Lancia Flavia

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo modello prodotto dal 2012 al 2013, vedi Lancia Flavia (2012).
Lancia Flavia
LanciaFlaviaSerie1WP.jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  Lancia
Tipo principale Berlina
Altre versioni Coupé (Pininfarina)
Convertibile (Vignale)
Sport (Zagato)
Produzione dal 1960 al 1971
Sostituita da Lancia 2000
Esemplari prodotti 63.543 esemplari (1s e 2s), a cui vanno aggiunti 19.293 della Coupé, 1.601 esemplari della Convertibile e i 724 esemplari della Sport.[1]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4580 mm
Larghezza 1610 mm
Altezza (scarica) 1510 mm
Massa 1210 kg
Altro
Progetto Antonio Fessia
Stile Piero Castagnero
Note dati relativi alla
versione berlina
prima serie (1960/61)

La Lancia Flavia è un'automobile prodotta in varie versioni dalla casa automobilistica torinese Lancia dal 1960 al 1971.

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione (1958-59) della linea della carrozzeria dei "prototipi" di pre-serie della Lancia Flavia berlina.

La Flavia rappresenta, per il marchio fondato da Vincenzo Lancia, l'inizio di un secondo periodo di grande innovazione e creatività produttiva, dopo la stasi progettuale conseguente all'uscita dall'azienda degli eredi del fondatore: Gianni, Anna Maria, Eleonora Lancia (1955).

Il progetto è dell'ing. Antonio Fessia, uno dei maggiori progettisti italiani che si era dimesso dalla direzione dell'ufficio progetti della Fiat, a causa delle sue divergenti idee rispetto alla dirigenza aziendale. Non appena la Lancia venne acquistata dal finanziere Carlo Pesenti, questi offrì a Fessia la direzione tecnica del marchio affidandogli il gravoso compito di progettare un modello che potesse ampliare la gamma, colmando il vuoto esistente tra la piccola Appia (1100 cm³) e l'imponente Flaminia (2500 cm³). Fessia ebbe così l'opportunità di mettere in pratica le sue convinzioni circa la costruzione di automobili a trazione anteriore, convinzioni che risalivano a un precedente progetto di auto con motore a quattro cilindri contrapposti di 1100 cm³, montato anteriormente a sbalzo in posizione longitudinale, con trazione sulle ruote anteriori: la CEMSA Caproni F.11 che, presentata al XXXIV Salone dell'automobile di Parigi (23 ottobre-5 novembre 1947), può essere considerata dal punto di vista delle soluzioni tecniche adottate, progenitrice della Flavia (pur se la produzione in serie non ebbe mai luogo, a causa del fallimento della Caproni). Fessia si mise dunque al lavoro con l'obiettivo di costruire un'auto totalmente nuova ed all'altezza delle tradizioni della casa.

La scelta del nome[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960, quando esce la vettura di fascia intermedia destinata ad inserirsi tra l'Appia e la Flaminia, la direzione Lancia sceglie un nome che non abbandona la serie di quelli delle strade consolari (Aurelia, Appia e Flaminia) e battezza il nuovo modello con il nome Flavia, antica strada romana della provincia Venetia et Histria, che fu costruita dall'imperatore Vespasiano tra il 78 e il 79 d.C.. Curiosità: il nome scelto originariamente era Esperia[2], mutato poco prima del lancio sul mercato in "Flavia".

Lancia Flavia berlina[modifica | modifica wikitesto]

L'anno 1960 è agli sgoccioli quando, al XLII salone dell'automobile di Torino, che si tiene da 3 al 13 novembre, viene presentata la "Flavia", un'auto innovativa nella produzione italiana che dividerà gli esperti del settore e li farà discutere per mesi.

Il capiente bagagliaio della Lancia Flavia berlina I serie

Lunedì 19 dicembre 1960 la nuova Lancia viene mostrata al Presidente del Consiglio On. Amintore Fanfani ed alla stampa specializzata, all'autodromo di Vallelunga, per brevi test su pista.

