Il compagno don Camillo (film)

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Il compagno don Camillo
DonCamillo Breviario.jpg
Don Camillo e Peppone in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1965
Durata109 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1.85 : 1
Generecommedia
RegiaLuigi Comencini
SoggettoGiovannino Guareschi
SceneggiaturaLeonardo Benvenuti, Piero De Bernardi
Casa di produzioneCineriz
FotografiaArmando Nannuzzi
MontaggioNino Baragli
MusicheAlessandro Cicognini, E.A. Mario, Franco Migliacci, Domenico Modugno
ScenografiaLuigi Scaccianoce
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
  • Jean Topart: voce crocifisso
Doppiatori italiani

Il compagno don Camillo è il penultimo episodio della serie di film con protagonisti i personaggi di Don Camillo e Peppone, diretto da Luigi Comencini nel 1965 e tratto dall'omonimo romanzo di Giovannino Guareschi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Siamo nel 1964: anche a Brescello[1] i tempi cambiano e la modernità avanza. Ma rimane una costante: alle elezioni amministrative Peppone viene rieletto sindaco con una maggioranza schiacciante. Durante il discorso di ringraziamento, Peppone presenta due novità: la prima è un trattore generosamente donato dal kolchoz russo di Brezwyscewski[2], e la seconda è la decisione di gemellare il paese emiliano con quello russo. Tuttavia, il "compagno trattore"[3] si blocca dopo pochi metri nel mezzo della piazza del paese: tra l'ilarità generale i comunisti provvedono immediatamente a toglierlo di mezzo e a ricoverarlo nell'officina di Peppone. Dopo tre giorni di vani tentativi, il sindaco cede all'orgoglio e chiede aiuto a don Camillo: dopo la sua benedizione, il trattore riparte, e così Peppone può di nuovo ostentare il dono e riproporre il gemellaggio.

In una movimentata seduta comunale, don Camillo ammonisce l'amministrazione che non può decidere autonomamente sull'istituzione del gemellaggio, e che invece bisogna indire un referendum popolare. Nonostante Peppone acconsenta e dia il via alla raccolta firme, è evidente che la mozione sarà facilmente approvata, visto l'ampio consenso riscosso pochi giorni prima alle elezioni. All'improvviso, però, bussano alla porta di don Camillo due tecnici russi, Sasha e Sonia, che gli spiegano di far parte di una delegazione in visita in Italia e di essersene allontanati di nascosto, per non dover tornare in Russia. Per il parroco è un colpo di fortuna inaspettato: in quattro e quattr'otto prepara un vero e proprio tour per i due rifugiati, che vengono ospitati a turno nelle varie cascine dei dintorni per raccontare gli orrori della vita nell'Unione Sovietica. I paesani, indignati ma anche commossi dalle torture descritte dai due russi, cambiano presto idea sul gemellaggio, tanto che la raccolta firme rimane desolatamente ferma. Alla fine le voci sui tecnici russi giungono anche a Peppone, il quale si presenta prepotentemente in canonica e pretende di portar via i due. Tuttavia, le loro suppliche impietosiscono il sindaco, che accetta di creare una via di fuga per eludere i picchetti che egli stesso ha piazzato intorno al paese.

Il giorno dopo, don Camillo apprende con sorpresa che tutti gli abitanti del Comune ("persino il suo campanaro") hanno firmato a favore del gemellaggio. La banda dei comunisti si presenta dal parroco con aria di sfida, e gli mostra una notizia sul giornale: i due tecnici russi erano in realtà due truffatori lombardi, che con le loro storie avevano ingannato tutto il paese - e anche don Camillo. La domenica, il prete, ancora in collera per questa piega degli eventi, annuncia dal pulpito che inizierà uno sciopero della fame, regolarmente certificato da un notaio. Dopo essersi piazzato sulla poltrona davanti alla finestra, perché tutti possano vederlo, don Camillo passa i giorni successivi senza cibo né acqua, mentre le risate dei comunisti lasciano il posto alla preoccupazione (politica, ma non solo) per le conseguenze dello sciopero. Una sera, dopo aver cacciato in malo modo Peppone, che era andato a fargli visita per provocarlo e per spingerlo ad interrompere il digiuno, don Camillo, lasciato da parte l'orgoglio, rompe i sigilli e mangia in tre ore tutto quello che aveva in casa (viveri per una settimana, viene spiegato). Poco dopo, tuttavia, Peppone ritorna, insieme ai suoi uomini, immobilizza il prete e lo alimenta a forza, ingozzandolo di tortellini, spaghetti, arrosto e lambrusco. Il bollettino medico del mattino seguente descrive il parroco febbricitante e in preda all'indigestione, ma per i comunisti la missione è compiuta: don Camillo non morirà di fame.

