Civiltà micenea
| Civiltà micenea | |
|---|---|
| Nomi alternativi | Grecia micenea, civiltà elladica o ellenica |
| Orizzonte archeologico | Civiltà egea |
| Periodo | Età del bronzo |
| Date | c. 1750 a.C. – c. 1050 a.C.[2][3][4] |
| Sito tipo | Micene[5] |
| Altri siti | Pilo, Tirinto, Midea, Tebe, Orcomeno, Iolco[1] |
| Preceduta da | Grecia preistorica, civiltà minoica (specialmente sull'isola di Creta) |
| Seguita da | Medioevo ellenico |
| Definita da | Heinrich Schliemann nel 1878[5] |
La civiltà micenea è una civiltà di origine indoeuropea[6] fiorita nella Grecia continentale durante gli ultimi secoli dell'Età del bronzo (c. 1750–1050 a.C.)[2][3][4] e contraddistinta dalla lingua micenea, la più antica varietà di lingua greca attestata.[6] Nota anche con il nome di Grecia micenea, rappresenta la prima civiltà avanzata nella storia della Grecia (e dell'Europa) continentale e la più antica ad esibire una cultura distintamente greca.[7]
Le zone più centrali per la civiltà micenea erano il Peloponneso (Micene, Pilo, Tirinto, Midea), la Beozia (Tebe, Orcomeno) e l'Attica (Atene), ma la presenza micenea è attestata anche in Tessaglia (Iolco), a Creta (Cnosso), nelle Isole egee (specialmente Rodi), nella Ionia (Mileto) e a Cipro.[7][8] L'influenza della civiltà micenea si espanse oltre questi confini, con ritrovamenti micenei attestati a nord (Epiro, Macedonia), a ovest (Italia meridionale, penisola iberica) e a est (Levante, Antico Egitto, Caucaso) della loro regione.[9][10]
Il nome della civiltà deriva da quello della città di Micene e fu coniato da Heinrich Schliemann nel 1878.[11][12] È probabile che corrispondano agli Achei (in greco Ἀχαιϝοί, da leggere Achaiwòi), un termine ampiamente attestato nell'Iliade per definire gli abitanti del Peloponneso e delle isole adiacenti. Un altro etnonimo spesso associato ai Greci di Omero è "Danai", da Danao, fratello di Egitto, che regnò su Argo e fu antenato dei fondatori di Micene.[13]

Storia degli studi
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Cronologia
[modifica | modifica wikitesto]Cronologia relativa
[modifica | modifica wikitesto]La cronologia relativa dell'Egeo dell'Età del bronzo si basa su una distinzione in tre macroregioni: l'isola di Creta, la Grecia continentale e le isole Cicladi. Nella sua pubblicazione sul palazzo di Cnosso (1921-1935) Arthur Evans creò la cronologia minoica, basata sulla tripartizione in Antico Minoico (AM, ovvero il Bronzo antico), Medio Minoico (MM, ovvero il Bronzo medio) e Tardo Minoico (TM, ovvero il Bronzo recente). Queste suddivisioni erano definite in base alle sequenze ceramiche, e ciascuna era a sua volta tripartita (ad esempio AM I, AM II, AM III). Su tale modello furono poi create la cronologia elladica (AE, ME, TE) per la Grecia continentale e quella cicladica (AC, MC, TE) per le isole egee.[3]

La civiltà micenea ha inizio nel periodo Medio Elladico (ME) II/III, ma rientra per la maggior parte nel Tardo Elladico (TE). Il periodo TE è diviso sulla base della datazione dei reperti ceramici in I, II (a sua volta suddiviso in IIA e IIB) e III (a sua volta suddiviso in IIIA:1, IIIA:2, IIIB:1, IIIB:2, IIIC iniziale, IIIC medio e IIIC tardo).[14]
| Cronologia alta ("scientifica") | Cronologia elladica | Periodizzazione micenea | Cronologia bassa ("tradizionale") |
|---|---|---|---|
| 1900–1750 a.C. | ME II | 1900–1700 a.C. | |
| 1750–1690 a.C. | ME III | Periodo Prepalaziale o
Periodo delle Tombe a Fossa |
1700–1580 a.C. |
| 1690–1620 a.C. | TE I | 1580–1500 a.C. | |
| 1620–1475 a.C. | TE IIA | 1500–1430 a.C. | |
| 1475–1415 a.C. | TE IIB | Periodo Protopalaziale | 1430–1390 a.C. |
| 1415–1390 a.C. | TE IIIA:1 | 1390–1360 a.C. | |
| 1390–1320 a.C. | TE IIIA:2 | Periodo Palaziale | 1360–1300 a.C. |
| 1320–1195 a.C. | TE IIIB | 1300–1195 a.C. | |
| 1195–1050 a.C. | TE IIIC | Periodo Post-Palaziale | 1195–1050 a.C. |
Cronologie assolute
[modifica | modifica wikitesto]Essenziale per la datazione assoluta delle civiltà egee è l'eruzione minoica, la quale seppellì l'insediamento di Akrotiri negli ultimi anni del periodo TM IA/TE I. Questa datazione relativa è dedotta dalla presenza di ceramica e altre importazioni cretesi solo di fase TM IA o precedente ed è universalmente accettata ancora oggi dalla comunità scientifica. Fino agli anni Ottanta del Novecento la cronologia in uso datava la fine del TM IA al 1500 a.C., e la data concordata per l'eruzione era dunque attorno al 1510 a.C. Questa cronologia, ad oggi nota come cronologia bassa o tradizionale, era basata principalmente su sincronismi con l'antico Egitto, la cui cronologia assoluta era nota da tempo grazie all'abbondanza di fonti scritte. Ad esempio, l'inizio del TE IIB (periodo della probabile conquista micenea di Creta) era datato al regno di Thutmose III in Egitto.[2][15]
La cronologia bassa non era universalmente accettata: alcuni studiosi, come ad esempio Robert Merrillees a partire dagli anni Sessanta[16] e Barry Kemp nel 1980,[17] sollevarono dubbi circa i sincronismi e proposero una cronologia alternativa, chiamata cronologia alta, basandosi esclusivamente sull'evidenza materiale. Mentre la rettifica cronologica di Merrillees per l'Età del bronzo cipriota venne gradualmente accettata, quella proposta dai due studiosi per la Creta minoica fu molto criticata.[18]
A mettere effettivamente in crisi la cronologia bassa in favore di quella alta fu la progressiva adozione di tecniche scientifiche per la datazione assoluta dei reperti, come ad esempio il metodo del carbonio-14 e la dendrocronologia, a partire dagli anni Settanta. Le prime datazioni al radiocarbonio, infatti, si allineavano più indietro nel tempo rispetto alla cronologia tradizionale, e si avvicinavano a quella alta. Mentre all'inizio questi risultati, frutto di tecnologie appena sviluppate e non ben rodate, furono poco considerati, nel corso degli anni Ottanta divenne evidente che varie tecniche scientifiche indipendenti fornivano risultati molto simili. A partire da due studi indipendenti di Philip Betancourt (1987) e Sturt W. Manning (1988), la cronologia alta (o scientifica) rivista sulla base delle nuove scoperte divenne via via più diffusa,[18] culminando nel 1999 con la pubblicazione di A Test of Time da parte dello stesso Manning, in cui la data dell'eruzione minoica (e dunque la fine del periodo TM IA) veniva datata attorno al 1600 a.C.[19]
