Italia turrita

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L'Italia turrita rappresentata su un francobollo della serie "Siracusana"

L'Italia turrita è la personificazione nazionale dell'Italia, nell'aspetto di una giovane donna con il capo cinto da una corona muraria con relative torri (da cui il termine "turrita"). Questa rappresentazione allegorica, che è tipica dell'araldica civica italiana, soprattutto di quella relativa ai comuni medioevali, trae le sue origini dall'antica Roma. L'Italia turrita è uno dei simboli patri italiani.

Aspetto e raffigurazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia turrita di Cesare Ripa (1603). Si può notare, sopra la personificazione allegorica, la Stella d'Italia
L'Italia turrita rappresentata su una moneta da 100 lire del 1993

Generalmente l'Italia è raffigurata come una donna dal corpo piuttosto rigoglioso, con i tipici attributi mediterranei, quali la carnagione colorita e i capelli scuri[1]. Spesso tiene in mano un mazzo di spighe di grano (simbolo di fertilità e rimando all'economia agricola) oppure una spada o una bilancia, metafore di giustizia, o una cornucopia, simbolo di abbondanza; durante il fascismo sorreggeva anche un fascio littorio[2][3][4].

Tuttavia la sua classica rappresentazione, derivata da una moneta coniata sotto l'imperatore romano Antonino Pio, la mostra seduta su un globo e tenente in mano una cornucopia e il bastone del comando[5]. L'iconografia dell'Italia turrita ebbe nei secoli un'evoluzione costante: la versione finale della personificazione della Penisola italiana si ebbe a cavallo del XVI e del XVII secolo[4].

Dopo la nascita della bandiera d'Italia, che avvenne nel 1797, è frequentemente mostrata con un abito verde, bianco e rosso[6]. Sopra il capo dell'Italia turrita è spesso raffigurata aleggiare una stella a cinque punte, la cosiddetta Stella d'Italia, che sin dall'epoca risorgimentale è uno dei simboli della Nazione, dal 1948 elemento dominante dell'Emblema della Repubblica[7][8]. La stella sopra la personificazione dell'Italia fu aggiunta in epoca tardo imperiale[9].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'età antica[modifica | modifica wikitesto]

Tetradramma di Smirne (160 a.C. - 150 a.C.), raffigurante il viso di profilo della dea Cibele, dove è ben evidente la corona turrita

L'origine della donna turrita è legata alla figura di Cibele, divinità della fertilità di origine anatolica, nelle cui raffigurazioni indossa una corona muraria[10]. Durante la seconda guerra punica (218 a.C. - 202 a.C.), mentre Annibale imperversava per l'Italia, i sacerdoti romani predissero che Roma sarebbe stata salva solo se vi fosse giunta l'immagine di Cibele, ossia della dea del monte Ida, rilievo nei dintorni di Troia[11]. L'immagine, una pietra nera conservata a Pessinunte, venne trasportata a Roma e collocata all'interno del tempio della Vittoria[12]. L'esercito romano sconfisse poi Annibale e la città fu salva.

Da allora Cibele divenne una delle divinità di Roma, la Magna Mater, anche se il suo culto fu osteggiato poiché contenente riti orgiastici[12]. L'importanza di Cibele nella religione romana divenne molto forte quando Virgilio scrisse l'Eneide (31 a.C. - 19 a.C.), narrando come il viaggio di Enea fosse stato protetto anche dalla dea, che fornì il legno degli alberi e salvò le navi dall'incendio di Turno[13].

Anche grazie agli eventi della guerra sociale (91 a.C. - 88 a.C.), che vide opposti Roma e i municipia italici, la figura di Cibele iniziò poi a rappresentare l'idea di un'Italia pacificata e unita sotto il dominio romano, così come Enea aveva pacificato i popoli latini, nonché lo spazio sacro del pomerium, ormai allargato a tutta la Penisola[14]. Fu proprio durante questa guerra sociale che si manifestò per la prima volta la personificazione allegorica dell'Italia: apparve su una moneta coniata da Corfinium, città italica antagonista di Roma, anche se non ancora provvista della corona turrita[9].

