Vai al contenuto

Ippodamia (figlia di Enomao)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ippodamia
Ippodamia nel Promptuarium iconum insigniorum
Nome orig.Ἱπποδάμεια
Caratteristiche immaginarie
Specieumana
Sessofemmina
Professioneregina di Pisa

Ippodamia (in greco antico Ἱπποδάμεια?, Hippodàmeia) è un personaggio della mitologia greca. Fu una regina di Pisa ed una donna bellissima e contesa da molti uomini.

Figlia di Enomao[1][2] e di Evarete (figlia [2] di Acrisio)[3] o della danaide Euritoe,[4] sposò Pelope che la rese madre dei maschi Pitteo,[5] Trezene,[6] Alcatoo[7] Dimete,[8] Atreo,[9] Tieste,[9] Copreo,[10] Ippalcimo,[1][11] Scirone,[12] Sicione,[13] Epidauro,[14] Cleone,[15] Letreo,[16] Dispontio,[17] Pelope il giovane,[18] Argeo,[19] Dias,[20] Eleio, Corinto, Cinosuro, Ippaso [21] e delle femmine Astidamia (moglie di Alceo),[22] Nicippe,[22] Lisidice,[22][23] (od Euridice[24]) e Mitilene (madre di Mitone).[25]

Pelope e Ippodamia, rilievo, New York, Metropolitan Museum.

Suo padre Enomao era talmente innamorato di lei (oppure temeva il responso di un oracolo) che non voleva darla in sposa a nessuno. E la profezia dell'oracolo diceva che il giorno che qualcuno avesse ottenuto il diritto di sposarla, quello stesso giorno quell'uomo lo avrebbe ucciso. Così, e visto che Enomao non riuscì a convincere Ippodamia a non avere un marito, lui escogitò un sistema per eliminare ogni suo pretendente[2] e dopo che Ares lo fornì di armi e cavalli, Enomao offrì ai pretendenti di Ippodamia di caricarla sul loro carro e di partecipare alla corsa con i carri che avrebbe avuto termine all'Istmo di Corinto e dove chi avesse raggiunto il traguardo prima di lui, l'avrebbe avuta in moglie ma che chiunque non lo avesse raggiunto sarebbe stato ucciso.
Con questo stratagemma Enomao cercò di prevenire il responso dell'oracolo mantenendo Ippodamia solo per lui e liberandosi dei suoi numerosi pretendenti (alcuni dicono dodici), a cui tagliò le teste, che espose come monito davanti alla sua casa.[26]

La scelta di Ippodamia

[modifica | modifica wikitesto]

Ippodamia vide un giorno che tra i suoi pretendenti c'era anche Pelope e di lui s'innamorò e così convinse l'auriga Mirtilo (l'auriga del parde Enomao) ad aiutarla e quest'ultimo, anch'esso innamorato di lei, fece correre Enomao senza i perni inseriti nei mozzi delle ruote del carro ed ottenne che questi perdesse la corsa morendo tra le redini del suo carro. [27]

Secondo alcuni Enomao fu invece ucciso da Pelope (vincitore della corsa e con il diritto di sposare Ippodamia) ed Enomao, in punto di morte, maledì il suo auriga (Mirtilo) pregando che venisse ucciso dallo stesso Pelope.[28]

Pelope e Ippodamia, frontone del Tempio di Zeus (Olimpia)

Ippodamia quindi fu presa (vinta) da Pelope e quando lui la lasciò sola per recarsi a prendere dell'acqua fu aggredita dallo stesso Mirtilo che, anch'esso innamorato di lei, desiderava possederla. Pelope reagì uccidendolo e gettandolo nel mare (che prese il nome di Mare di Mirto e che oggi circonda l'isola di Eubea).[29]

Dei pretendenti sconfitti ed uccisi da Enomao ne fu fatta una tomba e si dice che furono seppelliti senza ritegno ma che in seguito Ippodamia ottenne che fosse costruito un alto monumento per onorarli.[30]

  1. 1 2 Igino, Fabulae 14
  2. 1 2 3 Apollodoro, Biblioteca, Epitome 2.4
  3. ↑ Hyginus, Fabulae 84.
  4. ↑ Tzetzes on Licofrone, Alexandra 157.
  5. ↑ Apollodoro, "Biblioteca" 3.15.7 & E.2.10
  6. ↑ Pausania, 2.30.8
  7. ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 12.7, su theoi.com. URL consultato il 9 giugno 2020.
  8. ↑ Partenio di Nicea, 31 da Filarco di Atene
  9. 1 2 Apollodoro, 2.4.6 & E.2.10
  10. ↑ Apollodoro, 2.5.1
  11. ↑ Igino, Fabulae 84
  12. ↑ Apollodoro, E.1.2
  13. ↑ Pausania, 2.6.5 con Ibico come autorità
  14. ↑ Pausania, 2.26.2
  15. ↑ Pausania, 2.15.1; Scoli ad Euripide, Oreste 4
  16. ↑ Pausanias, 6.22.8
  17. ↑ Tryphon, fr. 87 Velsen ap. Stefano di Bisanzio, s.v. Dyspontion (Δυσπόντιον)
  18. ↑ Scoli su Pindaro, Olimpiche 1.144c–e
  19. ↑ Scoli a Omero, Odissea 4.10 & 22
  20. ↑ scoli a Pindaro, Olimpiche 1.144c-e
  21. ↑ Scoli ad Euripide, Oreste 4
  22. 1 2 3 Apollodoro, 2.4.5
  23. ↑ Pausania, 8.14.2
  24. ↑ Diodoro Siculo, 4.9.1
  25. ↑ Stefano di Bisanzio, s.v. Mytilēnē (Μυτιλήνη)
  26. ↑ Apollodoro, Biblioteca, Epitome 2.5
  27. ↑ Apollodoro, Biblioteca, Epitome 2.6 e 7
  28. ↑ Apollodoro, Biblioteca, Epitome 2.7
  29. ↑ Apollodoro, Biblioteca, Epitome 2.8
  30. ↑ (EN) Pausania, Periegesi della Grecia VI, 21.9, su theoi.com. URL consultato il 25 agosto 2025.
  • Angelo Taccone, IPPODAMIA, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933. URL consultato il 1º marzo 2023.
  • Gaetano Cressedi, IPPODAMIA, in Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961. URL consultato il 1º marzo 2023.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  • Ippodamia, su mitologia.dossier.net, Mitologia greca e latina. URL consultato il 1º marzo 2023.
Controllo di autoritàVIAF (EN) 308302225 · ISNI (EN) 0000 0004 3419 4392 · BNF (FR) cb16549799p (data)
  Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca