Le avventure di Pinocchio (miniserie televisiva)

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Le avventure di Pinocchio
Balestri Manfredi.jpg
Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto, in compagnia di Andrea Balestri, Pinocchio.
PaeseItalia
Anno1972
Formatominiserie TV
Genereavventura, fantasy
Puntate6
Durata280 min (durata classica delle puntate televisive)
320 min (versione estesa per il mercato Home Video)
135 min ca. (versione ridotta per il mercato Home Video)
Lingua originaleitaliano
Rapporto4:3
Crediti
RegiaLuigi Comencini
SoggettoCarlo Collodi
SceneggiaturaLuigi Comencini, Suso Cecchi D'Amico
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
FotografiaArmando Nannuzzi
MontaggioNino Baragli
MusicheFiorenzo Carpi
ScenografiaMassimo Patrizi, Arrigo Breschi
CostumiPiero Gherardi
ProduttoreRAI, ORTF, Bavaria Film, Sampaolofilm, Cinepat
Prima visione
Dall'8 aprile 1972
Al6 maggio 1972
Rete televisivaProgramma Nazionale

Le avventure di Pinocchio è uno sceneggiato televisivo tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Collodi, diretto dal regista Luigi Comencini, e trasmesso per la prima volta dalla televisione italiana sul Programma Nazionale nell'aprile 1972, suddiviso in cinque puntate, per una durata totale di 280 minuti. Fu poi replicato, sempre in cinque puntate, in occasione del decennale della pellicola nel 1982 sempre sulla Rai Tv1.

Comenicini realizzò una versione più lunga, di 320 minuti, suddivisa in sei puntate. Tale versione fu adattata anche in francese, da Pierre Cholodenko[1], per esser trasmessa nel dicembre 1972 dall'emittente Première chaîne de l'ORTF. La versione a sei puntate fu riprodotta in versione home video, quindi digitalizzata e trasmessa sulle emittenti digitali Rai Movie e TV2000. Fu commercializzata anche una versione più corta, della durata di 134 minuti.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'idea nacque già nel lontano 1963, quando Comencini e Suso Cecchi D'Amico, caduti i diritti d'autore sull'opera di Collodi nel 1940, cominciarono a scrivere una nuova sceneggiatura a quattro mani. Il regista volle dare al "suo" Pinocchio una visione particolarmente delicata e poetica, restituendo una patina di sommessa malinconia all'intera vicenda, nonostante la partecipazione di alcuni attori conosciuti, più che altro, per le loro interpretazioni in ruoli comici. Secondo Paolo Mereghetti, lo sceneggiato ebbe un "cast perfettamente azzeccato", con una soddisfacente riduzione dal libro con "più realismo sociale a (lieve) discapito della componente fantastica"[2].

Gli attori protagonisti furono Andrea Balestri (Pinocchio), Nino Manfredi (Geppetto), Gina Lollobrigida (Fata Turchina), Franco Franchi (il Gatto), Ciccio Ingrassia (la Volpe), Vittorio De Sica (il giudice), Lionel Stander (Mangiafoco), Domenico Santoro (Lucignolo).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Come nel celebre romanzo, vi si narrano le disavventure del famoso burattino, anche se, a differenza della versione letteraria, nello sceneggiato Pinocchio è impersonato da un bambino vero, che solo in alcuni punti si ritrasforma in un burattino (in questa serie, Pinocchio diviene burattino o bambino per essere punito, premiato o salvato dalla Fata, fino alla fine, quando è totalmente bambino per la sua buona condotta, e il suo spirito esce dal burattino morto).

Prima puntata[modifica | modifica wikitesto]

Siamo a circa metà del XIX secolo, in un piccolo paesino montanaro della Toscana, dove sul finire dell'inverno giunge la carovana di un famoso burattinaio, Mangiafoco, prima di partire per le lontane Americhe nella bella stagione. Mentre la carovana fa l'annuncio, un manifesto dello spettacolo va in faccia a Geppetto, un falegname vedovo che, ispirato dalla figura della marionetta sul pezzo di carta, decide di fabbricarsi un burattino di legno a sua invenzione, per poterlo far vedere a tutti come un'altra maschera del Carnevale passato, avere più successo nel suo lavoro e girare il mondo, ma soprattutto per avere l'illusione di essere padre del bambino che ha sempre desiderato e mai avuto. Con un ciocco di legno, apparentemente parlante, regalatogli dall'amico falegname Mastro Ciliegia, Geppetto si costruisce un burattino a sua idea, che soprannomina Pinocchio, poi va a dormire.

