Grifone (mitologia)

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Grifone su un sarcofago del 480-470 a.C., Clazomene, Turchia
Rappresentazione di due Grifoni del I millennio a.C., Lorestan, Museo dell'Asia Anteriore, Berlino
Trapezophoros con due grifoni che sbranano una cerva, Ascoli Satriano (FG)

Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d'aquila.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Ninurta (a destra) attacca Anzû (a sinistra, forse anche Asakku) dopo il furto della Tavola dei Destini. Da una incisione in pietra rinvenuta nel tempio di Ninurta a Nimrud (Kalhu, Iraq), risalente al periodo del regno assiro di Assurnasirpal II (883-859 a.C.).

La maggiore frequenza di rappresentazione di questa creatura ibrida si riscontra nell'arte micenea e greca, tuttavia si possono alcune figure archetipe, o comunque correlabili ad essa, in diverse civiltà del Mediterraneo e dell'Asia Anteriore[1].

In Egitto, la più antica raffigurazione che può ricordare un grifone si può osservare sulla "tavolozza dei due cani", del periodo predinastico (5.500 - 3.100 a.C.), rinvenuta a Ieracompoli[2][3]. Mente non si hanno più sue rappresentazioni note per tutto l'Antico Regno, riappare in alcune tombe di alti ufficiali presso Beni Hasan e Bersheh nel Medio Regno.

Un altro possibile archetipo del grifone si potrebbe invece individuare nel terribile Anzû, personificazione del vento di tempesta e della pioggia, rappresentato o citato fin dal III millennio a.C. nei rilievi sumeri ritrovati presso Telloh[4], sebbene fosse rappresentato non con la testa di aquila, ma di leone. Un'altra creatura con una descrizione simile è Asakku, anch'esso spirito della tempesta, demone portatore delle malattie e delle infermità[5]. Presso le mitologie mesopotamiche le creature costituite dall'unione di più animali rapaci o con serpenti erano demoni o divinità dalle caratteristiche nefaste.

Affresco con Grifone nella sala del trono a Cnosso.

Tale figura ibrida si diffuse lentamente nell'immaginario di diverse popolazioni, anche per via del sincretismo che caratterizzava le religioni dell'epoca, non senza però differenziarsi e adattarsi al contesto culturale e mitologico. Ad esempio i grifoni della sala del trono di Cnosso, a Creta, hanno un muso d'aquila sovrastato da piume voluminose, sono privi di ali ed hanno un corpo da generico felino, più simile al leopardo che al leone. Nel complesso, erano abbastanza comuni nell'arte micenea.

Presso i greci era legato al culto solare, rivestendo un ruolo di compagno-servo di Febo o Apollo. In uno dei miti greci i grifoni erano in eterna lotta contro il favoloso popolo settentrionale degli Arimaspi che tentano di rapire il tesoro di Apollo da essi custodito[1]. Ad Atene la figura del grifone fu resa popolare anche per via della sua adozione quale simbolo da parte dinastia achemenide. Celebri sono i due grifoni di Ascoli Satriano in marmo policromo, presumibilmente opera di un maestro della Daunia o magno greco apulo; questi sono raffigurati con grandi ali colorate e non da rapace, becco d'aquila, collo di serpente o comunque rettiliano, corpo di leone.

Trova una forma quasi definitiva nell'immaginario collettivo greco dopo il 400 a.C. con la diffusione di due opere, Le Storie (Ἰστορίαι, Historìai) di Erodoto di Alicarnasso (descritto come abitante dei monti tra gli Iperborei e gli Arimaspi, dove custodiva l'oro del Nord) e con La Storia della Persia ( Περσικά) di Ctesia di Cnido.

« C'è anche oro [in India], non rinvenibile però nei fiumi
e slavato, come nel fiume Paktolos,

bensì in molte grandi montagne disabitate a causa dei Grifoni.
Questi sono uccelli a quattro zampe grandi quanto i lupi,
le loro zampe e i loro artigli assomigliano a quelli di un leone;
le piume del loro petto sono rosse,
mentre quelle del resto del corpo sono nere.
Sebbene ci sia abbondanza di oro nelle montagne,
è difficile recuperarlo a causa di questi uccelli. »

(Ctesia di Cnido, La Storia della Persia[6])

Il grifone, in quanto unione tra animale terrestre e animale dei cieli, è stato usato nella cristianità medievale come simbolo della doppia natura, terrestre e divina, di Gesù Cristo[7][8].

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Molte illustrazioni rappresentano il grifone con le zampe anteriori da aquila, dotate di artigli, mentre le posteriori sono zampe da leone oppure tutte 4 zampe da leone. La sua testa da aquila ha orecchie molto allungate; queste sono a volte descritte come orecchie da leone ma anche da cavallo, a volte anche piumate. Stando ad alcuni autori, la coda sarebbe costituita da un serpente, paragonabile a quella della chimera.

Raramente è dipinto senza ali: nel Quattrocento e anche più tardi in araldica questa creatura veniva considerata un grifone maschio, a differenza delle femmine dotate di ali.

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grifone (araldica).

Il grifone come figura araldica chimerica simboleggia custodia e vigilanza. Inoltre poiché riunisce l'animale dominante sulla terra, il leone, con quello dominante in cielo, l'aquila, il grifone simboleggia anche la perfezione e la potenza.

Se rappresentato con zampe anteriori leonine, è distinto come Opinicus.

Grifone o Opinicus in una moneta tardo romana, British Museum

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione di Sir John Tenniel raffigurante un grifone per l'Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll

Benché sia molto meno famoso del drago, il grifone è comunque una figura molto presente nelle opere fantastiche della cultura di massa, nella letteratura di genere, nel mondo dei videogiochi e dei giochi di ruolo, dove mantiene l'aspetto tradizionale. Il grifone ha un ruolo primario in L'uccello grifone, una delle Fiabe del focolare raccolte dai fratelli Grimm, nel videogioco Gryphon (1984), nella trilogia dei grifoni di Mercedes Lackey (anni '90), nel film Gryphon (2007).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Grifone, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ (EN) SunBlind, The Gryphon: Legend and Myth, myth-and-fantasy.com, 2007.
  3. ^ (EN) Jimmy Dunn, Strange (Fantastic) Animals of Ancient Egypt, touregypt.net.
  4. ^ (EN) Stephanie Dalley, Anzu, in Myths from Mesopotamia. Creation, The Flood, Gilgamesh, and Others, Oxford University Press, 2000, pp. 203-227, ISBN 0-19-953836-0.
  5. ^ (EN) Michael Ford, Maskim Hul: Babylonian Magick, Succubus Production, gennaio 2011, p. 236, ISBN 978-1-4357-6334-0.
  6. ^ (EN) Gryphes, Theoi Project. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  7. ^ Dante Alighieri, La commedia di Dante Alighieri, a cura di Niccolò Tommaseo, Stanford University Libraries, p. 232. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  8. ^ La Civiltà cattolica, 1881, 6, 11, 749-752, Civiltà Cattolica, p. 718. URL consultato il 2 ottobre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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