Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino

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Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino
Pinocchio.jpg
Le avventure di Pinocchio visto da Enrico Mazzanti, Firenze, 1883
AutoreCarlo Collodi
1ª ed. originale1881-1883
Genereromanzo per ragazzi
Sottogenerefantasy, umoristico
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneToscana, XIX secolo
ProtagonistiPinocchio
CoprotagonistiMastro Geppetto, la Bambina dai capelli turchini
AntagonistiMangiafoco, il Gatto e la Volpe, il pescatore verde, Lucignolo, l'Omino di burro, il terribile pesce-cane

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è un romanzo fantasy per ragazzi scritto da Carlo Collodi, pseudonimo del giornalista e scrittore Carlo Lorenzini, pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883. Racconta le esperienze tragicomiche di Pinocchio, una marionetta animata scolpita dal falegname Geppetto, che grazie all'aiuto della Fata dai capelli turchini riesce a maturare moralmente finché diventa un bambino vero.

La prima metà del libro apparve originariamente a puntate fra il 1881 e il 1882 con il titolo La storia di un burattino, ma il suo successo spinse l'autore a rielaborare ed estendere il materiale per la pubblicazione in volume, che divenne subito un best seller e poi un long seller. Il romanzo di Collodi è considerato un capolavoro letterario e il suo valore narrativo venne immediatamente riconosciuto andando ben al di là della letteratura per l'infanzia grazie alla sua profondità narrativa che si presta a una pluralità di interpretazioni, la principale delle quali vede il passaggio da marionetta a bambino vero come una metafora della condizione umana: Benedetto Croce scrisse che «il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l'umanità» e reputò il libro una fra le grandi opere della letteratura italiana[1].

Pinocchio è un'icona universale fra le più celebri e riconoscibili, e alcuni concetti originali del libro sono diventati parte della cultura popolare mondiale, in particolare la metafora visiva del naso lungo per rappresentare le bugie. Il successo di Le avventure di Pinocchio ha prodotto negli anni centinaia di edizioni con traduzioni in oltre 260 lingue, e numerose trasposizioni teatrali, televisive e cinematografiche, la più celebre delle quali è quella d'animazione del 1940 prodotta da Walt Disney e in Italia anche lo sceneggiato Rai diretto da Luigi Comencini andato in onda nel 1972.

Il protagonista[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo ha come protagonista un personaggio di finzione, appunto Pinocchio, che l'autore chiamò burattino pur essendo morfologicamente più simile ad una marionetta (corpo di legno con articolazioni, mosso dai fili) al centro di celeberrime avventure. Il motivo è che all'epoca della scrittura del romanzo (1881) il termine "burattino" significava invece "fantoccio mosso dai fili[2]", e fu preferito al termine "marionetta" in quanto esso era di scarso uso popolare ed era stato considerato da alcuni scrittori dell'epoca un "francesismo".[3][4]

Il personaggio - burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto a ogni bugia che dice - è divenuto successivamente protagonista anche nel mondo del cinema e dei fumetti. Sulla sua figura sono stati inoltre realizzati album musicali e allestimenti teatrali in forma di musical.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio di La storia di un burattino nel primo numero del Giornale per i bambini (7 luglio 1881)

Collodi inizialmente pubblicò l'opera a puntate, senza troppa convinzione e probabilmente per pagarsi dei debiti di gioco, sulla prima annata del 1881 del Giornale per i bambini diretto da Ferdinando Martini, un periodico settimanale supplemento del quotidiano Il Fanfulla, nella quale furono pubblicati i primi otto episodi. Collodi definì il suo lavoro «una bambinata» e disse al direttore del giornale: «Fanne quello che ti pare, ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla».[5] La conclusione che Collodi pensò per la sua storia (L'intenzione dell'autore era infatti quella di concludere il racconto con il burattino che, impiccato, «stirò le gambe e, dato un gran scrollo, rimase lì come intirizzito.») non soddisfece affatto i lettori, e in seguito alle proteste ansiose e rammaricate dei piccoli lettori, il giornale convinse Collodi a continuare la storia[6]. Il lavoro, tuttavia, non fu agevole, tanto che occorsero altri due anni per vederne la conclusione, giungendo al classico finale, in linea con l'obiettivo pedagogico dell’opera, in cui Pinocchio si trasforma non solo in un bambino in carne ed ossa, ma per dirla con le parole di Pinocchio stesso, diventa “un ragazzino perbene” perché ha capito i suoi errori e diventa educato e studioso.

Il titolo della fiaba, all'inizio, fu: La storia di un burattino. La prima puntata apparve sul numero del 7 luglio, seguita da altre sette, rispettivamente il 14 luglio, 4 e 18 agosto, 8 e 15 settembre, 20 e 27 ottobre. Secondo un saggio di Gianni Greco (Quel copione di Collodi (Pinocchio non fu il primo naso)), Collodi trasse probabilmente ispirazione da varie fonti e racconti precedenti.[7]

La prima edizione in volume venne pubblicata, con alcune modifiche, nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.[8]

Un calcolo delle copie di Pinocchio vendute in Italia e nel mondo è impossibile, anche perché i diritti d'autore decaddero nel 1940, e a partire da quella data chiunque poté riprodurre liberamente l'opera di Collodi.[9] Una ricerca degli anni settanta condotta da Luigi Santucci contava ben 220 traduzioni in altrettante lingue straniere.

Tali risultati, all'epoca, resero il libro il più tradotto e venduto della storia della letteratura italiana.[9] Una stima più recente fornita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi alla fine degli anni novanta, e basata su fonti UNESCO, parla di oltre 240 traduzioni.[9]

A oggi è la seconda opera più tradotta della letteratura mondiale nonché la prima tra le italiane.[10]

Ambientazione temporale e geografica[modifica | modifica wikitesto]

Benché sia stato scritto nel 1881, il romanzo è ambientato in un'epoca storica precedente, presumibilmente ai tempi del Granducato di Toscana o all'indomani dell'Unità d'Italia, come si può notare anche dai riferimenti ai quattrini, soldi e zecchini d'oro che vengono citati nella storia, e dalla presenza dei Reali Carabinieri Toscani esistiti dal 1841 al 1848 e successivamente confluiti nei Veliti e nella Gendarmeria Toscana. Durante il periodo di Leopoldo II (1824-1859) gli zecchini d'oro corrispondevano a 80 crazie o a 400 quattrini, mentre un soldo era pari a 3 quattrini.

Alcune fonti ambienterebbero le avventure di Pinocchio nella zona a nord di Firenze, in particolare nelle località di Castello, Peretola, Osmannoro e Sesto Fiorentino.[11][12] Punto di partenza di tale possibile ricostruzione è rappresentato da villa Il Bel Riposo (situata in prossimità di villa La Petraia e villa Corsini), nella quale Collodi soggiornò a più riprese durante la seconda metà dell'Ottocento.[12][13] La parte del racconto in cui Pinocchio viene impiccato dagli assassini alla Grande Quercia è ambientata invece in provincia di Lucca, nei pressi di Gragnano. L'albero descritto da Collodi esiste ancora in quella zona ed è anche chiamato Quercia delle streghe.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.»

(Carlo Collodi, incipit de "Le avventure di Pinocchio")
Maestro Ciliegia osserva stupito il tronco

Il falegname mastr'Antonio, detto maestro Ciliegia per il suo naso rosso, si accinge a intagliare una gamba di legno da un vecchio ceppo che, sin dal momento in cui il falegname impugna gli attrezzi, pare lamentarsi e implorarlo. Ancora scioccato, mastro Ciliegia riceve la visita di mastro Geppetto, un suo collega e amico caratterizzato dal povero stile di vita (il fuoco del suo camino è dipinto) e la parrucca gialla. Per cessare il suo continuo digiuno, Geppetto ha deciso di costruirsi un burattino[14] che gli consenta di guadagnarsi da vivere tenendo spettacoli. Dopo un paio di litigi tra i due falegnami scaturiti dai commenti del ceppo che Geppetto crede provenire da mastro Ciliegia, Geppetto riceve lo stesso pezzo di legno.