Durante una notte fredda e nevosa, nei panni di una Fata, lo spirito della defunta moglie del falegname apre facilmente la porta, entra in casa e, facendo intuire che è stata lei ad animare il ciocco per dare un figlio a Geppetto, propone al burattino un patto preciso: quello di farlo diventare un bambino temporaneo, qualora si fosse comportato correttamente, altrimenti ritornava di legno, fino a quando non avesse dimostrato la sua bontà in modo da essere bambino per sempre. Ma, già il giorno dopo, travolto dalla sua smania di vivere liberamente la sua avventura umana, Pinocchio dimentica spesso la sua gratitudine per Geppetto: al termine della sua prima giornata, dopo aver rubato del formaggio e aver causato l'arresto di Geppetto, si trova già tramutato di nuovo in un burattino di legno e con i piedi bruciati, in seguito all'aver ucciso il Grillo Parlante tirandogli addosso una padella, avendo a noia le sue prediche.

Seconda puntata[modifica | modifica wikitesto]

Tornato bambino dopo la liberazione del babbo, Pinocchio viene mandato a scuola, ma preferisce vendere l'Abbecedario per entrare al Teatro dei Burattini, dove finisce tra le mani del terribile burattinaio Mangiafoco. Una volta entrato, i suoi "fratelli di legno" lo invitano a salire sul palco con una sorta di messaggi telepatici e Mangiafoco, infuriato per l'interruzione della recita, rinchiude Pinocchio tornato burattino nella gabbia della scimmia. Geppetto, disperato, sapendo che il burattinaio stava per partire per le Americhe, decide di andarci anche lui, alla ricerca del figliolo. Mangiafoco nel frattempo, in assenza di legna per arrostire il suo montone, decide di bruciare Pinocchio, ma grazie all'intervento della Fata, questi torna bambino e così Mangiafoco, convinto che si tratti di una burla dei suoi imbonitori Gatto e Volpe, si adira con loro e li liquida con una fucilata. Pinocchio decide di raccontare la sua storia al burattinaio e questi, impietosito e commosso, lo libera e gli regala cinque zecchini d'oro da portare a Geppetto, raccomandandosi di non perderli e di non farli vedere a nessuno.

Terza puntata[modifica | modifica wikitesto]

Pinocchio, sulla strada del ritorno a casa, rincontra il Gatto e la Volpe, che, ormai disoccupati, si fanno passare per mendicanti e studiano un piano per soffiargli le monete di Mangiafoco. Sulle prime lo inducono ad offrigli una cena e poi lo convincono dell'esistenza di un terreno, il "campo dei miracoli", dove i suoi "miseri zecchini" si sarebbero moltiplicati su di un albero se sotterrati.

Dopo aver cenato, Pinocchio viene risvegliato dall'oste e parte alla ricerca del Gatto e della Volpe e questi, nel tentativo di soffiargli le monete con le cattive, si camuffano coprendosi con due lenzuola e lo impiccano ad un albero. Il ragazzo, che non aveva ascoltato il grillo parlante reincarnato in una gallina che lo stava mettendo in guardia dai due ladri, avrebbe rischiato di perdere il denaro e la vita se, all'ultimo momento, non fosse intervenuta ancora una volta la Fata, la quale abita in un limbo-casa per i morti sopra un lago, trasformando il bambino in burattino.

Dopo alcune domande poste dalla Fata a Pinocchio, che ha risposto con molte bugie (motivo per cui gli si è allungato il naso), il burattino ridiventa in carne ed ossa, ma, nell'uscire dalla casa della Fata, s'imbatte nuovamente nei suoi falsi amici, che lo convincono a seppellire le monete al fasullo Campo dei miracoli, per poi soffiargliele di nascosto.

Quarta puntata[modifica | modifica wikitesto]

Pinocchio, su suggerimento di un contadino, denuncia il furto ad un giudice del posto, che però lo mette in prigione, incredulo della sua storia, ma viene liberato grazie ad un'amnistia. Geppetto, intanto, trova in riva al mare il vestitino di Pinocchio e si convince definitivamente che Mangiafoco ha rapito il suo bambino per portarlo con sé nelle lontane Americhe.

