Tarantasio

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Disegno raffigurante il drago del Lago Gerundo eseguito da Ulisse Aldrovandi.

Tarantasio è un drago leggendario che terrorizzava gli abitanti del lago Gerundo nella zona di Lodi. Si riteneva che divorasse i bambini, che fracassasse le barche ed il suo fiato pestilenziale ammorbava l'aria e causava una strana malattia denominata febbre gialla.

A testimonianza di ciò resta il nome di una frazione di Cassano d'Adda denominata Taranta appunto.

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le leggende popolari, il lago Gerundo sarebbe stato abitato da un dragone chiamato Tarànto o più comunemente conosciuto come Tarantasio, il quale si sarebbe nutrito soprattutto di bambini. Sono sorte poi numerose leggende riguardo al drago, le quali sono tutte accomunate dalla concomitanza tra l'uccisione di Tarànto e il prosciugamento del lago. Una leggenda popolare racconta che il drago sarebbe nato dalle carni putrefatte del condottiero Ezzelino III da Romano, morto proprio in quelle terre. Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento e la bonifica del lago a san Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, o a Federico Barbarossa. La più suggestiva riguarda l'uccisione del drago da parte del capostipite dei Visconti, il quale avrebbe poi adottato come simbolo la creatura sconfitta, ovvero il biscione con il bambino in bocca.

La leggenda del drago del Lago Gerundo fu fonte di ispirazione per lo scultore Luigi Broggini che prese a modello Tarantasio per ideare l'immagine del cane a sei zampe, marchio simbolo dell'Eni.

La leggenda vuole che "la tomba" del drago sia situata sull'isolotto Achilli, visibile alla destra del ponte sull'Adda a Lodi, dal 2016 manutenuto dagli uomini di "Num del Burgh".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Fayer, M. Signorelli, Racconti del Gerundo aspetti di un territorio SIED Milano 2001