La carrozzeria, opera di Piero Castagnero, ha una linea poco convenzionale: muso importante con fari sdoppiati, grandi superfici vetrate ed un abitacolo con soluzioni raffinate. I sedili, rivestiti del classico "panno-Lancia" ed imbottiti di moderna gommapiuma, ospitano sei persone e l'unico schienale anteriore può essere ribaltato sino a formare un piano unico con i due sedili. Lo specchietto con portabollo, il portacenere con accendino incorporato, le plafoniere automatiche, le luci di sicurezza alle portiere, la predisposizione per il montaggio delle cinture di sicurezza e la plancia fitta di strumenti e comandi, le conferiscono un'immagine di solida ricchezza.

Cionostante, la parte più pregiata della vettura si rivelerà sotto il cofano. Innanzitutto la trazione anteriore che, attraverso innovativi doppi giunti omocinetici, riceve il moto da un quadricilindrico contrapposto, il primo motore boxer Lancia, per il quale non si è fatta economia di costose leghe metalliche.[3] Il propulsore, poi, è fissato per la prima volta ad un telaio ausiliario ribassato rispetto al telaio dell'auto con tasselli elastici per ridurne le vibrazioni. L'impianto frenante, a doppio circuito idraulico, è dotato di dischi sulle quattro ruote. Sono peculiarità tecniche che mai si erano viste prima in Italia e non solo per un'auto di serie.

Il successo commerciale arrise subito alla neonata Flavia e neppure i tempi di consegna che nel 1961 raggiungevano i quattro mesi scoraggiarono i potenziali acquirenti, dato che alla Lancia avevano assicurato che con l'entrata in funzione del nuovo stabilimento di Chivasso i ritmi produttivi sarebbero notevolmente cresciuti, rispetto alla capacità della produzione iniziale concentrata nella fabbrica di Borgo san Paolo a Torino, che per tutto il 1961 non superò le quaranta unità al giorno. La nuova fabbrica cominciò infatti a produrre alcune componenti della Flavia solo nel luglio del 1962, per diventare completamente operativa nel giugno 1963.

La prima motorizzazione di soli 1500 cm³ da 78 CV, sottodimensionata rispetto alla mole e alle notevoli doti stradali della Flavia, fu presto affiancata da un propulsore di 1800 cm³ da 92 CV, poi arricchito nel 1965 dall'impianto di iniezione meccanica Kugelfischer (per la prima volta su un'auto di serie italiana), che innalzò la potenza a 102 CV.

Infine, il motore venne portato a 2000 cm³, ottenendo 115 CV nella versione a carburatori, 124 CV Din (140 CV Sae) con l'iniezione meccanica Kugelfischer del 1969 e 126 CV Din nella versione ad iniezione elettronica Bosch del 1971 (una potenza specifica tra le più elevate per l'epoca che vedeva i propulsori della concorrenza esprimere mediamente potenze di 50 CV/Litro).

Lancia Flavia II serie del 1968

Da un punto di vista del design la versione berlina ha, come da tradizione Lancia, una linea volta ad esprimere una sobria eleganza, seppure nella prima serie proprio tale aspetto abbia suscitato alcune critiche, in parte colmate con il profondo restyling del 1967, che ne modificò l'estetica dei gruppi ottici anteriori e della calandra, ora più vicina nelle forme a quella della sorella più piccola della casa, la "Fulvia".

L'ultimo forte ritocco estetico, sia interno che esterno, la Flavia lo ricevette nel 1971, quando l'ammiraglia Flaminia era ormai uscita di listino, e la Lancia, divenuta proprietà di Fiat, intese riposizionare la Flavia come ammiraglia del marchio; per questo, oltre al design si decise di cambiarne il nome in "2000" (tant'è vero che molti l'hanno considerata una sorta di modello a se' stante), associandolo al propulsore della cilindrata più elevata con la quale rimase in vendita fino al 1975 (in attesa dell'arrivo della Gamma, che ne erediterà il ruolo nel segmento di classe superiore dal 1976).

