Corinto (città antica)

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Corinto
Tempio di Apollo e Acrocorinto.jpg
Il tempio di Apollo e l'Acrocorinto
Nome originale (GRC) Κόρινθος
Cronologia
Fondazione VIII secolo a.C.
Fine 146 a.C.
Causa conquista romana di Lucio Mummio
Rifondazione 45 a.C.
Territorio e popolazione
Lingua Greco antico
Localizzazione
Stato attuale Grecia Grecia
Località Corinto
Coordinate 37°56′N 22°56′E / 37.933333°N 22.933333°E37.933333; 22.933333Coordinate: 37°56′N 22°56′E / 37.933333°N 22.933333°E37.933333; 22.933333
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Corinto
Corinto
Resti di una strada del centro abitato

Corinto (in greco antico: Κόρινθος, Kórinthos) fu una polis dell'Antica Grecia situata nell'omonimo istmo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda, la città fu fondata da Sisifo nel XV secolo a.C., precisamente nel 1429 a.C.

Tra il XV e il XII secolo a.C. nel pieno splendore della Civiltà micenea Corinto fu una delle principali città nell'Argolide ma fu poi conquistata dai Dori, calati dal nord, che si insediarono nel Peloponneso.

La popolazione che abitava a Corinto apparteneva al gruppo infatti linguistico dorico, e ciò è affermato tramite il mito che fa discendere la dinastia dei tiranni Bacchiadi da Eracle. Proprio questa famiglia regnò tra il 747 e il 657 a.C., periodo in cui furono fondate le importantissime colonie di Siracusa, Potidea, Leucade, Corcira, Epidamno, Apollonia ed Ambracia.

La colonizzazione, però, non fu che la conseguenza di un arricchimento della polis con il commercio, in particolar modo la fiorente esportazione di vasi in ceramica, allora di stile protocorinzio. Corinto godeva di una posizione geografica ideale, affacciandosi sia sul Mar Ionio dal golfo di Corinto che sul Mar Egeo dal golfo Saronico tramite i suoi due porti: Cencrea (Κεγχρειά), da dove partivano le rotte commerciali verso il Mar Egeo, e Lecheo (Λέχαιον) che gestiva i traffici verso le colonie di Corinto in Magna Grecia. I due porti alloggiavano, inoltre, la flotta militare della polis.

Alla fine di questo periodo, si passò a un governo di magistrati eletti annualmente tra i Bacchiadi; in seguito, però, dal 657 al 628 a.C., s'instaurò una dinastia tirannica iniziata da Cipselo, bacchiade da parte di madre. Questa situazione si protrasse per più di mezzo secolo (Cipselo 29 anni, Periandro 30, Psammetico 3).

Si passò quindi a un'aristocrazia "moderata", che guidò la polis nelle guerre al fianco di Sparta contro Atene; Corinto fu infatti la potenza marittima della lega peloponnesiaca.

Tra il 431 a.C. e il 404 a.C. si scontrò con la potenza di Atene e della Lega di Delo, e proprio la colonia corinzia di Corcira fu il casus belli tra Atene e Sparta per l'inizio della guerra del Peloponneso, arrivata al termine di un felicissimo periodo per la polis, che pare arrivasse addirittura ad avere una popolazione di diverse decine di migliaia di persone, tra cui moltissimi con lo status di meteco, cifra davvero ragguardevole per l'epoca.

In seguito alla guerra di Corinto tra Atene e Sparta, Corinto fu annessa dalla vicina città di Argo, poi, in seguito alla vittoria di Filippo II nella Battaglia di Cheronea, entrò prima nell'area di influenza macedone. La città perse definitivamente di importanza e nel 146 a.C. fu attaccata e distrutta dai Romani nel corso dell'invasione della Grecia durante la Quarta guerra macedonica.