La convalescenza del parroco è disturbata dal fracasso causato da un tirassegno ambulante, piazzato proprio dietro la canonica. In breve, però, don Camillo si rende conto che Peppone, cliente fisso (e molto abile) dell'attrazione, intende far colpo sulla bella proprietaria. Mette così in atto uno dei suoi piani: sorpreso il sindaco nella roulotte della giostraia, li chiude dentro, e costringe Peppone a firmare una dichiarazione scritta che dimostra la sua colpevolezza. In cambio della promessa di non divulgarla, pretende dal rivale di unirsi alla delegazione che andrà in visita al kolchoz, per vedere di persona cosa succede nella grande madre Russia. Messo con le spalle al muro, Peppone deve accettare, e spaccia ai suoi uomini l'idea come un suo astuto stratagemma per mettere don Camillo davanti alla grandezza dell'Unione Sovietica. Chiesto al vescovo un periodo di riposo per motivi di salute, e procuratosi dei documenti falsi, il curato è pronto per partire insieme alla delegazione comunista, alla quale si unisce anche un giornalista del partito, Scamoggia, inviato da Roma, anch'egli all'oscuro della vera identità del "compagno Tarocci".

Giunti in Russia, la delegazione viene accolta da una comunità in festa. Ad accompagnarli nel fitto e rigido programma della manifestazione ci sono i rappresentanti del partito e soprattutto l'affascinante Nadia, che fa da interprete: tra lei e Scamoggia, disinvolto rubacuori, nasce subito una tenera attrazione. Improvvisamente, le celebrazioni per il gemellaggio vengono bruscamente interrotte. Gli italiani vengono confinati nel loro albergo, e Nadia, alla richiesta di spiegazioni, risponde con un laconico "Buona fortuna, compagni". Il fotoreporter Scamoggia viene prelevato dalle forze dell'ordine, che gli sequestrano la macchina fotografica e le fotografie che aveva scattato; nel frattempo gli uomini di Peppone, convinti che i russi abbiano scoperto don Camillo, pensano di consegnare il prete per evitare conseguenze peggiori. Ne nasce una piccola rissa, che si interrompe non appena qualcuno si accorge che dalle pareti mancano i ritratti di Chruščёv; rinfrancata dall'opportunità di spostare altrove l'attenzione, la delegazione pretende baldanzosa una spiegazione ufficiale, ma viene sbolognata in un attimo. I loro dubbi si infittiscono qualche ora dopo, quando vengono appesi alle pareti dei nuovi ritratti, questa volta di Kosygin. Ma l'incertezza su cosa questo significhi dura poco: i festeggiamenti riprendono da dove erano stati interrotti, e l'inquietudine lascia il posto alla festa e all'allegria.

Dopo una sfida alcolica tra Peppone e il capo del kolchoz, Ivan, dalla quale l'italiano esce ubriaco e sconfitto, don Camillo, che ha portato con sé un "kit da viaggio" per poter celebrare la Messa nella camera d'albergo che divide con Peppone, entra di nascosto nella chiesa del paese, da tempo riadattata a granaio, e vi trova un crocifisso abbandonato, che gli parla proprio come quello di Brescello; incontra anche un uomo, che però sembra dormire e non reagisce quando il prete gli passa accanto.

Il giorno dopo, durante una gara di pesca, il Brusco rivela a don Camillo di aver promesso all'anziana madre di andare a portare un cero sulla tomba del fratello, morto in Russia durante la guerra; ma la sua "missione" deve rimanere segreta, perché il fratello era partito per la guerra tra le file dei fascisti. Trovato il punto esatto, i due scoprono che quel terreno è stato destinato alla coltivazione del grano. Qualcuno ha seguito i due: è l'uomo che dormiva nella chiesa del paese, ma appena gli italiani si accorgono di lui, questi scappa.