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L'Italia turrita, seduta su un globo; statua nei giardini pubblici Indro Montanelli, Milano Statua dell'Italia cinta da corona muraria a Reggio Calabria, piazza Italia

In seguito, durante l'Impero, le donne della famiglia imperiale presero a vestire, nelle raffigurazioni ufficiali, come Cibele, ossia con una corona turrita[14]. Quest'immagine si fuse con la precedente personificazione allegorica della Penisola, quella di Corfinium, diventando sempre più il simbolo dell'Italia, specialmente nelle province anatoliche e greco-orientali. Durante il regno di Antonino Pio venne coniato un sesterzio rappresentante l'Italia come una donna turrita, che siede su un globo e tiene in una mano una cornucopia mentre nell'altra il bastone del comando[5]. Questa diverrà poi l'immagine classica della personificazione allegorica dell'Italia[5]

In età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Dal Medioevo, in seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, la raffigurazione allegorica dell'Italia iniziò a trasmettere supplizio e sconforto[15]: il Paese, infatti, non era più il protagonista assoluto di quegli importanti eventi politici e militari che tanto avevano caratterizzato la storia romana, ma era relegato a semplice provincia del Sacro Romano Impero[16]. La raffigurazione continuò ad essere nostalgica delle glorie passate anche durante il Rinascimento e l'Umanesimo, così come nel corso delle discese degli eserciti stranieri nelle guerre d'Italia del XVI secolo[17],

Il primo a riprendere una figura dell'Italia turrita più simile a quella dell'età antica fu Cesare Ripa nel XVII secolo, che la descrive, nella sua Iconologia, come nel sesterzio di Antonino Pio, accostandole anche una stella che le brilla sopra la testa: il motivo di tale associazione risiede nel fatto che nell'antica Grecia all'Italia fosse accomunata la Stella di Venere, essendo la penisola italiana posta ad occidente della Grecia[18]. La Stella di Venere è infatti visibile sull'orizzonte, subito dopo il tramonto, a ovest. La Stella d'Italia, risalendo all'antica Grecia, è quindi il più antico simbolo patrio italiano[19].

L'Italia turrita in rappresentazioni filateliche e numismatiche
Scheda del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: all'interno del cerchio di sinistra, si può riconoscere l'Italia turrita

Come risposta alle critiche mosse dai viaggiatori europei che effettuavano il Grand Tour e che erano incentrate sulla cultura italiana - giudicata retrograda - e sulla povertà in cui versava la popolazione italiana a fronte della ricchezza monumentale ed artistica presente nel Paese, gli intellettuali italiani del XVIII secolo reagirono facendosi portatori di un cambiamento che portò alla nascita di movimenti meno asfittici e più ricchi di fermenti culturali[20]. Questi avvenimenti si ripercossero anche sulla raffigurazione dell'Italia turrita, che diventò la "protettrice delle arti"[21].

Manifesto della prima guerra mondiale in cui l'Italia turrita invita a tacere per non divulgare segreti al nemico

L'Italia turrita recuperò l'aura solenne nel XIX secolo, diventando uno dei simboli del Risorgimento, durante il quale venne spesso rappresentata come prigioniera, ossia sottomessa alle potenze straniere che all'epoca dominavano il Paese, oppure inneggiante alla chiamata alle armi con l'obiettivo di spronare il popolo italiano a partecipare attivamente al processo di unificazione del Paese; l'iconografia della personificazione allegorica dell'Italia, durante il periodo risorgimentale, venne anche utilizzata nelle vignette propagandistiche per fini politici[22][23].

È di questo periodo la costruzione della maggior parte delle statue marmoree raffiguranti l'Italia turrita; l'erezione di monumenti alla personificazione allegorica del Paese continuò anche dopo le tre guerre d'indipendenza[23].

A unità d'Italia completata, l'iconografia dell'Italia turrita venne superata dal mito della storia dell'antica Roma; non è infatti un caso che nel novero delle statue presenti all'Altare della Patria a Roma sia assente proprio la personificazione allegorica dell'Italia cinta da una corona muraria con torri[24].

Questa tendenza a relegare l'Italia turrita a un ruolo comprimario, che iniziò nel 1870 con la presa di Roma[25], fu confermata anche durante il fascismo, che fece del richiamo della storia romana uno dei capisaldi del regime[26].