Geppetto veste Pinocchio

A casa, Geppetto comincia a scolpire il burattino, che decide di chiamare Pinocchio. Mentre viene costruito, Pinocchio si dimostra un bricconcello, deridendo e umiliando il suo creatore, il quale accetta da subito l'idea di starsi creando una "birba come figlio". Una volta completato e imparato a stare in piedi, Pinocchio scappa per strada inseguito da Geppetto. Un carabiniere lo ferma, ma finisce col portare in prigione Geppetto, temendo che quest'ultimo possa punire troppo severamente il burattino per la sua marachella, basandosi sulle chiacchiere dei passanti. Per nulla preoccupato per il genitore, Pinocchio si diverte tutto il giorno nei campi per poi tornare la sera a casa, dove è atteso dal vecchio Grillo Parlante che abita in casa, che lo ammonisce per il suo comportamento disubbidiente: indispettito, Pinocchio gli lancia contro un martello, schiacciandolo. Affamato, Pinocchio si mette a cercare cibo e dopo aver trovato un uovo con dentro un pulcino e dopo aver elemosinato ai vicini, ricevendo una secchiata d'acqua, Pinocchio si addormenta con i piedi vicino al braciere acceso. La mattina dopo, Geppetto, uscito di prigione, trova Pinocchio privo di piedi che, capito che il Grillo diceva il vero su come il mondo è crudele con chi lo è altrettanto, si ripromette di comportarsi bene e di voler andare a scuola per aiutare il creatore che lui chiama "babbo". Geppetto quindi lo nutre con delle pere, gli ricostruisce i piedi e gli fabbrica un vestito con il poco che ha. Manca solo l'abbecedario e, venduta la giacca consunta (in pieno inverno), Geppetto ne ottiene uno.

Il burattinaio Mangiafoco

Pinocchio s'incammina verso la scuola, promettendosi di farsi valere e ripagare la bontà del genitore, ma è subito sviato dalla musica proveniente dal Gran Teatro dei Burattini e decide di vendere l'abbecedario per procurarsi il biglietto per lo spettacolo. I burattini sul palcoscenico, all'apparenza viventi come lui, scorgono Pinocchio nel pubblico e interrompono la recita per festeggiare la loro unione. Il gigantesco burattinaio Mangiafoco, arrabbiato per lo scompiglio, cattura Pinocchio e, a spettacolo concluso, decide in un primo momento di gettare Pinocchio nel fuoco per poter cuocere un montone, ma i piagnistei e le suppliche del burattino fanno commuovere l'omone che infine lo libera e gli regala cinque monete d'oro da portare a Geppetto.

All'osteria del Gambero Rosso con il Gatto e la Volpe

Dopo aver festeggiato tutta la sera con i suoi amici burattini, Pinocchio torna a casa la mattina seguente e si imbatte in due loschi individui, il Gatto e la Volpe, i quali gli dicono di come Geppetto era preoccupato della sua assenza e tremava per il freddo. Fieramente, Pinocchio mostra incautamente ai due le monete d'oro ricevute. I due, quindi, procedono subito a truffarlo per mettere le mani sulle monete, convincendolo a sotterrarle nel campo dei miracoli, dicendogli che una volta seminate sarebbe spuntato un albero carico di zecchini d'oro. I tre s'incamminano e lungo la strada si fermano all'osteria del Gambero Rosso, dove il Gatto e la Volpe mangiano a più non posso a spese di Pinocchio e dove decidono di rimanere a dormire. Durante la notte i due imbroglioni abbandonano Pinocchio lasciando che sia lui a pagare il conto con una delle sue cinque monete d'oro e chiedendo all'oste di dirgli che lo aspettano l'indomani al Campo dei miracoli. Quando lascia l'osteria, malgrado l'avvertimento ricevuto dallo spirito del Grillo Parlante, che lo invita a diffidare di chi promette facili ricchezze, il burattino viene inseguito da due briganti mascherati, che altri non sono che il Gatto e la Volpe. Scappando nel bosco, Pinocchio arriva davanti ad una casetta, ma l'unica a rispondere è una fanciulla dai capelli turchini che gli riferisce che in quella casa sono tutti morti, lei compresa. I due briganti raggiungono il burattino, che si nasconde le monete sotto la lingua. Non riuscendo a fargli aprire la bocca, i due lo impiccano a una quercia. Stanchi di attenderne la morte per soffocamento, se ne vanno con l'intenzione di tornare l'indomani. Poco dopo, Pinocchio cessa di sgambettare e sviene. Qui, al capitolo XV, finiva la prima stesura dell'opera di Carlo Collodi.

Pinocchio spaventato dai conigli neri nella casa della Fata

La bambina dai capelli turchini, in realtà una fata millenaria, fa salvare Pinocchio dai suoi servitori animali e lo fa portare in casa. Qui chiama a consulto tre illustri medici, un corvo, una civetta e il Grillo Parlante, per sapere da loro se il burattino sia vivo o morto: mentre i primi due medici sono incerti sul suo conto, il Grillo Parlante si mette a criticare pesantemente il paziente e a quelle parole Pinocchio mostra segni di vita. Dopo avergli dato (a fatica e dietro minaccia di chiamare i becchini) una medicina amara per la sua febbre, Pinocchio si riprende e racconta alla fata delle sue disavventure. Quando lei gli chiede che fine abbiano fatto le monete d'oro, Pinocchio (ancora incerto se fidarsi di lei) mente, ma ad ogni bugia che dice, il suo naso si allunga ogni volta sempre di più, tanto da non permettergli di girare la testa nella stanza. Dopo avergli impartito la lezione che le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo, la fata chiama dei picchi per accorciargli il naso, poi si auto nomina sorella del burattino e lo informa di aver fatto invitare Geppetto alla sua abitazione per riunirlo col figlio. Contento, Pinocchio chiede di potergli andare incontro e la fata glielo permette, facendogli promettere di non distrarsi sulla via.

Pinocchio davanti al giudice

Nel bosco vicino alla quercia, il burattino incontra ancora una volta il Gatto e la Volpe, che lo convincono nuovamente a sotterrare le quattro monete nel Campo dei miracoli, con la scusa che l'indomani non sarà più aperto al pubblico. Pinocchio viene condotto alla stramba città di Acchiappa-citrulli, e sotterra le monete d'oro al campo: i due fanno finta di andarsene e invitano il burattino a tornare lì dopo venti minuti. Venti minuti dopo passati in città, Pinocchio torna e scopre da un vecchio pappagallo che il Gatto e la Volpe hanno rubato le monete e sono scappati via. Disperato, Pinocchio si rivolge a un giudice, un vecchio gorilla, per denunciare il furto, ma questi paradossalmente lo condanna alla prigione. Quattro mesi dopo, l'Imperatore del paese, per festeggiare una grande vittoria militare, concede un'amnistia a tutti i condannati: Pinocchio, essendo in effetti innocente, rischia di rimanere in galera ma riesce a cavarsela dichiarandosi un malandrino.

Ridotto a cane da guardia, Pinocchio incontra le faine

Il burattino si incammina verso la casa della fata, ma viene ostacolato da un grosso serpente dalla coda fumante che gli sbarra la strada e che muore letteralmente dalle risate quando vede il burattino finire gambe all'aria nel fango nel tentativo di scavalcarlo. Pinocchio finisce poi in una tagliola mentre, affamato, sta rubando dell'uva in un campo. Il padrone del campo, dopo averlo scoperto, lo costringe per punizione a fargli da cane da guardia, con tanto di collare e catena al collo, in sostituzione del suo appena defunto cane. Durante la notte, Pinocchio viene svegliato da quattro faine: esse ogni notte erano solite rubare alcune galline che poi si spartivano con Melampo in cambio del suo silenzio, e propongono a Pinocchio lo stesso accordo. Il burattino finge di accettare, ma poi rinchiude le faine nel pollaio e chiama il proprietario del campo, il quale, per ricompensa, lo libera.