Quella sera, don Camillo riceve in albergo un messaggio in latino: la madre di Ivan, rimasta legata ai suoi sentimenti religiosi, sta per morire e vuole ricevere la benedizione cristiana[4]. Approfittando dell'opera lirica messa in scena dai sovietici in onore degli ospiti italiani (La traviata di Verdi), don Camillo si allontana di soppiatto e si reca dalla donna. Tuttavia, le difficoltà linguistiche impediscono al prete di comunicare con lei, e non può confessarla; in quel mentre, compare sulla porta l'uomo che aveva seguito don Camillo nei giorni precedenti. Questi si rivela essere un prete[5], ma per via della repressione comunista si è nascosto e vive da tempo nella paura, lontano dai suoi doveri pastorali. L'energico don Camillo lo convince a compiere la sua missione, e riesce così ad esaudire il desiderio dell'anziana donna.

Tuttavia, oltre alla madre di Ivan, don Camillo e il suo confratello russo si trovano davanti anche alcuni ragazzi e dei bambini che non hanno ricevuto diversi Sacramenti; inoltre, il parroco prende a cuore il caso del povero russo, e gli insegna a perseverare nel suo sforzo pastorale (e a tirare due pugni ogni tanto!). Tutto questo fa sì che don Camillo ritardi molto, mentre la rappresentazione della Traviata è piena di tagli: per evitare che al termine della rappresentazione Ivan torni a casa e vi sorprenda don Camillo, Peppone sfida il suo collega russo alla rivincita della gara di vodka. Questa volta, l'italiano si fa onore e riesce a vincere, spinto dalla necessità di coprire l'assenza dell'amico-nemico; ma al ritorno in albergo di don Camillo, il sindaco è ridotto in uno stato pietoso. Pur riconoscendo il parroco, segno che è cosciente, il medico russo gli fa firmare un foglio: tutti sono convinti che siano le sue dimissioni, o una qualche manleva, e Peppone, rimasto da solo con don Camillo, lo supplica di riportarlo via con loro, il giorno dopo, e di non lasciarlo lì, "a morire in questa terra straniera".

Il giorno dopo, in viaggio verso l'aeroporto, il compagno Ivan ferma il pullman per vedere cosa succede nei pressi della chiesa, dove il prete russo, fattosi coraggio, sta ripristinando il luogo di culto. Ne segue una "discussione" tra il prete e il capo del kolchoz, e don Camillo, sorridente, grida "ora sì, che siamo gemellati!" Giunti in aeroporto, la delegazione italiana è pronta a prendere il volo per tornare in Italia. I più dispiaciuti sono Nadia e Scamoggia: quest'ultimo, che la sera prima, a causa dell'arrivo di don Camillo, non era riuscito a concludere la sua opera di conquista, decide all'ultimo momento di non partire, per rimanere in Russia e stare insieme all'interprete. Ma non è l'unico ad abbandonare l'aereo: pochi istanti prima del decollo, un'ambulanza irrompe sulla pista e preleva Peppone, in forma ancora incerta ma in grado di protestare. Ma è inutile: il foglio che aveva firmato la sera prima autorizza i sanitari sovietici a trattenerlo per ulteriori accertamenti. Don Camillo lo vede allontanarsi a bordo dell'ambulanza, e viene salutato in italiano dal rappresentante del Partito, che svela di aver saputo della sua vera identità prima ancora che partisse dall'Italia. Don Camillo, spaventato dall'aria di sfida del funzionario russo, corre sull'aereo e torna in Italia con gli altri.

Tornati a Brescello, i comunisti ricevono e condividono con don Camillo numerose cartoline da Peppone, al quale i medici russi stanno prestando cure zelanti ma comicamente abbondanti. Il parroco, dal canto suo, si fa infine coraggio e chiede udienza al vescovo per confessargli la sua avventura. Questi però lo interrompe e gli comunica la sua intenzione di mandare un gruppo di prelati in viaggio negli Stati Uniti d'America, affidando proprio a don Camillo il compito di guida. Il parroco accetta e decide di sorvolare sul suo viaggio in Russia. Poco prima della sua partenza per l'aeroporto, le cartoline di Peppone si interrompono misteriosamente; don Camillo parte lo stesso, ma al momento di fare l'appello dei prelati l'ultimo, "monsignor Carloni Benedetto", si rivela essere proprio Peppone. Questi, rimesso in sesto e privatosi dei suoi famosi baffi, ricatta don Camillo con una foto scattata durante la festa in Russia, in cui il prete, in abiti civili e con in mano un trofeo falce e martello, bacia sulla bocca una giovane donna (foto scattata a sorpresa da Scamoggia). Don Camillo, costretto ad accettare, si avvia di buon grado verso l'aereo con il rivale sottobraccio.

