Maschere regionali italiane

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Alcune maschere di Carnevale in Italia

L'Italia è ricca di maschere regionali di Carnevale, di origine diversa: sono nate dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell'arte, da tradizioni arcaiche, oppure sono state ideate appositamente come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città.

È generalmente accettato che le maschere, il rumore, il colore e il clamore avessero avuto in origine lo scopo di scacciare le forze delle tenebre e l'inverno, e di aprire la strada per l'arrivo della primavera

Regioni e maschere di Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

La maschera ufficiale della regione è Frappiglia, che riuscì ad ingannare persino il diavolo, ma che ancora porta i segni del suo viaggio all'inferno[1]. Si deve ricordare anche Patanello, di Francavilla al mare[2], e il Pulcinella abruzzese[3].

Basilicata[modifica | modifica wikitesto]

La Basilicata ha maschere legate alle tradizioni arcaiche e contadine, a volte legate al personaggio dell'uomo selvatico. Le zoomorfe maschere del Toro e della Mucca compaiono durante il Carnevale di Tricarico[4]. Tipici del Carnevale di Satriano sono i particolarissimi Rumit, sorta di alberi semoventi che provengono dai boschi ed invadono il paese, l'Urs e la Quaresima[5]. I Campanacci caratterizzano invece il carnevale di San Mauro Forte[6] e il carnevale di Montescaglioso. In quest'ultimo centro fra le tante maschere si ricordano anche la quaremma, il cucibocca, u' zembr, u' fus’ (o "la parca") e ’u zit’ e ’a zita[7]. A Lavello[8] la maschera tipica è "Pett’la ‘ngôule"[senza fonte], mentre la tradizione[9] vuole che i gruppi siano mascherati con il Domino, di colore preferibilmente nero come vuole la tradizione e come testimoniano antichi testi scritti, ma usato anche di colore rosso o blu.

Calabria[modifica | modifica wikitesto]

La maschera calabrese è Giangurgolo[10], che da una parte mette in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani "spagnoleggianti", ma che ha anche tratti diversi, legati ad una leggenda catanzarese. In essa lotta coraggiosamente contro l'occupazione spagnola e viaggia con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirici incitando il popolo alla rivolta. È una maschera della Commedia dell'arte.

Campania[modifica | modifica wikitesto]

La maschera napoletana di Pulcinella è simbolo ovunque del carnevale italiano, insieme ad Arlecchino. Impersona il carattere napoletano in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi. Dalla Commedia dell'arte Pulcinella è passato al teatro dei burattini, di cui è diventato uno dei personaggi più importanti, archetipo di vitalità, anti-eroe ribelle e irriverente, alle prese con le contrarietà del quotidiano. Alcuni fanno risalire le sue origini all'Atellana, genere di commedia della Campania preromana poi diffusasi anche a Roma[11].

Sono campane anche le maschere di Tartaglia e di Scaramuccia[12], anch'esse maschere della Commedia dell'arte. Tipici del carnevale di Teora sono gli squacqualacchiun[13].

Emilia-Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Celebre maschera bolognese è il Dottor Balanzone, professore sapientone e presuntuoso, proveniente dalla Commedia dell'arte; sono del capoluogo regionale anche maschere originarie del teatro dei burattini: Fagiolino[14], sua moglie Brisabella, il suo amico Sganapino e Flemma. Di Modena è invece Sandrone, sua moglie Pulonia e suo figlio Sgorghìguelo[15], di Mirandola è Mirandolina (protagonista della commedia La locandiera di Carlo Goldoni) accompagnata dalla corte del Principato di Franciacorta, di Parma lo Dsevodd, di Cento è Tasi, di Castelnuovo il Cstlein, di San Giovanni in Persiceto sono Bertoldo, capace di rispondere solo per le rime e di salvarsi dagli impicci con imbrogli e buffonate, suo figlio Bertoldino e sua moglie la Marcolfa[16].

Friuli Venezia Giulia[modifica | modifica wikitesto]

Tipici della regione sono i carnevali alpini, con le maschere dei Blumari (a Pulfero)[17], i Maschkar e gli Jutalan (a Timau), te lipe bile maškire (“belle maschere”, a Resia); di Sauris sono i demoniaci babaci o kukaci, le Scheintena schembln e le Scheana schembln. Diffusa in tutto il Friuli è la figura del pust. Passando alla zona giuliana si ricorda la maschera tipica di Monfalcone: il Sior Anzoleto Postier.

Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Maschera romanesca nota in tutta Italia è Rugantino, che ha avuto varie evoluzioni e che impersona il romano tipico; originariamente era un burattino[18]. Ha ispirato una notissima commedia musicale; a lui si affiancano Nina e Meo Patacca, originari del teatro popolare[19]. Tutte e tre le maschere, ma anche il napoletano Pulcinella e il generale Mannaggia La Rocca sono maschere tipiche del carnevale di Roma, un tempo evento irrinunciabile del Grand Tour che i giovani viaggiatori europei effettuavano in Italia.

Liguria[modifica | modifica wikitesto]

In genere si riferisce alla Liguria la maschera di Capitan Spaventa, della Commedia dell'arte[20], ma sono tipiche anche le maschere genovesi di Baciccia della Radiccia e del suo fidato amico Barudda, nati come burattini[21]. Altre importanti maschere cittadine sono Cicciulin[22] (di Savona), Becciancin (di Loano) e Nuvarin (di Cairo Montenotte).

Lombardia[modifica | modifica wikitesto]

Simbolo notissimo di Milano è la maschera della Commedia dell'arte di Meneghino, accompagnato da sua moglie Cecca di Berlinghitt[23]; Beltrame è un'altra maschera milanese, di origine più antica.

La Lombardia è patria del celeberrimo Arlecchino, simbolo, insieme al napoletano Pulcinella, del carnevale italiano; come Brighella[24], è una maschera proveniente dalla Commedia dell'arte ed originario di Bergamo.

Si devono citare anche i bej (belli), i brutt (brutti) e il Sapor (un uomo selvatico) di Schignano[25], Gioppino, di Bergamo[26], il Gagèt col sò uchèt, di Crema[27], Tarlisu, dal 1983 maschera di Busto Arsizio[28], e (dal 1956) Pin Girometta, di Varese[29]. Tipico del carnevale di Castel Goffredo dal 1872 è Re Gnocco[30], mentre i balarì e i maschèr caratterizzano il carnevale di Bagolino[31].

Marche[modifica | modifica wikitesto]

Una regione come le Marche, in cui ogni sia pur piccolo centro ha carattere indipendente di città, ha maschere tipiche per ogni zona.

Mosciolino, simbolo del carnevale anconitano[32], ha affiancato le maschere tradizionali di Papagnoco, contadino fustigatore dei liberi costumi cittadini, e di Burlandoto, guardia daziaria e dunque controllore delle merci che i contadini portavano in città. Queste due maschere sono nate nell'Ottocento dagli omonimi burattini, che erano protagonisti di spettacoli dati in piccoli teatrini ambulanti[33].

Il Rabachen ("baccano") e la sua compagna Cagnera ("lite") sono le maschere del carnevale di Pesaro sin dal 1874; l'uno è caratterizzato dall'alto cappello a cilindro, l'altra dalla veletta che copre interamente il viso e dagli innumerevoli nastri che ne decorano il vestito[34].

Il guazzaró è invece la maschera che si indossa durante il carnevale di Offida[35], derivata dall'abito da lavoro che i contadini usavano per svinare e pulire le botti: un saio di tela bianca con fazzoletto rosso al collo.

Maschera del Carnevale di Ascoli Piceno è lu sfrigne, allegro venditore di aringhe che pendono da un ombrello, con abiti da pezzente[36].

Molise[modifica | modifica wikitesto]

È una regione in cui le maschere tradizionali sono legate ad un folclore arcaico; si ricordano i tre folletti (detti anche Monaci, in quanto travestiti da frati) che tengono in catene il Diavolo di Tufara e di Toro[37]; l'Uomo-cervo, la Donna-cervo e Martino di Castelnuovo al Volturno; l'Uomo-orso di Jelsi. Queste ultime maschere sono collegate alla figura dell'Uomo selvatico.

Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

È piemontese una delle più celebri maschere italiane: Gianduia, sempre accompagnato da sua moglie Giacometta; simbolo di Torino, entrambi originariamente erano dei burattini[38].