In volo sul colombo

Il burattino arriva finalmente dove dovrebbe essere la casa della fata, ma vi trova soltanto una lapide che riporta la morte della fata per via del dolore causato per la promessa infranta. Pinocchio piange disperato la perdita della sorella, quando gli si avvicina un grosso colombo che lo informa che Geppetto, non sapendo più dove cercarlo, ha intenzione di continuare le ricerche oltremare e sta fabbricando una barchetta sulla spiaggia. Il colombo si offre di portare Pinocchio in groppa fino alla spiaggia, distante più di mille chilometri, ma quando Pinocchio arriva sul posto è troppo tardi: Geppetto è già all'orizzonte, incurante del tremendo mare mosso. I due hanno giusto il tempo di salutarsi che la barchetta e il falegname vengono inghiottiti dalle onde. Senza esitazione, Pinocchio si tuffa per salvarlo.

Pinocchio ritrova la Fata

La ricerca di Pinocchio giunge al termine quando si arena la mattina dopo su di un'isola. Un delfino di passaggio lo informa di essere giunto al Paese delle Api Industriose, dove abita gente laboriosa e lo informa che se suo padre fosse sopravvissuto alla tempesta, è sicuramente diventato pasto del Terribile Pesce-cane, un gigantesco e vorace mostro marino arrivato da qualche giorno a portare morte e disperazione nel mare circostante. Giunto alla cittadella dell'isola, Pinocchio cerca di elemosinare qualcosa per poter mangiare, ma gli abitanti del paese lo rimproverano invitandolo a guadagnarsi il pane lavorando sodo come fanno tutti. Alla fine, accetta di portare una brocca d'acqua in casa a una donna, che lo ricompensa con un sontuoso pranzo, e che Pinocchio riconosce nient'altri che la fata, rinata dal dolore di Pinocchio con l'aspetto di una donna.

La rissa sulla spiaggia

La Fata, che lo ha perdonato dopo averlo visto piangere sulla sua tomba, dice a Pinocchio che gli farà da madre. Pinocchio gli domanda allora come lei sia cresciuta e se possa fare altrettanto, la fata allora gli promette di trasformarlo in un ragazzo in carne e ossa se si dimostrerà degno, cominciando con l'andare a scuola. Pinocchio accetta e, dopo essersi guadagnato il rispetto dei compagni, si guadagna anche quello dei professori diventando addirittura il primo della classe, nel frattempo però bazzicando alcuni studenti svogliati. Non volendo essere messi in cattiva luce da un burattino, sette si questi ultimi invitano un giorno Pinocchio a marinare la scuola per andare in spiaggia a vedere il Terribile Pesce-cane. Con la possibilità di vedere il mostro che gli ha forse portato via il padre, Pinocchio accetta con riluttanza, ma ben presto si accorge che era tutta una bugia e finisce per essere coinvolto in una zuffa. Durante la rissa Eugenio, uno dei ragazzi, viene colpito dal libro di scuola di Pinocchio scagliato da un altro di loro e sviene. Tutti scappano tranne Pinocchio, che cerca di soccorrerlo. Due carabinieri, capitati lì per caso, lo credono colpevole della ferita di Eugenio e lo arrestano. In cammino verso le prigioni, Pinocchio scappa e i carabinieri, non riuscendo a stargli dietro, gli aizzano contro Alidoro, un mastino campione di corsa.

Alidoro salva il burattino dal pescatore verde

Pinocchio si tuffa quindi in mare, Alidoro, nella foga, lo segue, ma non è in grado di nuotare. Pinocchio quindi lo trae in salvo e il cane lo ringrazia. Pinocchio continua a nuotare, a debita distanza da Alidoro, ma finisce intrappolato, insieme a dei pesci, nella rete di un terribile pescatore dalla pelle verde. Il pescatore verde scambia Pinocchio per un raro pesce burattino e decide di cucinarlo. Pinocchio viene infarinato e sul punto di essere fritto, sopraggiunge Alidoro che, ricambiando il favore, salva il burattino. Tornato in città (nudo e infarinato), Pinocchio scopre da un pescatore che Eugenio è vivo e riceve da lui un sacco con cui si crea una giacca.

Tornato a casa, Pinocchio bussa alla porta sotto una pioggia battente. La Lumaca, la cameriera della fata, va lentamente ad aprire, ma la sua esasperante lentezza innervosisce Pinocchio al punto da fargli sferrare un calcio alla porta così violento da rimanerci incastrato. Dopo molte ore la Lumaca finalmente gli apre ma, non potendolo liberare da quella scomoda posizione, gli offre una colazione, composta da cibo artificiale, come punizione per aver marinato la scuola. Perdonato, Pinocchio torna a scuola e si comporta bene per il resto dell'anno, risultando il più bravo della scuola e venendo promosso a pieni voti. La fata, contenta del suo comportamento, gli dice che il giorno seguente lo trasformerà in un ragazzo in carne e ossa. Il burattino, al colmo della felicità, decide di festeggiare l'avvenimento invitando tutti i suoi compagni a una grande colazione.

Il carro che conduce i ragazzi al Paese dei Balocchi

Ultimo invita il suo migliore amico, Romero, detto Lucignolo per il suo aspetto asciutto. Dopo averlo cercato a lungo, lo trova finalmente sotto il portico di una casa di campagna. Lucignolo declina l'invito, rivelando di aspettare il carro che lo porterà al Paese dei Balocchi, un posto dove i bambini sono liberi di giocare da mattina a sera senza l'assillo di genitori o maestri. Pinocchio è affascinato dalla descrizione di tale posto, ma rifiuta di venirci, ma fa il compromesso di salutare l'amico alla partenza. A mezzanotte, ecco giungere il carro, trainato da tanti somarelli, stracolmo di bambini e guidato da un grasso e accogliente conduttore. Lucignolo tenta ancora di convincere Pinocchio a venire con lui, stavolta appoggiato dagli altri ragazzi e Pinocchio cede alla pressione e accetta. Con il carro pieno, Lucignolo si mette sulle stanghe e Pinocchio sale su uno dei somari che lo disarciona. A tale disobbedienza, il conduttore strappa le orecchie a morsi del somaro, ora ammansito. Pinocchio lo cavalca e nota con stupore che piange e parla di come si pentirà della sua decisione. Arrivati al Paese dei Balocchi, Pinocchio e Lucignolo si danno alla pazza gioia.

Lucignolo e Pinocchio si trasformano in somari

Dopo cinque mesi di cuccagna, un giorno Pinocchio si sveglia e scopre che le sue orecchie sono quelle di un asino. Una piccola marmotta vicina di casa gli diagnostica la febbre da somaro, malattia che colpisce i ragazzi che passano troppo tempo a divertirsi e a non fare nulla anziché studiare, che nel giro di due o tre ore lo trasformerà in un somaro. Il burattino si precipita da Lucignolo e scopre che anche a lui sono cresciute le orecchie da somaro: dapprima i due ridono a crepapelle per quella loro buffa condizione ma poi si disperano quando il resto della trasformazione prende luogo. Appena completata la trasformazione, il cocchiere del carro li conduce alla piazza del mercato per venderli. I due scoprono così che quell'omino malvagio è diventato ricco raccogliendo ragazzi svogliati in tutto il mondo e conducendoli nel Paese dei Balocchi, dove in breve tempo si trasformano in ciuchi, che poi lui vende al mercato.

Il somaro Pinocchio al circo

Lucignolo è venduto ad un fattore e Pinocchio ad un direttore di un circo, che lo obbliga a mangiare fieno e a imparare il numero del suo spettacolo a suon di frustate, facendolo debuttare davanti al pubblico tre mesi dopo, danzando e saltando nel cerchio. Durante l'esibizione Pinocchio intravede per un attimo la fata e, distratto da quella visione, cade malamente e si azzoppa. Al direttore non rimane altro che rivenderlo al mercato, dove viene acquistato da un uomo che dalla sua pelle vorrebbe ricavare un tamburo. Quest'ultimo gli lega un sasso al collo e lo getta in mare da uno scoglio per affogarlo. Quando lo ritira a galla scopre con suo grande stupore che il somaro è diventato un burattino di legno; Pinocchio spiega all'uomo allibito che un banco di pesci, mandato dalla fata, ha mangiato il corpo di somaro che lo rivestiva facendo riemergere la sua forma originaria di burattino. L'uomo vorrebbe rivenderlo come legna da ardere per rifarsi della spesa, ma Pinocchio, con un salto, scappa via in mare.