La versione 2000ie è stata la variante più veloce delle berlina derivate Flavia, nella prova di Autocar Inglese di maggio 1972 la vettura toccò i 187 km/h effettivi entro un regime massimo consentito, con una accelerazione dello 0–100 km/h in 10,3 secondi.

Se le prime Flavia berlina ebbero qualche critica dal punto vista estetico e prestazionale, va detto che al contrario erano assolutamente apprezzate per la qualità costruttiva, i materiali, le doti stradali in ogni condizione, l'affidabilità e soprattutto il grande comfort di marcia che ne fecero una delle più rimarcate stradiste della sua epoca, senza mai essere tuttavia una best seller a causa di un prezzo di listino sempre elevato: anche quando uscì di produzione, infatti l'ultima evoluzione della Flavia, cioè la 2000, era la più costosa berlina della sua categoria, più delle apprezzate Mercedes-Benz e Citroën DS di pari cilindrata.

Esemplari prodotti:

  • Flavia 1s 1500 1960/67 - 31.600 esemplari + 72 assemblati in Sud Africa
  • Flavia 1s 1800 1963/66 - 9.557 esemplari + 240 assemblati in Sud Africa
  • Flavia 1s 1800 iniezione 1965/66 - 964 esemplari
  • Flavia 2s 1500 1967/70 - 2350 esemplari
  • Flavia 2s 1800 1967/70 - 10.130 (4334 esemplari cambio al volante, 5796 esemplari cambio a cloche)
  • Flavia 2s 1800 iniezione 1967/70 - 2.985 (1611 esemplari cambio al volante, 1374 esemplari cambio a cloche)
  • Flavia 2s 2000 1969/70 - 4.457 esemplari + 639 con allestimento "LX"
  • Flavia 2s 2000 iniezione 1969/70 - 483 esemplari + 67 con allestimento "LX"

Lancia Flavia coupé e l'attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Versione Anni di produzione
Flavia dal 1960 al 1967
Flavia 1.8 dal 1963 al 1967
Flavia 1.8 Iniezione dal 1965 al 1967
Flavia 2ª serie dal 1967 al 1970
Flavia 2ª serie 1.8 dal 1967 al 1970
Flavia 2ª serie 1.8 Iniezione dal 1967 al 1970
Flavia 2000 dal 1969 al 1971
Flavia 2000 iniezione dal 1969 al 1971
Flavia 2000 LX dal 1969 al 1971
Flavia 2000 LX iniezione dal 1969 al 1971
Flavia Coupé Pininfarina dal 1962 al 1964
Flavia Coupé Pininfarina 1.8 dal 1963 al 1968
Flavia Coupé Pininfarina 1.8 i. dal 1965 al 1968
Flavia Sport dal 1962 al 1964
Flavia Sport Zagato 1.8 dal 1963 al 1967
Flavia Sport Zagato 1.8 iniez. dal 1965 al 1967
Flavia Convertibile Vignale dal 1962 al 1964
Flavia Convertibile Vignale 1.8 dal 1963 al 1967
Flavia Convertib. Vignale 1.8 i. dal 1965 al 1967
Flavia Coupé 2000 dal 1969 al 1971
Flavia Coupé 2000 iniezione dal 1970 al 1971

Se la berlina poteva essere criticata per il design, la versione coupé, opera come molti coupé Lancia di Pininfarina (che si occupò anche dell'assemblaggio del modello), ricevette sin dal suo esordio molti apprezzamenti. Presentata al salone dell'automobile di Torino del 1961[4] è da considerarsi un perfetto esempio di creatività industriale nella sua categoria ed epoca.

La Flavia Coupé di Pininfarina del 1964

Dallo stile tipicamente italiano a 3 volumi, con padiglione spiovente associato a una linea bassa e filante, il coupé Flavia pur dovendo prendere il posto lasciato in gamma dalla Aurelia B20 aveva forti similitudini con la più grossa Ferrari 250 GT di Pininfarina. Ovverosia, un perfetto esempio di fusione dei concetti di eleganza e sportività senza eccedere negli eccessi.

