Giochi olimpici antichi

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La palestra a Olimpia, un luogo dedicato alla formazione di lottatori e altri atleti.

I Giochi olimpici antichi furono delle celebrazioni atletiche e religiose, svolte nella città della Grecia antica, Olimpia, storicamente dal 776 a.C. al 393 d.C. Nell'antichità, si tennero in tutto 292 edizioni dei Giochi olimpici.

Origine e storia dei Giochi olimpici[modifica | modifica wikitesto]

L'origine degli antichi Giochi olimpici si è persa, anche se esistono molte leggende. Nella prima metà del II millennio a.C. viene documentata all'interno della civiltà minoica (fino al 1500 a.C.) anche un'attività intensiva finalizzata al culto del corpo, tra cui spicca la ginnastica acrobatica (il celebre volteggio sopra i tori, la taurocatapsia), ma pure lotta e pugilato; disputato quest'ultimo precedentemente di sicuro nell'antico Egitto e ritrovato in seguito nelle isole dell'Egeo praticato da "fanciulli".[1].

Durante la civiltà micenea (1500-1200 a.C.) pugilato e lotta passarono da Creta al continente, divenendo rapidamente discipline tra le più popolari; letterariamente pur dipendendo in larga misura da quel che ne dice Omero almeno cinque secoli dopo il 1200 a.C. Nell'Iliade vengono descritte otto gare disputate per le celebrazioni funerarie di Patroclo, l'amatissimo amico di Achille e da questi istituite: l'agòn-competizione è accompagnata da un athlon (da cui "atleta"), un premio dato al vincitore per sottolinearne l'eccellenza-areté[2].

Aprivano le gare la corsa dei cavalli con cinque carri, seguiva il pugilato, mentre la terza era una "lotta dolorosa", poi veniva la corsa nei campi, la quinta era una disfida in armi (che terminava alla prima ferita inferta all'avversario), a seguire il lancio di un oggetto pesante (-il solos, attrezzo in ferro rappresentante anche il premio), il tiro con l'arco al bersaglio, infine il giavellotto. Anche nell'Odissea sono descritte gare sportive che si svolgono nella mitica isola dei Feaci; si svolgono durate un banchetto e sono praticamente le stesse dell'Iliade, con l'unica differenza che il solos è divenuto un lancio del disco. La novità è invece costituita dall'halma-salto in lungo.

Pindaro, autore del V secolo a.C. autore di 14 odi olimpiche, riferisce alcune delle origini mitiche dei giochi: la corsa di quadrighe da Pisa (Grecia) a Corinto svoltasi tra il re Enomao e Pelope con, in palio, la mano della giovane figlia del sovrano, Ippodamia (Enomao). Per sfuggire alla maledizione lanciatagli contro da Mirtilo, scaraventato in mare da Pelope dopo esser stato da questi corrotto per fargli vincere la gara, istituì i "giochi in onore di Zeus". Un'altra versione vuole che proprio all'interno del sacro recinto dove fu sepolto il grande Pelope (colui che diede il proprio nome all'intera penisola del Peloponneso, nella valle dell'Alfeo (fiume del Peloponneso), vennero istituiti i giochi in suo onore[3].

Una terza versione pindarica vuole che il fondatore dei giochi sia stato l'eroe nonché semidio Eracle, dopo aver ripulito le stalle di Augia (sesta impresa delle celebri dodici fatiche di Eracle): abbattute le pareti vi deviò il corso del fiume Alfeo e, dopo aver ucciso il re che si era rifiutato di consegnargli la dovuta ricompensa, per ingraziarsi gli Déi istituì i giochi stabilendo che il premio fosse un verde rametto d'ulivo proveniente dalle fonti dell'Istro. A quella prima edizione parteciparono gli stessi Apollo ed Ares.

Anche Pausania il Periegeta nella sua Periegesi della Grecia (V e VI libro) tramanda altri miti: sarebbero allora stati i Dattili (appartenenti al popolo dei Cureti esuli dall'Eubea), cinque fratelli nonché custodi a Creta per conto di Rea del suo giovane figlio Zeus (per nasconderlo a Crono che l'avrebbe sicuramente divorato), per passare il tempo si cimentarono in una gara di corsa vinta da "Eracle Ideo" e come premio un ramoscello d'ulivo.