Da allora la maggioranza degli studi scientifici ha riconfermato la cronologia alta (ponendo la data dell'eruzione attorno al 1600 a.C.), mentre molti studi archeologici hanno confermato i sincronismi alla base della cronologia bassa (dunque datando l'eruzione attorno al 1510 a.C.): questa impasse, riassunta da Manfred Bietak (sostenitore della cronologia tradizionale) come "scienza vs. archeologia",[20] è ancora oggi in corso, e potrà essere risolta solo con una rianalisi delle fonti esterne (ad esempio le liste reali egizie) o con un influsso di nuovi dati scientifici a favore della cronologia bassa.[21] Le due cronologie alternative vengono spesso usate insieme, ma le pubblicazioni manualistiche e di sintesi tendono a prediligere quella alta.[2][3]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e precursori (c. 2000-1750 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]Prima della nascita della civiltà micenea la Grecia continentale non presenta istituzioni statali né civiltà avanzate.[22] Ciò non significa che non esistano tracce di amministrazione e di stratificazione sociale, come ad esempio le Corridor Houses della cultura di Korakou (Antico Elladico II).[23] Questo periodo di relativa prosperità si chiuse con una serie di distruzioni a lungo ritenute prova di invasioni o migrazioni su larga scala, ma forse dovute a cambiamenti climatici improvvisi.[24]
I Micenei parlavano una lingua indoeuropea ed è dunque impossibile che fossero interamente autoctoni. Correlare le tracce archeologiche alla lingua e all'etnia di una popolazione, però, è estremamente difficile, per cui non si è ancora certi circa la data di arrivo delle prime popolazioni parlanti proto-greco in Grecia.[25] La prima, diffusissima teoria a tal proposito faceva coincidere l'arrivo di tali popolazioni con l'inizio della civiltà micenea (datandolo dunque al ME III-TE I), ma nel tempo è stata progressivamente abbandonata con la scoperta di significativi elementi di continuità tra il ME e il TE.[26] Ad oggi la tesi più condivisa posiziona l'arrivo dei primi indoeuropei nell'AE III (vedendoli come la causa delle distruzioni in quel periodo),[25][27] ma anche questa è stata messa in dubbio da analisi approfondite dei supposti elementi "nuovi" introdotti in questa transizione.[26]
Un vero consenso non è ancora stato raggiunto e molti studiosi hanno formulato ipotesi alternative.[25] Cosmopoulos posiziona l'"arrivo dei Greci" tra la fine del Neolitico e l'inizio dell'Età del bronzo,[28] mentre Coleman ipotizza un primo "sostrato linguistico pre-greco" (ma sempre indoeuropeo) giunto in Grecia nel Neolitico Finale e data l'arrivo dei parlanti del proto-greco vero e proprio all'inizio dell'Età del bronzo (c. 3100 a.C.).[29] Altri studi recenti posizionano l'arrivo degli indoeuropei in Grecia all'inizio del Neolitico sulla base di studi genetici e nuove teorie circa la diffusione dell'agricoltura.[30]
Quel che è certo è che a partire dal ME II si verifica una progressiva crescita nella stratificazione sociale, sintomo di una maggiore organizzazione politica e dell'ascesa di nuove élite.[31] Gli esempi più chiari sono le ricche tombe nobiliari, come quelle rinvenute a Kolonna (Egina) e in Beozia, dove ha particolare peso la presentazione del defunto come cacciatore valoroso.[26][31] Mentre alcuni di questi insediamenti in crescita erano in contatto con la Creta minoica, ciò non vale per tutti: la civiltà micenea emerse in maniera indipendente e diffusa su gran parte del Peloponneso e della Grecia centrale.[26][31]
Paleogenetica dei Micenei
[modifica | modifica wikitesto]Uno studio archeogenetico del 2017 dell'Università di Harvard sul DNA autosomico di resti ossei di individui micenei e minoici pubblicato sulla rivista Nature ha concluso che i Micenei e i Minoici erano geneticamente correlati, e che entrambi sono strettamente correlati, ma non identici, alle moderne popolazioni greche. Lo stesso studio ha anche affermato che almeno tre quarti del genoma (~62-86%) sia dei Micenei che dei Minoici proveniva dai primi agricoltori del Neolitico (ENF) che vivevano in Anatolia occidentale e nel Mar Egeo, mentre la maggior parte del resto del DNA (~9-32%) proveniva da antiche popolazioni legate a quelle del Caucaso e Iran (CHG). I Micenei sono risultati differenti dai Minoici solo in una porzione minore di DNA (~4-16%) riconducibile ai cacciatori-raccoglitori dell'Europa orientale (EHG) e della Siberia, assente nei Minoici, e introdotta attraverso la migrazione di una popolazione della steppa pontico-caspica o dell'Armenia e che, si presume, parlasse la lingua proto-greca.[32][33]
Altri studi da allora hanno dato risultati simili, confermando che il genoma tipico dei Micenei sembra derivare dalla mescolanza di una popolazione indoeuropee delle steppe con una simile ai Minoici.[34] Mentre in Grecia continentale ci sono significative variazioni nella consistenza di questa componente esogena, a Creta il genoma delle steppe è interamente assente fino al XV secolo a.C., quando sembra essere stato introdotto con la conquista micenea dell'isola.[35]
Periodo Prepalaziale o delle Tombe a Fossa (c. 1750-1475 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]Tra ME III e TE I nel Peloponneso e nella Grecia centrale si verificano significativi cambiamenti, il più significativo dei quali è un marcato aumento demografico. La conseguente moltiplicazione e ridisposizione degli insediamenti vede affermarsi i centri di potere che daranno origine ai regni micenei.[26] In Argolide, ad esempio, la città di Micene fiorisce con un nuovo gruppo dirigente mentre Lerna viene abbandonata e Argo subisce un netto ridimensionamento.[31] Queste nuove élite sembrano essere più ricettive dell'influenza minoica, adottando gradualmente elementi della cultura materiale cretese tanto che la ceramica micenea TE I è sostanzialmente una variante continentale della ceramica minoica contemporanea.[36]
Di certo la caratteristica centrale di questo periodo è il fenomeno delle tombe a fossa, esemplificato su scala monumentale dal Circolo B (ME III-TE I, c. 1750-1650 a.C.) e dal Circolo A (TE I, c. 1690-1620 a.C.) di Micene.[36] Dai ritrovamenti nelle tombe a fossa appare evidente che i nuovi gruppi aristocratici traessero parte del loro potere e della loro legittimazione dal controllo dei commerci con i Balcani, primo tra tutti quello dell'oro (elemento che spiega la presenza di circa 15 kg d'oro sotto forma di manufatti vari nel Circolo A).[31] Tra la fine del Periodo delle Tombe a Fossa e l'inizio del Protopalaziale, nel TE II, gran parte dei siti dei futuri palazzi micenei ospitano già qualche forma di edificio aristocratico o amministrativo.[26]