Quando esce di prigione, Pinocchio decide di ritornare alla casa paradisiaca della Fata, ma al suo posto trova una tomba, sulla quale c'è scritto che quest'ultima è morta di dolore, cioè che il suo spirito è tornato in cielo, poiché già era un essere morto. Allora Pinocchio cammina fino a che non trova una vigna e, in preda alla fame, tenta di rubare un grappolo d'uva, ma finisce imprigionato in una tagliola. Il padrone della vigna gli assegna una crudele punizione, legandolo alla catena affinché prendesse il posto dell'ormai defunto cane Melampo, ma riceve in dono la libertà dopo aver abbaiato di notte sventando un furto alle galline e così decide di andare alla ricerca di suo padre. Pinocchio arriva al mare proprio nel momento in cui Geppetto, imbarcatosi alla sua ricerca, sta per essere travolto dalla tempesta. I due si salutano da lontano, un attimo prima che Geppetto e la sua barca si inabissino. Respinto sulla spiaggia dalle onde, Pinocchio, convinto ormai di essere rimasto solo al mondo, finisce per aggrapparsi a Lucignolo, uno scolaro svogliato che è destinato a sviarlo una volta di più dai suoi buoni propositi, e di cui diventa complice nel furto di alcune frittelle.

Quinta puntata[modifica | modifica wikitesto]

In un momento in cui Lucignolo lo lascia solo con la sua fame, Pinocchio ritrova la Fata ormai tornata dal cielo con l'anima grazie al suo dolore sincero, che lo convince a guadagnarsi il pranzo con la propria fatica e lo ospita a casa sua. Qui la Fata gli promette che gli restituirà il buon Geppetto, miracolosamente scampato, purché Pinocchio s'impegni sinceramente a divenire un ragazzo ed uno scolaro modello, cosa che effettivamente succede. Ma, sui banchi di scuola, Pinocchio ritrova Lucignolo, che propone maliziosamente al suo irrequieto compagno un viaggio favoloso nel Paese dei balocchi, dove i ragazzi possono giocare, mangiare, rompere i vetri e fumare tutto il giorno senza pensare ad altro: in realtà il paese è magico, non esistente sulle cartine geografiche, e dà la giusta punizione a quelli svogliati, tramutandoli in asini e facendoli lavorare sul serio dopo la trasformazione.

Sesta puntata[modifica | modifica wikitesto]

Lucignolo e Pinocchio, dopo la serata di divertimenti e di illusioni nel paese dei Balocchi, si risvegliano la mattina dopo, insieme a tutti gli altri bambini, con delle orecchie da somaro e, ben presto, si trasformeranno entrambi in ciuchini, pronti per la vendita ai compratori di bestiame. Al momento della vendita, però, soltanto Pinocchio viene scelto, suo malgrado, per essere consegnato al direttore di un circo. L'ammaestratore equense lo fa saltare e ballare durante il suo spettacolo ma, una sera, Pinocchio riconosce tra il pubblico la Fata turchina, addolorata nel vederlo in quello stato. Sorpreso per l'incontro, Pinocchio cade fatalmente dalla gradinata degli spalti e si azzoppa gravemente. Non potendo più ballare, il circo lo rivende a un suonatore di tamburi, che lo butta in mare per annegarlo e farne così un tamburo con la sua pelle. Grazie a un incantesimo della Fata, Pinocchio, in acqua, ritorna ad essere un burattino di legno come prima, si stacca dalla corda e nuota quindi verso il largo. Qui però viene inghiottito da un pescecane grande quanto una balena. Finito nel suo ventre, ritrova Geppetto, da tempo rifugiatosi lì dentro dopo il naufragio durante il viaggio verso le Americhe. Padre e burattino finalmente si ritrovano. Non solo: Pinocchio diventa definitivamente un bambino, poiché è diventato buono, e la sua anima è uscita dal burattino. Contro la decisione di Geppetto di continuare a vivere nel ventre del pescecane, da lui ritenuta una situazione confortevole, Pinocchio convince invece il falegname a scappare da quella insolita prigione, grazie all'aiuto di un enorme tonno che, generoso, li prende entrambi in groppa per riportarli fino a riva. I due arrivano finalmente su una spiaggia e da lì cominceranno una nuova vita, tentando di raggiungere una casa in lontananza.