Inghiottito dal Pesce-cane

Mentre nuota, Pinocchio vede sulla cima di uno scoglio bianco in mezzo al mare una capra dello stesso colore azzurro dei capelli della Fata, che lo chiama verso di sé. Il burattino allora si dirige verso lo scoglio, ma improvvisamente compare il Terribile Pesce-cane che lo ingoia in un sol boccone. Nel buio ventre del Pesce-cane Pinocchio s'imbatte in un Tonno filosofo che gli dice che sta aspettando, rassegnato, che si compia il suo destino, quello di essere inghiottito e digerito, e lo invita a fare altrettanto. Il burattino però non ha alcuna intenzione di lasciarsi mangiare: intravede una luce lontana, vi si avvicina e con sua grande gioia ritrova Geppetto, ingoiato due anni prima dal terribile mostro.

Pinocchio ritrova Geppetto

Geppetto è riuscito a sopravvivere grazie alle scorte di un bastimento mercantile carico di ogni bene, ingoiato dal Pesce-cane subito dopo di lui: ora però i viveri stanno per esaurirsi. Approfittando dell'asma di cui soffre il terribile mostro, che lo costringe di notte a dormire a bocca aperta, i due riescono a saltare fuori e a fuggire a nuoto.

Salvati dal Tonno

Pinocchio procede a bracciate nell'acqua portando in groppa il padre, che non sa nuotare, e sta per essere sopraffatto dalla stanchezza quando sopraggiunge il Tonno, che seguendo il loro esempio ha deciso di fuggire anche lui dal Pesce-cane e li trasporta sulla sua groppa fino a riva. Giunti a terra, Pinocchio e Geppetto passano accanto a due mendicanti: altri non sono che il Gatto e la Volpe, ora invecchiati e ridotti allo stremo delle forze. I due chiedono aiuto a Pinocchio, ma le loro scuse sono inutili: Pinocchio si beffa di loro dicendo che è la giusta punizione che si sono meritati per la loro disonestà.

La morte di Lucignolo

Poco dopo i due trovano una capanna di paglia di proprietà del Grillo Parlante, che afferma di aver avuto in dono la capanna da una capra dalla lana turchina. Pinocchio e Geppetto si sistemano al suo interno. Il burattino vorrebbe rimediare un po' di latte per suo padre, raffreddato per la traversata notturna in mare: il Grillo Parlante lo indirizza da Giangio, un ortolano e allevatore di mucche, che gli offre un lavoro, ovvero tirare su da una cisterna 100 secchi d'acqua per annaffiare le piante in cambio di un bicchiere di latte delle sue mucche. Pinocchio accetta e, a lavoro ultimato, l'ortolano gli da il promesso latte, commentando inoltre che quello era il lavoro del suo asinello, ormai in fin di vita. Pinocchio riconosce in tale animale Lucignolo, che spira tra le sue braccia.

Pinocchio diventa un ragazzo

Per cinque mesi, avendo imparato a fabbricare cesti di giunco e continuando a lavorare per l'ortolano che svolge dall'ortolano decorosamente se stesso e Geppetto, costruendogli anche una sedia a rotelle e dedicandosi nel tempo libero allo studio. Un giorno, mentre sta andando al mercato per comprarsi un vestito nuovo, incontra la Lumaca che lo informa che la fata giace in un letto d'ospedale, sommersa dai debiti e malata. Pinocchio le consegna per la Fata i soldi che aveva messo da parte per il vestito, promettendone altri nei prossimi giorni. Così, Pinocchio inizia a lavorare cinque ore di più ogni giorno rispetto a prima, così da guadagnare di più e poter mantenere entrambi i genitori. Una sera, Pinocchio crolla dalla fatica e la fata gli appare, dicendogli che il buon cuore che ha dimostrato assistendo suo padre e sua madre lo perdonano delle sue marachelle e che il suo desiderio è degno di essere realizzato. Al suo risveglio Pinocchio si accorge che si è trasformato in un ragazzo in carne e ossa, che la capanna è diventata una bella casetta e che i suoi vecchi vestiti si sono trasformati in vestiti nuovi di zecca. In tasca trova un portamonete d'avorio con scritto che la fata gli restituisce i quaranta soldi e lo ringrazia per il suo buon cuore. Anche Geppetto si è trasformato: non è più un padre anziano e malato da accudire ma è tornato a essere l'arzillo falegname di una volta, nuovamente in grado di lavorare, e spiega al figlio che è stato il suo cambiamento ad aver reso tutto ciò possibile. Geppetto poi indica a Pinocchio il suo vecchio corpo, ora immobile e seduto goffamente su una sedia.

Valore pedagogico del romanzo[modifica | modifica wikitesto]

La letteratura per ragazzi dell'Ottocento era orientata verso opere talvolta tristi e crudeli, come ad esempio quelle di Dickens (prima fra tutte Oliver Twist) che illustravano ai giovani lettori la dura condizione dei bambini durante la rivoluzione industriale, quasi come se l'obiettivo pedagogico fosse far capire fin da subito ai bambini e ai giovani le difficoltà della vita. Tutto ciò senza contare poi una certa influenza per il tenebroso, se non addirittura l'orrido, ereditata dal romanzo gotico, che nell'Ottocento si è frequentemente intrecciato con il recupero di racconti e favole della tradizione popolare, come avvenuto in Germania con i Fratelli Grimm.[15][16]

Considerando questa atmosfera, che era ormai consuetudine, non è dunque strano incontrare crudeltà e cattiveria (poi mitigate nel succedersi delle versioni) anche nell'opera di Collodi che, a rileggerla da adulti, potrebbe non sembrare tanto allegra (è sufficiente ricordare che nella prima versione il racconto termina con Pinocchio ucciso dal Gatto e la Volpe). L'autore non descrive l'infanzia come una fase felice della vita, ma come un momento in cui sono presenti sofferenza e miseria: Pinocchio, infatti, si ritrova spesso in situazioni pericolose da cui esce all'ultimo momento e senza d'altra parte farne tesoro, senza apprendere la lezione e finisce per ripetere i propri errori, cacciandosi ogni volta in avventure ancora più rischiose.

Altro aspetto che caratterizza il romanzo è il realismo con cui viene descritto il mondo nel suo aspetto più duro e crudele, in cui la vita sociale è segnata dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla cattiveria e dall'indifferenza tra le persone. Nelle sue avventure Pinocchio incontra molti personaggi perfidi, sempre pronti a sfruttare le debolezze altrui, e perfino le autorità come i gendarmi e i giudici, invece di tutelare gli inermi, puniscono e incarcerano gli innocenti.

Per meglio comprendere questa "durezza", bisogna tener presente che quasi nessuno scrittore componeva davvero esclusivamente per il pubblico infantile; alcuni commentatori convengono che Pinocchio, piuttosto che una fiaba per ragazzi, sia in effetti un'allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità nell'attenzione al formale. L'originalità di Pinocchio è dovuta al fatto che questo realismo si esprime attraverso elementi magici e fantastici.

Pinocchio, come dice Marco Belpoliti, è un "eroe della fame"[17] e la fame non appartiene solo ai bambini, tanto che lo stesso Geppetto ne soffre e ha messo sul focolare una pentola dipinta sul muro.