Periodo Protopalaziale (c. 1475-1390 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]A partire dal TE IIB si assiste ad un rafforzo decisivo delle realtà politiche ed economiche in Argolide e in Messenia, ma anche ad un'espansione dell'area culturale micenea verso nuove aree come l'Etolia e la Ionia (ad esempio la città di Mileto). Aumentano i casi di sepolture aristocratiche (come la tholos di Vaphio in Laconia) e le tracce di edifici amministrativi (come le Chief Mansions diffuse nel Peloponneso).[37] Nel TE IIIA:1 il piano tradizionale del palazzo con al centro il megaron fa la sua prima comparsa nel palazzo di Tirinto in Argolide: negli anni successivi verrà progressivamente adottato nel resto del mondo miceneo tramite il meccanismo della peer polity interaction ("interazione tra entità politiche paritarie").[26] La maggiore potenza delle aristocrazie micenee si tradusse in un incremento nei contatti con il Mediterraneo orientale, specialmente l'isola di Cipro, e con l'Italia, dove Lipari e Taranto erano regolarmente visitate da mercanti micenei.[38]
Sempre durante il TE IIB si segnala l'arrivo di élite micenee a Cnosso.[39] Il palazzo di Cnosso era probabilmente il centro amministrativo della Creta micenea, e si possono notare importazioni continentali in molti aspetti della cultura materiale cretese.[40] Nonostante non ci siano tracce di scrittura nella Grecia continentale nel Periodo Protopalaziale, è probabile che fu durante questa fase che la forma di scrittura minoica chiamata Lineare A (finora non ancora decifrata) fu adattata dai micenei a un'arcaica forma di greco andando a creare la scrittura Lineare B (decifrata da Ventris e Chadwick nel 1952).[37]

Periodo Palaziale (c. 1390-1195 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]Durante il periodo TEIIIA:2, i re di Ahhiyawa cominciarono ad attirare l'attenzione degli Ittiti, possibilmente in quanto sovrani degli Stati “achei”. Nel TEIIIB, essi ascesero fin quasi allo status dei grandi re di Egitto e Assiria. I Micenei conquistarono pure le isole di Rodi, Creta e Cipro. Ancora più vaste furono le lotte per i commerci, che servivano per reperire metalli. Esse furono dirette in Spagna, nel continente europeo, in Oriente. Ceramiche micenee furono ritrovate anche in Italia, dove nel meridione i mercanti micenei fondarono basi commerciali (vedi Thapsos). Similmente nel Lazio meridionale (Alatri, Arpino) si ritrovano esempi di architettura straordinariamente simili a quelli della cultura micenea.
Periodo Post-palaziale (c. 1195-1050 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]Il termine “submiceneo” fu introdotto nel 1934 da T. C. Skeat[41]. L'opinione attuale vede questo stile come uno stadio intermedio tra il tardo miceneo e il seguente periodo proto-geometrico[42]. Arne Furumark lo ha chiamato TEIIIC:2 nella sua opera sulla classificazione e analisi delle ceramiche micenee. Queste ceramiche sono note in particolare per i cimiteri di Ceramico ad Atene e per i siti dell'isola di Salamina nel Golfo Saronico, di Skoubris in Eubea nonché per i mercati di Atene, Tirinto e Micene.
Il declino di questa civiltà avvenne, probabilmente, attorno al 1200 a.C. (inizio del Medioevo ellenico) per cause che oggi non siamo in grado di definire con sicurezza. Si sono fatte numerose teorie in base alle testimonianze ritrovate negli scavi archeologici. La più tradizionale è l'invasione dei Dori, un popolo indoeuropeo proveniente, secondo alcuni, dal nord della penisola balcanica, nonostante probabilmente fossero già presenti nel Peloponneso in posizione marginale, dato il dialetto omonimo. Inoltre per i greci classici i dori venivano dalla Doride, una regione tra il Parnaso, la Tessaglia e il golfo di Corinto, a nord del Peloponneso, ma essenzialmente greca, marginale e periferica in epoca micenea, ma non eccessivamente distante. Tuttavia con il ritrovamento di alcune tavolette a Pilo, scritte in Lineare B e giunte a noi proprio perché cotte durante un incendio al palazzo reale, si prospetta un'invasione dal mare e vi si descrivono affannosi preparativi militari per salvaguardare le coste da un pericolo imminente. Essendo stata in quel periodo distrutta la civiltà ittita e messa in difficoltà quella egiziana dai Popoli del Mare, si è pensato che questi fossero gli invasori. Altri studiosi sostengono che il declino della civiltà micenea sarebbe stato provocato da ben più prosaici fattori di carattere economico e demografico o addirittura climatico. Il suo splendore e la sua magnifica cultura sono, però, rimaste un modello perenne per la civiltà greca.
Struttura politica e amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]L'organizzazione sociale dei Micenei era basata (almeno fino al collasso dei palazzi) sulla centralizzazione, la burocratizzazione e la ridistribuzione. La società era organizzata gerarchicamente; al vertice stava (di norma) il re, detto wanax, (o più spesso wa-na-ka 𐀷𐀙𐀏 in lineare-B, da cui il greco ἄναξ, -κτος, ὁ), seguito dal lawaghetas (𐀨𐀷𐀐𐀲, da cui il greco λᾱγέτης, ου, ὁ) che comandava l'esercito. Veniva poi l'alta aristocrazia, divisa in heros (dotati di carri in battaglia) ed hequetas[43] e i sacerdoti. Le campagne o demi erano amministrate dai qasirewes (𐀣𐀯𐀩𐀄 qasireu, da cui il greco βᾰσῐλεύς, -έως, ὁ), che assegnavano le terre al villaggio e riscuotevano tributi. Al gradino più basso, infine, vi erano i doeroi (𐀈𐀁𐀫 doero, da cui il greco δοῦλος/δῶλος, -ου, ὁ) o schiavi.

Al wanax e al lawaghetas spettava il temenos (te-me-no 𐀳𐀕𐀜 in lineare-B, da cui il greco τέμενος, -ους, τό), che corrispondeva a un lotto di terreno tratto dalla confisca effettuata nel territorio sottomesso. Il resto della terra veniva dato ai grandi dignitari, dietro pagamento di un tributo. A loro volta i grandi dignitari e il tempio affidavano le terre a dei funzionari minori. Queste terre venivano donate agli aristocratici per i servizi prestati in battaglia, chi riceveva queste terre non poteva né venderle e né tantomeno trasmetterle per via ereditaria. I templi possedevano ampie estensioni di terra.