Maschere piemontesi sono anche: gli sposi Stevulin 'dla Plisera e Majutin del Pampardù[39] del carnevale di Santhià, Gagliardo Aulari, personaggio storico medievale divenuto la maschera carnevalesca di Alessandria, il Bicciolano e la bela majin, figure a cui storicamente si legano ideali come la rivolta contro i soprusi ed il ripudio delle angherie, divenute emblema del carnevale di Vercelli e la Regina Papetta e Conte Tizzoni, personaggi storici del carnevale di Crescentino (VC), nati da una antica leggenda basata su fatti realmente accaduti. Inoltre molte altre città e paesi piemontesi sono dotati di una coppia di maschere "cittadine". Nelle Alpi piemontesi sono anche diffuse le maschere tipiche dei carnevali alpini: orsi, lupi ed uomini selvatici[40].

Puglia[modifica | modifica wikitesto]

Tra le più note maschere carnevalesche pugliesi c'è Farinella, del Carnevale di Putignano, un giullare con un abito a riquadri multicolori.

Nel Salento c'è ricchezza di maschere: lu Pagghiuse e Gibergallo di Massafra; u Titoru di Gallipoli, don Pancrazio Cucuzziello (o il biscegliese), di Bisceglie, ù panzòne, la vecchiaredd e ù scerìff di Corato, lu Sciacuddhuzzi di Aradeo, lu Casaranazzu di Casarano. Si ricorda anche Ze' Peppe del Carnevale di Manfredonia.

A Foggia le maschere di carnevale tipiche sono sette: 'u Moneche cercande, 'a Pacchianèlle, Menille, Ursitte stagnarille, Sciammi sciamme, Zechille, Peppuzze[41].

Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

La Sardegna è ricca di maschere dai tratti arcaici e la cui tradizione è sempre viva. Queste maschere prevalentemente facevano parte di riti sacri e propiziatori, legati alla vita contadina ed al ciclo della vita e delle stagioni. Pertanto la fertilità, la vita, la morte, il demonio, la lotta tra animali, l'addomesticamento degli animali da parte del pastore (simbolo di come, attraverso la forza, l'uomo cerca di prevalere e di imporsi) rappresentano i temi più ricorrenti. Oggigiorno è possibile assistere a tali riti durante la festività del Carnevale (o Carrasecare) che in Sardegna si festeggia in diversi periodi dell'anno.[42].

Oltre alla figura dell'uomo, il cui volto solitamente risulta annerito dalla cenere o camuffato da una maschera principalmente nera, si accosta la figura animale: alla tipica figura della pecora, ricorrente è la maschera de S'Urtzu, il cinghiale (vedasi Sos Urtos e sos Buttutos di Fonni, S'Urtzu e is Sonaggiaos di Ortueri, S'Urtzu e sos Bardianos di Ula Tirso e nel carnevale di Seui), che nel rito solitamente viene catturato e ucciso. Possiamo trovare poi il maiale (Sa maschera e porcu di Olzai), il gatto (Sa maschera e gattu di Sarule), l'uomo coniglio in Is Facciolas di Villaputzu, la cui maschera trae origine dal culto dionisiaco, il cervo in Is Cerbus di Sinnai che inscenano il rituale arcaico e ancestrale della sua caccia. Nella maggior parte dei casi, alla maschera si associa solitamente un abito detto mastruca, principalmente fatto di pelle di pecora (nera e/o bianca a seconda della tipologia della maschera) ma anche di altri animali (volpe, coniglio, capra, cinghiale), accompagnato da campanacci di differente tipologia e grandezza, posti sulla vita e sulla schiena: in alcuni casi al classico campanaccio viene sostituito l'osso di animale (vedasi la maschera di Su Colonganus di Austis) oppure le conchiglie (come per esempio i Sos Cotzulados di Cuglieri).