L'epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 146 a.C., Roma dichiarò guerra alla Lega achea e, dopo le vittorie sulle forze della lega nell'estate di quell'anno, i Romani guidati da Lucio Mummio assediarono e catturarono Corinto. Quando entrò in città, Mummio uccise tutti gli uomini e vendette donne e bambini in schiavitù prima di bruciare la città, per cui gli fu dato il cognomen Achaicus come il vincitore della Lega achea.[1] Ci sono prove archeologiche di alcune abitazioni minime negli anni successivi, ma Corinto rimase in gran parte deserta fino a quando Giulio Cesare nel 45 a.C. rifondò la città come Colonia Laus Iulia Corinthiensis ("colonia di Corinto in onore di Giulio"), poco prima del suo assassinio. In questo periodo fu costruito anche un anfiteatro.

Sotto i Romani, Corinto fu ricostruita come una città importante nella Grecia meridionale o Acaia. Aveva una grande[2] popolazione mista di Romani, Greci ed Ebrei. La città era un luogo importante per le attività del culto imperiale, e sia il Tempio E[3] che la Basilica Giuliana[4] sono stati suggeriti come luoghi di attività del culto imperiale.

La Corinto biblica[modifica | modifica wikitesto]

Corinto è menzionata molte volte nel Nuovo Testamento, in gran parte in connessione con la missione di Paolo Apostolo, testimoniando il successo della rifondazione della città da parte di Cesare. Tradizionalmente, si ritiene che la chiesa di Corinto sia stata fondata da Paolo, rendendola una sede apostolica.

L'apostolo Paolo visitò per la prima volta la città nel 49 o 50 d.C., quando Gallio, fratello di Seneca, fu proconsole dell'Acaia.[5] Paolo risiedette qui per diciotto mesi [6]. Qui conobbe Aquila e Priscilla con i quali viaggiò in seguito. Lavorarono qui insieme come fabbricanti di tende (da cui deriva il moderno concetto cristiano di fabbricare tende) e frequentarono regolarmente la sinagoga. Nell'anno 51/52, Gallio presiedette il processo dell'Apostolo Paolo a Corinto. Questo evento fornisce una data sicura per il libro degli Atti degli Apostoli all'interno della Bibbia. Sila e Timoteo raggiunsero Paolo qui, l'ultima volta che lo avevano visto a Berea[7]. Atti 18: 6 suggerisce che il rifiuto ebraico di accettare la sua predicazione portò qui Paolo a risolvere il problema di non parlare più nelle sinagoghe in cui viaggiava: "D'ora in poi andrò ai Gentili".[8] Tuttavia, al suo arrivo ad Efeso[9], la narrazione riporta che Paolo andò alla sinagoga per predicare.

Paolo scrisse almeno due epistole alla chiesa cristiana, la Prima lettera ai Corinzi (scritta da Efeso) e la Seconda lettera ai Corinzi (scritta dalla Macedonia). La prima Epistola riflette occasionalmente il conflitto tra la fiorente chiesa cristiana e la comunità circostante.

Alcuni studiosi ritengono che Paolo abbia visitato Corinto per una "visita dolorosa" intermedia[10] tra la prima e la seconda epistola. Dopo aver scritto la seconda lettera, rimase a Corinto per circa tre mesi[11] nel tardo inverno, e lì scrisse la sua Lettera ai Romani.[12]

Sulla base di indizi all'interno delle stesse epistole di Corinto, alcuni studiosi hanno concluso che Paolo scrisse forse fino a quattro epistole nella chiesa di Corinto.[13] Solo due sono contenute nel canone cristiano (Prima e Seconda Lettera ai Corinzi); le altre due lettere sono andate perdute. (Le lettere perse rappresenterebbero probabilmente la prima lettera che Paolo scrisse ai Corinzi e la terza, e così la prima e la seconda lettera del canone sarebbero state la seconda e la quarta se ne furono scritte quattro). Molti studiosi pensano che la terza (conosciuta come la "lettera delle lacrime"[14]) è inclusa nella Seconda Lettera ai Corinzi (sarebbero i capitoli 10-13). Questa lettera non deve essere confusa con la cosiddetta "Terza lettera ai Corinzi", che è una lettera pseudepigrafica scritta molti anni dopo la morte di Paolo.