Appare probabile che la società micenea avesse situazioni di diarchia (per altro una forma di monarchia molto diffusa anche nella Grecia arcaica e classica) o anche di centri di potere multiplo, in cui un wanax (contemporaneamente re, sacerdote e figura sacra di carattere teocratico) veniva affiancato (o addirittura trasformato in un fantoccio cerimoniale) da un lawaghetas, che assumeva un ruolo simile a uno shogun, mentre sacerdoti e sacerdotesse potevano avere un potere (e una ricchezza) paragonabili o addirittura superiori a quelli della nobiltà maggiore. Molti centri di potere micenei, come Pilo e Tirinto, hanno un palazzo "doppio", in cui esistono due mégara (uno in genere più grande e lussuoso del primo), che dimostrerebbero come nella capitale coesistessero due diversi edifici monumentali polifunzionali politico/religiosi.[44] Inoltre alcuni regni, come Pilo, avrebbero due distinte capitali (Pilo e l'ancora non rinvenuta città di Pisa in Elide), mente molti regni erano divisi in più parti. Frequenti potrebbero essere state le lotte di potere interne tra i centri di potere concorrenti, come adombrato dalla situazione di quasi guerra civile di molti miti greci, o agli sforzi di molti sovrani (wanax opposti a lawaghetas?) in quegli stessi miti per limitare degli ingombranti capi militari (le 12 fatiche di Ercole, Giasone che deve andare alla ricerca del vello d'oro, ecc.). Un possible esempio di guerra civile intestina al regno miceneo di Creta potrebbe essere una delle cause della distruzione e ricostruzione del palazzo intorno al 1380/1340 a.C., anche se la sede principale del potere politico (forse proprio per questo) fino al collasso del regno (attorno o dopo al 1190 a.C.) si sarebbe spostata a Cidonia.
Nella mitologia greca le dinastie antiche sono spesso attraversate da sanguinose guerre civili (il caso di Micene con le lotte tra Atreo e il fratello Tieste e le due dinastie rivali che da loro derivavano, oppure quella di Tebe in cui continue sono le lotte tra congiunti), la guerra intestina non doveva essere sconosciuta ai Micenei, le cospicue fortificazioni che caratterizzano la maggior parte delle città micenee vanno probabilmente interpretate anche come una necessità di difendersi non da invasori esterni, ma da regni vicini e famiglie rivali, o membri della propria stessa famiglia ribelli. Un'altra costante della mitologia greca, dai miti di Cadmo ed Armonia fino ad Achille, passando per l'apoteosi in cielo di Ercole divenuto divinità, è la parentela che si attribuiva a questi antichi Re con le divinità, fino ad arrivare alla conservazione di un culto, con uno specifico tipo di sacrificio, per questi sovrani divenuti oramai eroi. Questo sacrificio detto in età classica enagisma (e diverso dal thysia che si rende agli dei) ha sicuramente un antecedente miceneo (il tipo di altare proprio dell'enagisma, l'eschara è archeologicamente attestato già in età micenea) fa supporre che il sovrano defunto fosse oggetto di culto e che i sovrani governassero con un certo grado di teocrazia.[45] Questo modello non è sconosciuto in medio e vicino oriente, oltre che in Egitto, dove i sovrani spesso si consideravano figli o parenti degli dei, e si consideravano da questi guidati e protetti.
Sempre con un ruolo apicale negli archivi di Pilos si trova un'altra figura, l'e-ke-rja-wo, o Enkhelyawon (presente anche come ekerpawon e ekeryawon probabilmente traducibile con "colui che detiene"), titolo di difficile interpretazione (presente anche in frammenti di altri archivi), era però la persona forse più ricca del regno (sua risulta la proprietà agricola più grande tra quante sono individuabili nei resti dell'archivio), o quantomeno ricca in modo paragonabile al wanax. Disponeva inoltre di una nave privata da 40 vogatori (o comandava 40 vogatori), viene inoltre elencato come primo sia nelle donazioni al tempio di Poseidone, sia nelle distribuzioni palatine di olio e incensi profumati, superando in entrambi i casi il sovrano. Potrebbe essere un Re sottomesso al durex, oppure un principe ereditario, ma si è ipotizzato anche un ruolo sacerdotale o militare (ammiraglio?), o, dall'etimologia del nome, primo ministro, detentore del vero potere politico.[46]
Sistema economico
[modifica | modifica wikitesto]Il controllo e l'organizzazione delle attività veniva fatto attraverso la burocrazia capillare. Il palazzo controllava la riscossione di tributi, distribuiva le materie prime. L'agricoltura era solo una delle attività svolte dai Micenei: vi erano l'allevamento ovino, la produzione di tessuti di lana, svolti dai doeloi, l'oreficeria, la metallurgia, la produzione di olio e profumi, svolta invece dai membri del damos (da cui il greco demos, popolo), i quali svolgevano attività specialistiche. Grazie a questa organizzazione, i Micenei accumularono molta ricchezza, che veniva ridistribuita agli individui che ne facevano parte.
Ciò che più colpisce è che tutto questo fosse organizzato dal palazzo, sede di stato. Qui i migliori artigiani appaltavano dal re incarichi a fine bellico, quale la costruzione di armi sontuose e molto costose, adorne dei più preziosi materiali. Erano gli stessi palazzi ad organizzare spedizioni d'oltremare, visto il bisogno di importare materiali di cui la terra ellenica è povera, in cambio di materiali caratteristici di quelle terre.
Geografia politica
[modifica | modifica wikitesto]Per lungo tempo Micene è stata ritenuta una sorta di capitale della Grecia dell'epoca, mentre al giorno d'oggi si tende a considerarla alla stregua degli altri regni continentali greci e cretesi, spesso in lotta tra loro ma sostanzialmente autonomi.[47][48] Mentre Micene è di certo la più sensazionale delle cittadelle micenee, ad esempio, Tebe è l'unica città menzionata direttamente in tutti gli archivi (Cnosso, Pilo, Micene e la stessa Tebe):[48] sembra quindi che abbia esercitato un ruolo politico molto importante, come peraltro traspare anche dal fatto di essere al centro di numerosi e fondanti miti panellenici (fondata da Cadmo che fa conoscere la scrittura agli uomini; luogo di nascita di Eracle, Dioniso e Demetra; fulcro del Ciclo Tebano).