Il film si chiude con l'immagine di Scamoggia e Nadia, teneramente abbracciati, appena atterrati dalla Russia, che rimangono scioccati nel vedere quei due irriducibili compagni andarsene allegri e a braccetto, vestiti da prete.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Fonti letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni episodi del film sono stati ideati ex novo, ma altri provengono dai racconti originali di Guareschi: Il Kolchoz (1950), Come pioveva (1951), Vincita Sisal (1952), Agente segreto di Cristo (1959), In abito simulato (1959), Politica da viaggio (1959), Tre fili di frumento (1959) e Gioventù bruciata (1960).

Esterne[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giuseppe a Monterosi usata nel film.

Nuovamente Brescello per le riprese esterne principali:

  • Nel film si notano la chiesa di Santa Maria Nascente e la Piazza Matteotti. La canonica invece non è più in Via Costituente ma si trova a fianco alla chiesa in Via Giosuè Carducci, persino l'officina di Peppone si trova a Brescello situata in Via della Repubblica. La giostra del tiro a segno era situata in Via Santa Maria sempre a Brescello, dietro la chiesa, la stazione invece non è di Brescello[6] ma è la stazione di Roma Trastevere che nel film compare con l'insegna 'Parma'.
  • Il municipio di Brezwyscewski è il 'Museo di Don Camillo e Peppone' situato in Via Cavallotti sempre a Brescello.
  • La chiesa di Brezwyscewski non è a Brescello ma è situata a Monterosi (è la "chiesa di San Giuseppe", in Piazza Garibaldi).

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il film fu proiettato in pubblico per la prima volta il 18 settembre 1965[7]. Di seguito sono riportati i titoli e le date di distribuzione del film all'estero.

  • Francia: Don Camillo en Russie, 17 dicembre 1965
  • Germania Ovest: Genosse Don Camillo, 26 ottobre 1965
  • Canada: Don Camillo en Russie, data non disponibile
  • Belgio: Don Camillo à Moscou (titolo francese), data non disponibile
  • Ungheria: Don Camillo elvtárs, data non disponibile
  • Argentina: Don Camilo en Rusia, data non disponibile
  • Spagna: El camarada Don Camilo, data non disponibile
  • Grecia: O Don Camillo sti Rossia, data non disponibile
  • Finlandia: Toveri Camillo, data non disponibile

Seguito[modifica | modifica wikitesto]

Sarebbe dovuto essere il sesto film della saga Don Camillo, ma non è stato mai terminato, per via della malattia che colpì Fernandel.

Scene del film[8][modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nei film precedenti, il paese di Peppone (ormai senatore) e don Camillo (ormai monsignore) non ha nome, per lo meno nella finzione filmica. Il compagno don Camillo è il primo film della serie dove il nome della location diventa anche il nome del paese di finzione, fin dalle parole iniziali della voce narrante (Riccardo Cucciolla)
  2. ^ Si tratta di un villaggio fittizio, il cui nome, pur comicamente impronunciabile per i protagonisti, ricalca curiosamente quello di Brescello.
  3. ^ Curiosamente, il mezzo usato per le riprese era un modello tedesco, un Hanomag (forse un R-22, o un R-27, o un R-35) prodotto ad Hannover tra il 1953 e il 1957.
  4. ^ Non è chiaro se gli elementi religiosi del paese russo facciano riferimento al cattolicesimo o all'ortodossismo; è più probabile quest'ultima ipotesi, che quindi escluderebbe il Sacramento dell'Estrema Unzione. Il film, tuttavia, glissa su questo aspetto, probabilmente intenzionalmente, per evitare di confondere il pubblico.
  5. ^ Per quanto detto prima, verosimilmente è il pope della comunità.
  6. ^ Per la prima volta la Stazione di Brescello non compare in questo film
  7. ^ Dati Archivio ANICA
  8. ^ In ordine sequenziale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo F. Esposito, Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Le Mani, Recco 2008, ISBN 978-88-8012-455-9.
  • Elisa Soncini, I rossi e il nero. Peppone, don Camillo e il ricordo del dopoguerra italiano, Lupetti, Milano 2009 ISBN 88-8391-199-7.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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