In ogni caso, poiché il pubblico del romanzo è composto da ragazzi, Collodi si sofferma molto su aspetti pedagogici, inserendo ammonizioni e riflessioni di carattere moralistico: si invita quindi a rinunciare alle perdite di tempo per dedicarsi allo studio, al duro lavoro e al risparmio, evitare le cattive compagnie. Proprio considerando questi insegnamenti, il libro può essere considerato un piccolo romanzo di formazione. All'inizio Pinocchio non ha rispetto per quello che gli dice il babbo Geppetto, né presta attenzione alle raccomandazioni del Grillo parlante e finisce sempre per farsi traviare da cattive amicizie e cacciarsi nei guai. Tuttavia, le esperienze negative e i buoni consigli della fata turchina lo conducono sulla retta via; avendo capito l'importanza dello studio e del lavoro, il burattino viene così trasformato in un bambino.

Interpretazioni della figura di Pinocchio[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Pinocchio e tutto il racconto delle sue avventure si prestano a varie interpretazioni a seconda del diverso approccio (sociologico, psicanalitico, esoterico, religioso e così di seguito).

Lettura esoterica[modifica | modifica wikitesto]

«Il Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile.»

(Elémire Zolla[18])

Delle Avventure di Pinocchio è stata data anche un'interpretazione esoterica, basata tra l'altro sul fatto che Collodi apparteneva probabilmente a una loggia massonica fiorentina;[19] secondo tale lettura, Pinocchio conterrebbe diversi elementi simbolici appartenenti all'antichissima tradizione magica e sotterranea della letteratura italiana, che parte da Apuleio e, attraverso la poesia medioevale di Federico II e Dante Alighieri, approda all'esoterismo del Rinascimento.[20] Pinocchio, in quest'ottica, non è che la storia di un'iniziazione: una marionetta di legno, simbolo della meccanicità della persona, che aspira a ritrovare la sua anima.

I nomi dei personaggi farebbero capo infatti a una precisa terminologia alchemica: Pinocchio sarebbe un composto di pino, albero che nell'ermetismo allude alla ghiandola pineale, e di occhio, ossia la visione associata a tale ghiandola; Mangiafuoco corrisponderebbe a Mammona, che nei Vangeli è equiparato al denaro e più propriamente al potere della mondanità, mentre in Lucignolo è rinvenibile Lucifero che, come il Gatto e la Volpe, cioè le passioni del corpo, distraggono Pinocchio dalla scuola ossia dalla possibilità di accedere alla Conoscenza; nella Fata Turchina si esprimerebbe l'archetipo della Grande Madre, assimilabile a Iside ma anche alla Madonna cristiana, che aiuta infine Pinocchio a ricongiungersi col Padre.[21]

Anche le singole vicende della storia conterrebbero chiavi interpretative attinte dal filone spirituale della classicità letteraria: ad esempio la trasformazione in asino, che rappresenta la caduta nell'animalità, ricalca l'analogo episodio presente nelle Metamorfosi di Apuleio e ne L'asino di Niccolò Machiavelli[20] o la fagocitazione di Pinocchio da parte del Pesce-cane, che ricorda il racconto biblico del profeta Giona inghiottito da una balena, all'interno della quale giunge a ravvedersi e a ritrovare lo spirito di obbedienza a Dio.[22]

Lettura teologica[modifica | modifica wikitesto]

«Pinocchio è la narrazione della fuga della creatura dal Creatore (appena Pinocchio è costruito scappa subito) e del ritorno.»

(Giacomo Biffi[23])

Una visione cattolica del capolavoro di Collodi è offerta dalle riflessioni del cardinale Giacomo Biffi nei libri Contro maestro Ciliegia: commento teologico a "Le avventure di Pinocchio"[24] e Il mistero di Pinocchio[25] e in altri suoi interventi.[26] Biffi sostiene che, al di là della laicità dell'autore e delle sue stesse intenzioni, è possibile leggere le vicende del burattino in parallelo con la storia della salvezza secondo il credo cattolico ed elenca a tal fine sette misteri, cioè sette punti chiave, presenti nel racconto:

  1. il creatore che vuole essere padre: Geppetto come Dio, pur avendo costruito la sua creatura da una materia grezza, da subito lo chiama ad essere suo figlio, ad assumere la sua stessa natura;
  2. il male interiore: a Pinocchio, come all'uomo, vien detto qual è il suo bene, ma disobbedisce scegliendo sempre l'alternativa peggiore;
  3. il male esteriore alla creatura: Pinocchio, come l'uomo, è insidiato da intelligenze maligne, diabolicamente più astute di lui (il Gatto e la Volpe, l'Omino di burro);
  4. la mediazione redentiva: Pinocchio non avrebbe alcuna possibilità di salvezza senza l'intervento della Fata Turchina e di altre creature benevole quali sono, nel pensiero cristiano, gli angeli e i santi;
  5. il padre, unica sorgente di libertà: Pinocchio non può restare prigioniero di Mangiafuoco, perché a differenza degli altri burattini ha la consapevolezza di avere un padre. La liberazione, dunque, sarebbe frutto del sentirsi partecipi di una realtà superiore ai tiranni di questo mondo;
  6. la trasnaturazione: Pinocchio assume la natura del padre quando realizza nel suo essere la vocazione filiale e cambia vita per amore di Geppetto;
  7. il duplice destino: mentre Lucignolo, rimasto asino, muore, Pinocchio, con un ultimo intervento ex machina della Fata Turchina, riceve una nuova vita.

La Fata rappresenta, secondo Biffi, il principio della grazia cioè "la necessaria mediazione salvifica, che secondo la fede è svolta dal Figlio di Dio fatto uomo, il quale prolunga la sua azione nella storia per mezzo della Chiesa".

Oltre alle opinioni di Biffi, sono da segnalare altri autori che concordano con il prelato[27] o se ne discostano[28] anche tenendo conto del punto di vista protestante.[29]

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Personaggi de Le avventure di Pinocchio.

I personaggi principali del romanzo di Carlo Collodi sono il protagonista Pinocchio, Geppetto, il Grillo parlante, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, la Fata dai capelli turchini e Lucignolo.

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Collodi usa una lingua semplice, un fiorentino agile e concreto, lontano dal modello manzoniano de I promessi sposi che si ispirava al fiorentino parlato dalle persone colte. Con esso però collaborò alla diffusione della lingua toscana in Italia[30].

L'italiano di Collodi è estremamente versatile, imbevuto di fiorentinismi (berciare per gridare, moccichino per fazzoletto, trappolare per ingannare) e costruzioni idiomatiche: dislocazioni (ma la casacca non l'aveva più), concordanze a senso (come ce n'è tanti)[31]. Nel corso fluido e spesso arguto del testo, non mancano deviazioni parodistiche del linguaggio stesso, come il discorso di presentazione del ciuchino Pinocchio da parte del direttore del Circo (Non starò qui a farvi menzogne delle grandi difficoltà da me soppressate (...) ch'io vi inviti al diurno spettacolo di domani sera (...) alle ore undici antimeridane del pomeriggio).

Immagini proverbiali[modifica | modifica wikitesto]

Le bugie dal naso lungo

Molti concetti e situazioni espressi nel libro, di ritorno, sono divenuti proverbiali e hanno creato luoghi comuni frequentemente usati non solo in Italia. Ad esempio:

  • Il naso lungo, comunemente attribuito a chi mente. La fata infatti dice: "Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l'appunto è di quelle che hanno il naso lungo".
  • Il Paese dei Balocchi, per indicare quello che sembra un paese di Cuccagna ma in realtà nasconde ben altro.
  • Il detto "Ridere a crepapelle", in riferimento all'episodio dalla morte del serpente gigante a cui esce il fumo dalla coda, scoppiato mentre rideva nel vedere Pinocchio sporco di fango dalla testa ai piedi dopo una caduta in una pozzanghera (in cui era finito tentando di scavalcare lo stesso serpente).
  • Il modo di dire "Sono fritto" per indicare di trovarsi in una situazione senza vie d'uscita, che fa riferimento alla situazione disperata di Pinocchio che sta per essere fritto in padella dal pescatore verde.[senza fonte]

Allo stesso modo, molti dei personaggi sono divenuti per antonomasia modelli umani tipici, ancora oggi citati frequentemente nel linguaggio comune, come ad esempio:

