Cofano

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Il cofano è il portello apribile delle carrozzerie automobilistiche, posto a riparo del vano motore o del vano bagagli. Nei due diversi casi, infatti, è più precisamente citato come "cofano motore" o "cofano bagagli".

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Cofano motore in posizione aperta fissato con asta di sostegno di una Maserati A6G/54 2000 Zagato Coupé

Il termine cofano è mutuato dalla definizione usata, nel XIX secolo, per le casse con struttura metallica contenenti le munizioni e attrezzi per l'artiglieria oppure poste nelle abitazioni per custodire corredi od oggetti preziosi, molto simili agli appositi bauli sistemati sul retrotreno delle carrozze o delle autovetture, con funzione di bagagliaio, in uso sino al terzo decennio del XX secolo.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I cofani anteriori sono prevalentemente del tipo a "bocca di coccodrillo"[1], ovvero incernierati al cruscotto con apertura contro il senso di marcia, sia per economia costruttiva, sia per ragioni di migliore fruibilità operativa o di carico. In alcune autovetture l'incernieramento è in prossimità della calandra, sistema che elimina la potenziale pericolosità dovuta all'accidentale sganciamento del cofano in marcia che, ribaltandosi, occluderebbe completamente la visuale del guidatore. L'incernieramento laterale è piuttosto raro.

Cofano con apertura a "bocca di coccodrillo" di una Fiat Coupé

Il cofano anteriore è di norma dotato di chiusura sbloccabile dall'abitacolo tramite apposito manettino e dell'asta di sostegno o altro meccanismo che consente di fissare il portello alla massima apertura per rendere agevoli le operazioni di manutenzione.

Spesso, la complanarità superficiale dei cofani è interrotta da convessità o da feritoie. Le convessità, definite "gobbe", sono atte a contenere eventuali sporgenze delle parti meccaniche dalla linea di cintura; le feritoie sono usate come sfoghi per l'aria calda per migliorare la dispersione termica del propulsore, oppure usate come "prese d'aria" per l'airbox; un'altra variante delle feritorie è di carattere aerodinamico, come nel caso della Ford GT40 e Ferrari F50. Un'altra caratteristica che può essere presente su un cofano sono delle semplici nervature di rigidezza o di carattere estetico.

Una Autobianchi A112 Abarth di serie con cofano verniciato in nero opaco

Negli anni settanta si diffuse la moda di personalizzare la propria vettura colorando in nero opaco il cofano anteriore. L'espediente era utilizzato, nell'ambiente delle corse automobilistiche, allo scopo di evitare i riflessi causati dal sole e suscettibili di infastidire il pilota.

Detta soluzione fu adottata anche da molte case automobilistiche che, per diversi anni, proposero gli allestimenti sportivi delle vetture di serie con cofani anteriori verniciati in nero opaco, come l'Autobianchi A112 Abarth, la Lancia Fulvia Coupé Montecarlo e la Opel Manta SR.

Non essendo parti strutturali portanti della scocca, in molte automobili sportive i cofani possono essere costruiti con materiali diversi dal corpo vettura, principalmente in leghe d'alluminio o plastica, allo scopo di ridurre il peso del veicolo. Tale accorgimento viene anche adottato, per fini ecologici, in alcune vetture di grande serie, utilizzando materiali plastici riciclabili.

Altri significati[modifica | modifica wikitesto]

  • In campo marinaresco, il cofano identifica la cassa in metallo ove è custodita l'insegna di battaglia della nave appartenente alla marina militare[2].
  • In epoca Romana, il cofano (lat. cophinus) era un apprestamento difensivo operato dalle legioni: una sorta di cassone cuneiforme, dotato di feritoie laterali, che veniva installato nel fossato perimetrale all'accampamento militare, posto a protezione e controllo dell'alveo.
  • Nel comune di Custonaci si erge il Monte Cofano, che prende il nome dal cophinus Romano, a causa del suo profilo cuneiforme.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fredi Valentini, Lessico della carrozzeria, Milano, Automobilia per Pininfarina, 1979, voce dedicata
  2. ^ còfano in Vocabolario - Treccani (XML), su www.treccani.it. URL consultato il 31 gennaio 2017.

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