Società e religione
[modifica | modifica wikitesto]Società
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La struttura sociale indeuropea, da cui deriverebbe anche quella ellenica, era trifunzionale (guerrieri, sacerdoti, lavoratori, con il potere politico in genere associato alla funzione militare), mentre quella preindeuropea ellenica sembra più sfumata, forse quadrifunzionale (guerrieri, sacerdoti, lavoratori agricoli, lavoratori artigianali e mercanti, con marinai, pastori e altre professioni ibride) con il re-sacerdote a capo (come spesso nelle società del medio e vicino oriente). Aristotele racconta che gli Ateniesi arcaici, discendenti dei Pelasagi (ma qui si sottolinea come questo aspetto derivi dalla mancanza di rapporti con i Dori), erano divisi in quattro tribù (ma parrebbero più caste): sacerdoti, guerrieri, operai, contadini, a imitazione delle quattro stagioni, ogni tribù era divisa a sua volta in tre parti (da cui si derivarono le originarie trittie e fratrie), e queste 12 suddivisioni rappresentavano sulla terra i 12 mesi dell'anno.[49] I documenti in Lineare-B pervenuti, sia pure in modo frammentario (gli archivi di Pilo sono quelli più completi, ma sembrerebbero rispecchiare un quadro generale diffuso in buona parte del mondo miceneo), ci permettono di riconoscere la presenza di un ceto contadino libero, che ha delle terre in proprietà o usufrutto (da-mo), vessato fiscalmente dal palazzo, obbligato a decime religiose, controllato da funzionari di palazzo (come il da-mo-ko-ro), esattori delle imposte e nobili di provincia. Particolarmente importanti potrebbero essere i qa-si-re-we, una piccola nobiltà ereditaria a capo delle comunità periferiche, che gestiva il potere (almeno a Pilo) con la collaborazione di una ke-ro-si-ja di anziani e preminenti contadini liberi (si noti la somiglianza con Basileius e Gherusia in greco classico).[50] Inoltre la popolazione era in parte mobile, non solo perché una buona quantità di schiavi giungeva da lontano (anche da fuori: Egeo, Balcani, Anatolia, Levante, forse Sicilia...), ma perché i documenti in lineare-B dividono spesso la popolazione (soprattutto negli archivi di Pilo che sono i meglio conosciuti) in ki-ti-ta (residenti, nativi), me-ta-ki-ti-ta (residenti figli di immigrati), e po-si-ke-te-re (immigrati).[51] I territori agricoli sono divisi in provincie (due per Pilo) controllati da un da-mo-ko-ro, e a loro volta divisi in distretti (9 e 7 nelle due provincie del regno di Pilo), governati da un ko-re-te che coordina i qa-si-re-we. Il primo dovere dei contadini liberi (e dei ricchi proprietari che vivevano in città) era il pagamento di un ka-ma al palazzo, una prestazione fiscale in natura assimilabile forse ad un onere enfiteutico medioevale, forse ad una gabella sul godimento della terra; l'usufruttuario di un terreno è spesso definito te-re-ta (e ki-ti-me-na la terra che gestisce), un termine che ricorda semanticamente un'obbligazione verso il palazzo, e che può essere interpretato sia come un dovere fiscale verso la corte, sia come un titolo nobiliare, una sorta di piccola baronia feudale ricompensata in terreni dal re. Un'altra obbligazione delle comunità agricole verso il palazzo era la a-ma, testimoniata dagli archivi micenei di Cnosso, questa tassa in natura (soprattutto in grano, cereali e lino), probabilmente era collegata ad un servizio che il palazzo faceva ai suoi sudditi: per esempio il prestito dei buoi per l'aratura, la messa in opera di canalizzazione idrauliche per l'irrigazione (che in alcune zone della Grecia furono molto estese in età micenea), il prestito di sementi ecc, a Cnosso appare probabile che queste tasse fossero raccolte da alcuni collettori individuati dal palazzo.[52] Due altri funzionari di nomina palatina che controllavano il territorio, con funzioni probabilmente sia civili che militari, sono il ko-re-te (koreter, "governatore"), e il po-ro-ko-re-te (prokoreter, "deputato", ma più probabilmente "ispettore, controllore"), più probabilmente fiscali sono le funzioni del akero (messaggero?) e del karuka (araldo), esareu (rettore fiscale?), wateu (addetto alla stima delle imposte agricole?).

Nella città si concentrava il grosso della nobiltà, nota come eqeta ("compagni" o "seguaci"), probabilmente mantenuta in parte dal palazzo stesso, in parte ricompensata con terre e entrate, in cambio di un servizio di carattere civile e militare. A Pilo ognuno di loro disponeva di almeno un carro, e serviva sotto il comando di un "ispettore" ereuter (traducibile anche come capitano o tenente-capo plotone), a sua volta controllato da un ufficiale superiore men-ua (capo guarnigione). Quest'ultimo comandava anche la fanteria che era di tre tipi: pediyewe (pedoni, fanti professionisti, probabilmente nobili privi di cavalli tereta, o comunque cittadini), i kurewe (letteralmente uomini di cuoio, reclutati nel contado, hanno l'esenzione da diverse tasse, e probabilmente avevano armature di cuoio) e i kekide (letteralmente "della spoletta da lino", interpretabile sia come armati con armature di lino, sia come pratici del maneggio delle vele di lino e quindi marinai, anche loro disponevano dell'esenzione di alcune tasse). Gli ufficiali superiori erano sovente reclutati nelle famiglie dell'alta nobiltà detta rawaketa (titolo che solitamente viene tradotto come duca, così come gli eqeta sono detti conti e i tereta sono detti baroni). Si accompagnavano in città alla numerosa burocrazia, spesso (se non sempre) di famiglia nobiliare e specializzata in numerosi uffici, con una gerarchia interna al cui vertice stavano i qwasirewiote, termine che potremmo tradurre come ministri.
In città, ma anche in alcuni centri agricoli, vivevano anche gli artigiani e i mercanti. Particolarmente importanti erano i fabbri, in parte dipendenti del palazzo (che ne curava anche i rifornimenti di materie prime e che era uno dei principali consumatori di metalli), in parte indipendenti e persino itineranti (e anche stranieri, con maestranze che si muovevano anche su lunghissime distanze per il Mediterraneo), gli armaioli (etodomo) erano distinti dagli altri fabbri (kakeu). Negli archivi di Pilo verso il 1220 a.C. un terzo circa dei 400 fabbri e armaioli censiti nel regno ha nomi stranieri, erano tutti dipendenti in qualche modo del palazzo (anche se alcuni erano tarasiya, ovvero riforniti di metallo e combustibile dal palazzo, altri erano atarasiya, e dovevano procurarsi la materia prima indipendentemente, ma vennero in via del tutto eccezionale riforniti per preparare il regno alla guerra pochi giorni prima dell'incendio che distrusse il palazzo), ma erano uomini liberi, con apprendisti al loro servizio e possedevano abbastanza spesso anche degli schiavi. Un discorso simile riguarda anche i numerosi orafi. Numerosissimi erano i vasai (keramewe), anche in questo caso esistono sia vasai che appaiono come dipendenti (liberi o meno) del palazzo, sia vasai indipendenti, in parte erano artigiani che producevano prodotti per il piccolo consumo rurale (stile "barbarian ware", comune anche in Anatolia, inclusa Troia, e nei Balcani), in parte producevano opere per il consumo palatino e per l'esportazione (sono noti almeno 30 modelli diversi di vaso miceneo), anche a grande distanza. Alcuni sembrerebbero ricchi, con apprendisti e schiavi, altri invece sembrerebbero maestri ma schiavi del re. Il palazzo poi dava lavoro a numerosi pittori, probabilmente in parte itineranti, ebanisti, intagliatori d'avorio, falegnami specializzati nella produzione di troni (toronowoko), carri, navi, e soprattutto gli operai tessili. I regni Micenei esportavano e producevano grandi quantità di lana, con i relativi coloranti, oltre a lino, quindi gli operai tessili (o meglio le operaie, visto che il lavoro, specie per il lino, sembra riservato al genere femminile), si trattava sia di schiave che di donne libere, pagate in pane, fichi e vino, e che spesso risiedevano nel palazzo stesso. Più lontani e in periferia vivevano invece frollatori, tintori e conciatori di pelli, oltre ai prestigiosi aleiphazooi (bollitori di unguenti) ovvero i produttori di profumi e cosmetici, un altro prodotto che, soprattutto da Creta (e Rodi), i re Micenei esportavano anche a lunga distanza.[53] Tutte queste figure, e in particolar modo gli sfuggenti mercanti, contribuivano a rendere le città micenee socialmente variegate, con una forte concentrazione di nobili di secondo piano e di artigiani che dovevano risiedere ai margini della cittadella, anche se la presenza del palazzo, della sua burocrazia, e del re-sacro doveva essere molto sensibile.