La meccanica era strettamente derivata da quella della berlina, dunque assolutamente all'avanguardia per il periodo con alcune differenziazioni di potenza: ad esempio, la prima versione 1500 cm³ montava 2 carburatori doppio corpo verticali Solex in luogo del singolo carburatore doppio corpo Weber in uso sulla berlina, che le permetteva di erogare i 90CV anziché i 78, con una coppia motrice a regime più elevata, capace di fargli toccare una velocità massima di 170 km/h. Anche il pianale derivava da quello della berlina, rispetto al quale era accorciato di 17 cm[5].

La commercializzazione iniziò solo nel luglio 1962, per cessare nel 1964 dopo 3.725 esemplari prodotti. Di questa versione erano criticate la carburazione "difficile da mettere a punto" e la coppia "espressa solo ad alti regimi", che le garantiva però di assumere un'impronta molto amata dagli automobilisti sportivi: a tal fine la casa torinese introdusse poi la cosiddetta "variante 1005", con motore portato a 1727 cm³[6].

Al Salone di Francoforte 1963 fu presentata la Flavia coupé 1800: con motore da 1,8 litri aveva una potenza di 92CV e spingeva la vettura fino a 170 km/h (la stessa velocità di punta della precedente versione 1,5 litri ma raggiunta con una più omogenea curva di coppia e quindi di elasticità). Due anni dopo debuttò la versione ad iniezione del "1800" (102CV, 180 km/h), in contemporanea ad un leggero aggiornamento degli interni. La "1800" a carburatori fu prodotta in 13.418 esemplari, mentre la sorella ad iniezione in 2.150[7].

Al Salone dell'automobile di Ginevra del 1969 la coupé Lancia fu presentata in una nuova veste parzialmente ridisegnata, dalle linee più tese e moderne e con un abitacolo nuovo. Nuovo anche il motore, maggiorato a 2 litri (115CV, 186 km/h). A sei mesi di distanza seguì la "2000i", con iniezione meccanica Kugelfischer (124CV, 190 km/h), prodotta in soli 705 esemplari, contro i 3.458 della "2000" a carburatori[7]. La velocità e le prestazioni migliorarono sino ai quasi 200 km/h della versione "2000HF" del 1971, ultima evoluzione delle coupé Flavia, ottenuta dopo un profondo restyling che ne modernizzò di molto la linea.

Diversamente da molte altre vetture Lancia la Flavia coupé Pininfarina non fu mai considerata una sportiva purosangue ma piuttosto una veloce granturismo da lunghe trasferte, apprezzata per il suo particolare piacere di guida, frutto di un mix tra motore boxer e baricentro ribassato. Purtuttavia risultò essere la prima Lancia ad essere utilizzata nella neonata Squadra Corse HF di Cesare Fiorio, nell'abito delle competizioni ufficiali della casa fino all'arrivo delle più performanti Fulvia HF. Questa piccola parentesi diede alla Flavia (che in versione HF da gara raggiungeva i 160CV) non poche soddisfazioni sportive, tra le quali la vittoria al Rally dei Fiori di Sanremo nel 1962, battendo le allora fortissime Alfa Romeo Giulietta TI[8] e il 2º e 3º posto assoluto al Rally di Montecarlo del 1966[9].

Una Lancia Flavia coupé del '64 è riuscita a portare a termine tre durissime gare di lunga durata: la Pechino-Parigi nel 1997, il Giro del mondo in 80 giorni nel 2000[10] e l'Inca trail (25 000 km, Rio-Lima-Ushuaya-Rio) nel 2001. Preparata da Ezio Feliciani e pilotata da Roberto Chiodi, la Flavia è stata donata al museo Bonfanti[11].

Lancia Flavia Sport e Supersport[modifica | modifica wikitesto]

La Lancia Flavia Sport Zagato

La coupé Pininfarina non fu comunque l'unica derivata di nicchia della famiglia Flavia: del resto, come da tradizione, i vertici della casa torinese diedero ad altri carrozzieri la possibilità di realizzare delle loro varianti, fu così che Zagato realizzò per la Lancia la versione Sport, presentata come prototipo al Salone di Ginevra del 1962 e in versione definitiva al Salone di Torino dello stesso anno[12]. Assolutamente anticonvenzionale, aerodinamica e completamente in alluminio, questa risultò essere al momento del lancio la Flavia più veloce, tanto che la versione "1800" iniezione toccava i 188 km/h[13].