Si possono contare più di 35 maschere tradizionali, che attribuiscono all'isola il primato in tutto il territorio nazionale. Tra le più note ci sono i suggestivi Mamuthones e gli Issohadores del carnevale di Mamoiada, i Boes e Merdules, che con l'enigmatica sa Filonzana sono le maschere del carnevale di Ottana.[43]. La scura maschera del carnevale guspinese è chiamata Cambas de Linna, ossia gambe di legno, e ha da sempre accompagnato i più recenti carri allegorici, mentre quella della Sartiglia di Oristano è su Cumponidori, dall'inquietante aspetto androgino. Il carnevale di Tempio Pausania vede la presenza di lu Traicogghju, arcaica sintesi tra figura animalesca e maschera demoniaca, la Réula (schiera dei morti) e lu Linzolu cupaltatu, figura femminile avvolta in un lenzuolo e per questo irriconoscibile e disinibita. Non di meno importanza sono le maschere del carnevale di Ollolai chiamate Sos Bumbones, sono Sos Truccos o Sos Turcos, Maria Vressada, Maria Ishoppa e Sa Mamm'e e su Sole. Queste maschere sono figure femminili rappresentate da uomini avvolti in un pizzo bianco, mentre sulle spalle portano una mantella e uno scialle rosso, viola e blu. Possiamo ricordare altre maschere presenti nel territorio isolano: su Maimulu di Ulassai, O'Sincu S'Attitidu di Bosa, Sos Tumbarinos di Gavoi[44], S'Ainu Orriadore di Scano Montiferro (riscoperta negli anni Ottanta), Sos Thurpos di Orotelli, Su Maimone di Oniferi, Sas Mascheras a lenzolu di Aidomaggiore, Sas Mascaras Nettas e Sas Mascaras Bruttas di Lodè, Is Mustayonis e s'Orcu Foresu di Sestu, Sos Intintos di Ovodda e di Tiana, Is Scruzzonis di Siurgus Donigala (inaugurata nel 2012, durante il carnevale invernale del paese, ma di vecchia origine), Su Traigolzu di Sindia, Sos Bundos di Orani che rappresenta il solo personaggio del carnevale sardo a nascondere il viso sotto una maschera interamente di sughero, con delle lunghe corna, un naso grosso e aguzzo, il pizzo e i baffi posticci.

Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

La maschera siciliana per eccellenza è Peppe Nappa, della Commedia dell'arte, beffardo, pigro ma capace di insospettabili salti e danze acrobatiche se deve procurarsi cibi di cui è ghiotto[45]. Varie città siciliane si contendono la sua nascita e la sua maschera è solennemente celebrata durante il carnevale di Sciacca. Un'analoga figura di servo sciocco è Pasquino. Va ricordato "U Scaccíuni", maschera tradizionale di Cattafi (ME), di origine turca, con oltre 500 anni di storia.

Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Le due maschere della Toscana hanno origine molto diversa. Stenterello[46] proviene dalla Commedia dell'arte e rappresenta il popolano fiorentino, di bassa estrazione, il quale, oppresso da avversità ed ingiustizie, ha in sé sempre la forza di ridere e scherzare. L'altra maschera è Burlamacco[47], nata nel 1930 come simbolo del Carnevale di Viareggio insieme alla sua compagna Ondina.

Trentino Alto Adige[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino Alto Adige è una regione ricchissima di maschere di carnevale, che qui assume la particolare tipologia del carnevale alpino. Tra le più importanti si ricordano i matoci[48] di Valfloriana e gli altissimi ed impressionanti Schnappviechern[49] di Termeno, Salorno e Nova Levante, detti anche Wudelen; sono mostri con testa pelosa e grande bocca, che viene fatta aprire e chiudere producendo un caratteristico frastuono. Nella sfilata, detta dell'Egetmann, sono presenti anche le maschere del tipo dell'uomo selvatico e dell'orso[50]. Anche il carnevale della val di Fassa è ricco di maschere tipiche: marascons, bufon, lachè, arlekin, pajazi, facères da bèl e facères da burt[51].

Umbria[modifica | modifica wikitesto]

L'Umbria e le sue maschere

Il perugino Bartoccio è la maschera più nota dell'Umbria[52], rozzo, ma sagace, gioviale e saggio, fustigatore dei liberi costumi, ma anche dei cattivi amministratori; è protagonista delle tipiche bartocciate del carnevale perugino, che mettono alla berlina tutti e tutto[53].