Religione
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Poco o niente è possibile dire sulle credenze religiose micenee. Degli dei è nota unicamente una serie di nomi, somiglianti con quelli degli dei greci di quattro secoli dopo; sconosciute sono invece le caratteristiche associate alle singole divinità.
I Micenei sono debitori dei Minoici di buona parte del loro patrimonio culturale, ciò si evidenzia a partire dai corredi funebri comprensivi delle maschere d'oro[54] fino alla scrittura: la Lineare A precedentemente usata per una lingua non greca viene ora, con la Lineare B adattata per rappresentare parole greche[55]. Non mancano però le differenze, sia nei nomi che nei ruoli, delle divinità elencate negli archivi in lineare B (che riguardano anche le donazioni e i sacrifici). Poseidone sembra, infatti, più importante di Zeus, e divinità legata (come anche in epoca classica) a cavalli e terremoti, piuttosto che divinità marina; vi è invece Proteo, una divinità marina che forse ne prende il posto (venerato anche in epoca classica, ma non come signore del mare). Manca completamente Apollo (che potrebbe essere una divinità asiatica, non a caso nell'Iliade è un protettore dei troiani), Paean non è un epiteto di Apollo, ma un dio autonomo. Ares e Enyalius sono due divinità distinte, mentre il secondo diventerà un epiteto del primo durante l'età classica. Drimios e Marineus sono divinità, la prima figlia di Zeus, che non rimangono nella religione classica e di cui conosciamo solo il nome.
Accanto alle divinità maschili si pongono numerose divinità femminili a volte vicine agli stessi dèi: Zeus con Diwija, Poseidone con Posidaeja. Molte di queste dèe portano il titolo di Pótnia (Signora), a Pilo si venera una Matere teja (Madre divina, Madre degli dèi)[56]. Sempre a Pilo ma anche a Kydonia si venera Dioniso (Diwonuso), in quest'ultima località riceve offerte di miele nel tempio di Zeus[56]. Nel XV secolo nel tempio di Ceo le danzatrici aspettano la ierofania di Dioniso. Ma se nella Cnosso minoica, dove vige il primato dell'elemento femminile, prevalgono le sacerdotesse, nelle località micenee come Pilo vi sono più spesso dei sacerdoti (ijereu)[56]. Atena è ben attestata come A-ta-na po-ti-ni-ja (Atena potnia nell'età classica), viceversa altri nomi come Potnia Hippeia sono forse riconducibili all'Atena greca, oppure divinità che Atena nel corso del tempo ha assorbito nel suo culto. Persefone e Demetra sono sovente indicate come "le due regine", o con epiteti (in parte noti anche in età classica, in parte, come signora del grano, riconducibili a queste divinità, anche se a livello quasi speculativo), Persefone forse corrisponde anche a Pereswa, la dea colomba. Eileithyia (poi Ilizia), una divinità del parto, era molto più venerata nella Grecia micenea e segnatamente a Cnosso di quanto non fosse nella Grecia classica, ma a Creta il suo culto rimase importante fino all'età ellenistica. Poseidone è sposato con Posidaeia, divinità assente in seguito.
Sphagianeia, Qorasia, Doqeia, Diwia, Qowia, Komawenteia, Pipituna, sono divinità femminili sconosciute, di cui è possibile (ma a livello quasi speculativo) trovare paragoni in divinità della Grecia classica, o dell'Anatolia, mentre Manasa è omonima alla divinità Indù dei serpenti, e quindi è, presumibilmente, una divinità indoeuropea, come alcune di queste divinità sconosciute, che mantengono nomi indoeuropei, mentre altre (e in particolare Pipituna) sono state collegate ad una possibile divinità minoica, ovvero con la classica Britormartis-Dyktynna, a sua volta caduta in omonimia con Artemide durante l'ellenismo.
Quorasia è invece stata collegata con Tiresia, l'indovino semidio presente in diversi miti greci, che per sette anni (secondo alcuni di questi miti) fu donna.
Iphimedeia più che una semi-divinità, come durante la Grecia classica, sembra riferirsi ad una divinità, sia pure meno importante di altre. Forse Dioniso era sposato con Arianna, una divinità, e non una mortale semi-divina, come nel mito classico.
Mancano riferimenti ad Estia (la divinità del focolare domestico, protettrice della famiglia e della patria, equivalente alla Vesta romana), ma, presumibilmente, a questa divinità (che dovrebbe essere presente nel panteon miceneo a logica) si sacrificava una parte di ogni sacrificio, come accadeva in seguito, e quindi non lascia tracce negli archivi in lineare B.
L'organizzazione religiosa micenea è legata al palazzo reale e al potere politico che esso esprime. Il re del palazzo viene indicato con il nome di wanáka (in lineare B: 𐀷𐀙𐀏) o wanax: era sia re sia capo religioso che dirigeva le offerte e i riti. La figura del wanax era vista come quella di un intermediario tra il mondo umano e quello degli dei, in grado di impetrare la benevolenza. Proprio per questo ruolo religioso così importante, riusciva ad essere più notevole del lawaghetas e degli altri sacerdoti. Dai testi appare la presenza di un rapporto dare-avere del palazzo, e quindi del re, con la divinità a cui si inviano doni in cambio di protezione, doni che non si esclude essere umani, il che forse suggerisce la presenza anche di sacrifici umani che la religione greca successiva avrebbe relegato nello spazio del mito[57].
Inoltre, i riti micenei a volte richiamano quelli propri della religione greca e romana:
Quindi anche se vi sono «sorprendenti concordanze con i successivi reperti greci» questi ad oggi «convivono con elementi del tutto incomprensibili. La religione greca ha le sue radici nell'epoca minoico-micenea, ma non è equiparabile ad essa»[62].
Cultura materiale
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Benché sia stata fortemente influenzata dalla civiltà minoica, ovvero quella degli abitanti di Creta, la civiltà micenea presenta notevoli differenze dal punto di vista architettonico ed artistico.
Arte e artigianato
[modifica | modifica wikitesto]Il campo più produttivo fu certamente quello dell'arte orafa. Suggestive sono le grandissime maschere funerarie in oro massiccio, come quella di Agamennone.
Al pari della civiltà minoica (cretese), quella micenea eccelse anche nella lavorazione della ceramica. Sono stati, infatti, ritrovati numerose statuine di idoli e guerrieri. Di particolare interesse sono, poi, i vasi elegantemente dipinti con temi naturalistici, tra i quali il più ricorrente è certamente la piovra.
Architettura
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I fastosi palazzi cretesi furono sostituiti da costruzioni robuste, circondate da enormi cinte murarie di fortificazione, realizzate con una serie di blocchi di pietra irregolari e collocate sulla parte elevata della città (acropoli). Le maggiori roccaforti si ebbero nelle città di Micene, Tirinto, Pilo, Argo e Tebe.
Caratteristico, in questo senso, è certamente il palazzo reale di Tirinto, la cui particolare struttura, impostata essenzialmente sul mégaron, sembra abbia ispirato la forma del tempio greco classico. Si tratta infatti di una grande sala al cui centro era disposto un camino e circondata da quattro colonne disposte a quadrato che sostenevano, probabilmente, il tetto. L'ambiente era preceduto da due grandi vestiboli, il primo dei quali aperto sul lato anteriore dove erano disposte due grandi colonne.
