Proibito rubare

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Proibito rubare
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1948
Durata85 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Generedrammatico
RegiaLuigi Comencini
SoggettoGigi Martello
SceneggiaturaAldo Buzzi, Suso Cecchi d'Amico, Luigi Comencini, Armando Curcio
ProduttoreGigi Martello, Carlo Ponti
Casa di produzioneLux Film
Distribuzione in italianoLux Film
FotografiaAldo Tonti
MontaggioAdriana Novelli
MusicheNino Rota
CostumiPiero Gherardi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Proibito rubare è un film del 1948, diretto da Luigi Comencini.

Il film è una specie di versione italiana de La città dei ragazzi (1936), ambientato nella Napoli del dopoguerra. Accanto ad un giovane Adolfo Celi (nel ruolo del prete) e alla veterana Tina Pica (la sua assistente) si muove un gruppo di ragazzini presi direttamente dalla strada. Tra di essi si segnala Mario Russo ("Peppinello"), l'unico del gruppo al quale negli anni seguenti sarà offerta la possibilità di una qualche ulteriore esperienza davanti alla macchina da presa.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Don Pietro Tassinari si reca a Napoli per imbarcarsi alla volta del Kenya dove intende operare come missionario, ma alla stazione del capoluogo campano la sua valigia viene rubata. Il sacerdote, nel tentativo di recuperare il maltolto, viene a contatto con l'impressionante realtà dei quartieri poveri della città, tanto diversa dalla sua Sondrio, e prende a cuore particolarmente la sorte degli scugnizzi, ragazzini senza famiglia e senza regole, che vagano nei quartieri popolari vivendo di espedienti. Don Pietro decide di rimandare la missione in Africa per fondare a Napoli la "Città dei ragazzi", un luogo d'accoglienza per i ragazzini senza casa. All'inizio gli scugnizzi si mostrano molto diffidenti, ma un gruppo decide di alloggiare con il prete soprattutto per poter nascondere degli orologi preziosi rubati per conto di Totonno, un delinquente adulto. La Città dei ragazzi sembra ben avviata, grazie anche all'aiuto spontaneo della saggia cuoca Maddalena, ma le offerte con cui dovrebbe mantenersi sono troppo limitate. Uno degli scugnizzi, Peppinello, decide di vendere un po' per volta gli orologi rubati e di inserire il ricavato nella cassetta delle offerte, in modo che l'iniziativa di don Pietro possa procedere nel migliore dei modi; a mano a mano anche gli altri ragazzini finiscono per affezionarsi al prete e, costretti a scegliere fra restare nella Città dei ragazzi e diventare scagnozzi di Totonno, preferiscono rimanere con don Pietro. Quando si scopre che gli orologi sono stati venduti, don Pietro viene incriminato per furto, ma grazie all'intervento del vescovo tutto finisce bene.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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