Rispetto alla berlina e alla coupé di Pininfarina sfoggiava una linea decisamente meno elegante ma allo stesso tempo più votata ai canoni della sportività, con un frontale contraddistinto da una mascherina cromata priva di eccessivi ornamenti, accompagnata da grossi fari circolari incassati a padiglione nelle lamiere. Le fiancate, dominate da ampie superfici vetrate, terminavano con dei finestrini a sbalzo nella parte posteriore del tetto, mentre i gruppi ottici anteriori erano di dimensioni modeste allineati alla carrozzeria[14].

Complessivamente la Flavia Sport Zagato fu costruita dalla carrozzeria milanese in 727 esemplari (98 "1500", 626 "1800" (di cui 32 iniezione) e 3 prototipi), cui vanno aggiunti 4 esemplari da competizione alleggeriti e potenziati sino a 130 CV (provvisti di roll-bar e pneumatici specifici da gara) per la Squadra Corse HF Lancia, che li utilizzò nelle corse su pista e nei rally. All'inizio della loro carriera agonistica alcune Flavia Sport Zagato presero parte attiva in alcune edizioni della Targa Florio, mentre nel 1965 un esemplare con l'equipaggio composto da René Trautmann e Claudine Buchet vinse la Coupe des Alpes, storica competizione rallistica delle Alpi[13] .

La Lancia Flavia Supersport Zagato

Nella seconda metà degli anni sessanta, al fine garantire una più ampia selezione di varianti, la carrozzeria Zagato realizzò a partire dalla Sport la Flavia Supersport, con un diverso disegno della carrozzeria (opera come la Fulvia Sport del designer Ercole Spada), della quale però furono realizzati in definitiva soltanto 3 esemplari, a causa dei mutati piani industriali Lancia in concomitanza con il passaggio di proprietà del marchio alla Fiat, che di certo mal sopportava queste costose collaborazioni artigianali a fronte dei limitati introiti derivati dalle vendite.

Le inedite Flavia Supersport avevano un design accattivante e per certi versi avveniristico, adottando nel frontale un'inedita mascherina con gruppi ottici rettangolari, oltre a una coda filante del tipo fastback. Nuovi i cerchi ruota, così come i parafanghi e le maniglie delle portiere. Di aspetto più elegante gli interni, grazie all'uso di materiali più raffinati e all'adozione di una nuova plancia comandi con differente disegno della strumentazione.

Lancia Flavia Convertibile[modifica | modifica wikitesto]

Al salone dell'automobile di Torino del 1962, in contemporanea alla presentazione della Sport Zagato venne presentata la variante convertibile della Flavia, disegnata da Giovanni Michelotti sulla base del medesimo pianale accorciato della coupé di Pininfarina. Prodotta dalla carrozzeria Vignale misurava 434 cm in lunghezza, 161 cm in larghezza, 137 cm in altezza, con passo di 248 cm; riprendendo nel frontale la stessa calandra e gli stessi fari già in uso sulla berlina.

La Flavia Convertibile Vignale

La configurazione interna dei sedili era a quattro posti 2+2, prevedendo all'anteriore comode poltrone reclinabili in pelle o nel classico panno Lancia, a seconda delle versioni e delle esigenze del cliente. La plancia comandi, dotata di una strumentazione semplice, risultava particolarmente in sintonia con il cruscotto, dominato da un inserto in mogano. Il volate, personalizzabile, si poteva scegliere a due o a tre razze, con il cambio posizionato a livello del pavimento tramite sistema di leva a cloche.

La capote in tela, oltre che nera, era ordinabile in altre tonalità di colore; e come optional era possibile sostituirla mediante un hardtop, molto utile nella stagione invernale. Nononostante l'ingombro del riavvolgitore della capottina il bagagliaio della cabriolet Lancia era molto capiente (più di quello della berlina) e la coda vantava un design specifico, differente da quello delle altre Flavia.

