane, tradizionalmente aderenti all'azzurro, anche la nazionale italiana di bob utilizza storicamente delle guidoslitte con carena verniciata nel rosso corsa,[26] ispirandosi alle auto da corsa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ PANTONE 185 C, su pantone.com. URL consultato il 16 maggio 2018 (archiviato il 30 settembre 2019).
  2. ^ RGB to HSV color conversion, su rapidtables.com. URL consultato il 16 maggio 2018 (archiviato il 1º dicembre 2017).
  3. ^ a b Color Ferrari Red, su 99colors.net. URL consultato il 16 maggio 2018 (archiviato il 23 maggio 2018).
  4. ^ Rosso puro, su encycolorpedia.it. URL consultato il 18 aprile 2020 (archiviato il 17 luglio 2020).
  5. ^ a b c d e f Ahlbom, Hentzel, Lidman, Motorsport, p. 746.
  6. ^ Ferrari Red Pantone, su rearviewprints.com. URL consultato il 16 maggio 2018 (archiviato il 13 settembre 2022).
  7. ^ a b c d e f g Come sono stati scelti i colori nazionali delle auto da corsa?, in SportWeek, La Gazzetta dello Sport, 26 giugno 2004. URL consultato il 19 dicembre 2020 (archiviato il 5 marzo 2022).
  8. ^ (EN) The colour in racing, in Road & Track, 1960. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 14 maggio 2008).
  9. ^ Massimo Grassi, Quadrifoglio e non solo, tutte le sfumature di "verde" Alfa Romeo, su it.motor1.com, 8 maggio 2020. URL consultato il 21 maggio 2020 (archiviato il 24 maggio 2020).
  10. ^ Lancia Fulvia Coupé 1,6 HF, su fcaheritage.com. URL consultato il 15 aprile 2021 (archiviato il 15 aprile 2021).
  11. ^ a b c d e f La Ferrari e il rosso: storia di un binomio vincente, su sport.sky.it, 11 febbraio 2020. URL consultato il 1º marzo 2020 (archiviato il 1º marzo 2020).
  12. ^ Enzo Frangione, F1 | Spa 1961: la Ferrari gialla di Gendebien, su formulapassion.it, 23 agosto 2014. URL consultato il 9 febbraio 2022 (archiviato il 9 febbraio 2022).
  13. ^ a b Richard Aucock, Quando la Ferrari correva in bianco e blu, su magazine.ferrari.com, 10 ottobre 2018. URL consultato il 7 maggio 2020 (archiviato il 13 settembre 2022).
  14. ^ Filmato audio Luca Dal Monte, Quando il team di un GANGSTER vinse la Indy 500 con una Maserati, su YouTube, Motor1 Italia, 10 maggio 2020, a 13 min 40 s.
  15. ^ (EN) Lancia D23 Spyder Pininfarina, su louwmanmuseum.nl. URL consultato il 10 luglio 2020 (archiviato l'11 luglio 2020).
  16. ^ Maserati Eldorado: l'auto che portò il futuro nel mondo del motorsport, su motorvalley.it.
  17. ^ Maserati celebra il 60º anniversario della "Eldorado", su maserati.com, 29 giugno 2018.
  18. ^ Simone Peluso, Livree iconiche - Jaguar 2000-2004, su formulapassion.it, 19 maggio 2020. URL consultato il 21 maggio 2020 (archiviato il 28 maggio 2020).
  19. ^ Franco Nugnes, Aston Martin AMR21: ecco la Mercedes verde speranza, su it.motorsport.com, 3 marzo 2021. URL consultato l'8 aprile 2021 (archiviato il 3 marzo 2021).
  20. ^ Simone Peluso, Livree iconiche: Ligier 'Gitanes' 1979-1995, su formulapassion.it, 23 maggio 2020. URL consultato l'8 aprile 2021 (archiviato il 2 agosto 2021).
  21. ^ Marco Belloro, 24 anni fa nasceva la Prost GP, su formulapassion.it, 13 febbraio 2021. URL consultato l'8 aprile 2021 (archiviato il 3 marzo 2021).
  22. ^ Matteo Nugnes, Alpine A521: ecco la prima immagine e i nuovi colori, su it.motorsport.com, 2 marzo 2021. URL consultato il 5 aprile 2022 (archiviato il 5 aprile 2022).
  23. ^ Alfa Brabham (1977), su museoalfaromeo.com. URL consultato l'8 aprile 2021 (archiviato il 7 marzo 2021).
  24. ^ Sergio Remondino, Biasion replica la Delta rossa, su formulapassion.it, 29 agosto 2019. URL consultato il 16 aprile 2021 (archiviato il 16 aprile 2021).
  25. ^ a b c d Daniele Pizzo, Ferrari, 70 sfumature di rosso: dalla 125 F1 alla SF90, su automoto.it, 15 febbraio 2019. URL consultato il 1º marzo 2020 (archiviato il 1º marzo 2020).
  26. ^ I bob dell’Italia alle Olimpiadi Invernali sono Ferrari, su ilpost.it, 27 gennaio 2018. URL consultato il 1º marzo 2020 (archiviato il 1º marzo 2020).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (SV) Bengt Ahlbom, Roland Hentzel e Sven S. Lidman (a cura di), Sportens lille jätte, Stoccolma, Natur & Kultur, 1948.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]