Il burattino[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente per la realizzazione del burattino era stato chiamato l'artista Carlo Rambaldi, che successivamente ha dichiarato: «La Rai mi affidò dei provini per realizzare il burattino. Ricordo che venne un uomo della produzione a trovarmi in officina. Non sapevo che fosse un ingegnere meccanico. Mi pose diverse domande sui procedimenti adottati e sui meccanismi. Poi non seppi più nulla. Dopo un po' un mio collaboratore mi spiegò che avrebbero dovuto dipingere Pinocchio. Mentre il "Radiocorriere" annunciava la messa in onda della prima puntata. Ovviamente non era il mio Pinocchio». Rambaldi fece così ricorso al tribunale. «Solo una perizia avrebbe potuto stabilire se il Pinocchio che la Rai stava per trasmettere era lo stesso concepito da me».[3][4] Disse inoltre: «Comencini e i produttori del film mi chiesero se potevo mettere a punto un Pinocchio meccanico dai movimenti credibili. Dovevo farlo a mie spese perché non c'erano soldi, dietro la promessa che dopo me lo avrebbero fatto realizzare in modo più professionale. Io feci questo pupazzo di Pinocchio e ricordo che Renato Guttuso, con cui stavo lavorando alle scene di una Carmen, voleva comprarlo a tutti i costi. Di pupazzi io ne feci tre: uno che scagliava il martello, uno che camminava, e un altro che parlava e gesticolava. Girammo dei provini a Cinecittà e alla fine dissi: “Quando avrete firmato il contratto con la Rai, chiamatemi”. Invece nessuno si fece più vivo. Mesi dopo, scopro che stanno facendo il film e stanno scopiazzando le mie invenzioni. Gli ho fatto causa. E l'ho vinta.»[5]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La celebre colonna sonora fu composta da Fiorenzo Carpi, e ha avuto molte reinterpretazioni. Fra i suoi brani si ricordano:

  • il tema di Lucignolo (titoli di testa)
  • il tema di Pinocchio o Birichinata (titoli di coda dei singoli episodi)
  • il tema In cerca di cibo, di carattere melanconico
  • il tema di Geppetto, anche interpretato come canzone da Nino Manfredi (titoli di coda della serie)
  • il tema della Fata Turchina o Tre per tre, anch'esso adattato in forma di canzone.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La casa della Fata turchina viene erroneamente confusa con il casino di caccia borbonico del Lago Fusaro (NA); in realtà le scene furono girato sul lago di Martignano nel Lazio.
  • Il pisano Balestri fu scelto tra numerosi bambini delle scuole elementari toscane, convocati dal regista per l'audizione: nonostante la tenera età, era infatti di carattere vivace e ribelle, come richiesto. Tuttavia, in molte scene Balestri eseguì numerose interpretazioni con voce eccessivamente stridula, tanto che Comencini dovette far ridoppiare Balestri da se stesso in fase di mixaggio. Nonostante l'enorme successo del 1972, Balestri seguì solo parzialmente la strada del cinema. Da adulto, fu (e viene tuttora) invitato a numerose trasmissioni e interviste, e si è occupato di un percorso video-teatrale itinerante dedicato al film di Comencini, in memoria del regista, scomparso nel 2007.
  • Domenico Santoro (Lucignolo) era invece un ragazzino napoletano, orfano di padre e con dieci fratelli. Lavorava in un'officina di autoriparazioni e fu scelto grazie a un documentario TV sul lavoro minorile che Comencini aveva girato un anno prima. Di spiccato accento partenopeo, fu doppiato da uno sconosciuto ragazzino di Livorno, scelto dal regista in fase di mixaggio[6]. Anche Santoro non seguì la strada del cinema: dopo aver lavorato sempre con Balestri in Torino nera (dello stesso anno), di carattere più riservato, ritornò nell'anonimato a Napoli.
  • Ugo D'Alessio (Mastro Ciliegia), anch'egli attore di marcato accento napoletano, fu invece doppiato da Riccardo Billi, lo stesso attore che interpreta l'Omino di Burro. Billi prestò anche la voce al Grillo Parlante nella canzone "Una stella cade" nel celeberrimo film animato prodotto dalla Disney nel 1940, e recitò in un ruolo secondario nel film Le avventure di Pinocchio di Giannetto Guardone nel 1947.
  • Mario Adorf, che interpreta il direttore del circo in questo sceneggiato, interpretò Geppetto nella miniserie televisiva del 2013 sullo stesso soggetto, realizzata dalla regista tedesca Anna Justice e ancora inedita in Italia.
  • il burattino di legno utilizzato nel film fu opera di Oscar Tirelli, che se ne curò anche durante le scene. Ne furono fatti tre esemplari: uno statico, il cui originale poi acquistato da un imprenditore di Nizza, uno meccanico, utilizzato per le scene in movimento, oggi conservato negli archivi della San Paolo Film di Milano, più una testa senza occhi (per le scene del movimento meccanico degli occhi), conservata nel Teatro Prati di Roma [7], e un altro acquatico, costituito da vari pezzi divisi e impermeabili, per le scene in acqua, conservati negli archivi Cinepat di Roma.
  • Lo sceneggiato venne realizzato a colori, nonostante all'epoca la RAI trasmettesse ancora in bianco e nero (le trasmissioni a colori regolari della RAI inizieranno solo cinque anni dopo, il 1º febbraio del 1977).