Ci sono speculazioni da parte di Bruce Winter sul fatto che l'accesso da parte degli ebrei al loro stesso cibo a Corinto fosse stato respinto dopo la partenza di Paolo. Secondo questa teoria, Paolo aveva incaricato i cristiani Gentili di mantenere l'accesso ebraico al cibo secondo le loro leggi dietetiche. Questa speculazione è contestata da Rudolph il quale sostiene che non ci sono prove a supporto di questa teoria. Egli sostiene invece che Paolo aveva desiderato che i cristiani gentili rimanessero assimilati all'interno delle loro comunità e non adottassero procedure dietetiche ebraiche.[15]

L'epoca bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Fu devastata nel 395 dai Goti di Alarico, tanto da non raggiungere più per molti secoli l'importanza guadagnata in epoca classica, destino peraltro condiviso dalla maggior parte delle principali antiche polis greche.

Miti di Corinto[modifica | modifica wikitesto]

Origini di Corinto[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei miti più antichi su Corinto è raccontato da Pausania nel II secolo d.C.,[16] secondo cui sarebbe sorta una disputa tra Poseidone e Elios sul possesso dell’istmo di Corinto. Per risolvere la controversia fu chiamato in causa Briareo, uno degli Ecatonchiri. Il suo verdetto fu che l'istmo di Corinto apparteneva a Poseidone e l'acropoli di Corinto (Acrocorinto) apparteneva a Helios che poi la cedette a Afrodite. Così, i greci dell'età classica rappresentavano il culto arcaico del sole-titano nella parte più alta del sito e legato a Poseidone lungo la cosa, esiste infatti un antico Santuario di Poseidone a Istmia vicino Corinto.

«Dicono pertanto i Corintj, che Nettuno venne a contesa col Sole per la loro terra; ma il loro mediatore Briareo decise, che l’istmo, e la terra a quello confinante fosse di Nettuno, e che la rupe, la qua- le domina la città appartenesse al sole. Da quel tempo dicono, che l’istmo appartenga a Nettuno.»

(Pausania, II 1.6)

Secondo il mito ellenico, la città fu fondata da Corinto, un discendente del dio Helios (il Sole), mentre altri miti suggeriscono che la città fu fondata dalla dea Efira, una figlia dell'oceano Titano, per questo il primo nome della città era proprio Efira. È provato che la città fu distrutta intorno al 2000 a.C. Alcuni nomi antichi come quello di Corinto provengono dalla lingua pre-greca dei Pelasgi. Sembra probabile che il sito di Corinto ospitasse una città palazzo dell'età del bronzo micenea, come a Micene, Tirinto o Pilo.

Sisifo[modifica | modifica wikitesto]

La fontana di Pirene a Corinto

Sisifo invece è il mitico fondatore dei re di Corinto. A lui è legato anche il mito della fonte più famosa della città antica. Egli infatti mentre cercava di risolvere il problema della scarsità dell'acqua a Corinto, si ritrovò nei pressi della rocca di Corinto dove vide Zeus con una bella ninfa di nome Egina che era figlia del dio fluviale Asopo rapita dallo stesso Zeus.
Il dio Asopo si presentò allora a Sisifo nelle sembianze di un vecchio e gli chiese notizie di sua figlia. Sisifo disse di averla vista, senza però rivelare subito chi l'aveva rapita preferendo chiedere una fonte d'acqua per la sua città in cambio dell'informazione. Asopo promise che gli avrebbe dato la fonte e Sisifo mantenedo il patto rivelò che la ninfa era stata rapita da Zeus.
Soddisfatto, Asopo fece dono al re della sorgente perenne detta Pirene[17].

