Attis

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Attis con indosso il berretto frigio. Thymiaterion di terracotta da Tarso, I o II secolo a.C., Museo del Louvre.

Attis è il paredro di Cibele, il servitore autoeviratosi, che guida il carro della dea.

Il centro principale del suo culto era Pessinunte, nella Frigia, da cui attraverso la Lidia passò approssimativamente nel VII secolo a.C. nelle colonie greche dell'Asia Minore e successivamente nel continente, da cui fu esportato a Roma nel 204 a.C.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione frigia, conservata in Pausania (Perieghesis, VII, 17, 10-12) e in Arnobio (Adversus Nationes, V, 5-7), il demone (essere che si pone come intermediario fra il mondo divino e il mondo umano) Agdistis, caratterizzato da intersessualità, sarebbe nato dallo sperma di Zeus caduto sulla pietra, mentre il dio cercava di accoppiarsi con la Grande Madre sul monte Agdos.[1]

Gli dei dell'Olimpo spaventati dalla potenziale forza del figlio di Zeus, in cui si sommavano le caratteristiche del maschile e femminile, lo evirarono, lasciandolo solo con i caratteri sessuali esterni femminili; il sangue sgorgato al momento dell'asportazione del membro virile del ragazzo, generò un albero di mandorlo (o di melograno).
La figlia del fiume Sakarya (Sangarios), Nana, colse un frutto dall'albero e rimase incinta.
Tempo dopo nacque il figlio che venne chiamato Attis, in quanto fu allattato da una capra (in frigio attagos), dopo essere stato cacciato sulle montagne per ordine di Sakarya.[2][3][4][5][6][7]

Attis crebbe e fu mandato a Pessinunte per sposare la figlia del re Mida. Durante la celebrazione del matrimonio, Agdistis, innamorato del giovane, fece impazzire tutti gli invitati e lo stesso Attis, che, sotto un pino, si amputò il pene. Dal suo sangue nacquero le viole mammole. Cibele, madre degli dei, ottenne che il giovane si salvasse e diventasse il cocchiere del suo carro.

Culto nella Roma antica[modifica | modifica wikitesto]

Già durante il I secolo a.C. le vicende del giovane erano ben note ai Romani come dimostra la reinterpretazione catulliana del mito nel carmen LXIII del Liber Catullianus. In epoca imperiale il ruolo di Attis, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo vegetativo della primavera, si accentuò gradualmente, dando al culto una connotazione misterica e soteriologica.[8]

Ad Attis erano dedicate un ciclo di festività che si tenevano fra il 15 e il 28 marzo, e che celebravano la morte e la rinascita del dio. Tra queste vi erano il Sanguem, celebrato dai Galli e l'Hilaria. Tracce di questi culti, che presero il nome di Attideia, sono presenti anche in colonie greco-romane (ad esempio quella di Egnazia in Puglia).

Dal suo mito l'imperatore Flavio Claudio Giuliano incomincerà a scrivere uno dei suoi più famosi testi l'Inno alla madre degli dei, in cui loda Cibele e indaga sul significato filosofico di Attis e della dea.

Secondo lo storico ed etnografo Antonio Basile[9], il rito del sangue del dio Attis sopravvive tuttora[10] in una manifestazione dei riti della settimana santa a Nocera Terinese in Calabria, dove i vattienti compiono il "rito devozionale" della flagellazione consistente nel percuotersi cosce e gambe con tredici pezzi di vetro collocati su un pezzo di sughero denominato "cardo"[11]. Nella pubblicazione Folklore della Calabria, Basile asseriva che: «"[..] non è meraviglia che sopravviva ancora in un vecchio paese della Calabria il rito antichissimo del sangue: originario per la morte di Adone e per la sua resurrezione e per la morte e la resurrezione di Attis esso rimane in Nocera Terinese, ma adottato alla commemorazione della morte e della resurrezione del Cristo, come sopravvivenza o meglio reviviscenza"»[12][13].

Corrispondenze della divinità[modifica | modifica wikitesto]

Il dio Attis è associato dagli studiosi a tutte divinità legate agli antichi riti di propiziazione della fecondità della terra, trovando corrispondenza in Adone[14][15] e in Sandan di Tarso di Cilicia[16][17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ James Frazer,Il ramo d'oro, ed. Bollati Boringhieri, capitoli 34-35-36.
  2. ^ - Acharya S.: The Christ Conspiracy, Adventures Unlimited Press, 1999. Pag. 107-108
  3. ^ - Frazer, James.: The Golden Bough, Touchstone, 1963. Pag. 403-409
  4. ^ - Jackson, John: Christianity before Christ, AAP, Pag. 67
  5. ^ - Doane, Thomas: Bible Myths and Their Parallels in Other Religions, Pag. 190-191
  6. ^ - Berry, Gerald: Religions of the World, B&N, Pag.20
  7. ^ - Weigall, Arthur: The Paganism in our Christianity, Thames & Hudson, 1999 Pag. 115-116
  8. ^ - Arnaldo Momigliano, Cibele in Enciclopedia delle religioni XI, p. 95
  9. ^ Anronio Basile, su comune.palmi.rc.it. URL consultato il 23 dicembre 2017.
  10. ^ Nella Settimana Santa a Nocera Terinese (Cz) il secolare rito dei “Vattienti”, su cn24tv.it. URL consultato il 23 dicembre 2017.
  11. ^ L'irriducibile rito dei Vattienti a Nocera Terinese: I retroscena inediti di un evento secolare, su storie.it. URL consultato il 23 dicembre 2017.
  12. ^ I vattienti, su win.noceraterinese.com. URL consultato il 23 dicembre 2017.
  13. ^ Antonio Basile, il rito del sangue del Giovedì santo in Nocera Terinese in «Folklore della Calabria», IV, pag. 12, 13, 1959.
  14. ^ Dictionary of Folklore, Myrthology, and Legend di Funk and Wagnall's, pp. 117,118
  15. ^ The Two Babylons di Alexander Hislop pp 183-185 Archiviato il 14 dicembre 2010 in Internet Archive.
  16. ^ Riccardo Calimani. Paolo. L'ebreo che fondò il cristianesimo. Mondadori 1999 ISBN 88-04-50082-4, cit. pag. 5
  17. ^ Cfr. Abate Giuseppe Ricciotti, Paolo apostolo. Biografia con introduzione critica e illustrazioni, Tipografia Poliglotta Vaticana 1946. p. 18

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