  • "Grillo Parlante" per indicare chi si prodiga a dare consigli saggi ma rimane inascoltato o viene addirittura considerato un seccatore;
  • "Mangiafoco" per indicare un tipo burbero e irascibile ma che magari, sotto sotto, nasconde un cuore d'oro;
  • "Il Gatto e la Volpe" per indicare una coppia di elementi poco raccomandabili;
  • "Lucignolo" per etichettare un ragazzo ribelle e scapestrato;
  • lo stesso "Pinocchio", divenuto ormai sinonimo di "bugiardo" oppure utilizzato per indicare una persona con un naso lungo.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicità della prima edizione del libro nel Corriere del Mattino del 14 febbraio 1883

L'accoglienza riservata all'opera non fu immediatamente cordiale: l'allora imperante perbenismo, rappresentato dalla moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione).[senza fonte]

Su tutt'altro versante, le istituzioni rabbrividirono nel vedere, per la prima volta, dei carabinieri coinvolti in un'opera di fantasia, e reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve ne era alcuna.[senza fonte] Il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Pinocchiate[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal grande successo del libro di Collodi si sviluppò anche una letteratura parallela di storie scritte da altri autori e che avevano per protagonista Pinocchio. Tale fenomeno prende il nome di Pinocchiate.[8]

In queste storie Pinocchio fa i mestieri più disparati, va nei posti più esotici, ha parenti e figli e fonda persino una repubblica.[32]

Il caso Tolstoj[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936 Aleksej Nikolaevič Tolstoj scrisse una versione alternativa della storia in russo, intitolata La piccola chiave d'oro o Le avventure di Burattino. La storia parte in modo molto simile a quella di Pinocchio ma dopo l'incontro con i burattini di Barabas (Mangiafuoco) la trama diverge completamente. Questo libro è stato tradotto in italiano col titolo Il compagno Pinocchio (pubblicato nel 1984 da Stampa Alternativa). Da quest'opera sono stati tratti anche due film di animazione: Zolotoj ključik (La chiave d'oro, 1939), regia di Aleksandr Ptuško e Priključenija Buratino (Le avventure di Burattino, 1959) di Ivan Ivanov-Vano, e un film televisivo live-action (1976).

Altri libri[modifica | modifica wikitesto]

Tra le riscritture di autori italiani si segnalano i seguenti:

Illustratori italiani per Pinocchio[modifica | modifica wikitesto]

Numerose edizioni illustrate del romanzo sono state realizzate; fra gli artisti italiani ci furono i seguenti i quali, spesso, si sono ispirati alle prime illustrazioni realizzate da Mazzanti, Chiostri e Mussino.[8][33]

Enrico Mazzanti. Illustrazione per l'edizione del 1883: Pinocchio impiccato alla quercia grande.
Carlo Chiostri. Illustrazione per l'edizione del 1901: Pinocchio impiccato alla quercia grande.
Nils Martellucci. Copertina a colori per l'edizione Vallecchi del 1943: Pinocchio entra nel Gran Teatro dei Burattini..
Benito Albi Bachini. Illustrazione per l'edizione del 1944 (Libreria editrice Paci "La Tifernate" - G. Paci editore). Pinocchio impiccato alla quercia grande.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Molti autori si sono ispirati al personaggio frutto della fantasia di Collodi in diverse forme d'arte: in particolare, sono numerosissime le riduzioni teatrali e cinematografiche[34], ma non mancano riferimenti collodiani anche in musica, fumetti e altre arti ancora.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Totò impersona Pinocchio nel film Totò a colori (1952)

L'adattamento più celebre del romanzo di Collodi è probabilmente Pinocchio realizzato come film cinematografico animato prodotto da Walt Disney e uscito nelle sale statunitensi nel 1940: dopo un iniziale insuccesso, negli anni ha ottenuto un enorme fama e dal 1994 è incluso nell'elenco delle opere filmiche da preservare. Meno fortunata è stata invece la trasposizione cinematografica del 2002 diretta da Roberto Benigni, che ha anche interpretato il personaggio principale, rivelatosi un flop al botteghino[35] e negativamente recensito da gran parte della critica[36].

Lungometraggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Film d'animazione:
Rappresentazioni animate del protagonista da Pinocchio (1940), Un burattino di nome Pinocchio (1971) e Pinocchio di Guillermo del Toro (2022)

Mediometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Pinocchio (1911)
  • Film dal vivo:
    • 1911: Pinocchio, regia di Giulio Antamoro (durata: 42 minuti) - Primo film in assoluto tratto dal romanzo di Collodi. Il cast è interamente composto da attori adulti, il protagonista è interpretato dal comico italo-francese Ferdinand Guillaume detto Polidor.

Danza[modifica | modifica wikitesto]

  • Pinocchio - The Ballet, balletto in due atti su musiche di Enrico Melozzi, coreografie di Ivan Cavallari e scene di Edoardo Sanchi. L'opera, composta per la West Australian Symphony Orchestra (WASO) e per il West Australian Ballet (WAB), è andata in scena nel settembre del 2012 al His Majesty's Theatre di Perth, e successivamente ripresa con successo all'Opera di Strasburgo.

Fumetto[modifica | modifica wikitesto]

Il libro di Collodi e il burattino protagonista hanno ricevuto numerose versioni a fumetti, sia fedeli sia liberamente ispirate.

  • Versioni liberamente ispirate (lista incompleta):
    • Pinocchio, edizioni Metro-Bianconi (1974-1993), di Alberico Motta e Sandro Dossi, fumetto con libera interpretazione del personaggio di Collodi, ambientato in epoca moderna, incontrato sul tema del conflitto generazionale.
    • Pinocchio Super-Robot di Max Bunker e Giampaolo Chies (1981, Editoriale Corno), versione fantascientifica in bianco e nero. In questa storia Pinocchio è un piccolo robot che viene innocentemente coinvolto in traffici illegali e altre losche vicende.
    • Pinocchio - La storia di un bambino di Ausonia (2007, Pavesio). In questa versione di Pinocchio, la storia originale di Collodi viene letta "al contrario" per ribaltarne il contenuto morale: Pinocchio è un fantoccio di carne realizzato da un macellaio che vive in un mondo di marionette.
    • Agenzia investigativa Carlo Lorenzini di Manfredi Toraldo, Luca Baino, Jacopo Tagliasacchi, Virginia Chiabotti, Elisabetta Barletta, Valeria Rossotto, Andrea Broccardo, Giorgia Lanza (2016, Manfont). In quest'opera i personaggi delle fiabe diventano persone in carne e ossa; Pinocchio prende il nome del suo autore facendo da garante fra i personaggi delle storie.
    • Il circo di mezzanotte di Mike Mignola, racconto breve della saga di Hellboy in cui compare il burattino e la sua storia funge da metafora per tutto il racconto[39].

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Sono vari i musicisti che nel tempo si sono ispirati a Le avventure di Pinocchio per comporre le proprie canzoni, talvolta dedicando al burattino veri e propri tributi (come nel caso della classica canzone di Johnny Dorelli dei primi anni sessanta), e talvolta prendendo la storia di Pinocchio a pretesto per parlare di altro, e quindi usandola come metafora (come nel caso di Edoardo Bennato).

Chris Fehn, uno dei percussionisti del gruppo rock Slipknot, usa una maschera il cui volto ricorda quello di Pinocchio (il naso della maschera misura ben 19 centimetri).

Concept album e opere musicali[modifica | modifica wikitesto]

Brani[modifica | modifica wikitesto]

Videoclip[modifica | modifica wikitesto]

  • La cantante francese Mylène Farmer interpreta nel videoclip della canzone Sans contrefaçon (1987) un originale Pinocchio che nel momento di diventare bimbo vero si rivelerà essere donna e s'innamorerà di Geppetto, il suo babbo. A causa delle scene ambigue e del testo innovativo la canzone diventerà uno dei maggiori inni gay in Francia[41].
  • Baby Goddamn (2021) Tananai, Pinocchio è tra i personaggi nella realtà grottesca del video musicale.