Bellerofonte[modifica | modifica wikitesto]

Bellerofonte, figlio di Glauco a sua volta figlio di Sisifo commise un delitto senza volerlo uccidendo Bellero re di Corinto, ma secondo un’altra fonte il fratello Deliade. Per purificarsi da tale delitto giunse ospite presso Preto, re di Tirinto, dove vi era un sacerdote in grado di purificare le anime. Stenebea, moglie di Preto, si invaghì di lui, venendo però rifiutata. Assetata di vendetta, la donna istigò il marito ad uccidere Bellerofonte, raccontandogli di essere stata sedotta da costui. Ma le leggi greche dell'ospitalità (la Xenia) impedivano l'uccisione di un commensale; pertanto Preto inviò Bellerofonte da Iobate, re di Licia (e padre di Stenebea), con la scusa di consegnargli una lettera (che ne richiedeva, in realtà, l'uccisione). Anche Iobate però ospitò Bellerofonte, e per le solite leggi, non se la sentì di assassinarlo direttamente richiedendo, invece, al giovane di uccidere la Chimera, un mostro che sputava fiamme, con la testa di leone, il corpo di caprone e la coda di serpente.

Per compiere questa impresa Polido disse a Bellerofonte che avrebbe avuto bisogno del cavallo Pegaso il quale si abbeverava abitualmente presso la Fontana di Pirene ma era del tutto indomabile. Egli quindi suggerì a Bellerofonte di dormire presso il tempio di Atena attendendo un segnale della dea. Mentre Bellerofonte dormiva, sognò infatti che Atena metteva una briglia d'oro accanto a lui. Quando si svegliò trovò effettivamente la briglia d'oro con cui riuscì a catturare e domare io cavallo presso la fonte, permettendogli poi di compiere l'impresa della chimera.

Altri miti[modifica | modifica wikitesto]

Polibo uno dei re di Corinto accolse presso la sua corte un bambino trovato in mezzo agli alberi, quel bambino prese il nome di Edipo, da cui si svilupperà il famoso mito.

Fu anche a Corinto che Giasone, il capo degli Argonauti, giunse con Medea. Qui Giasone chiese in sposa al re Creonte la figlia Glauce. Medea vedendosi tradita da Giasone ordì una vendetta. Come dono di nozze le offrì un vestito e dei gioielli con un sortilegio. Quando questi furono indossati da Glauce presero fuoco in cui morì anche il padre Creonte che provò a soccorrerla. La vendetta di Medea si concluderà con l'uccisione dei figli avuti da Giasone in modo che egli non avesse discendenza. Medea poi verrà fuggirà ad Atene su un carro del Sole.

I Corinzi parteciparono sotto la direzione di Agamennone alla guerra di Troia.

Tempio di Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tempio di Apollo (Corinto).

Sito archeologico e Tempio di Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Acrocorinto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Shipley, G. 2000. The Greek World After Alexander 323–30 BC. London: Routledge (pp. 384–385).
  2. ^ Josiah Russell, in "Tarda popolazione antica e medievale", stima 50.000 persone nella Corinto romana.
  3. ^ Walbank, Mary (1989). "Pausanias, Octavia and Temple E at Corinth". The Annual of the British School at Athens. 84: 385–386.
  4. ^ Scotton, Paul; Vanderpool, Catherine; Roncaglia, Carolynn (2014). Actas VIII Congreso Internacional Arqueología Clásica. p. 1629. ISBN 978-8460679493.
  5. ^ Atti 18:12
  6. ^ vedi Atti 18: 1-18
  7. ^ Atti 18: 5
  8. ^ Paolo e Barnaba avevano detto la stessa cosa agli ebrei di Antiochia in Atti 13:46
  9. ^ Atti 18:19
  10. ^ 2 Corinzi 2:1
  11. ^ Atti 20:3
  12. ^ Bryant, T. A. (1982). Today's Dictionary of the Bible. Bethany House Publishers, NY.
  13. ^ Orr, William F. and James Arthur Walther (1976). 1 Corinthians: A New Translation (Anchor Bible). Doubleday, p. 120.
  14. ^ 2 Cor 2:4
  15. ^ David J. Rudolph (21 October 2016). A Jew to the Jews: Jewish Contours of Pauline Flexibility in 1 Corinthians 9:19–23. Second Edition. Wipf and Stock Publishers. pp. 100. ISBN 978-1498296168.
  16. ^ Pausania, Description of Greece ii. 1.6 e 4.7.
  17. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III. 12. 6 su theoi.com (In inglese)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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