In questi decenni la rappresentazione allegorica dell'Italia non fu particolarmente diffusa nell'architettura ufficiale, con il posizionamento di statue all'interno degli edifici più importanti[26], ma venne limitata ai monumenti marmorei realizzati in varie città italiane, all'emissione filatelica e alle stampe propagandistiche, in particolar modo quelle legate all'iniziale neutralità e alla successiva partecipazione dell'Italia alla prima guerra mondiale.

L'iconografia della personificazione allegorica dell'Italia venne ripresa nel secondo dopoguerra: nel 1946 i sostenitori della repubblica scelsero l'effigie dell'Italia turrita quale loro simbolo unitario da utilizzare nella campagna elettorale e sulla scheda del referendum sulla forma istituzionale dello Stato, in contrapposizione allo stemma sabaudo, che rappresentava invece la monarchia[27][28].

Dopo la proclamazione della Repubblica, che vide l'Italia turrita protagonista, l'iconografia della rappresentazione allegorica del Paese tornò ad apparizioni sporadiche; comparve su francobolli (tra cui la serie detta "Siracusana"), monete, valori bollati e vignette[29].

Luoghi di raffigurazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia turrita è raffigurata in moltissimi contesti nazionali: francobolli, onorificenze, monete, monumenti e sul retro della carta d'identità italiana[30]. L'allegoria dell'Italia è inoltre presente nei cartigli di numerose mappe antiche. Per la prima volta nel 1595, in una carta del Gastaldi inserita in Parergon, stampato ad Anversa; quindi in quella pubblicata da Willem Blaeu nel 1635, con la corona muraria sormontata da una luminosa stella a sei punte[31][32]. L'immagine più suggestiva accompagna una carta generale dell'Italia del Cassini edita nel 1793 a Roma[33].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bazzano, p. 103
  2. ^ Iconologia Italia (PDF), panorama-numismatico.com. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  3. ^ L'immagine dell'Italia, eredità antica - Dall'avventura coloniale al primo dopoguerra (sezione III, parte V) (PDF), archeobologna.beniculturali.it. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  4. ^ a b Bazzano, p. 89
  5. ^ a b c Bazzano, p. 178
  6. ^ Bazzano, p. 133
  7. ^ Bazzano, p. 158
  8. ^ I simboli della Repubblica – L'emblema, su quirinale.it.
  9. ^ a b Bazzano, p. 11
  10. ^ Bazzano, p. 24
  11. ^ Bazzano, pp. 24-25
  12. ^ a b Bazzano, p. 25
  13. ^ Bazzano, pp. 28-29
  14. ^ a b Bazzano, p. 29
  15. ^ Bazzano, p. 7
  16. ^ Bazzano, p. 43
  17. ^ Bazzano, pp. 63 e 65
  18. ^ Bazzano, pp. 89-101
  19. ^ Rossi, p. 38
  20. ^ Bazzano, pp. 117-118
  21. ^ Bazzano, p. 118
  22. ^ Bazzano, p. 161
  23. ^ a b L'immagine dell'Italia, eredità antica - Dall'Unità d'Italia ai primi anni del Novecento (sezione III, parte IV) (PDF), archeobo.arti.beniculturali.it. URL consultato il 27 gennaio 2016.
  24. ^ Bazzano, p. 163
  25. ^ Bazzano, p. 164
  26. ^ a b Bazzano, p. 165
  27. ^ Bazzano, p. 172
  28. ^ Ma chi è il volto della Repubblica Italiana?, medium.com. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  29. ^ Bazzano, p. 173
  30. ^ Identità, identificazione e riconoscimento, books.google.it.
  31. ^ (EN) Italia Turrita - Figure Personifies the Italian Nation, italian.about.com. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  32. ^ L'Italia antica di Jan Moretus del 1601. Genesi e sviluppo tra cartografia, storia, arte e potere persuasivo delle immagini, famedisud.it. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  33. ^ Roberto Borri, L’Italia nelle antiche carte dal Medioevo all’Unità nazionale, ISBN 978-88-8068-495-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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