Opere e concerti[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Film televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Serie televisive[modifica | modifica wikitesto]

Il carattere episodico rende il romanzo Le avventure di Pinocchio particolarmente adatto a trasposizioni lunghe, come quelle televisive. Fra le varie versioni, lo sceneggiato televisivo di Luigi Comencini del 1972 trasmesso a puntate sul primo canale della Rai è ricordato per il suo grandissimo successo popolare.

Ulteriori influenze culturali[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono inoltre le opere che non adattano esplicitamente Le avventure di Pinocchio, ma lo usano comunque come riferimento. Fra queste si trovano:

Dedicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Allegoria di Pinocchio

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Pancrazi, Venti uomini, un satiro e un burattino, Firenze: Vallecchi, 1923.
  • Armando Michieli, " Commento a Pinocchio", Torino: F.lli Bocca, 1933.
  • Luigi Volpicelli, La verità su Pinocchio, Roma: Avio, 1954; poi Roma: Armando, 1959.
  • Vito Fazio Allmayer, Divagazioni e capricci su "Pinocchio", Firenze: Sansoni, 1958.
  • Luigi Compagnone, Commento alla vita di Pinocchio, Napoli: Marotta, 1966; poi ampliato come La vita nova di Pinocchio, Firenze, Vallecchi, 1971.
  • Franco Antonicelli (e altri), Omaggio a Pinocchio, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 1, 1967 (ma gli studi, a parte l'avvertenza di Luigi Volpicelli, sono del 1952).
  • Carlo Betocchi, Collodi, Pinocchio, Firenze, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 2, 1968.
  • Giovanni Jervis, Prefazione a Carlo Collodi, Pinocchio, Torino: Einaudi, 1978; n. ed. ivi 2002 (con introduzione di Stefano Bartezzaghi).
  • Emma Nasti, "Pinocchio", libro per adulti, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 3, 1969.
  • Gérard Genot, Analyse structurelle de "Pinocchio", Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 5, 1970.
  • Giuseppe Decollanz, Educazione e Politica nel Pinocchio, Bari, Scuola '70, 1972.
  • Studi collodiani, atti del convegno 5-7 ottobre 1974, Pescia: Fondazione Nazionale Carlo Collodi, 1976.
  • Pietro Citati, Introduzione a Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Milano: Rizzoli, 1976.
  • Emilio Garroni, Pinocchio uno e bino, Bari: Laterza, 1975.
  • Giorgio Manganelli, Pinocchio: un libro parallelo, Torino: Einaudi, 1977; poi Milano: Adelphi, 2002; sul quale si può leggere anche l'intervista di Daniele Del Giudice, Attraversando l'oceano "Pinocchio" (1978), in Giorgio Manganelli, La penombra mentale, a cura di Roberto Deidier, Roma: Editori Riuniti, 2001, pp. 38–41.
  • Franklin Samuel Stych, Pinocchio in Gran Bretagna e Irlanda, tr. Gaetano Prampolini, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 8, 1971.
  • Annalisa Macchia, Pinocchio in Francia, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 11, 1978.
  • Pinocchio oggi, atti del convegno 30 settembre-1º ottobre 1978, Pescia: Fondazione nazionale Carlo Collodi, 1980.
  • Anna Maria Favorini, L'avventura educativa di Pinocchio, Firenze: Quaderni della Fondazione nazionale Carlo Collodi n. 12, 1980.
  • Nancy D. Sachse, Pinocchio in USA, tr. Francesco Casotti, Firenze: Quaderni della Fondazione nazionale Carlo Collodi n.14, 1981.
  • C'era una volta un pezzo di legno. La simbologia di Pinocchio, atti del convegno, Milano: Emme, 1981.
  • Giovanna Botteri, Il bambino e la marionetta, in aut aut, n. 191-192, settembre-dicembre 1982, pp. 113–130.
  • Le avventure ritrovate: "Pinocchio" e gli scrittori italiani del Novecento, a cura di Renato Bertacchini, Pescia: Fondazione nazionale Carlo Collodi, 1983.
  • Ornella Castellani Pollidori, Prefazione all'ed. critica di Pinocchio a sua cura, Pescia: Fondazione Nazionale Carlo Collodi, 1983.
  • Rodolfo Biaggioni, Pinocchio: cent'anni di avventure illustrate - Bibliografia delle edizioni illustrate italiane di C. Collodi - La avventure di Pinocchio: 1881/83 - 1983 - Giunti Marzocco, 1984
  • Vittorio Frosini, La filosofia politica di Pinocchio, Roma: Lavoro, 1990. ISBN 88-7910-451-9
  • Daniela Marcheschi, " Collodi ritrovato", Pisa: ETS, 1990
  • Piero Zanotto, Pinocchio nel mondo, Cinisello Balsamo: Paoline, 1990. ISBN 88-215-1941-4
  • Luigi Malerba, Pinocchio con gli stivali, Milano: Mondadori, 1991. ISBN 88-04-31861-9
  • Fernando Tempesti, Introduzione alla sua ed. di Carlo Collodi, Pinocchio, Milano: Mondadori, 1993.
  • Rodolfo Tommasi, Pinocchio: analisi di un burattino, Firenze: Sansoni, 1992. ISBN 88-383-1385-7
  • Renato Bertacchini, Il padre di Pinocchio. Vita e opere di Collodi, Milano, Camunia, 1993.
  • Alberto Asor Rosa, "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, in Letteratura Italiana. Le opere, Torino: Einaudi, 1995, vol. 3, pp. 879–950.
  • Daniela Marcheschi, Introduzione all'edizione C. Collodi, Opere, a sua cura, Milano: Mondadori, I meridiani, 1995.
  • Povero Pinocchio: giochi linguistici di studenti del Corso di Comunicazione, a cura di Umberto Eco, Milano: Comix, 1995.
  • Giovanni Gasparini, La corsa di Pinocchio, Milano: Vita e pensiero, 1997.
  • Giacomo Biffi, Contro maestro Ciliegia: commento teologico a "Le avventure di Pinocchio", Milano: Jaca book, 1977; poi Milano: Mondadori, 1998. ISBN 88-04-44273-5
  • Riccardo Campa, La metafora dell'irrealtà: saggio su "Le avventure di Pinocchio", Lucca: Pacini Fazzi, 1999. ISBN 88-7246-379-3
  • Pinocchio nella letteratura per l'infanzia, a cura di Carlo Marini, Urbino: Quattro venti, 2000. ISBN 88-392-0511-X
  • Dieter Richter, Pinocchio o il romanzo d'infanzia, tr. di Alida Fliri Piccioni, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2002. ISBN 88-8498-063-1
  • Rossana Dedola, Pinocchio e Collodi, Milano: Bruno Mondadori, 2002. ISBN 88-424-9596-4
  • Le avventure di Pinocchio tra un linguaggio e l'altro, a cura di Isabella Pezzini e Paolo Fabbri, Roma: Meltemi, 2002. ISBN 88-8353-185-X
  • Marco Belpoliti, Pinocchio, in Il romanzo, a cura di Franco Moretti, Torino: Einaudi, 2003, vol. 4: Temi, luoghi, eroi, pp. 773–785
  • Ludovico Incisa di Camerana, Pinocchio, Bologna: Il mulino, 2004 (collana "L'identità italiana"). ISBN 88-15-09799-6
  • Rita Mascialino, Pinocchio: analisi e interpretazione, Padova: Cleup, 2004. ISBN 88-7178-753-6
  • Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Ipotesi su Pinocchio, Milano: Ancora, 2005. ISBN 88-514-0268-X
  • Valentino Baldacci e Andrea Rauch, Pinocchio e la sua immagine, con un saggio di Antonio Faeti, Firenze: Giunti, 2006. ISBN 978-88-09-05019-8
  • Anna Rosa Vagnoni, Collodi e Pinocchio. Storia di un successo letterario, Trento, UNI Service, 2007. ISBN 978-88-6178-077-4
  • Andrea Balestri, Io, il Pinocchio di Comencini (dietro le quinte di una vita da burattino), a cura di Stefano Garavelli, Firenze: Sassoscritto, 2008. ISBN 978-88-88789-65-1
  • Pinocchio in volo tra immagini e letterature, a cura di Rossana Dedola e Mario Casari, Milano: Bruno Mondadori, 2008. ISBN 978-88-6159-193-6
  • Mario Gabriele Giordano, "La giustizia di Pinocchio", in Francesco D'Episcopo (a cura di), "La giustizia della letteratura" ("Riscontri", XXX, 1-2), Avellino, Sabatia Editrice, 2008.
  • Michele Capitani Pinocchio. Le ragioni di un successo, Civitavecchia, editrice Prospettiva, 2010. ISBN 978-88-7418-610-5
  • Daniela Marcheschi, Premessa all'Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini, Firenze: Giunti, 2010-2019, 5 voll., e i restanti in corso di stampa.
  • Fabrizio Scrivano (a cura di), "Variazioni Pinocchio. 7 letture sulla riscrittura del mito", Morlacchi editore, Perugia, 2010.
  • Mario Verger, Il mio caro Pinocchio. 130º Anniversario (1881-2011) de Le avventure di Pinocchio, Introduzione di Giuliano Cenci, Eidon Edizioni, Genova, 2011.
  • Dino Mengozzi, Corpi posseduti. Martiri ed eroi dal Risorgimento a Pinocchio, Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma, 2012.
  • Gianni Greco, Quel copione di Collodi (Pinocchio non fu il primo naso), Giornale Pop, 2018 Archiviato il 20 dicembre 2019 in Internet Archive.
  • Anna Soldani, Il segreto di Pinocchio. La storia della "vera" Fatina e dei luoghi del burattino. Con un epistolario inedito. Con scritti di Claudia Bertocci, Maurizio Bruschi, Giulio M. Manetti, Florence Art Edizioni, Firenze, 2020.