Pratiche funerarie
[modifica | modifica wikitesto]L'architettura funeraria prevedeva due tipi di tombe: quelle a fossa costituite da un pozzo dove vi era la camera sepolcrale, e le tombe a thòlos formate da una camera con una pseudo cupola, a cui si accedeva attraverso un corridoio chiamato dromos. Spesso seppellivano pugnali o altri equipaggiamenti militari con il defunto. I nobili erano seppelliti frequentemente con maschere dorate, diademi, armature e armi ingioiellate.
Relazioni esterne
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Le merci del periodo TEIIIA:2 furono ritrovate nel relitto di Uluburun, ed erano in uso a Mileto prima che Muršili II bruciasse la città attorno al 1320 a.C. In quest'epoca, il commercio marittimo era la specialità dei ciprioti e dei fenici, quindi la presenza di merci del TE non implica necessariamente la presenza dei Micenei.
Mediterraneo orientale e Vicino Oriente
[modifica | modifica wikitesto]Achei/Ahhiyawa
[modifica | modifica wikitesto]La cosiddetta Lettera di Tawagalawa scritta da un re ittita del XIII secolo a.C. di incerta identificazione (Muwatalli II o Hattušili III) al re di Ahhiyawa, in cui questi viene trattato come un pari, suggerisce che Mileto (Millawata) fosse sotto il suo controllo, e fa riferimento a un precedente “episodio di Wilusa” implicante ostilità da parte degli Ahhiyawa, spalleggiati dal loro agente anatolico Piyama-Radu, verso gli Ittiti.[63] Il termine Ahhiyawa è stato così generalmente identificato con gli Achei della Guerra di Troia, e la città di Wilusa con la leggendaria città di Troia. Mentre ad oggi è acclarato che il termine Ahhiyawa si riferisca ad uno stato miceneo, l'identificazione di tale stato rimane dibattuta tra gli studiosi.[64][65]
Si menziona nelle fonti ittite anche il nome di Attarsiya (Atreo), l'"uomo di Ahhiya" che alternativamente attaccò e diede supporto al ribelle Madduwatta di Zippasla. Nonostante nessuna prova materiale di tali eventi sia stata trovata in Anatolia occidentale, il termine Ahhiya deve riferirsi a un potente popolo al largo della costa di Mileto, e i greci sono attualmente considerati l'opzione più valida.[64][65]
Danai/Danaya
[modifica | modifica wikitesto]Un altro termine omerico associato con i Micenei è Danai, da Danao, fratello di Egitto, che regnò su Argo e fu antenato dei fondatori di Micene. Un termine simile (Denyan o Danuna) è presente nelle iscrizioni di Ramses III associato alla sua vittoria contro alcuni popoli del mare (tra cui i Peleset, associati ai filistei e a Creta);[66] ma sono possibili anche altre interpretazioni (il popolo semita di Dan che confluì in quello ebraico, genti illiriche come i Dauni, ma ancora più probabilmente come gli abitanti di Adana, in Cilicia). Con varianti di tale nome compaiono anche in documenti antecedenti, come la lettera trovata ad Amarna (metà del XIV secolo a.C., lettera n. 151), databile al regno del faraone Amenhotep IV.
Nelle liste di Kom el-Heitan, redatte durante il regno di Amenhotep III, si menzionano ancora i ti-n3-y (Danai), divisi in molte città, tra cui primeggiano (su piano di parità) d-y-q-e-i-s (Tebe) e m-w-k-i-n-u (Micene), ma in cui grande importanza ha anche il regno di Cnosso.[67] Presso di loro sembrerebbe vi fosse stato uno scambio di ambasciatori e a Micene è stato rinvenuto, in effetti, uno scarabeo e diversi frammenti di faience egizia con il suo cartiglio reale.[68] Negli annali di Thutmose III (ca. 1479-1425 a.C.) invece si fa riferimento all'arrivo di doni e quello che sembrerebbe una missione diplomatica da parte di una popolazione chiamata TNJ ovvero Tanaju (con suono assimilabile a Danaju), descritta come una monarchia unitaria con un "principe".[69][70] In pratica, oltre ad Achei, anche il termine Danai potrebbe essere un termine utilizzato dai contemporanei per definire la civiltà micenea o un suo regno.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Cultraro, pp. 115-135.
- 1 2 3 4 5 (EN) Sturt W. Manning, Chronology and Terminology, 1ª ed., Oxford University Press, 18 settembre 2012, pp. 11–28, DOI:10.1093/oxfordhb/9780199873609.013.0002, ISBN 978-0-19-987360-9.
- 1 2 3 4 5 Cynthia W. Shelmerdine, Background, Sources, and Methods, Cambridge University Press, 2008, pp. 1–18, DOI:10.1017/CCOL9780521814447.001, ISBN 978-0-521-81444-7.
- 1 2 3 Bombardieri, Graziadio e Jasink, p. 239.
- 1 2 Cultraro, p. 35.
- 1 2 John Chadwick, Mycenaean Greek, in Oxford Research Encyclopedia of Classics, Oxford University Press, 6 luglio 2015, DOI:10.1093/acrefore/9780199381135.013.4300.
- 1 2 O. T. P. K. Dickinson, Mycenaean civilization, in Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 30 luglio 2015, DOI:10.1093/acrefore/9780199381135.013.4299. URL consultato il 17 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Kim Shelton, Mainland Greece, 1ª ed., Oxford University Press, 18 settembre 2012, pp. 139–148, DOI:10.1093/oxfordhb/9780199873609.013.0010, ISBN 978-0-19-987360-9. URL consultato il 17 gennaio 2026.
- ↑ Gert Jan van Wijngaarden, Use and appreciation of Mycenaean pottery in the Levant, Cyprus and Italy (1600-1200 BC), collana Amsterdam archaeological studies, Amsterdam University Press, 2002, ISBN 978-90-5356-482-0.
- ↑ Cline
- ↑ Bombardieri, Graziadio e Jasink, p. 17.
- ↑ (EN) James D. Muhly, History of Research, 1ª ed., Oxford University Press, 18 settembre 2012, pp. 3–10, DOI:10.1093/oxfordhb/9780199873609.013.0001, ISBN 978-0-19-987360-9. URL consultato il 17 gennaio 2026.
- ↑ Cline, p. 31.
- ↑ Cultraro, pp. 17-19.
- ↑ Bombardieri, Graziadio e Jasink, pp. 5-16.
- ↑ Robert S. Merrillees, The Absolute Chronology of the Bronze Age in Cyprus: A Revision, in Bulletin of the American Schools of Oriental Research, vol. 288, 1992, pp. 47–52, DOI:10.2307/1357230.
- ↑ Barry John Deutsches archäologisches Institut, Robert S. Merrillees e Elmar Edel, Minoan pottery in second millennium Egypt, P. von Zabern, 1980, ISBN 978-3-8053-0429-0.
- 1 2 Sturt Manning, Clarifying the “high” v. “low” Aegean/Cypriot chronology for the mid second millennium BC: assessing the evidence, interpretive frameworks, and current state of the debate., 2007.
