Vittoria (divinità)

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Vittoria raffigurata su di una moneta della Repubblica romana
Solido con l'effige dell'imperatore romano Costantino II e la Vittoria che rca una corona di lauro e una palma.

Vittoria (latino: Victoria), nella mitologia romana è la dea personificante la vittoria in battaglia ed era associata a Bellona.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Identificata con la greca Nike, era raffigurata come una giovane donna alata. Per i romani la divinità non aveva alcuna connotazione sportiva, come invece la Nike, ed a lei ci si riferiva anche come simbolo di vittoria sulla morte e determinava chi avrebbe avuto successo durante la guerra. Autori antichi[senza fonte] la associavano anche con la dea sabina Vacuna, patrona del riposo dopo i lavori della campagna, mentre è attestata la presenza sulla Velia di un tempio dedicato alla dea romana della vittoria Vica Pota. Il culto di Brigid, divinità celtica protettrice dei poeti, dei guaritori, dei druidi, dei combattenti e degli artigiani, fu diffuso dai legionari anche a Roma, associata a Vittoria e Minerva.

Il culto della Vittoria, che inizialmente per i romani era uno dei tanti epiteti riferiti a Giove (Iuppiter Victor), crebbe verso la fine della Repubblica per l'influsso che su questa aveva la cultura Greca.

Silla, dopo la vittoria nella Battaglia di Porta Collina, istituì giochi speciali, Victoria Sullana in onore della dea, e identica cosa fecero successivamente Giulio Cesare, con i giochi del 45 a.C., chiamati Victoria Caesaris, e Augusto, con i suoi giochi detti Victoria Augusti.

Edifici[modifica | modifica wikitesto]

Nella curia romana si trovava l'altare della Vittoria, con accanto una colossale statua della divinità. Alla Vittoria furono dedicati diversi templi, come il Tempio della Vittoria sul Palatino.

Gli Scavi archeologici di Pompei hanno riportato alla luce la Schola Armaturarum, costruita negli ultimi anni di vita di Pompei. Era un edificio di stampo militare dove i giovani venivano istruiti alla lotta e alle arti gladiatorie; inoltre fungeva da deposito per le armi, come testimoniato da un elevato numero di armature ritrovate al suo interno. La struttura, originariamente adibita a casa, presentava particolari decorazioni in stile militare come rami di palma, vittorie alate e candelabri con aquile: tuttavia tutti gli ornamenti sono andati perduti a seguito di un crollo verificatosi il 6 novembre 2010.

Nel Foro dei Severi di Leptis Magna in Libia, sulla facciata, tra un arco e l'altro erano posti dei medaglioni, di cui si conservano 70 esemplari. Nella maggior parte dei casi si tratta di rappresentazioni simboliche della dea romana Vittoria.

La Triade Capitolina dell'Inviolata, ritrovata a Guidonia Montecelio, raffigura le tre divinità principali romane, ciascuna coronata dalla Vittoria alata.

Curia[modifica | modifica wikitesto]

Nella curia del Senato romano, a partire dall'anno 29 a.C. in onore della disfatta di Marco Antonio, c'era un altare con la statua d'oro della Vittoria strappata ai Tarantini. La statua ritraeva una donna alata che portava una palma e una corona di lauro.

Nel 382, l'imperatore cristiano Graziano decise di fare togliere l'altare dal Senato. Questo fatto oppose in aspra polemica il senatore pagano Quinto Aurelio Simmaco al vescovo Ambrogio di Milano.

Nel 393 l'usurpatore romano Flavio Eugenio giunge a Roma, dove mette in atto, pur essendo cristiano, una politica di tolleranza verso i pagani che, sotto la guida di Virio Nicomaco Flaviano, riprendono il potere. Eugenio permette la riapertura dei templi pagani come il tempio di Venere e Roma, la restaurazione dell'altare della Vittoria nella curia romana e, più in generale, la celebrazione di feste religiose pagane.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Le figure alate, molto spesso in coppia, che rappresentano la vittoria e si riferivano a vittorie alate, erano comuni nell'iconografia ufficiale romana, tipicamente sospesa in alto in una composizione, e spesso riempivano pennacchi che altrimenti sarebbero rimasti vuoti; ad esempio, il tema della Vittoria compare sul fornice centrale dell'Arco di Costantino, in una insula di Ercolano o sull'Arco di Galerio a Tessalonica. In generale queste figure rappresentano lo spirito della vittoria piuttosto che la dea stessa.

Continuarono ad apparire dopo la cristianizzazione dell'Impero e lentamente mutarono in angeli cristiani.[1].

Attributi[modifica | modifica wikitesto]

Perseo e Andromeda

Nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Nel dipinto Perseo e Andromeda, opera del pittore fiammingo Pieter Paul Rubens conservata nel Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, la Vittoria è raffigurata nell'atto di porre una corona sul capo di Perseo.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il momento decisivo nella definizione dell'iconografia angelica è rappresentato dall'adozione delle ali che furono applicate alla figura giovanile androgina che si è appena descritto. L'adozione dell'iconografia dell'angelo con le ali avvenne tra il IV e V secolo: a questa novità contribuirono probabilmente le raffigurazioni di esseri mitologici o di divinità pagane alate, che spesso svolgevano il compito di messaggeri o mediatori divini. Il principale modello iconografico è costituito dalla vittoria alata (la greca Nike), rappresentata in volo o mentre avanza con ramo di palma, di ulivo o una corona. Copia archiviata, su dolcefiamma.altervista.org. URL consultato il 24 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2017).

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