A livello di meccanica il modello riprendeva lo schema tradizionale della coupé Pininfarina nelle sue varie evoluzioni, con il motore boxer a quattro cilindri posizionato all'avantreno in senso longitudinale, abbinato ad un impianto frenante a quattro freni a disco dotato di servofreno a comando idraulico[15].

Al momento del debutto la Flavia Convertibile fu proposta al prezzo base di circa 2,3 milioni di Lire ed uscì di produzione nel 1967 dopo 1601 esemplari prodotti (724 "1500", 834 "1800" e 43 "1800 iniezione")[16].

Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche tecniche - Lancia Flavia 1500 - 1961
Flavia I serie.jpg
Configurazione
Carrozzeria: Berlina Posizione motore: anteriore Trazione: anteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4570 × 1600 × 1500 Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2650 mm Carreggiate: anteriore ? - posteriore ? mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 6 Bagagliaio: Serbatoio: 48 litri
Masse a vuoto: 1.210 kg
Meccanica
Tipo motore: 4 cilindri contrapposti (serie 815.00/01) '60-'63 Cilindrata: (Alesaggio x corsa = 82 x 71 mm); totale 1.500 cm³
Distribuzione: a 2V inclinate, 2 alberi a camme centrali azionati da catena, aste e bilancieri Alimentazione:
Prestazioni motore Potenza: 78 CV cuna a 5200 giri/min / Coppia: 11,3 mkg a 3000 giri/min
Frizione: monodisco a secco Cambio: a 4 rapporti sincronizzati + RM
Telaio
Corpo vettura Scocca in acciaio, autoportante
Sospensioni anteriori: ruote indipendenti, quadrilateri, balestra trasversale superiore, barra antirollio, ammortizzatori idraulici telescopici / posteriori: assale rigido, balestre longitudinali, barra panhard regolabile, barra antirollio, ammortizzatori idraulici telescopici
Freni anteriori: a disco / posteriori: a disco; con doppio circuito sulle 4 ruote, comando idraulico, freno a mano posteriore
Pneumatici 165-15
Prestazioni dichiarate
Velocità: 148 km/h Accelerazione: 41,0 secondi sul km da fermo
Consumi a 90 km/h: 7,8 - a 120 km/h: 10,3 - urbano: 11,5 lt/100 km)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lancia Fulvia & Flavia - Wim Oude Werninck - Motor Racing Pubbl, 1994, pag. 133
  2. ^ «Lancia Fulvia, Flavia, Flaminia» di Sergio Puttini, Giorgio Nada Editore, pagina 99
  3. ^ LA SIGNORA FLAVIA, su Ruoteclassiche. URL consultato il 13 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2017).
  4. ^ Quattroruote Passione Auto n°1 - Lancia le ammiraglie dall'Aurelia alla Thesis, Editoriale Domus, Rozzano (MI), 2002, pag. 94
  5. ^ Quattroruote Passione Auto n°1, pag. 95
  6. ^ Quattroruote Passione Auto n°1, pag. 96
  7. ^ a b Quattroruote Passione Auto n°1, pag. 97
  8. ^ eWRC-results.com, Rallye Sanremo, su eWRC-results.com. URL consultato il 7 gennaio 2020.
  9. ^ eWRC-results.com, Final results Rallye Automobile de Monte-Carlo 1966, su eWRC-results.com. URL consultato il 7 gennaio 2020.
  10. ^ Articolo del Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it.
  11. ^ Articolo di Quattroruote[collegamento interrotto]
  12. ^ Quattroruote Passione Auto n°1, pag. 98
  13. ^ a b Quattroruote Passione Auto n°1, pag. 99
  14. ^ Lancia Flavia Sport Zagato #1560, brutto carattere, Automobilismo, 8 luglio 2015
  15. ^ Di Dario Montrone, Lancia Flavia Convertibile: rarissima cabriolet italiana, BLOGO informazione libera e indipendente, 2 aprile 2020
  16. ^ Quattroruote Passione Auto n°1, pag. 100)

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