Ippolito Pindemonte

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Ippolito Pindemonte

Ippolito Pindemonte (Verona, 13 novembre 1753Verona, 18 novembre 1828) è stato un poeta, letterato e traduttore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque, ultimo di tre figli maschi, da Luigi, appassionato di pittura, musica ed erudizione, e Lodovica Maria (detta Dorotea) Maffei, nipote del noto erudito Scipione Maffei. I Pindemonte del ramo di Sant'Egidio erano una delle famiglie più illustri di Verona e si fregiavano del titolo marchionale sin dal 1654; nel 1782, poco prima delle nozze tra il fratello Giovanni e Vittoria Widmann-Rezzonico, ottennero anche l'iscrizione al patriziato veneziano[1].

Dopo la prematura morte del padre, il 24 settembre 1765 entrò con il fratello nel collegio dei Nobili di Modena, dove insegnavano Lazzaro Spallanzani, Francesco Barbieri, Giuliano Cassiani e Luigi Cerretti. Nello stesso periodo cominciò a cimentarsi nella poesia[1].

Durante la giovinezza viaggiò molto in Italia (Roma, Napoli e la Sicilia). Nel 1776 fece un viaggio in barca a vela in Sicilia, Malta e Grecia, cui alludono i versi 213/4 nel carme Dei sepolcri di Foscolo[2]. Il 2 novembre del 1779 il Pindemonte visitò le Catacombe dei Cappuccini di Palermo e ne rimase colpito tanto profondamente da trarne l'ispirazione d'un suo carme.

Nel 1788 partì per un grand tour in Francia, Germania e Austria. Questo viaggio gli permise di scoprire la profonda frattura tra teoria e prassi dei cosiddetti "despoti illuminati". Il suo intento, tuttavia, era fuggire da Verona e dal clima inquisitorio che lo accusava di appartenere alla massoneria. Non esistono prove della sua appartenenza a tale organizzazione. Nel periodo della Rivoluzione francese si trovava vicino a Parigi con Vittorio Alfieri: pur apprezzando gli ideali rivoluzionari, alle violenze del Terrore contrappose sempre il desiderio di pace nell'abbandono alla contemplazione della natura. Al ritorno dal viaggio scrisse un romanzo autobiografico, Abaritte. Storia verissima, pubblicato nel 1790. Abaritte è Pindemonte stesso, che usa pseudonimi per chiamare persone e luoghi. Subendo l'influenza del poeta inglese Thomas Gray e del poeta svizzero Salomon Gessner, la sua poesia è di stampo neoclassico, con chiari elementi che si avvicinano alla nuova sensibilità romantica. Ottenne un premio dall'Accademia della Crusca, di cui divenne membro.

Morì nel 1828, un anno dopo Ugo Foscolo, il poeta che gli dedicò la sua famosa opera Dei sepolcri, ma col quale Pindemonte ebbe un rapporto complicato, misto di freddezze e ammirazione[3].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il busto di Ippolito Pindemonte presso la Protomoteca della Biblioteca civica di Verona

La sua opera più nota è sicuramente la traduzione dell'Odissea, che ebbe grandissimo successo e numerose edizioni e ristampe, malgrado non riuscisse a trasmettere il senso epico dell'originale.

Fu poi autore di due raccolte affini per spirito e temi: Poesie campestri (prima edizione del 1788) e le Prose campestri (prima parte del Saggio dei Prose e Poesie campestri (1795)), nelle quali meglio si esprime la poetica del Pindemonte. Pur essendo uno dei più rilevanti esempi del genere georgico-didascalico, ebbe sempre un approccio da letterato, mai da diffusore di cultura agronomica[4]

Scrisse le Epistole (1805) e i Sermoni poetici (1819); fu anche autore di diverse tragedie, tra cui Arminio (1804), in cui si nota l'influenza della poesia ossianica.

Il poemetto I cimiteri fu lasciato incompiuto dall'autore alla notizia che il Foscolo stava per dare alle stampe Dei sepolcri: questi dedicò il carme proprio al Pindemonte. Tuttavia, l'anno successivo alla pubblicazione del capolavoro foscoliano, Pindemonte pubblicò un omonimo carme Dei sepolcri, dove il tema cimiteriale è trattato su un piano più privatamente affettivo, contrariamente a quanto aveva inteso fare Foscolo con la sua poesia civile.

Compose un'ode dedicatoria all'astronomo Antonio Cagnoli pubblicata sul testo Notizie astronomiche[5].

Preromanticismo[modifica | modifica wikitesto]

La poetica di Pindemonte, seppur classicista, ha in sé un'inquietudine, uno spirito melanconico[6] e una vicinanza ai temi sentimentali, che a tratti l'avvicinano alla nuova poetica romantica: per questo fu considerato dai romantici un precursore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Corrado Viola, PINDEMONTE, Ippolito, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 83, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  2. ^ "Felice te che il regno ampio de' venti/Ippolito, a' tuoi verdi anni correvi"
  3. ^ cfr. G. Biancardi-A. Cadioli (a cura di), Dei sepolcri. Carme di Ugo Foscolo. Edizione critica, Milano, Il muro di Tessa, 2010, p. LXV-LXVI.
  4. ^ Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie Rivista i tempi della terra Archiviato il 10 marzo 2016 in Internet Archive.
  5. ^ Notizie astronomiche.
  6. ^ A tal proposito va citato il testo esemplare della poetica di Pindemonte: La melanconia.

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