Podcast[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Avventure di Pinocchio lette da Andrea Balestri, l'opera di Carlo Collodi letta dall'attore che ha interpretato Pinocchio nello sceneggiato di Luigi Comencini del 1972.[44]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ B. Croce, «Pinocchio», in Idem, La letteratura della nuova Italia, vol. V, Laterza, Bari 1957 (IV ed.), pp. 330-334.
  2. ^ *Nuovo dizionario della lingua italiana: 1.2, Società L'Unione Tipografico-Editrice, 1º gennaio 1865, p. 1083. URL consultato il 22 agosto 2016.
    «Burattino. S.m. Quel fantoccio di cenci o di legno, con molti dei quali il burattinaio rappresenta commedie e farse, facendoli muovere per via di fili e parlando per essi.»
  3. ^ Prospero Viani, Dizionario di pretesi francesismi e di pretese voci e forme erronee della lingua italiana con una tavola di voci e maniere aliene o guaste composto da Prospero Viani, Felice Le Monnier, 1º gennaio 1860, p. 103. URL consultato il 22 agosto 2016.
    «Marionetta « Per burattino, fantoccio, è francesismo. » Siamo d'accordo: ma le marionette, benché siano in effetti fantocci, non sono propriamente i burattini!»
  4. ^ Dizionario delle origini, invenzioni e scoperte nelle arti, nelle scienze, nella geografia ..., A. Bonfanti, 1º gennaio 1828, p. 483. URL consultato il 22 agosto 2016.
    «I Francesi che ai burattini danno il nome di marionette, adoperato talvolta, o piuttosto usurpato nello stesso significato anche in Italia, pretendono che quei fantocci fossero conosciuti e adoperati dai Greci, non sotto il nome di automati come credettero gli Accademici della Crusca, ma sotto quello di neurospasti, parola che significa oggetti messi in moto da nervi o da piccole corde, con che sarebbe ben indicata la natura stessa ed il fine della cosa.»
  5. ^ Il Fanfulla Archivi, su Carlo Collodi. URL consultato il 24 agosto 2022.
  6. ^ Corriere della Sera, I Cinquantamila giorni. Carlo Collodi e Pinocchio (a cura di Daria Egidi)
  7. ^ Quel copione di Collodi (Pinocchio non fu il primo naso), su giornalepop.it, 15 novembre 2018. URL consultato il 19 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2019).
  8. ^ a b c I volti di Pinocchio - iniziativa della Biblioteca Marucelliana di Firenze (14 giugno 2000 - 13 gennaio 2001)
  9. ^ a b c Giovanni Gasparini. La corsa di Pinocchio. Milano, Vita e Pensiero, 1997. pagina 117. ISBN 88-343-4889-3
  10. ^ Pinocchio: l'opera più tradotta della letteratura italiana, su italiani.it, 19 dicembre 2019. URL consultato l'11 maggio 2020.
  11. ^ Sesto Promuove Archiviato il 19 ottobre 2012 in Internet Archive. - sito web ufficiale curato dal comune di Sesto Fiorentino
  12. ^ a b Ivo Gagliardi, Sulle tracce di Pinocchio in "il Reporter" del 19 maggio 2008
  13. ^ Villa Bel Riposo, storica dimora dove Collodi scrisse Pinocchio, su fai.informazione.it, 22 dicembre 2014. URL consultato il 19 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2014).
  14. ^ In realtà Pinocchio è una marionetta, ma Collodi adopera i termini "burattino" e "marionetta" con una certa libertà. Il burattino ha, infatti, come carattere distintivo il fatto di essere composto da una testa con un foro nel quale inserire l'indice delle mani e una veste, compare solo a mezzo busto ed è animato dal basso dalla mano del burattinaio coperta dalla veste del pupazzo. La marionetta, invece, è un pupazzo che ha un corpo intero, interamente snodabile, ed è animato dall'alto attraverso l'utilizzo di fili che dalle articolazioni del pupazzo terminano in una croce tenuta in mano dal burattinaio.
  15. ^ Nel 1900 Lyman Frank Baum, autore de "Il Mago di Oz", nella prefazione del suo famoso libro, riferendosi alle fiabe dell'epoca romantica, parla di un "corteo di fatti terribili e agghiaccianti escogitati dagli autori per trarre da ogni fiaba un efficace insegnamento morale".
  16. ^ "(...) soprattutto i Fratelli Grimm le cui famose favole - impropriamente ritenute per bambini - sono l'apoteosi dell'orrore più orrore e della nera più nera." da Cesario Picca, Senza bavaglio, Pendragon, Bologna 2005, p. 122.
  17. ^ Art. cit. in bibliografia, p. 776.
  18. ^ Intervista di Silvia Ronchey, «Il burattino framassone» Zolla: la storia di un'iniziazione ispirata a Apuleio, La Stampa, 27 febbraio 2002, p. 25
  19. ^ Introduzione a C. Collodi, Pinocchio, a cura di Fernando Tempesti, Milano, Feltrinelli, 20022, pp. 9-10.
  20. ^ a b Zolla: la storia di un'iniziazione ispirata a Apuleio.
  21. ^ Morena Poltronieri, Ernesto Fazioli, Pinocchio in arte mago, Hermatena, 2003.
  22. ^ Giacomo Biffi, Contro maestro Ciliegia: commento teologico a "Le avventure di Pinocchio", pp. 187-189, Jaca Book, 2012.
  23. ^ video su YouTube Pinocchio come una parabola (minuto 1:23)
  24. ^ Opera citata, nota 17
  25. ^ Giacomo Biffi, Il mistero di Pinocchio, Elledici, 2003.
  26. ^ Tre scritti del cardinal Biffi dal sito www.gliscritti.it
  27. ^ Franco Nembrini, Pinocchio: questo sconosciuto, su books.google.co.uk, Armando Editore, 2009. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  28. ^ Luciano Zappella, La radice e il legno: echi biblici in Pinocchio, in Il mondo della Bibbia, n. 110, novembre-dicembre 2011, pp. 56-58.
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  44. ^ Podcast - Pinocchio letto da Andrea Balestri Archiviato il 2 febbraio 2010 in Internet Archive. - testo integrale dell'opera, suddivisa in episodi, letto dall'attore pisano che interpretò Pinocchio nello sceneggiato di Luigi Comencini nel 1972.

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