Al carnevale di Avigliano Umbro del 2015 fanno la loro comparsa quattro maschere umbre della Commedia dell'Arte, associate ai quattro rioni del paese: Nasotorto, Nasoacciaccato, Chicchirichella e Rosalinda.[54] Vengono fatte risalire a una filastrocca del cinquecento e parlano nel dialetto di quella parte dell'Umbria che va dall'Alta Valle del Tevere fino alla Conca Ternana. A Montecastrilli sono nati anche i "Chicchirichella" dolci all'arancia con la forma del cappello di Chicchirichella.

Valle d'Aosta[modifica | modifica wikitesto]

Le più note maschere valdostane sono quelle del carnevale della Combe Froide: le Landzette[55], tipiche della Valpelline e della Valle del Gran San Bernardo. Esse mettono in ridicolo la divisa delle truppe napoleoniche, che seminarono il terrore al loro passaggio nel maggio del 1800. Secondo un'altra tradizione, invece, i costumi furono inventati per festeggiare due abitanti del villaggio non più giovani che avevano deciso di sposarsi: Lo toc e La tocca. Della Bènda (il corteo del carnevale, composto dai gruppi mascherati detti patoille) fanno parte anche l'Orso e l'Arlecchino[56], come è tipico nei carnevali alpini[40].

Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Venezia, con il suo storico carnevale, noto a livello internazionale, ha maschere celebri, provenienti dalla Commedia dell'arte: Pantalone, sua figlia Rosaura[57] e la furba servetta Colombina[58]; Arlecchino e Brighella, pur provenienti da Bergamo, hanno anche cittadinanza veneziana perché secondo la tradizione lavoravano come servi nel capoluogo veneto. La bauta è l'antica maschera facciale che garantisce l'anonimato ai partecipanti al carnevale di Venezia. Tipiche del Carnevale di Verona sono invece Fracanapa[59], Mastro Sogar e Papà del Gnoco[60]. Nelle Alpi venete sono diffuse maschere tipiche dei carnevali alpini: la Zinghenésta (che indica anche la festa stessa), il matazin (o matacinc o matel), il lakè, il roncer, il puster, i pajazi, i ber, gli spazzacamini, i brutti e i belli. Di Sappada è il Ròllate[61].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La maschera abruzzese a Torino
  2. ^ Patanello
  3. ^ Pulcinella abruzzese
  4. ^ Le maschere di Tricarico
  5. ^ Carnevale di Satriano
  6. ^ Sagra dei campanacci
  7. ^ Carnevali della Basilicata
  8. ^ Il Carnevale Lavellese, nell’ambito delle Linee di Intervento del PO FESR 2007/2013, è stato riconosciuto tra i Beni del Patrimonio Culturale Intangibile della Basilicata da tutelare e valorizzare.
  9. ^ Dal sito Melandronews
  10. ^ Vittorio Sorrenti, Giangurgolo maschera di Calabria, Casa editrice Pubblisfera, 1993
  11. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002. ISBN 9788844026066. Consultabile su Google Libri a pag. 58
  12. ^ Per le maschere napoletane: Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 145.
  13. ^ Corriere dell'Irpinia, articolo Lo Squacqualacchiun arriva in volo, del 17 gennaio 2014; consultabile a questa pagina
  14. ^ Romano Danielli, Fagiolino c'è: 50 anni di burattini bolognesi, A. Perdisa, 2004.
  15. ^ Società del Sandrone
  16. ^ Per le Maschere di San Giovanni in Persiceto: R. Renzi, Guida alla provincia di Bologna, Edizioni Pendragon, 2003, p. 134.
  17. ^ Ignazio Buttitta, I morti e il grano. Tempi del lavoro e ritmi della festa, Meltemi Editore srl, 2006, p. 113.
  18. ^ Enciclopedia Treccani, edizione 1936, voce Rugantino
  19. ^ Per le tre maschere: Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, pp. 98-102.
  20. ^ Walter Gautschi, Carnevale, Vimercate, La Spiga Meravigli, 1992.
  21. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 285.
  22. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 325.
  23. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 116.
  24. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, pp. 52 e 48.
  25. ^ Touring club italiano, Le province di Como e Lecco: il Lario, le ville, i parchi, Bellagio, Menaggio, Varenna, Touring Editore, 2003, p. 78.
  26. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 119.
  27. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 328.
  28. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 374.
  29. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, pp. 354-355 e 369.
  30. ^ Piero Gualtierotti, Re Gnocco: storia illustrata del carnevale di Castel Goffredo, Castel Goffredo, 1978.
  31. ^ Italo Sordi, Il Carnevale di Bagolino, in Roberto Leydi-Bruno Pianta, Brescia e il suo territorio. Il Mondo popolare in Lombardia, vol. III, Milano, Silvana, pp. 25-43, 1976.
  32. ^ Ancona. La Città Dorica
  33. ^ Mario Panzini, Dizionario del Vernacolo Anconitano, voce Papagnoco, editore Controvento, Ancona, 2008.
  34. ^ Carnevale di Pesaro
  35. ^ Sito del Comune di Offida
  36. ^ Articolo su il Resto del Carlino del 16 febbraio 2007: "Un Re Carnevale"
  37. ^ Pier Luigi Rovito, Il Fortore: origini e cadenze di una solitudine, Arte Tipografica, 1998.
  38. ^
    • Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 122.
    • Salvator Ferrero, La storia di Gianduja ed i Carnevali di Torino, Torino, 1926.
  39. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, pp. 320 e 372.
  40. ^ a b Luciano Gallo Pecca, Le maschere, il carnevale e le feste per l'avvento della primavera in Piemonte e nella Valle d'Aosta, Gribaudo, 1987.
  41. ^ Dalla pagina Carnevale foggiano (a cura di Felice Stella) si riportano i significati delle sette maschere:

