Burattino

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Gioppino, burattino bergamasco

Il burattino è un tipo di pupazzo con il corpo di pezza e la testa di legno o altro materiale che compare in scena a mezzo busto, mosso dal basso, dalla mano del burattinaio, che lo infila come un guanto.

Lo spettacolo dei burattini è generalmente rappresentato all'interno di un casotto di legno, detto castello.

Il burattino va distinto dalla marionetta, tipo di pupazzo, in legno o altro materiale, che compare in scena a corpo intero ed è solitamente mosso dall'alto tramite dei fili. In tal senso Pinocchio, pur essendo una marionetta, è chiamato burattino da Collodi, poiché alla fine dell'Ottocento tale termine era così popolare da indicare il genere globale. Pinocchio è una marionetta, che si muove però senza fili come un automa.

Etimologia del termine[modifica | modifica sorgente]

Il nome burattino si afferma nel Cinquecento (altre forme sono: capocciello, fracurrado, fantoccino). Deriva presumibilmente da Burattino, uno zanni della commedia all'improvviso, che a sua volta doveva il suo nome al mestiere dei buratini[1], cioè i setacciatori (abburattatori) di farina, che usavano lavorare con movimenti ritmici e ripetitivi.

Dal XIV secolo il termine viene usato anche per indicare la veste degli attori dalla testa di legno ed in seguito per gli stessi fantocci. L'etimologia di burattino da buratto inteso come "veste" non è corredata da nessuna prova, se non dall'opinione espressa nell'Ottocento da Yorick, pseudonimo di P.C. Ferrigni, giornalista della Nazione, che unì entusiasmo e molta fantasia nel comporre il suo Storia dei Burattini (Firenze 1884). Nelle aree dove la tradizione è ancora viva tale accessorio è chiamato "sottoveste", "vestina" e mai "buratto".

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il burattino si compone sostanzialmente da tre parti, identificabili in testa, mani e veste. Il materiale con il quale sono fabbricate le teste è solitamente leggero: cartapesta, stoffa, legno cavo, creta. L'interno della testa è cavo per permettere l'introduzione delle dita che sorreggono il fantoccio: in Italia, tuttavia, alcuni burattini la cui testa è costruita in materiale pesante come legno pieno o gesso, posseggono una maniglia posta all'interno della veste che permette all'animatore di impugnare il burattino non dall'interno della testa ma dall'apposita appendice.[2] I burattini fatti in questo modo hanno una attaccatura delle mani del pupazzo posta più in basso per permettere all'anatomia della mano umana di adattarvisi. In più, i burattini femminili sono solitamente privi della veste cava ma vengono animati dal basso con l'aiuto di un bastone: hanno per questo meno mobilità dell'antagonista maschile.[3]

L'impugnatura del burattino avviene infilando il dito indice nel cavo della testa ed il pollice ed il medio nelle due braccia. In alternativa al medio, si può usare il dito mignolo.

La veste può essere all'italiana, alla russa, alla lionese, alla tedesca, alla inglese o alla jugoslava, a seconda del genere.[2] Il burattino, avendo una discendenza meno nobile della marionetta ed essendo indirizzato ad un pubblico popolare, possiede pochi tratti caratteristici che ne consentono l'identificazione: sarà così che i diavoli avranno la veste completamente rossa, le principesse celeste, Pulcinella bianco, dottori e giudici nero eccetera. Poche suppellettili garantiranno a loro volta la riconoscibilità del fantoccio: la spada per il cavaliere, la corona per il re e così via.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro dei burattini.

Differenze dalla marionetta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marionetta.

Fin dalle origini si può distinguere la diversità tra questi due fondamentali generi del teatro di figura: nobili e religiose per la marionetta, umili e popolari per il burattino. Mentre la prima imita l'uomo, simulandone i gesti e addirittura lo supera in ciò che l'attore per sua natura non può compiere, il secondo rappresenta una sorta di caricatura della personalità umana e trova il suo ruolo - comico o tragico – nella propria irruenza fisica e verbale.

Diverso è anche il rapporto che intercorre con l'animatore: mentre la marionetta è manovrata a distanza, grazie all'ausilio di un complicato congegno meccanico composto da una crociera e dei fili, il burattino è a contatto diretto con l'uomo, che gli trasmette una fisicità immediata. Il movimento della prima sarà quindi aereo e lieve, costantemente teso alla ricerca della perfezione, mentre il secondo, più nervoso ed impulsivo, rispecchierà direttamente la sensibilità dell'animatore. Come dice il burattinaio parmigiano Italo Ferrari:

« Fra il marionettista e il burattinaio, c'è dunque una sostanziale differenza, un diverso modo di vedere. Il marionettista ha creduto l'uomo perfetto e ne ha fatto un artista a sua somiglianza. Il burattinaio ha avuto la persuasione dell'imperfezione umana, ed eccoti venir fuori il burattino, informe, grottesco e senza gambe: forse...per dargli così, possibilmente, più testa. »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da "bura", la stoffa rada dei setacci, detti ancora oggi in Toscana "buratti"
  2. ^ a b Dora Eusebietti, Piccola storia dei burattini e delle maschere, Torino, Società editrice internazionale, 1966. pag. 2.
  3. ^ Dizionario dello Spettacolo del '900 e sito dei marionettisti Gambarutti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dora Eusebietti, Piccola storia dei burattini e delle maschere, Torino, Società editrice internazionale, 1966.

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