- ↑ Sturt W. Manning, A test of time: the Volcano of Thera and the chronology and history of the Aegean and east Mediterranean in the mid second millennium BC, Oxbow, 1999, ISBN 978-1-900188-99-9.
- ↑ Manfred Bietak, Science versus Archaeology: Problems and Consequences of High Aegean Chronology, in Manfred Bietak (a cura di), The synchronisation of civilisations in the Eastern Mediterranean in the second millennium B.C. : 2, 2003, pp. 23–34.
- ↑ Manfred Bietak, M. Bietak, “The End of High Chronology in the Aegean and the Levant? Recent Discussions about the Chronology of the Middle and the Late Bronze Ages in the Eastern Mediterranean,” Part II, in Bibliotheca Orientalis LXXVII/3/4 (2021), 20-56., in BIBLIOTHECA ORIENTALIS LXXVIII N° 3-4, 1º gennaio 2021, DOI:10.1371/JOURNAL.
- ↑ Cultraro, pp. 47-49.
- ↑ Bombardieri, Graziadio e Jasink, pp. 42-43.
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- 1 2 3 Daniel Pullen, The Early Bronze Age in Greece, Cambridge University Press, 2008, pp. 19–46, DOI:10.1017/CCOL9780521814447.002, ISBN 978-0-521-81444-7.
- 1 2 3 4 5 6 7 James Clinton Wright, Early Mycenaean Greece, Cambridge University Press, 2008, pp. 230–257, DOI:10.1017/CCOL9780521814447.011, ISBN 978-0-521-81444-7.
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- 1 2 3 4 5 Cultraro, pp. 47-54.
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- ↑ (EN) Iosif Lazaridis, Songül Alpaslan-Roodenberg e Ayşe Acar, The genetic history of the Southern Arc: A bridge between West Asia and Europe, in Science, vol. 377, n. 6609, 26 agosto 2022, DOI:10.1126/science.abm4247. URL consultato il 18 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Eirini Skourtanioti, Harald Ringbauer e Guido Alberto Gnecchi Ruscone, Ancient DNA reveals admixture history and endogamy in the prehistoric Aegean, in Nature Ecology & Evolution, vol. 7, n. 2, 16 gennaio 2023, pp. 290–303, DOI:10.1038/s41559-022-01952-3. URL consultato il 18 gennaio 2026.
- 1 2 Bombardieri, Graziadio e Jasink, pp. 194-214.
- 1 2 Cultraro, pp. 54-55.
- ↑ Christopher Mee, Mycenaean Greece, the Aegean and Beyond, Cambridge University Press, 2008, pp. 362–386, DOI:10.1017/CCOL9780521814447.017, ISBN 978-0-521-81444-7.
- ↑ Cultraro, pp. 126-130.
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- ↑ Irene S. Lemos, The Protogeometric Aegean, Oxford University Press, 2002, p. 7-8
- ↑ (EN) Bruno Currie, Pindar and the Cult of Heroes, Oxford University Press, 2005, p. 65, ISBN 978-0-19-927724-7..
- ↑ Cultraro, p. 102.
- ↑ K. Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia, vol. 2 Milano prima ed. 1963, citazione ed. 1989, p. 14.
- ↑ Faure, pp. 149-150.
- ↑ Copia archiviata (PDF), su artleo.it. URL consultato il 15 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2013).
- 1 2 Cultraro, pp. 115–126.
- ↑ Faure, pp. 84-85.
- ↑ Cultraro, p. 77.
- ↑ Cultraro, pp. 78-79.
- ↑ Cultraro, pp. 91-93.
- ↑ Faure, p. 120 e ss.
- ↑ Domenico Musti. Op. cit. p. 50.
- ↑ Domenico Musti op. cit. pagg. 50-1.
- 1 2 3 Walter Burkert, op. cit., pp. 128-9.
- ↑ Il sacrificio umano miceneo, qualora fosse confermato, potrebbe risultare una eredità minoica. Per quanto attiene quest'ultima, inaffit, cfr. la scoperta recente di tre scheletri (1980) nel tempio di Archanes incidentalmente uccisi da un terremoto è stata interpretata come la presenza di un sacerdote, sacerdotessa e vittima. A Cnosso è stata invece rinvenuta una fossa con scheletri di bambini (tra i dieci e i quindici anni) scarnificati con il coltello, il che suggerirebbe la presenza di una festa cannibalica, forse un'offerta al Minotauro; a tal proposito cfr. Archaelogical Reports for 1979-80 pp. 49-51; ivi 1980-81 pp. 42-43; anche P. Warren in Hägg-Marinatos pp. 155-166; Paolo Scarpi p. 272, Walter Burkert p. 132.
- ↑ "Pylos Linear B Transliterations" = PY Fr 343.
- ↑ "Minoan Linear A & Mycenaean Linear B", Knossos KN Ga Series = KN Ga 1058.
- ↑ Da leggere come Peresa o Perewsa e da intendere come colomba (Peleia) o come forma primitiva di Persefone, cfr. Giovanni Pugliese Carratelli Studi classici e orientali 7, 1958, pp. 20-26.
- ↑ PY Un 6+1189+1250.
- ↑ Walter Burkert Op. cit. pp. 132-133.
- ↑ Cline, p. 123.
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- ↑ Cline, p. 119.
- ↑ Cline, p. 38.
- ↑ Cline, p. 39.
- ↑ (EN) Jorrit Kelder, The Egyptian Interest in Mycenaean Greece. URL consultato il 19 agosto 2017.
- ↑ Cline, p. 85.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Luca Bombardieri, Giampaolo Graziadio e Anna Margherita Jasink, Preistoria e protostoria egea e cipriota, collana Manuali umanistica, Firenze University Press, 2015, ISBN 978-88-6655-773-9.
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- Gianfranco Maddoli (a cura di), La civiltà micenea: guida storica e critica, Roma-Bari, Laterza, 1977.
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- John Chadwick, Il mondo miceneo, Mondadori, Milano, 1980
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- Lucia Vagnetti, Espansione e diffusione dei Micenei; questo saggio e i due precedenti in (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 1997 (vol. II, tomo 1); ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 3°)
- Louis Godart, Popoli dell'Egeo: civiltà dei palazzi, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo, 2002
- Massimo Cultraro, I Micenei: archeologia, storia, società dei Greci prima di Omero, Roma, Carocci, 2006.
- Rodney Castleden, I Micenei e le origini dell'Europa, Genova, ECIG, 2007.
- Louis Godart, Da Minosse a Omero. Genesi della prima civiltà europea, Torino, Einaudi, 2020.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Cretese-micenea, civiltà, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Doro Levi, CRETESE-MICENEA, CIVILTÀ, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
- Luisa Banti, CRETESE-MICENEA, CIVILTÀ, in Enciclopedia Italiana, II Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1948.
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- micenea, civiltà, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
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- F. Carinci, V. La Rosa e L. Vagnetti, MINOICO-MICENEA, Civilta e Arte, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1995.
- Anna Lucia D’Agata, La civiltà micenea, in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014.
- (EN) Mycenaean civilization / Mycenaean, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 4046 · LCCN (EN) sh85026482 · GND (DE) 4075149-1 · BNF (FR) cb11957030h (data) · J9U (EN, HE) 987007283799505171 |
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