Stabilimento Lancia di Chivasso

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Coordinate: 45°12′23.41″N 7°53′39.55″E / 45.206503°N 7.89432°E45.206503; 7.89432 Lo stabilimento Lancia di Chivasso, situato nell'omonimo comune, è stato il principale impianto della casa automobilistica Lancia tra il 1963 e il 1993.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 dicembre 1959, il Ministro degli Affari esteri Giuseppe Pella pose la prima pietra del nuovo grande stabilimento di 1.120.000 m², i cui lavori furono eseguiti dal Gruppo Pesenti. Inaugurato nel 1963, lo stabilimento di Chivasso affiancò gli stabilimenti Lancia di Borgo san Paolo a Torino, di Verrone (BI), dove si producevano i cambi e quello di Bolzano dove si producevano autocarri e veicoli militari. Nel 1994 il Gruppo Fiat lo cedette alla Carrozzeria Maggiora, che proseguì la produzione di vetture fino al 2003, quando fallì. L'ultima vettura prodotta in questo stabilimento sotto la proprietà Fiat fu la Lancia Dedra nel 1993; in seguito la Maggiora costruì la Fiat Barchetta, la Fiat Panda Van, la Lancia Delta HF integrale 16V Evoluzione e la Lancia K Coupé. Il relativo raccordo ferroviario con la linea Torino-Milano andò in disuso nei primi anni 2000.

Dal 2003 lo stabilimento è stato riorganizzato dal consorzio (P.I.Chi.) ed ha ospitato diverse ditte dell'indotto automotive, tra cui un'officina Abarth (chiusa nel 2008), lo stabilimento della Dayco (successivamente Dytech) per la produzione di tubazioni per la conduzione di gas refrigerante ed oli per sistemi di trasmissione ed idroguida, un'officina per impianti di alimentazione a GPL della Landi Renzo, ed altre ditte specializzate nell'allestimento di automobili per le forze dell'ordine principalmente auto blindate per Polizia e Carabinieri.

Lancia K Coupè, ultima vettura prodotta a Chivasso

Nell'area è oggi presente un grande parco di pannelli solari nel piazzale principale.

Dalla primavera 2013 è stata avviata la costruzione di un centro commerciale a marchio Bennet nell'area a sud, aperto al pubblico ufficialmente nel marzo 2018.

Elenco automobili prodotte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Stampa - Consultazione Archivio, su www.archiviolastampa.it. URL consultato l'11 gennaio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]