Luoghi delle riprese[modifica | modifica wikitesto]

A dispetto dell'ambientazione toscana della novella di Collodi, lo sceneggiato fu girato principalmente nel Lazio, tra le province di Roma e di Viterbo[8]:

  • Farnese (Viterbo) - set utilizzato per l'inizio della vicenda. Il borgo della Chiesa di Sant'Umano è la casa di Geppetto, di Mastro Ciliegia e Bottega di Teodoro. Casa Farnese, in centro paese, c'è la finta stazione dei Carabinieri. Dietro il Monastero delle Clarisse c'è sia il luogo delle scene del Lavatoio sia la casa del paesano che tira l'acqua dalla finestra in testa a Pinocchio. Via Colle S. Martino (retro del Municipio) è invece il luogo della scena del "Palazzo Scolastico" e dell'Osteria "Vendita Vino".
  • Ischia di Castro (Viterbo) - Il ponte dove Geppetto cerca Pinocchio, situato nel Fiume Fiora.
  • Isola Farnese (Roma) - L'Osteria del Gambero Rosso.
  • Lago di Martignano - La casina della Fata[9], la tomba della Fata.
  • Antemurale del Porto di Civitavecchia (Roma) - Ricostruzione (nella parte interna) del borgo dei pescatori dal quale, su una piccolissima barchetta, parte Geppetto per le lontane Americhe in cerca di Pinocchio; sull'esterno del molo, scena dell'arrivo di Pinocchio che si tuffa in aiuto di Geppetto già in balia dei marosi: ambedue vengono inghiottiti dal mare.
  • Colle Fiorito (Guidonia) - Il Paese dei Balocchi; le scene furono girate nei Baracconi, dei capannoni adibiti alla essiccazione del tabacco, poi demoliti a metà degli anni novanta per costruire il primo centro commerciale della zona: Piazza Italia, Centro commerciale La Triade.
  • Saline di Tarquinia (Viterbo) - Il paese dove Pinocchio conosce Lucignolo, ritrova la Fata creduta morta, con la sua casina sul lago, e frequenta la scuola.
  • Teatro Sociale di Amelia (Terni) - Il circo in cui Pinocchio, tramutato in somaro, è maltrattato dal direttore e finisce con il rompersi una zampa.
  • Spiaggia di Torre Astura (Nettuno) - La spiaggia dove approdano Pinocchio e Geppetto fuggiti dalla pancia del pescecane, alla fine dello sceneggiato.
  • Caprarola (Viterbo) - La classe degli asini

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Laura, Luisa e Morando Morandini, "il Morandini 2008, dizionario dei film", pagina 142.
  2. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film 2008, a proposito della versione cinematografica di 134 minuti.
  3. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/06/25/rambaldi-uomo-dei-sogni-vi-racconto.na_023rambaldi.html?refresh_ce
  4. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/01/25/carlo-rambaldigeppetto-sono-io26.html
  5. ^ http://www.ilportoritrovato.net/html/rambaldi.html
  6. ^ http://www.leavventuredipinocchio.com/comencini.htm
  7. ^ http://www.leavventuredipinocchio.com/chilhavisto.htm.
  8. ^ Le fotografie e le cartine dei luoghi delle riprese sono visibili nel sito ufficiale dello sceneggiato tv "http://www.leavventuredipinocchio.com" (ad esempio http://www.leavventuredipinocchio.com/saline-set1.htm).
  9. ^ La casina della Fata, sulla riva di un lago, è stata costruita per le riprese dello sceneggiato, sia sulle rive del lago di Martignano (quando Pinocchio cerca di fuggire dagli assassini), sia alle Saline di Tarquinia (più avanti nello sceneggiato, quando Pinocchio ritrova la Fata).

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