Versioni alternative vogliono che lo stesso designato re degli Déi dopo aver sconfitto il padre proprio ad Olimpia, ne volle celebrare il successo istituendone ivi i giochi; oppure che un discendente di Eracle Ideo, un certo Climene di Creta eresse un altare nel luogo; ma il re dell'Elide Endimione lo sconfisse e mise in palio fra i tre figli il suo regno quale premio ad una gara di corsa[4].

Il primo documento scritto che può riferirsi alla nascita delle Olimpiadi parla di una festa con una sola gara: lo stadion (gara di corsa). Da quel momento in poi tutti i Giochi divennero sempre più importanti in tutta la Grecia antica. Successivamente altri sport si aggiunsero alla corsa con il numero delle gare che crebbe fino a venti, per durare sette giorni.

Le Olimpiadi avevano anche un'importanza religiosa, in quanto si svolgevano in onore di Zeus, re degli dèi.Le gare prevedevano: pugilato, la corsa, il pentatlon - cioè un insieme di 5 gare come il salto in lungo, la corsa, il lancio del disco, il lancio del giavellotto, la lotta - e faceva parte dei giochi olimpici anche la corsa dei cavalli.

I vincitori delle gare venivano fatti oggetto di ammirazione e immortalati in poemi e statue, e fregiati di una corona di alloro. Per tutta la durata dei giochi venivano sospese le ostilità in tutta la Grecia. I Giochi si tenevano ogni quattro anni e il periodo tra le due celebrazioni divenne noto come "Olimpiade".

La partecipazione era riservata ai cittadini greci maschi liberi. La necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti permetteva solo ai membri delle classi più facoltose di prendere in considerazione la partecipazione. I giochi Olimpici erano anche un modo per poter creare una tregua tra le guerre.

A differenza dei Giochi olimpici moderni, solamente uomini che parlavano la lingua greca potevano partecipare alle celebrazioni. Si consideravano giochi "internazionali" poiché i partecipanti provenivano dalle varie città stato della Grecia, ed anche dalle colonie. I Giochi persero gradualmente importanza con l'aumentare del potere romano in Grecia: all'inizio furono benvoluti e aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli sottomessi (Nerone, ad esempio, aprì un'enorme edizione dei giochi a Roma in cui tutti gli atleti dell'Impero Romano poterono partecipare, lui compreso), ma quando il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Impero Romano, i Giochi olimpici vennero sempre più visti come una festa "pagana".

Nel 393 d.C., l'imperatore Teodosio I, assieme ad Ambrogio vescovo di Milano, li interruppe sia per via di un sisma che aveva semidistrutto Olimpia sia per l'intollerabile corruzione che li falsava, sia come conseguenza della strage di Tessalonica di poco tempo prima.[senza fonte] Si pose così fine ad una storia durata oltre mille anni.

Competizioni[modifica | modifica wikitesto]

Le competizioni in cui gli atleti competevano erano:[5]

Altre edizioni dei giochi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai Giochi di Olimpia si disputavano altre competizioni religiose: i Giochi pitici in onore di Apollo a Delfi; quelli Nemei a Nemea in onore di Zeus; quelli Istmici in onore di Poseidone e del Dio Palemone presso l'Istmo di Corinto; infine i Giochi panatenaici ad Atene.

Dopo quasi 15 secoli di interruzione, nel 1896 il barone francese Pierre de Coubertin ristabilì i giochi olimpici modernizzando molte delle loro regole (potevano partecipare atleti di tutto il mondo, le olimpiadi si svolgevano in nazioni sempre diverse e, dal 1900, potevano partecipare anche le donne).

Vincitori celebri dei giochi olimpici antichi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aa.Vv. L'enciclopedia delle Olimpiadi. Da Olympia a Pechino: 3000 anni di storia 2008. Vol I pag.24
  2. ^ Aa.Vv. L'enciclopedia delle Olimpiadi. Da Olympia a Pechino: 3000 anni di storia 2008. Vol I pag.25
  3. ^ Aa.Vv. L'enciclopedia delle Olimpiadi. Da Olympia a Pechino: 3000 anni di storia 2008. Vol I pag.26
  4. ^ Aa.Vv. L'enciclopedia delle Olimpiadi. Da Olympia a Pechino: 3000 anni di storia 2008. Vol I pag.27
  5. ^ www.mondogreco.net Le olimpiadi allora come oggi.

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