    « Tra gli anni 40/50/60 nel carnevale foggiano venivano rappresentate sette maschere: " 'u moneche cercande" si chiamava Di Tullio Potito è rappresentava la religiosità. " 'a pacchianèlle" rappresentava la maternità. "menille" Carmelo, Carmenille rappresentava la voce del popolo foggiano. "ursine stagnarille" Ciro Zizzo, rappresentava la musica. "sciammi sciamme" rappresentava il lavoro. "zechille" Michelle de Tinno rappresentava la libertà. "peppuzze" rappresentava la morte. »

  42. ^ Maschere della Sardegna - Elenco delle maschere tipiche sarde | Maschere Sarde
  43. ^ Per tutte le maschere sarde la fonte (ove non diversamente riportato) è Guido Persichino, Sardegna. Guida completa, capitolo Le maschere sarde, da p. 180. Consultabile a questa pagina.
  44. ^ Associazione Tombarinos di Gavoi
  45. ^ Salvatore Mugno, Peppe Nappa - Maschera e caratteri storici dei siciliani, Trapani, Di Girolamo Editore, 2010. ISBN 978-88-87778-74-8
  46. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 112.
  47. ^ Paolo Fornaciari, Nel regno di Burlamacco. Breve storia del carnevale di Viareggio, Pezzini, 2010.
  48. ^ La Ricerca folklorica, Edizioni 5-6, Grafo edizioni, 1982, p. 141.
  49. ^ Immagine Schnappviechern
  50. ^ Sito ufficiale egetmann
  51. ^ Autori vari, Guida al Museo ladino di Fassa, Giunti Editore, 2005, da p. 50.
  52. ^ Autori vari, RID, Rivista italiana di dialettologia. Scuola, società, territorio, Edizione 1, Bologna, Cooperativa libraria universitaria ed., 1987.
  53. ^ Paolo Toschi, Le origini del teatro italiano, Einaudi, 1955, p. 295.
  54. ^ Carnevale, presentate in Provincia prime maschere dell’Umbria; “Nasotorto”, “Nasoacciaccato”, “Chicchirichella” e “Rosalinda” create ad Avigliano Umbro, cms.provincia.terni.it, 29 gennaio 2015. URL consultato il 29 marzo 2015.
  55. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 324.
  56. ^ Daniela Fornaciarini, Il carnevale della Coumba Frèida
  57. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 82.
  58. ^ Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 75.
  59. ^ Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 93.
  60. ^ Alfredo Cattabiani, Lunario (Google eBook), Mondadori, 2015.
  61. ^ Per tutte le maschere dei carnevali delle Alpi venete: Gianluigi Secco, Mata: la tradizione popolare e gli straordinari personaggi dei carnevali arcaici delle montagne venete, Belumat, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]